mercoledì 30 dicembre 2009
SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA'
venerdì 18 dicembre 2009
VELTRONI E IL PD
Come un fiume carsico, non troppo impetuoso, l’altro PD, quello di Franceschini, emerge ogni tanto da ruscelli di parole inutili per dire la sua nella dialettica consumata dei partiti: dichiarazioni secche ed impegnative sulla rotta via da seguire, soprattutto dopo l’abbandono di Rutelli, attempato radicale in perpetua ricerca. Alcuni sottoposti segnano il territorio, preoccupati del corso bersaniano, minacciano sommessamente di andarsene dalla navicella democratica e s’affidano alle gazzette, pronte a recepire sussurri e grida, che s’intrecciano nei luoghi diversi della Repubblica.
L’equilibrista Bersani non sa bene come recuperare un consenso che non arriva, che si affloscia nelle menti di tanti, come un panettone riuscito male a Natale. Con i suoi ipotizza alleanze con Sinistra e Libertà, aspettando il consenso vasto che solo Veltroni può garantire.
Franceschini, si sa, mira al recupero del Centro e, corteggiando Casini, spera in piccoli fidanzamenti qual e là in qualche regione per le prossime elezioni amministrative. Rifondazione Comunista, non più gradita da nessuno, organizza corsi di sopravivenza per non finire tra i malati terminali della politica italiana.
Nel variopinto partito dalemiano, per dare visibili segnali di discontinuità rispetto al passato, si è pensato di ringiovanire l’apparato con nuovi giovani innesti. Idea ritenuta fantasiosa e sapiente, mai provata prima. Nessuno ha invece reputato di prendersi qualche sacrosanto periodo sabbatico, di astensione cioè dal potere politico, di dedicarsi alle arti, alla cultura o più semplicemente all’ozio, inteso come recupero rigenerante. Questa, però, è una pratica sconosciuta nella Repubblica poiché l’attaccamento al dovere è vigoroso e praticato diffusamente. E’ stata quindi sonoramente bocciata, all’unanimità, dal gruppo dirigente nazionale.
Concluso il congresso polesano dei democratici, i vincitori della mozione Franceschini avevano pensato bene di festeggiare facendo suonare campane virtuali, poi, conosciuto il risultato regionale e l’elezione a segretario della Filippin di Bersani, hanno ripiegato con pasticcini e spumante italiano. I partigiani locali del segretario nazionale, meravigliati di un successo tanto agognato, hanno subito chiesto giustamente un’equa ridistribuzione degli incarichi, a cominciare dalla Provincia. Compito doloroso e difficile per l’onnipresente segretario del PD, il quale dovrà riesumare cariche di partito cadute in disuso, soprattutto perché non retribuite, anche se alcune di queste davano lustro e prestigio a chi se ne occupava nella Prima Repubblica.
Oggi nessuno ricorda più i responsabili degli Enti Locali, della Scuola e Cultura, delle Organizzazioni di Massa, tanto per citarne alcuni. Nell’attuale globalizzazione con un pizzico di fantasia si potrebbero aggiungere la Comunicazione Webb, Blog, Facebook, ovviamente senza compensi per nessuno. Difficile a realizzarsi, poiché è venuto a mancare quello spirito che animava tanti nel partito che non c’è. E poi chi vorrebbe ancora quei pletorici organismi capaci solo di discutere senza decidere nulla? Nelle moderne oligarchie tribali solo pochi tracciano il percorso e la democrazia perduta può prendersi una lunghissima pausa e osservare il caravanserraglio che lentamente procede.
Nelle sedi ambite delle Istituzioni l’assessore provinciale all’ambiente ha di nuovo manifestato alla stampa le sue preoccupazioni sui temi ambientali: CO2, impianti energetici vari e qualcos’altro ancora e la sua impossibilità di operare per mancanza di competenze, quasi fosse una burocrate qualsiasi. Dimentica la Gulmanelli la politica e la forza persuasiva che può esercitare nel territorio amministrato anche da lei.
In realtà viviamo una sovranità limitata, come insegna la vicenda della centrale a carbone, e sarà l’Enel che deciderà se avremo anche il nucleare, con buona pace dei rivoluzionari amministratori di sinistra.
Ad Adria il sindaco B. ha passato le deleghe del leghista liquidato (G. Ferro) al volonteroso consigliere Ceccarello, attribuendogli pure l’incarico, “fuori sacco”, di organizzare eventi culinari, facendo così felice il suo Io bambino. Naturalmente il Nostro ha gioito per la sua entrata nell'Esecutivo, promettendo che nessun clandestino troverà posto nel nostro territorio comunale. La sicurezza sarà così garantita.
g.f.
venerdì 4 dicembre 2009
IL PD DI BERSANI
La provincia di Rovigo, politicamente annoverata tra le più rosse nel Veneto assieme a Venezia, si è schierata furbescamente nel recente congresso del PD con Franceschini, democristiano di lungo corso della Margherita. Stupore e meraviglia nelle file di Bersani per questo raggrupparsi al centro dei dirigenti locali, desiderosi tutti di partecipare alle magnificenze del nuovo partito veltroniano. Qualcuno gli ha poi ricordato la non grande rilevanza politica di questo territorio nello scacchiere veneto: questo lo ha rassicurato molto, dicono coloro che gli sono vicini. Ha potuto quindi con tranquillità riprendere in mano la sintassi per declinare nel pensiero vocaboli di sinistra, dimenticati in qualche ripostiglio ed estromessi frettolosamente dall’americano Veltroni, suo predecessore, inaugurando in tal modo una parlata bilingue: compagno ed amico, tanto per iniziare.
Casini sembra non abbia gradito molto questo recupero linguistico e ha cominciato a bofonchiare tra di sé sospettoso di una piccola deriva a sinistra del nuovo partito, il quale, a suo avviso, dovrebbe veleggiare un po’ verso il centro dello schieramento politico, non troppo però per non creare concorrenza sleale. Solo così potrà dialogare nelle prossime elezioni amministrative, permettendogli di oscillare, come un pendolo, tra i due schieramenti maggiori, PD e PDL: una volta alleato con l’uno, un’altra con l’altro, in barba al bipolarismo sofferente.
Chi tra gli elettori si aspettava qualcosa di più sostanzioso dal nuovo segretario Bersani è rimasto però alquanto deluso e preoccupato, considerando la pochezza del suo messaggio mediatico e delle sue prime dichiarazioni programmatiche. Aggrappato al suo timoniere D’Alema, non sa ancora osare abbastanza, permettendo all’IDV di veleggiare tranquilla nell’arena politica del consenso elettorale. Di Pietro e i suoi spesso vengono impropriamente definiti “populisti” dal Pd, quasi a voler mettere in pessima luce gli elettori e i cittadini che li hanno votati e che li seguono per difendere i diritti di cittadinanza e la Costituzione sbeffeggiata da chi governa il Paese. Sbagliano nell’usare tale parola, populisti, e cercano di proteggersi dalle loro timidezze e contraddizioni, così come quando si rifiutano di partecipare pienamente alla prossima manifestazione del popolo viola, mentre all’ultim’ora il mite Veltroni propugna invece il coraggio di esserci: esempio luminoso di dialettica interna.
Coloro che hanno votato nelle primarie democratiche, per scelta o per disperazione, s’attendono che qualcosa muti nella proposta politica di questo nuovo partito e nel frattempo non possono certo ignorare le diverse e articolate opposizioni.
