Nel mese d’aprile il candidato..
Nel mese d’aprile il candidato si guarda allo specchio e prova le diverse pose per il fotografo ufficiale: con gli occhiali, sempre con il sorriso, mai essere serio, vestito sportivo o con giacca e cravatta. Un po’ narcisista, come tanti professionisti della politica, affina questa sua capacità di mostrarsi in primo piano, come per dire “Eccomi sono qui per un progetto speciale, per un nuovo patto con la città”. Il vecchio non lo ricorda più, sepolto dalle tante inutili chiacchiere; anzi ripete cose già dette, mentre nei bar della città si festeggia la vittoria dell’Inter.
In questo mese si raccolgono le firme per la presentazione delle liste elettorali dei diversi partiti e liste civiche. Miscellanee d’individui volonterosi spinti a candidarsi per ragioni perfino opposte: chi per divertimento e per vedersi stampato sui cartelloni elettorali, chi per amore di squadra, altri per interesse conclamato. E’ il momento delle mutazioni, dei passaggi di casacca, dei finti corteggiamenti e delle inossidabili riconferme. Alcuni tra la gente irridono questo e quello, concorrenti prima, coniugati poi in un matrimonio da consumarsi a giugno. L’amore vero non si sa quanto durerà nella politica delle transizioni e dei mutamenti. Il gran partito della libertà suona le sue fanfare e istruisce alcuni giovani ad essere precocemente “anziani”, simili alle vecchie e sapienti gerarchie. Altri, davanti al bar principale, ripetono da mesi la stessa litania: quanti voti prendiamo di qua, quanti di là. Sulla strada principale graziose fanciulle passeggiano indifferenti …
Nei recinti dell’agone politico ci si osserva con curiosità e il partito di Centro si specchia nelle vetrine dei negozi, sicuro di esistere. Il Centro-Sinistra si riscopre ancora strabico: un occhio da questa parte, un altro dall’altra come i camaleonti colorati e inneggia alla politica e alla sua professionalità.
Ci sono poi a sinistra gli ostinati del simbolo catartico, unica salvezza; come la coperta di Linus non lo vogliono lasciare, temono di perdere un’identità smarrita, fagocitata dalla storia del Novecento. Naufraghi in un mare vasto e sconfinato non osano tracciare nuove rotte in una vana attesa di approdare in un lido che non c’è. Altri invece provano a ridisegnare il futuro alla ricerca di un’umanità perduta nell’età della globalizzazione contaminante.
Il candidato gioisce quando può misurare la sua popolarità nel trafiletto della stampa locale, specie se riportata nella locandina quotidiana. Le sue vuote e ripetute affermazioni scompaiono quando il suo nome viene citato in grassetto, quando arruola nella lista elettorale un nome di spicco, un personaggio curioso o di un altro partito. Si preoccupa dei concorrenti politici, senza mai farlo sapere, anzi ostenta nella piazza una sorridente e scaramantica sicurezza. Ciò dovrebbe tranquillizzare chi per lui si mobilità e i pochi alleati minori.
Alla sera, prima di dormire, con pochi intimi ripassa gli eventi della giornata pensando al domani e un magone lo prende allo stomaco. La gioia vera richiede fatica e tensioni e lui sa che è così. Domani arriverà qualche “grande” a magnificare le sue doti, a mettere il timbro sulla qualità del prodotto e ciò accrescerà il suo Io davanti alla platea dei cittadini votanti. Con i suoi potrà così sorridere un po’ e mangiare sereno nella prossima cena elettorale.
Giovanni Ferro