La
nascita di un nuovo governo, dopo il docile e lento passaggio di Letta,
c’invita a considerare il contesto nel quale gli uomini operano e si muovono.
Alcuni con impeto e rapidità, altri con rispetto e cautela.
La velocità e il mutare rapido sembra si siano affermati,
oggi, in larga parte del Paese, dopo le lunghissime pause delle colpevoli
inerzie e lentezze.
Il segretario nuovo del partito incompiuto visibilmente
manifesta la sua inclinazione naturale alla rapida azione e questo tempo degli
uomini sembra a lui congeniale, favorevole, quasi lo stesse aspettando. Per
riuscire necessita coinvolgimenti diversi, rischiosi taluni; spegnere poi parte
del suo furore e allargare collaborazioni dentro il suo recinto politico. Senza
sconfessare le sue ambizioni e di coloro che chiedono i mutamenti necessari.
Per il Bene del Paese, comune a tutti.
La lentezza e la prudenza di Letta, se saprà riconoscerle
pienamente, potranno diventare utili e necessarie, quando un tempo diverso, di
normalità, s’affaccerà nella nostra vita di cittadini maturi.
Nel frattempo vanno svuotate le parole sgraziate e insane
che disordinatamente si muovono nell’aria ammorbata di questo nostro tempo.
Con fatti, con azioni visibili, incontestabili. Per ridare
forza e vita in questa stagione ardua e faticosa.
La giornata era magnifica a Castiglione, il sole splendeva e
illuminava il mercato straripante del martedì. Non riuscivo a trovare la giusta
pace nell’animo; m’inquietava l’accelerazione del Pd e del suo segretario: ero
impreparato, lo confesso. Si apriva uno squarcio inatteso e questo accostarsi
al Condannato con elogi e ringraziamenti mi tormentava, scuoteva le mie
precarie certezze.
Un certo male sembrava fosse, in qualche parte, penetrato
dentro di me.
Con l’amica alla mia sinistra m’incamminavo all’aperto,
lasciandomi alle spalle gli altri quattro, amici del luogo. Silenziosa mi
parlava, non comprendevo bene le sue parole. Strane e indecifrabili. Forse
bisbigliava tra sé, come quando si ripassa un concetto, un’idea,
un’argomentazione e credi che nessuno ti veda e soprattutto ti ascolti.
Chissà cosa penserà di me: la solita intrigante, misteriosa
e presuntuosa, asociale e introversa.
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Tullio, possiamo forse sperare nella Grecia, nella
patria di Platone e degli eroi omerici.
Che ne dici di Tsipras e delle sue proposte?
Che ne dici di Tsipras e delle sue proposte?
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Sai, Berenice, mi chiedevo anch’io se si può ancora
sognare in questa Europa incattivita, alla quale è stato sottratto il regno
della fantasia e della creatività.
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Questa sera ti voglio a cena con me, non da solo. Nel
solito posto da Remo, con il suo vino speciale. Ora, non dare subito una
risposta al mio invito. Che non è affatto compromettente. In nessuno caso.
Parleremo di tutto, te lo prometto.
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Ci sarò, mia cara, e porterò con me un amico che ti stupirà
assai. Sai bene che mi piace stare con te, soprattutto in festosa compagnia.