Nella città di Adria prosegue la tenace opposizione del partito di Francescani, Bersani e Spinello, unito come non mai nel rivendicare dignitosa rappresentanza nelle Commissioni Consiliari. Per fare questo il capogruppo del PD ha pensato bene di ritirare i suoi rappresentanti: non era, infatti, decoroso averne uno solo come l’IDV. Lungo il Corso la gente ha iniziato subito a discutere, accalorandosi assai su questa coraggiosa iniziativa, mentre Bobo licenziava e promuoveva nello stesso tempo il suo assessore leghista Ferro, traslocandolo in un ente quasi inutile e costoso, l’Aia, e lasciando stupefatto il consigliere leghista Raule, incredulo di tanto poco ecumenico decisionismo. L’Udc non osava fiatare, dopo aver appreso che anche Ceccarello, come Scarparo, era stato premiato per il suo forte e disinteressato impegno nella recente campagna elettorale. In questo modo Barbuiani si è liberato di un piccolo ma fastidioso fuoco amico.
Le cronache del mese di novembre riportano le curiose dichiarazioni degli ex assessori Destro e Rigoni, i quali rinfacciano alla Destra locale di trarre esagerato vantaggio, enumerando vari provvedimenti elaborati dall’Amministrazione Lodo, la quale deve aver ben operato se, solo ora, le si riconoscono questi meriti. Con ritardo la verità viene sempre a galla, anche per gli strabici democratici.
Ricordiamo infine per i distratti che i lavoratori senza lavoro, i giovani precari e disoccupati, le famiglie in difficoltà attendono ancora che questo sindaco faccia qualcosa per loro, che i partiti s’impegnino, ciascuno nel proprio ruolo, per dare concretezza a chi si trova ora in seria difficoltà, non tra un anno. Parole vane si rincorrono invece nelle stanze dei piccoli poteri locali, infastidiscono chi crede sia possibile mutare questo mediocre scenario che taluni chiamano politica.
Fortunatamente migliaia di giovani si sono dati ieri appuntamento a Roma per illuminare le coscienze distratte e perdute dei partiti, festeggiando la democrazia partecipativa, elogiando il desiderio di vivere in un Paese normale. Qualcosa di quello spirito nuovo, sono certo, arriverà anche da noi.
Giovanni Ferro
sabato 28 novembre 2009
BLOG
La comunicazione è oggetto di studio e di ricerca da ormai tanto tempo. Oggi si aggiungono le parole viaggianti sul web, su internet e nuove “stazioni” accolgono milioni di vocaboli nelle lingue più disparate. Viaggiano rapidamente, s’intrecciano negli spazi telematici, a volte si riconoscono a malapena; in altri casi familiarizzano celermente. Narrano storie eterogenee, esprimono stati d’animo, visioni del mondo.
In queste relazioni nuove manca la fisicità dell’incontro con l’altro, la gestualità del corpo, il suo linguaggio. Non c’è la contemporaneità dello scambio vocale, l’immediatezza della risposta, come quando ci si trova nel bar o dentro ad un’accesa discussione. Nei blog le osservazioni possono arrivare dopo un certo lasso di tempo, ore o giorni addirittura, e permettono quindi una maggiore riflessione nell’intervento. Possiamo ritenere che prevalga una indubbia razionalità tra chi comunica, anche se questo non sempre avviene.
L’impersonalità nel rapporto dialogico viene corretta da forme compensative, quando sono presenti, come il profilo di chi scrive, la foto e altri elementi personali, i quali dovrebbero rendere più amichevole l’approccio comunicativo. Ciò che non convince è una certa rigidità nella procedura che assegna a chi è autore del blog una certa autorevolezza, mai dimostrata per altro, anche se il rischio della dissacrazione può sempre arrivare nei commenti più disparati. Essendo una discussione aperta, fortunatamente non c’è una conclusione, come avviene comunemente nella vita dei partiti.
Scrivere è un bene, stende il pensiero, lo fa respirare, lo fissa sulla carta, rendendolo visibile ad altri. Supera gli SMS striminziti, vocaboli soffocati dalla fretta tumultuosa e dallo spazio insufficiente, dà forza e autorevolezza alla parola.
La comunicazione nel web si sprovincializza, anche se perde la sua umanità più antica, tribale, fatta di sguardi, sorrisi, di suoni spazientiti, dolci e delicati. La razionalità si sposa con vocaboli depurati che evocano l’immaginazione di tutti coloro che partecipano quasi anonimi alle dispute o semplicemente accarezzano il desiderio di uscire dallo spazio limitato dei territori conosciuti. Gente diversa, variopinta, naviga in un mare bisognosa di segni e di conflitti.
Le assemblee dei partiti sono dei ricordi sbiaditi del secolo trascorso che vive ancora prepotentemente tra di noi, naufraghi approdati in un mondo che ha quasi perso il calore della contiguità fisica, degli odori degli altri e delle cose conosciute. Soli cerchiamo di riempire quelle assenze smarrite illudendoci di averle trovate, parlando con tanti davanti allo schermo. La politica anche per questo è diventata più sfuggente, anonima, imprigionata in una pericolosa modernità nella quale “les affaires” sovrastano sovente gli ideali, tanto amati e mai dimenticati, che vivevano intensamente nel secolo breve.
L’accelerazione della storia impone il loro recupero nel contesto mutato di questo inizio secolo.
Giovanni Ferro
mercoledì 25 novembre 2009
Consiglio Comunale
La supposta padronanza delle parole incoraggia l’avanspettacolo, specie nei Consigli Comunali.
L’abuso del tempo non è sufficientemente stigmatizzato nelle riunioni politiche.
Il tempo non è comprimibile: per questo dialogano e dilagano le parole tra l’umano consorzio.
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Consiglio Comunale
Nel Consiglio Comunale il gesto teatrante è una grande tentazione, c’è il fascino della voce, l’attenzione degli spettatori curiosi, la stampa con i suoi cronisti e una tensione diffusa se l’argomento affascina.
I più impegnati in questo esercizio sono sicuramente i capigruppo, anche quando sono gli unici a rappresentare la lista. Tra i consiglieri alcuni si esprimono con pacatezza, altri hanno sempre bisogno di tifare per se stessi, di essere oltremodo partigiani e provocatori: basta una scintilla, una frase o un evento per scatenare le piccole passioni e portare il godimento politico.
Le sedute di sera iniziano sempre in ritardo, sempre con la debole protesta del consigliere della minoranza. Quando qualcuno sproloquia nessuno ci sa fa caso, si continua con il solito chiacchiericcio. Se parla il capo del gruppo l’attenzione s’accende, anche se dice sciocchezze. L’intervento argomentato provoca un po’ di fastidio, soprattutto se entra nel merito della questione all’odg.. Qualcuno allora nella maggioranza parla di esternazione, gravissimo peccato nella democrazia rappresentata.
I consiglieri comunali soffrono molto nel loro ruolo di rappresentanti dei cittadini, si sentono estromessi dal governo della città; imprecano contro le leggi che hanno dato troppo potere alle Giunte Comunali.
Ogni tanto qualcuno prova a far l’assessore stando a casa o furoreggiando nella cronaca locale.
Ludovico A.
lunedì 9 novembre 2009
ADRIA: Il programma di Barbuiani
Le coalizioni elettorali abitualmente presentano i loro programmi ai cittadini, soprattutto quando hanno vinto le elezioni. Si tratta di un elenco di buone intenzioni su ciò che intendono realizzare nel corso del loro mandato: urbanistica, lavori pubblici, ambiente e così via. Si cerca di non tralasciare nulla nella stesura delle linee programmatiche, così vengono anche definite. Parole e parole si rincorrono e si alternano per affermare la realizzabilità e utilità delle scelte previste nel territorio da loro amministrato. Così in ogni Comune.
Gli elettori sanno che questo canovaccio viene sempre riproposto per dare visibilità ai nuovi amministratori che si compiacciono di tanto solerte lavoro. Chi può dire che cosa verrà ricordato dalla gente nelle pagine scritte da qualche volenteroso occasionale. Certo il testo viene letto e approvato dai partiti vincenti nelle sedi opportune e poi inviato alla stampa locale che lo riassume, mettendolo bene in mostra.
