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martedì 21 aprile 2009

IL CANDIDATO

Nel mese d’aprile il candidato..

Nel mese d’aprile il candidato si guarda allo specchio e prova le diverse pose per il fotografo ufficiale: con gli occhiali, sempre con il sorriso, mai essere serio, vestito sportivo o con giacca e cravatta. Un po’ narcisista, come tanti professionisti della politica, affina questa sua capacità di mostrarsi in primo piano, come per dire “Eccomi sono qui per un progetto speciale, per un nuovo patto con la città”. Il vecchio non lo ricorda più, sepolto dalle tante inutili chiacchiere; anzi ripete cose già dette, mentre nei bar della città si festeggia la vittoria dell’Inter.

In questo mese si raccolgono le firme per la presentazione delle liste elettorali dei diversi partiti e liste civiche. Miscellanee d’individui volonterosi spinti a candidarsi per ragioni perfino opposte: chi per divertimento e per vedersi stampato sui cartelloni elettorali, chi per amore di squadra, altri per interesse conclamato. E’ il momento delle mutazioni, dei passaggi di casacca, dei finti corteggiamenti e delle inossidabili riconferme. Alcuni tra la gente irridono questo e quello, concorrenti prima, coniugati poi in un matrimonio da consumarsi a giugno. L’amore vero non si sa quanto durerà nella politica delle transizioni e dei mutamenti. Il gran partito della libertà suona le sue fanfare e istruisce alcuni giovani ad essere precocemente “anziani”, simili alle vecchie e sapienti gerarchie. Altri, davanti al bar principale, ripetono da mesi la stessa litania: quanti voti prendiamo di qua, quanti di là. Sulla strada principale graziose fanciulle passeggiano indifferenti …

Nei recinti dell’agone politico ci si osserva con curiosità e il partito di Centro si specchia nelle vetrine dei negozi, sicuro di esistere. Il Centro-Sinistra si riscopre ancora strabico: un occhio da questa parte, un altro dall’altra come i camaleonti colorati e inneggia alla politica e alla sua professionalità. La Destra bulimica, mai sazia, si affida alle fortune del logo e del suo fragoroso inventore. Tutti gli altri rimasti giocherellano con liste di quasi candidati. Nelle cronache locali appaiono nuovi e strani personaggi che parlano di tutto e di più, pronti ad aiutare chi andrà al ballottaggio futuro. Naturalmente ognuno dei grandi competitori affermerà che vincerà al primo turno e questo abusato canovaccio serve per ringalluzzire i comitati elettorali, i sostenitori, i fedelissimi più incalliti. Dove trovare più attaccamento disinteressato nelle vicende elettorali? Mostrarsi forti e temibili è una grande e straordinaria strategia, soprattutto innovativa. I “minori” sussurrano con forza “Andremo sicuramente al ballottaggio, votateci dunque, siamo il nuovo”.

Ci sono poi a sinistra gli ostinati del simbolo catartico, unica salvezza; come la coperta di Linus non lo vogliono lasciare, temono di perdere un’identità smarrita, fagocitata dalla storia del Novecento. Naufraghi in un mare vasto e sconfinato non osano tracciare nuove rotte in una vana attesa di approdare in un lido che non c’è. Altri invece provano a ridisegnare il futuro alla ricerca di un’umanità perduta nell’età della globalizzazione contaminante.

Il candidato gioisce quando può misurare la sua popolarità nel trafiletto della stampa locale, specie se riportata nella locandina quotidiana. Le sue vuote e ripetute affermazioni scompaiono quando il suo nome viene citato in grassetto, quando arruola nella lista elettorale un nome di spicco, un personaggio curioso o di un altro partito. Si preoccupa dei concorrenti politici, senza mai farlo sapere, anzi ostenta nella piazza una sorridente e scaramantica sicurezza. Ciò dovrebbe tranquillizzare chi per lui si mobilità e i pochi alleati minori.

Alla sera, prima di dormire, con pochi intimi ripassa gli eventi della giornata pensando al domani e un magone lo prende allo stomaco. La gioia vera richiede fatica e tensioni e lui sa che è così. Domani arriverà qualche “grande” a magnificare le sue doti, a mettere il timbro sulla qualità del prodotto e ciò accrescerà il suo Io davanti alla platea dei cittadini votanti. Con i suoi potrà così sorridere un po’ e mangiare sereno nella prossima cena elettorale.

Giovanni Ferro

giovedì 2 aprile 2009

RELATIVISMO POLITICO

Secondo

I piccoli poteri gongolano alle scadenze elettorali, disegnano scenari ammiccanti, si esaltano nelle righe della cronaca locale. Vocaboli abusati piroettano impazziti negli spazi delle abituali comunicazioni, farfugliano qualcosa di poco comprensibile mentre la gente s’interroga sulle nuove difficoltà della vita.

Ludovico A.