Le minoranze consiliari attendono con ansia questo momento per dare battaglia e preparano interpellanze e mozioni: anche questo fa parte del gioco democratico.
Ad Adria, dopo lungo travaglio, il novello sindaco ha fatto conoscere ai suoi cittadini lo strabiliante programma della sua maggioranza. Chi lo legge troverà nulla che lo possa stupire e meravigliare, forse è proprio questa la novità che abbaglia: un lungo elenco di buone intenzioni, di progetti da consolidare, qualcuno da realizzare e poi espressioni generiche e banali sulle quali sarebbe una pura perdita di tempo soffermarsi ora. Incuriosisce la proposta di creare zone verdi per i bisogni corporei dei cani; qualcuno certamente presenterà qualche osservazione su questa brillante idea. Infine il documento c’informa che “..è purtroppo a tutti evidente che le necessità sono numerose e complesse e che le risorse finanziarie e la dotazione di personale è assolutamente insufficiente..” E qui comprendiamo come il sogno di fare grande la città svanisca, diventando polvere sottile come la cipria del borotalco.
Nonostante questa iattura aspettiamo che questa maggioranza s’impegni su questioni che non richiedono grandi risorse economiche, come i diritti di cittadinanza di coloro che qui sono approdati da mondi diversi; di come porsi davanti al termine della nostra vita, a causa di mali incurabili, testamento biologico; e infine l’applicazione della trasparenza nelle assunzioni degli enti pubblici, compreso ovviamente il Comune.In tempi così difficili i giovani chiedono il lavoro nel rispetto della loro dignità, rifiutando le pratiche clientelari e il malaffare: deluderli sarebbe un crimine.
Riuscirà il trenino natalizio di Bobo a camminare in questa direzione o si bloccherà sulle rotaie davanti alle travi messe da qualche politicante? E soprattutto avrà la volontà e la forza di rivendicare il suo ruolo, evitando di passare per un vettore che trasporta una maggioranza confusa e velleitaria? Le alleanze tra i partiti, a volte, sono ingombranti e faticose da sopportare; i sotterfugi e gli accordi tra forze politiche antagoniste, soprattutto quando vengono tenuti nascosti, sono insopportabili.
Frattanto le parole svolazzanti nelle cronache locali del quarto potere c’informano che S. Rigoni ha solennemente dichiarato che non uscirà dal Pd, non seguirà il suo mentore Rutelli, il quale, venuto a conoscenza del fatto, ha sobbalzato dalla sedia stupefatto per tanta destrezza.
Pure R. Destro, assessore di lungo corso ad Adria, aveva a suo tempo dichiarato - Sarò sempre socialista, mai abbandonerò il mio partito - Sappiamo invece che, dopo infinita sofferenza, s’è precipitato nelle braccia del suo amico G. Spinello, facendolo barcollare.
Per questo e per altro ancora attendiamo fiduciosi che il consigliere provinciale Rigoni Sandro approdi alla corte di Rutelli e M. Cacciari, rendendo così felici molti elettori del Pd.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
lunedì 2 novembre 2009
PASSAGGI
I traslochi sono sofferenze comuni nella vita degli uomini; si contano in una sola mano e per questo si possono sopportare. Coinvolgono le persone più care, gli amici, i vicini di casa che perdiamo, l’ambiente che ci circonda con i suoi innumerevoli colori e odori.
Lasciamo emozioni, ricordi e c’incamminiamo con i nostri bagagli in posti nuovi, a volte lontani dal territorio nel quale siamo cresciuti.
Nella nuova casa gli oggetti portati con noi ci consolano nella tristezza patita; fanno di tutto per farci sorridere, si nascondono dentro scatoloni pesanti, avvolti con la carta di giornale e poi improvvisamente ci appaiono.
Nella nuova residenza riprendiamo lentamente il gioco della vita; ci ritagliamo spazi diversi con altra gente, non dimenticando mai i luoghi lasciati.
A volte capita che festeggiamo la nuova abitazione, i suoi muri, gli spazi sconosciuti che attorniano il luogo nel quale andremo ad abitare; se c’è il verde, giardino o altro, ci sembra tutto perfetto. La tristezza viene messa da parte, confinata in qualche luogo del nostro pensiero gioioso.
La politica conosce da sempre questi passaggi, spostamenti da un partito all’altro. Qualcuno li chiama tradimenti; altri usano terminologie diverse per spiegare queste transumanze.
Si abbandona da soli o in gruppo il proprio sito politico e si valuta bene i vantaggi che arriveranno, se tutto procederà bene. A volte si sbaglia, si commettono errori nel valutare la nuova abitazione; si pretendono sistemazioni adeguate al rango che prima si ricopriva: un ex senatore quanto può valere nel nuovo partito? Una schiera di sostenitori quanto pesa? Poi tutto si accomoda e i generali diventano caporali di giornata con un’altra bandiera, sotto la benevola guida di qualche capo corrente di turno. Dà piacere essere ancora dentro il potere della politica, provare la sensazione di non essere fuori dal gioco.
Alcuni fingono di poter fare ancora carriera con i nuovi scudetti appiccicati alla giacca e ostentano sicurezza ai loro elettori, stupiti di tanta disinvoltura, di così veloce cambiamento. Chiamano questo “mettersi a disposizione”, rendersi utile nel nuovo soggetto politico, termine roboante, che produce, credono, effetto sicuro tra la gente, smaliziata però da questi sotterfugi.
Il partito accogliente gestisce l’operazione con benevola attenzione, promuovendo, quando occorre, incontri con la stampa, tracciando un profilo del nuovo arrivato e dei suoi fedeli seguaci. In altri casi ci si limita ad un incontro fugace nella sezione del circolo, con pasticcini e analcolici vari. Sistemare i nuovi arrivati richiede esperienza, accortezza e una buona dose di pragmatismo. Per questo ci sono gli ufficiali di rango che lavorano con le loro avvedutezze acquisite. In alcuni casi l’operazione non riesce e si ricorre allora a chi ne sa di più, coloro che guidano la struttura superiore; e si spera che così tutto si accomodi.
Il trasloco procede in tal modo, per accontentare gli uni e gli altri.
Ci sono poi altri passaggi all’interno di una stessa forza politica, ma questa è un’altra storia, legata alle dinamiche di potere che s’intrecciano con le vicende elettorali e con i congressi di partito. E’ quasi impossibile capire veramente le mutazioni dei pensieri dei diversi protagonisti, ciò che è il frutto di un sincero convincimento e quella che è invece una pura metamorfosi dettata da inconfessabili aspirazioni. La letteratura in proposito non lascia scampo: prevale ampiamente la seconda, la mutazione repentina per interessi dichiarati.
Per questo i politici, nella considerazione generale dei cittadini, risultano sempre gli ultimi tra le diverse categorie e professioni.
G.F.
martedì 27 ottobre 2009
ADRIA: DIRITTO D'INFORMAZIONE
Le serate del bel canto danno fiato alla coalizione adriese vincente e così i direttori artistici un po’ si pavoneggiano e camminano sicuri lungo il Corso; rilasciano interviste alla stampa, lieta di avere così tante notizie a disposizione.
Nel palazzo municipale gli assessori studiano le carte. Nella complessità della materia c’è chi le passa a qualcuno più esperto e così apprendiamo che l’avv. Maltarello, assessore all’urbanistica, s’occuperà del rumore e dei Cantieri Navali, dribblando l’assessore all’ambiente preposto. Saggia decisione, sussurrano nelle vie del Centro. Con un po’ di ritardo anche Legambiente scopre il contendere dei cittadini che risiedono nella zona “contaminata” da polveri e rumori.
In questo riscoprirsi attenti e sensibili all’ambiente, sembra che cittadini spazientiti abbiano proposto a Conte di raccogliere le firme dei residenti in via Carducci, quelli intossicati, mentre sono in attesa quelli di via Brollo, compresi i bambini della scuola materna, presso le suore che risiedono lì. I partiti fanno spallucce, ben altri sono i problemi. Attendiamo gli sviluppi.
Nelle frazioni si discute della soppressione delle Consulte: esultano i tifosi di Bobo e l’assessore competente Lucianò; strillano gli oppositori in Consiglio che vedono minacciata la democrazia decentrata. Chi potrà mai più interrogare l’amministratore di turno o semplicemente redigere l’elenco di ciò che manca nel territorio delle frazioni. Il sindaco su questo garantisce l’ascolto di tutti, promettendo visite, guidate dai suoi delegati locali: così raccontano le cronache. C’è qualcuno tra i suoi che può dubitare? Altre scaramucce scoppiano qua e là e i consiglieri ascoltano mansueti i capigruppo di turno infervorarsi nelle prolisse esposizioni.
Nella maggioranza, si dice, c’è un terzetto indispettito che non sempre gradisce le scelte amministrative che vengono loro proposte. Deve elaborare ancora il lutto post elettorale: non essere stato sufficientemente valorizzato da chi ha deciso in alto le sorti della compagine esecutiva. Ora i tre si trovano ad operare confinati in ruoli diversi, non appagati, desiderosi e bisognosi di ben altri riconoscimenti, dopo tanto duro lavoro quinquennale nelle ronde e tra fascicoli comunali. E’ un piccolo fuoco amico che disturba chi s’è impegnato a fare grande la città.
Le minoranze, si sa, attaccano i governi, propongono alternative ai programmi elaborati e pubblicizzati ai cittadini; capita che nella foga agonistica dimentichino le buone maniere e s’imbarbariscano un “tanticchio” o che diano sfoggio di conoscenza esagerata, per apparire combattivi o per superbia.
Nella città accade anche questo e gli assessori novelli s’imparpagliano e s’infastidiscono per le molte interrogazioni, mentre BB tuona per le troppe parole sprecate, a suo dire, che costano parecchio in denaro. I vocaboli strapazzati vorrebbero ribellarsi a chi li usa malamente, per offesa o altro ancora, ma non possono farlo. Tra loro promettono vendetta e alla prima occasione sapranno come regolarsi.
Nell’arena politica i partiti uniti tutti fanno festa al nuovo rigassificatore, anche quelli che erano più ostili al progetto, convinti com’erano, che i polesani ne avrebbero tratto significativi vantaggi economici. Tutto questo non c’è stato e non ci sarà naturalmente. A compenso assisteremo all’arrivo del nostro carbone pulito che promette più occupazione, mentre a Rosolina gli amministratori locali dovranno convincere migliaia di turisti che la centrale non fa poi così male e in ogni caso ci saranno le mascherine fornite gratuitamente dall’assessore provinciale a proteggerli. Si può seriamente dubitare che l’azione riesca e che nessuno tra gli ospiti vacanzieri s’informi di ciò che possono provocare le diverse esposizione ai contaminanti.
Il sindaco Bobo, nel frattempo, laicamente firma ai banchetti delle opposizioni contro coloro che vorrebbero strapazzare il diritto d’informazione ancora di più, umiliandolo fino a farlo diventare puro elogio di che governa oggi il Paese e più in generale del potere mediatico di turno.
Al Ribose, tra uno prosecco e uno stuzzichino, c’è chi giura infine che il conduttore Massimo si recherà perfino a votare alle primarie del PD, facendo indispettire i suoi dirigenti locali e qualche socialista attempato, pronto al trasloco dopo le prossime elezioni amministrative.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
mercoledì 14 ottobre 2009
I tormentati giorni che si susseguono.....
I tormentati giorni che si susseguono per tutto ciò che sta accadendo nel nostro Paese ci fanno quasi dimenticare la gravissima situazione economica nella quale siamo immersi, soprattutto c’è il rischio di non parlare più del lavoro sottratto, rubato dai grandi potenti, anche qui da noi. Lentamente ci si può adagiare nel considerare ineluttabile questo scivolamento nella precarietà e nella povertà, lasciando i singoli cittadini soli o in balia della sorte a fronteggiare le emergenze quotidiane. La forza della coralità, delle vaste solidarietà sono messe a dura prova, così come l’efficacia delle lotte per ottenere i diritti che la Costituzione garantisce: il lavoro, l’uguaglianza davanti alla legge, solo per citarne alcuni.
L’Amministrazione delle Destre adriesi ha provato con timidezza a dare risposte a chi ha perso il lavoro: solo buone intenzioni, scontate solidarietà, chiacchiere per chi si trova disoccupato e non sa come tirare avanti. Ricordiamo il Consiglio Comunale riunitosi per l’occasione, gli interventi della politica, i dubbi e le perplessità evidenziati, le speranze di tanti.
Sappiamo oggi quanti sono i licenziati nelle diverse professioni, nelle aziende, nel sottore del terziario, nella scuola? Quanti giovani hanno visto il loro rapporto di lavoro svaporare, ridursi sottilmente nella loro già deprimente condizione di precarietà, d’incertezza infinita, che logora, sfinisce giorno dopo giorno. Una sciagura questa che dovrebbe rivoltare gli animi e le menti dei governanti.
Numerosi Comuni nel nostro Paese si stanno attrezzando per aiutare le famiglie colpite dalla crisi. San Benedetto Del Tronto, per esempio, ha stanziato fondi comunali per un totale di 35 mila euro: un sostegno economico ai nuclei familiari con figli minorenni in cui i genitori si trovano in regime di cassa integrazione, di mobilità oppure hanno un reddito Isee 2007 familiare pari o inferiore al parametro di reddito minimo vitale. L’assessore competente ha provveduto inoltre a monitorare la popolazione bisognosa d’aiuto: 294 le famiglie con figli minori interessate.
Altre Amministrazioni si muovono su la stessa linea, intervenendo sulle politiche di bilancio volte a utilizzare tutte le risorse finanziarie disponibili per il contenimento dei costi dei servizi a domanda individuale (refezione scolastica, asilo nido, spazio bimbi con affido con e senza pasto, trasporto scolastico, servizi integrativi di pre e post scuola e centri ricreativi estivi per l'infanzia). Si studiano percorsi inediti d’intervento onde sopperire alle necessità dei cittadini sprofondati nella precarietà economica.
La Giunta adriese con il suo sindaco che cosa sta facendo? E’ capace d’abbozzare un programma in questa direzione o preferisce dilettarsi nelle scaramucce consiliari? Conosce quante sono le famiglie in difficoltà?
Faccia fare il sindaco al suo fido segretario Levi adeguate ricerche per saperne di più su questo triste argomento: anche per questo egli è pagato dai contribuenti e consulti poi la sua compagine di governo ché non è lecito speculare sulla vita d’altri.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
sabato 3 ottobre 2009
Settembre piovoso
Qualcuno forse spiegherà questo nuovo affondamento delle civili abitazioni in un contesto di mutazione climatica che pure riguarda anche noi.
La gente, apparentemente rassegnata, non è pienamente convinta di tanto disastro, non considera un destino fatale tutto ciò: che non sia possibile porvi rimedio. Di questo anche il socialista G. Nonnato, amministratore collaudato ed esperto di urbanistica, sembra essersene accorto se afferma, nella sua nota del 20 settembre sul quotidiano “La Voce” - ..Perché devono ancora prevalere gli speculatori se il danno si scarica sulle Amministrazioni e sui cittadini?- Si riferisce ai recenti nubifragi con gli allagamenti procurati. La scoperta forse tardiva di chi specula ci costringe a porre la nostra attenzione sui rapporti tra chi governa le pubbliche amministrazioni e coloro che costruiscono, modificando il territorio, bene o male che sia.