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Relativismo politico


Il Paese s’appresta al voto europeo e amministrativo in un contesto di gravissima crisi economica: licenziamenti, cassa integrazione, lavoro precario. Cala la produzione in tutti i settori produttivi e nello stesso terziario. Il governo ci mette del suo e “licenzia” migliaia di insegnanti e di personale non docente; rende stabile la precarietà del lavoro e della vita delle nuove generazioni. La globalizzazione produce anche questo e chi ne esaltava i valori deve adesso ricredersi.
In questo contesto andremo al voto “terremotati” dall’esito delle ultime elezioni politiche, soprattutto a sinistra. Lo stesso Pd non è indenne da questo mutamento poiché l’elettorato non ha affatto gradito le ultime scelte compiute dal suo gruppo dirigente. Il progetto ambizioso di costruire una forza politica “riformista”, composta da ex democristiani ed ex comunisti, sembra non aver convinto molti, visto i risultati elettorali nelle diverse competizioni amministrative.
Archiviata l’esperienza dell’ “Arcobaleno”, si cerca con la lista europea “SINISTRA e LIBERTA” di dare visibilità alla sinistra che progetta poiché in questo contesto non si può rimanere fermi o impacciati davanti ai mutamenti in atto. Partecipare quindi al voto europeo è importante, ma non decisivo. Un buon risultato incoraggerebbe certamente tutti quegli elettori che si sentono delusi dalla politica, alieni nel loro Paese.

Le elezioni amministrative vanno invece considerate diversamente essendo sfide locali, soggette quindi alle diversità e peculiarità territoriali: non è fondamentale essere presenti. Le molteplici “Associazioni per la Sinistra” che si stanno formando in tutto il Paese non devono essere distratte dal loro obiettivo: quello di riunire le diverse componenti in un partito. Non potranno tuttavia rimanere "assenti" in queste competizioni che si svolgeranno nei territori e dovranno, a mio avviso, considerare le loro possibili azioni politiche in un contesto articolato e vario.Il PD cerca con fatica di trovare una sua configurazione nello scenario politico italiano, impreparato a simili mutamenti. Dovrà intrecciare le storie diverse delle due componenti maggiori, senza perdere ciò che di buono c’era prima nelle loro aspirazioni e nei loro ideali. E’ sicuro che pure le furbizie e le meschinità degli uomini troveranno certamente il loro spazio nella nuova formazione partitica.
Diverso discorso si pone per la dimensione laica e religiosa che va ben oltre la classica formula “Libera Chiesa in libero Stato” poiché le appartenenze alle due diverse “fedi” risentono ancora dello scontro ideologico del Novecento tra il comunismo e il cattolicesimo. La ricerca di un equilibrio che soddisfi entrambe le parti diventa impresa ardua poiché la Chiesa ritiene di doversi sempre più occupare, in questo millennio, dei destini temporali degli uomini: la vita, la morte, la sessualità, solo per citare i più significativi. Le indicazioni di voto, sempre suggestive, tracciano un presunto scenario elettorale, disegnando una mappa di chi sale e di chi si ferma o scende. Questo appassiona gli addetti ai lavori, i funzionari di partito, la stampa e altri ancora. Si scava poco sul perché degli spostamenti del voto, si tentano analisi elementari e si rimane solo alla superficie di un fenomeno ancora inesplorato.



Da noi, nel nostro Comune, piccoli vocaboli viaggiano ripetuti nelle vie della città e lungo il Corso e sono gli attori consumati da una politica lontana spesso dalla gente: professionisti vengono chiamati. Altri seguono le indicazioni “del partito che non c’è”, evaporato nell’ultimo scorcio del Novecento e tutti organizzano piccole “tribù”, luoghi di appartenenza per presentarsi alle prossime elezioni. Le cronache raccontano queste vicende un po’ noiose, cercando l’indiscrezione, la notizia ad effetto. In casa PD l’assessorato alla felicità ricorda vagamente il personaggio televisivo “Cetto Laqualunque” prodigo di buone e gioiose promesse. In tempi così tristi non bisogna certo trascurare il sorriso, i luoghi dello svago e allora per spumeggiare si può giocare con parole ridondanti che aggiungono qualcosa di nuovo ai passatempi che ancora non conosciamo. Non possiamo ora sapere quanto gli elettori apprezzeranno questa scelta.
Nelle formazioni della sinistra nascono piccoli e precari accordi elettorali per le sfide del voto. Dopo ciascuno continuerà la sua strada: gli irriducibili da una parte, gli altri, vogliosi di ritentare l’unificazione della Sinistra, dall’altra.

Nella Curia Romana il termine relativismo etico indica un atteggiamento non coerente, ondivago con i principi della fede cattolica, da condannare fermamente. Nel governo locale si sta affermando un concetto analogo: essere indifferenti alle possibili alleanze, poiché una può sostituire un’altra. Nessuno si scompone più di tanto. Il partito di RC può benissimo essere sostituito dall’UDC e viceversa.

Cadute le ideologie, i partiti tutti hanno perso la loro “sacralità” e una secolarizzazione è da tempo in atto anche nell’ambito politico. Le diversità vanno cercate altrove poiché nell’oscurità nella quale tutti siamo immersi “tutte le vacche ci appaiono scure”. In questa transizione, nella quale i partiti del Novecento sono diventati scatole vuote, prevalgono le “tribù”, le piccole consorterie, le aggregazioni occasionali. Ritrovare ciò che separa, che distingue gli uni dagli altri è un’operazione indispensabile per riportare la piena democrazia nel nostro Paese e per uscire “a riveder le stelle”.





Giovanni Ferro