Non è credibile che nessun assessore e sindaco non si renda conto dei danni di una politica asservita al solo denaro e a chi ne trae beneficio. Forse c’è qualcosa che ci sfugge nei governanti locali: un piacere masochistico di intervenire per puro esibizionismo, dopo che la natura ha ripristinato i suoi “equilibri”, scorazzando nelle vie allagate o visitando gli sfortunati di turno, sempre gli stessi; o l’ostinata protervia di dominio sulle cose e sugli uomini; o forse ancora l’attrazione fatale del potere suadente che ammaglia, che ricompensa. Non c’è scampo. Godiamoci allora queste stagioni imbarbarite, nelle quali ogni parola può venire oltraggiata, piegata a molteplici esigenze.
Avviene così anche per l’energia. Apprendiamo infatti dalla cronache che il nuovo assessore all’ambiente della nostra provincia, dopo una visita tecnica nella capitale, ha scoperto che il nostro futuro di cittadini polesani sarà caratterizzato da un’esagerata quantità di anidride carbonica che dovremo sopportare stoicamente. Val la pena di riportare testualmente ciò che la Gulmanelli, neo assessore, riferisce al cronista del Gazzettino: -Tempo cinque, sette anni, l’anidride carbonica scaricata in atmosfera ogni anno dai soli impianti di produzione energetica completati e a regime da Castelmassa al Delta sfiorerà i 13 miliardi di chilogrammi. Abbondantemente più di 50 tonnellate annue pro capite per ognuno dei residenti- L’articolo prosegue illustrando nei dettagli gli scenari futuri e alla domanda che cosa si può fare segue una sconcertante risposta. «La frammentazione delle competenze e soprattutto il fatto che come Provincia non abbiamo alcun potere di veto, sono la causa principale».
Rimedi? «Al momento direi che è meglio fare scorta di mascherine.” Un’infelice battuta che dimostra come qui da noi la Politica abbia abdicato da tempo al suo compito, alla sua missione.
I sindaci della Val di Susa sono riusciti tutti insieme, senza divisioni partitiche, a farsi ascoltare da chi voleva deturpare quel territorio. Guidano i loro cittadini, sono al loro fianco, così come dovrebbero fare i sindaci della nostra provincia quando l’ambiente e la nostra salute viene minacciata . Se non accade è perché non lo si vuole. Questa è l’unica e dura verità. Chi osa contraddire questo pensiero viene zittito in modo diverso.
Obama parla di riduzione di CO2 per non riscaldare il pianeta e noi qui che facciamo? Ci diamo da fare per produrne di più per la gioia di pochi che qui certo non vivono neppure. Pura esibizione della forza del denaro e del potere, gemelli perfetti nella società umana di questo inizio secolo.
Bobo intanto studia, a notte fonda, il programma amministrativo che non arriva e che dovrà pur illustrare a noi tutti, poiché vogliamo capire cosa egli intenda a fare di diverso dalle passate Amministrazioni, facendo sognare soprattutto coloro che lo hanno votato.
Nonostante la mia quasi illimitata fiducia negli uomini, dubito che ciò potrà accadere per l’intrinseca debolezza politica che lo sostiene e per gli errori grossolani che sta facendo.
Gli oppositori, dentro e fuori il Consiglio Comunale, sono ancora attardati ad uscire dal ‘900, che pesa ancora sulla storia che scorre. E’ urgente che abbandonino ciò che non può più servire per dare voce a coloro che credono in un mondo diverso.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
mercoledì 30 settembre 2009
UN SINDACO DISTRATTO
Il sindaco di tutti o quasi è inciampato nel mese di settembre, pasticciando con assessori e con sua maggioranza. L’Anna F. non sarà chiusa, come i contabili amministrativi volevano. I genitori che lì mandavano i loro figli possono tirare un sospiro di sollievo per ciò che hanno ottenuto e l’opposizione può essere soddisfatta di come ha seguito la vicenda.
In realtà l’improvvisazione di alcuni ha permesso facilmente ai consiglieri della minoranza di smascherare questa improvvida ingenuità. Perché mai punire i giovani che frequentano questa struttura, senza esplorare possibilità che poi si sono realizzate. Mi riferisco a finanziamenti per garantire la funzionalità del Centro Giovani.
La crisi che attanaglia il Paese ha spinto il Consiglio C. ha discutere sul lavoro perduto, sui posti di lavoro svaniti, vaporizzati: operai delle fabbriche, lavoratori della scuola, tecnici, precari storici, tutti duramente colpiti da quella crisi nata nella patria del capitalismo. Qualcuno ha pagato veramente per tutto ciò?
E qui da noi cosa farà questa Amministrazione per coloro che a fine mese non hanno stipendio o che si trovano con riduzione del salario? Nella sala consiliare i documenti partoriti tra i partiti possono diventare esercizi retorici che poco interessano i cittadini, alchimie tra addetti per dimostrare interessamento, se non sono seguiti da atti. Occorrono provvedimenti concreti ora, adesso. E’ un compito che spetta a chi governa innanzitutto e a chi controlla e svolge il ruolo di minoranza. Gli elettori attendono e osservano. Altri Comuni nel frattempo si danno da fare…….
Il fatto accaduto, Anna Frank, evidenzia un’impreparazione al governo della città, una mancanza di coordinamento delle destre alleate; un tentativo maldestro di sottrarre spazi di socializzazioni ai giovani, coinvolti in attività educative importanti. La risposta delle famiglie, rapida ed efficace, e il ruolo svolto dalla minoranza consiliare hanno impedito che l’azione distruttiva venisse attuata.
E’ questo un esempio di come i diritti di cittadinanza dovrebbero trovare spazio nelle relazioni politiche amministrative.
Giovanni Ferro
sabato 19 settembre 2009
GLI ACCATTONI
L’ordinanza n. 63 della nuova maggioranza delle Destre trasuda, man mano che la si legge, d’insofferenza mal celata nei confronti di chi chiede l’elemosina, la carità, perfino davanti ai luoghi del culto cristiano. Ogni frase, ogni periodo è imbevuto di ostilità nei confronti dell’Altro, chiunque esso sia, secondo la dottrina pagana della Lega, alleata gaudente con coloro che dicono essere i difensori della civiltà giudaico-cristiana.
Il titolo, “Limiti all’accattonaggio…”, fuorviante e fortemente ambiguo, vuole presentare il testo come necessario e utile anche a coloro che sono colpiti dal provvedimento: vengono infatti definiti “soggetti” le persone che chiedono a noi un aiuto in denaro. Si ha timore di riconoscere in loro il nostro volto, la nostra storia non lontana; non sono cittadini, neppure mendicanti che nella civiltà contadina, quando giungevano in una fattoria, di solito erano benvenuti; restavano qualche giorno e la massaia regalava la polenta o il piatto di minestra o il bicchiere di latte; e per dormire c´era sempre un pagliaio. Senza rendersene conto, i contadini sapevano che il loro ospite incarnava un antico simbolo cristiano, che dovevano rispettare.
Chiedono l’elemosina “anche in forma petulante e molesta…” per destare la nostra pietà, per richiamare la nostra attenzione. E’ questo che ripugna: osservare i mendicanti nella loro multiforme precarietà, nella loro sofferenza non voluta. Contrastare la criminalità “più efficacemente” recita la norma. Sono forse criminali? E se non sono petulanti e molesti che cosa prevede la Giunta? Una deroga per i più “buoni”? Possono ancora allungare la mano?
I nostri zelanti amministratori rimandano le povertà ai Servizi Sociali del Comune, si preoccupano della loro sicurezza, dei bambini, delle donne e quindi: no gli incroci stradali, no a quelle figure “scomode” che richiamano attenzione e pietà; questo per tacitare le coscienze turbate anche tra di loro, ma non serve cercare di attenuare lo spirito duro e intollerante che pervade questa ordinanza. Ogni luogo pubblico è colpito da questo provvedimento: non si limita l’accattonaggio come nel titolo della norma, lo s’impedisce in ogni parte del territorio.
Ai trasgressori, oltre alla sanzione, si aggiunge il sequestro del denaro “provento della violazione”. Chi ne determinerà il suo valore, escludendo ciò che uno aveva di suo nelle tasche?
Ricordare al sindaco e alla sua maggioranza il valore delle diverse carità per il Cristianesimo può sembrare superfluo in un tempo di “barbarie” nel quale viviamo, ma è necessario, proprio per questo, fare appello ai singoli cittadini, alle associazioni religiose e culturali per esprimere la nostra netta contrarietà su come vengono affrontate le questioni legate alle povertà e all’emarginazione sociale.
Davanti alla chiesa, nei pressi di un cimitero o in un altro luogo dovremmo poter incontrare ancora lo sguardo del mendicante dal quale, “come diceva Platone, nasce l’amore. Egli era una specie di lacuna nella realtà: un piccolo foro attraverso il quale possiamo scorgere il passo leggero di Cristo e il volo incontenibile della grazia”. ( PIETRO CITATI )
Le paure, coltivate nelle stanze del potere e propagandate attraverso la compiacenza dell’informazione soggiogata o distratta, producono solo timori irrazionali e alimentano gli egoismi di tanti, impedendo di vedere il volto umano degli altri che condividono con noi l’esistenza su questo pianeta.
Chissà se Bobo si ricorderà ancora di essere “sindaco di tutti”, come ebbe a dire poco tempo fa, o seguirà invece la voce dura di alcuni dei suoi alleati “infedeli”.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
lunedì 14 settembre 2009
Don Gaetano
Alcuni alti prelati, insieme ad esponenti del potere politico, si riuniscono presso un eremo per il consueto appuntamento annuale gestito da un religioso, Don Gaetano. Inspiegabilmente avvengono degli omicidi e le scene dei delitti lasciano il posto a funzionari della giustizia e della polizia per i consueti accertamenti.
La voce narrante ad un certo punto della trama chiede spiegazione di alcune stranezze ed anomalie al magistrato che indaga: della presenza di cinque donne in quel luogo, dove si esibiva una mondanità ostentata sotto falso pudore e il potere soffuso e ovattato sovrastava e immiseriva lo spirito religioso del luogo.
- Mi pare che don Gaetano tenga molto a che non si parli delle donne; e nella misura in cui lui ci tiene…Pensa che succederebbe, sui giornali, se venisse fuori che gli esercizi spirituali di cinque di questi potenti erano confortati dalla presenza delle loro amanti.
- A parte il fatto che non un giornale, non uno dico, ne parlerebbe… Che cosa credi che succederebbe? Pochi si indignerebbero, molti si divertirebbero; e qualcuna di queste donne finirebbe per fare un film, e magari un film intitolato Esercizi Spirituali: lei nuda e un centinaio di facce ipocrite intorno….A me succederebbe invece, nell’ordine: il mio capo avocherebbe a sé l’inchiesta, mi promoverebbero, mi trasferirebbero.
E su questi due delitti calerebbe per sempre la dicitura “ad opera di ignoti”. Ti pare che valga la pena?
L. SCIASCIA, Todo modo –
Sono passati più di trent’anni da quando il libro è stato pubblicato e il suo messaggio sembra estremamente moderno e attuale. Il nostro Paese, in questi lunghi anni “di solitudine”, non riesce a trovare la pozione per risanare le menti offuscate dalle alchimie di uno stregone insaziabile di potere. Vale la pena di cercare nelle parole e con le parole i nostri perduti intelletti, le nostre affettuose relazioni, le forti amicizie che tutti vogliamo e cerchiamo. Le menzogne saranno poi riconosciute da molti.
Ludovico A.
PIANO DEL RUMORE
Leggo sul Gazzettino di ieri che l’’ass. all’urbanistica Maltarello afferma che ..”Il piano ( del rumore) era stato predisposto, ma non era stato approvato dal Consiglio Comunale per problemi interni all’allora maggioranza”. Mi fa piacere che un tema squisitamente ambientale trovi attenzione nella nuova Amministrazione. Detto questo ricordo, come ebbi modo di affermare nel recente passato, che l’iter per presentare il piano sopra menzionato fu stoppato da entrambi gli schieramenti nella prima commissione, presieduta dal cons. Rondina, sul regolamento attuattivo che aveva sollevato in quella sede forti perplessità, in seguito alle osservazioni pervenute dall’autodromo. Ciò impedì la prosecuzione del naturale percorso e nessuno dell’opposizione “osò” presentare interrogazione, né formulare richieste al sottoscritto: l’argomento era evidentemente imbarazzante.
Sarebbe opportuno per chi amministra leggere con attenzione le documentazioni depositate presso gli uffici comunali, nella fattispecie il verbale della commissione consiliare, prima di rilasciare pubbliche dichiarazioni.
L’augurio è che si proceda rapidamente, in trasparenza, poiché il rumore è fonte di grave inquinamento ed interessa l’intera cittadinanza e non può essere sottilmente strumentalizzato da nessuno.
Giovanni Ferro
sabato 5 settembre 2009
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTA SEGNALAZIONE.
lunedì 31 agosto 2009
Calura
Le subculture della Lega impazzano in questo mese agostano, sono come la maionese quando viene montata esageratamente. Il suo conduttore B recita il solito e consumato canovaccio, copiando dal suo gemello, gestore temporaneo delle sorti del Paese: dialetti, insegnanti, ronde e altro ancora che dovrà venire, trascurando di parlare del federalismo, quello conosciuto e praticato da stati oppure quello vagheggiato da molti.
I grandi stati nazionali europei, sorti tra il 400’ e il 500’, ci ricordano l’importanza e l’utilità di quelle realizzazioni che, eliminando le dannose frantumazioni feudali, dettero origine ai moderni stati. Macchiavelli, nelle sue osservazioni, si rammaricò molto della frammentazione e vulnerabilità dell’Italia di allora e non fu il solo a soffrirne. Ciò non significa ovviamente il primato dello stato centralizzato, così come si è realizzato, semmai ci suggerisce alcune considerazioni riguardanti le diversità e peculiarità presenti in territori complessi, con storie e molteplici tradizioni, ricchezze non limitazioni, come per il nostro Paese, nel quale l’unificazione arrivò tardi e in modo alquanto avventuroso, ma con partecipazione sofferta e generosa.
Un approccio rispettoso della nostra storia ci può aiutare a realizzare un governo delle autonomie locali nuovo, non dettato da “ricatti secessionistici”, vedi Sicilia nel dopoguerra, o da problemi di politica internazionale, Sud Tirolo. Oggi, a me sembra, che occorra ripartire con uno spirito nuovo, mettendo alla prova chi è stato eletto in Parlamento e coloro che più hanno a cuore il nostro futuro.
Lo zabaione leghista si nutre invece delle confusioni diffuse in tanti elettori e vive in simbiosi con le comunicazioni distorte e suadenti del suo unico alleato.
La fine dei due partiti ideologici del secondo Novecento, PCI e DC, ha lasciato il territorio nazionale in balia di sprovveduti alchimisti, recitanti avventurosi di storie stravaganti e talora inquietanti e pericolose: l’uomo delle TV e della comunicazione a suo beneficio e il suo gemello imperfetto, rude inventore della Padania. Se fossimo a teatro si assisterebbe ad un’accoppiata colorita e gustosa, ma nell’Italia del dopoguerra, non pienamente avvezza alla democrazia liberale, il duetto, come l’apprendista stregone, procede sfasciando ora di qua, ora di là, approfittando delle debolezze del sistema e dei partiti, ancora prigionieri del 900’, intossicati dalle pratiche ideologiche consociative e dalle innocue e roboanti opposizioni del tempo appena trascorso. Eppure gli argomenti che richiederebbero forti risposte a questo governo non mancano certo. Se ne fanno interpreti alcuni organi di stampa, Famiglia Cristiana, taluni esponenti di partito, pochi, e ogni tanto con pudore i vescovi, increduli di tante arroganze. Lo stesso federalismo, termine propagandistico ormai quasi in disuso tra la Lega, può diventare argomento di rinnovamento se qualcuno seriamente se ne occupasse. Oggi invece tengono banco nelle gazzette e tv compiacenti altri temi, alcuni dolorosi, immigrazione, altri bizzarri e strampalati, mentre Comunione e Liberazione informa i suoi aderenti e l’opinione pubblica più in generale che la vita privata del Presidente non è cosa che la riguardi, conta solo l’azione del suo governo, generosa e sensibile con l’associazione di Don Giussani e il mondo cattolico. Alla notizia, i territori del Paese hanno tirato un sospiro di sollievo poiché si temeva che qualche consigliere comunale sollevasse la questione con interrogazioni sull’argomento privato e festoso del “settantino” Presidente. Lo temevamo anche ad Adria i consiglieri comunali ciellini; pure il Pd non era entusiasta nell’affrontare in Consiglio un argomento così particolare in una fase congressuale nella quale ciascuno va recitando una sua parte. Così Fassino, liberandosi delle ultime scorie comuniste, si lancia nel sostenere una possibile alleanza nelle prossime elezioni regionali con Galan, governatore veneto e il mite Franceschini si toglie lo sfizio di fare il diessino con nobili e sferzanti parole nei confronti dell’avversario berlusconiano. Cosa può partorire il dibattito politico in corso nel PD!
Ad Adria BB, sindaco novello, cerca di parare le soffici bordate di un’opposizione in costruzione e di tenere a bada la sua rissosa maggioranza, cercando aiuto da suoi “superiori”, raffinati conoscitori della politica. I più maliziosi esagerano su queste relazioni e qualcuno sostiene che non c’è nulla di sconveniente se si va a lezione da qualche capo corrente.
Le diverse opposizioni e minoranze aspettano intanto la fine della calura agostana per presentarsi ai cittadini con le loro proposte e osservazioni. La popolazione attende con ansia gli scenari futuri.
Nell’attesa sappiamo di sicuro che il prode socialista G. Giribuola, transitato ad Ecogest come presidente, sarà costretto, in una sorta di contrappasso dantesco, ad occuparsi del servizio della raccolta differenziata: se n’è “disinteressato” durante il quinquennio amministrativo precedente ed ora “per punizione” dovrà occuparsene con cura e abnegazione. Sono certo che gioiosamente lo farà.
La storia riserva a volte qualche rivincita e rafforza gli animi di molti fra noi.
Giovanni Ferro
CALDA ESTATE
ESTATE AGOSTANA
Le subculture della Lega impazzano in questo mese agostano, sono come la maionese quando viene montata esageratamente. Il suo conduttore B recita il solito e consumato canovaccio, copiando dal suo gemello, gestore temporaneo delle sorti del Paese: dialetti, insegnanti, ronde e altro ancora che dovrà venire, trascurando di parlare del federalismo, quello conosciuto e praticato da stati oppure quello vagheggiato da molti.
I grandi stati nazionali europei, sorti tra il
Un approccio rispettoso della nostra storia ci può aiutare a realizzare un governo delle autonomie locali nuovo, non dettato da “ricatti secessionistici”, vedi Sicilia nel dopoguerra, o da problemi di politica internazionale, Sud Tirolo. Oggi, a me sembra, che occorra ripartire con uno spirito nuovo, mettendo alla prova chi è stato eletto in Parlamento e coloro che più hanno a cuore il nostro futuro.
Lo zabaione leghista si nutre invece delle confusioni diffuse in tanti elettori e vive in simbiosi con le comunicazioni distorte e suadenti del suo unico alleato.
La fine dei due partiti ideologici del secondo Novecento, PCI e DC, ha lasciato il territorio nazionale in balia di sprovveduti alchimisti, recitanti avventurosi di storie stravaganti e talora inquietanti e pericolose: l’uomo delle TV e della comunicazione a suo beneficio e il suo gemello imperfetto, rude inventore della Padania. Se fossimo a teatro si assisterebbe ad un’accoppiata colorita e gustosa, ma nell’Italia del dopoguerra, non pienamente avvezza alla democrazia liberale, il duetto, come l’apprendista stregone, procede sfasciando ora di qua, ora di là, approfittando delle debolezze del sistema e dei partiti, ancora prigionieri del
Ad Adria BB, sindaco novello, cerca di parare le soffici bordate di un’opposizione in costruzione e di tenere a bada la sua rissosa maggioranza, cercando aiuto da suoi “superiori”, raffinati conoscitori della politica. I più maliziosi esagerano su queste relazioni e qualcuno sostiene che non c’è nulla di sconveniente se si va a lezione da qualche capo corrente.
Le diverse opposizioni e minoranze aspettano intanto la fine della calura agostana per presentarsi ai cittadini con le loro proposte e osservazioni. La popolazione attende con ansia cosa gli scenari futuri.
Nell’attesa sappiamo di sicuro che il prode socialista G. Giribuola, transitato ad Ecogest come presidente, sarà costretto, in una sorta di contrappasso dantesco, ad occuparsi del servizio della raccolta differenziata: se n’è “disinteressato” durante il quinquennio amministrativo precedente ed ora “per punizione” dovrà occuparsene con cura e abnegazione. Sono certo che gioiosamente lo farà.
La storia riserva a volte qualche rivincita e rafforza gli animi di molti fra noi.
Giovanni Ferro
domenica 16 agosto 2009
SINISTRA E LIBERTA'
Terminate le elezioni e i suoi riti, i diversi candidati ai municipi hanno trovato o ritrovato la stessa casa. Alcuni tra gli sconfitti con sofferenza apparente hanno traslocato nei così detti enti di secondo grado, altri sono stati promossi dal voto e felici hanno iniziato la loro avventura di pubblici amministratori. Solo certuni sono ancora in attesa di un qualche incarico per affermare che anche loro contano e sono importanti. Così avviene in entrambi gli schieramenti. Nella politica amministrativa dei sindaci e degli assessori sembra che valga solo questo: essere dentro i luoghi delle istituzioni, naturalmente a ben governare. Soltanto una ristretta minoranza si pone il problema di una politica diversa, fatta di trasparenza, di etica condivisa, di servizio alla città e al Paese e di presenza nei territori.
In questa estate adriese gli specialisti dell’effimero estivo, godereccio apparente, si muovono con disinvoltura e sicurezza ora che Bobo dall’alto dello scranno consiliare può dare buoni consigli in una materia a lui ben nota. Nel frattempo alcuni cittadini sfortunati attendono da tempo che i rumori siano messi sotto controllo dalle destre al potere, visto la fulminea partenza del nuovo sindaco. Così i residenti di via Carducci sperano molto in una viabilità amichevole, non tossica e pericolosa. Risponderà mai qualcuno a questa richiesta? La democrazia attende, così come i precari, i senza lavoro, i cassaintegrati, sballottati da una parte all’altra nelle diverse stanze dei poteri.
Nelle piazze e nelle vie l’opposizione consiliare timidamente si organizza e chiede conto del primo nuovo assunto in Comune, depositando un’elaborata e dotta interrogazione. Nel frattempo lavoratori di aziende in grave difficoltà boccheggiano, si tormentano aspettando salari che non arrivano, guardano preoccupati il loro immediato futuro di cittadini e lottano con il loro sindacato in difesa del lavoro minacciato.
Il Paese, logorato dalla crisi economica, subisce le vicende grottesche del governo squinternato che offende e minaccia le libertà dei cittadini. I territori “pacificati,” dopo lo scontro elettorale, fingono di ignorare tutto ciò e i “comunisti” diventano sovente interlocutori in alleanze di poteri locali diffusi, enti utili e inutili. Così scompare dal vocabolario l’emergenza democratica, proclamata alla vigilia del voto amministrativo con enfasi solenne nelle cronache dei giornali.
Tra i media solo qualche testaa giornalistica difende con forza il diritto di parola di noi tutti e le televisioni normalizzate, eccetto qualcuna, fingono d’ignorare d’essere ormai diventate cassa di risonanza, sopratutto quando non parlano, di un potere bulimico, divoratore di cose e di pensieri. Solo libere parole viaggiano ancora ostinatamente nelle coscienze di molti e si organizzano. Fanno rumore, aiutano chi non sa più riconoscere il proprio Paese, i propri luoghi, le persone dimenticate nelle politiche compromissorie ed arrendevoli e riempiono le speranze di noi tutti .
A settembre SINISTRA E LIBERTA’ cercherà una strada, un percorso lungo il quale portare i cittadini a riappropriarsi delle loro libertà e dignità perdute. E’ un invito a tutti a partecipare.
Giovanni Ferro
lunedì 27 luglio 2009
Adria - Proposta politica
La città in queste settimane sta conoscendo una pulizia profonda contaminante e manda in visibilio alcune decine di curiosi spettatori e il blog di Biasioli, sostenitore della Destra. BB ( sindaco) è un commerciante nato e sa bene quanto importante siano l’immagine e l’apparenza, quindi canale pulito, barchette che si spostano lungo le rive, trattori in movimento. Il tecnico comunale geom. V. cestina intanto il suo piano di lavoro ormai invecchiato davanti a tanto furore del suo Conduttore massimo.
L’opposizione aspetta le prime mosse della nuova Amministrazione e s’interroga su come organizzare la riscossa. Qualche astuto consigliere esamina le carte in attesa delle prime delibere di Giunta.
Le Minoranze, si sa, svolgono il loro nobile ruolo di controllo, in quanto elette dai cittadini e sperano di ben operare e di portare le loro proposte alla pubblica attenzione.
Elaborato il lutto della sconfitta, sarà necessario che si ricominci a pensare alle alleanze possibili nel territorio comunale. Non solo i partiti che hanno ottenuto una rappresentanza consiliare, IDV e PD, ma tutti coloro che hanno votato contro il Centro Destra, associazioni e movimenti compresi, sono chiamati a dare il loro apporto per svolgere quel ruolo che la democrazia affida loro. E’ ormai accertato da molti che l’autosufficienza del PD è stata uno degli elementi della perdita di consensi, non solo nel nostro Comune. La domanda è se ci sarà la volontà e l’intelligenza politica di iniziare un nuovo tragitto, organizzando momenti comuni di riflessione ed elaborazione per un’opposizione articolata, sociale, non settaria all’attuale alleanza. Diversamente assisteremo allo sparpagliamento di voci, all’esaltazione delle diverse formazioni politiche, ad una miniconcorrenza su chi è più bravo e convincente nell’aggredire l’avversario, il quale sarà certo accorto a rimanere coeso e unito, anche al di là delle apparenze. Giocare politicamente insieme significa invece valorizzare le singole peculiarità nelle diversità ovvie che ci possono essere, non dimenticando che la politica ha come suo obiettivo il bene collettivo.
Sarebbe logico aspettarsi che fosse il PD o l’IDV a promuovere quest’azione politica, anche se è lecito dubitare del primo, occupato nella preparazione del congresso e condizionato dalle vecchie e nuove appartenenze, tutte in movimento.
I cittadini che non hanno dato il loro consenso a Bobo aspettano che la democrazia svolga il suo ruolo e dispieghi la sua forza senza distrazioni. Per questo c’è bisogno di tutti.
Nel vasto territorio provinciale, lontano dagli sguardi delle cittadinanze, i partiti del Centro e della Sinistra stanno dando ancora una volta pessimo esempio di come organizzare la governabilità, mettendo al primo posto le storie individuali di alcuni e dimenticando l’interesse generale.
Giovanni Ferro
venerdì 17 luglio 2009
Adria, luna di miele
La luna di miele è un magico periodo della coppia innamorata; segue il matrimonio consumato con passione. Così in politica si definiscono i giorni di governo degli eletti, anche quando sono sindaci; momento magico che non dura molto, dove tutto o quasi è perdonato. E’ una luna di miele che chiude la spazio temporale del conflitto, dei colpi bassi, delle arguzie e delle cantonate.
Nel territorio adriese il nuovo sindaco professa subito disinvoltura apparente, si muove come prima, non ostenta, per ora, i poteri conferitogli dal voto e, come un normale cittadino, si muove tra la gente. Lancia alcuni messaggi tranquillizzanti per alcuni: “Niente ronde, difesa del lavoro, città più pulita”. Nel primo venerdì d’estate riceve, però uno sberleffo dal suo fidato Bonamico di Adria Shopping, il quale, con l’aiuto del direttore di un quotidiano locale, aveva pensato bene di fare ancora propaganda elettorale per il Centro Destra, dimenticando che B.B. aveva solennemente affermato essere sindaco di tutti i cittadini, compresi quelli dell’opposizione. Le scuse poi sono puntualmente arrivate. Un primo fuoco amico in questo mese di luglio.
I sindaci tutti, all’inizio del loro mandato amministrativo, si presentano ecumenici, dichiarano che ascolteranno tutti i cittadini, senza distinzione alcuna: per questo osano affermare di essere i rappresentanti di tutti. E’ un gioco di parole che nasconde qualche piccola bugia. In realtà sono stati eletti in uno schieramento con programmi diversi e sostenuti da partiti e movimenti che non coincidono con quelli usciti sconfitti dalle urne. La democrazia prevede per l’appunto le alternanze e il controllo sulla politica amministrativa da parte della minoranza, la quale si avvale dello spazio attribuitogli dalle leggi per riaffermare un suo progetto di governabilità.
Il sindaco quindi dovrà sì ascoltare i suoi cittadini e non solo loro, ma quando cercherà poi dare una risposta ovviamente si atterrà alla collegialità della sua Giunta e dei partiti che la sostengono.
L’elaborazione della sconfitta è sempre un processo doloroso e complesso. I partiti che hanno perso queste elezioni, qui ad Adria, possono essere credibili a se stessi e agli elettori nell’analisi del voto? E’ una domanda che ci si deve porre. Quasi certamente non sentiremo annunciare dimissioni nei partiti affondati, né altre dichiarazioni, se non quelle di qualche assessore sperduto nelle confusioni che s’intrecciano nel PD, partito incompiuto.
Le piccole e mediocri diatribe sulle responsabilità politiche amministrative non meritano approfondimenti poiché molto è già stato detto e poi sarebbe impietoso mettere a nudo la gravi e prolungate incapacità nel leggere il territorio. Sarà necessario nel prossimo futuro, a mente sgombra, affrontare la questione, poiché interessa tutta l’opposizione e i suoi elettori.
Nell’attesa del prossimo Consiglio C. registriamo senza stupore il silenzio sul carbone pulito, mentre il partito dell’IDV medita se accettare la presidenza nella futura assemblea cittadina. Nelle stanze dei poteri locali la nuova alleanza della destra poliedrica prepara la sua squadra con sofferenza e rancori e si prepara al suo debutto estivo guidata dal suo Massimo conduttore.
9 luglio 2009
g.f.
martedì 14 luglio 2009
Ballottaggio
Paola Callegaro
domenica 5 luglio 2009
luglio
Alla ricerca del tempo vissuto.
Il tempo e il suo dispiegarsi ci accompagna nella nostra quotidiana avventura che è la vita. Lo misuriamo stupiti da bambini e da ragazzi. Ci appare immenso, illimitato, quasi che il nostro futuro appartenga ad altri. Consolidiamo certezze, esercitiamo la partecipazione democratica inconsapevoli; maturiamo esperienze di vita comune: nelle aule scolastiche, nelle associazioni diverse, nelle piazze e nei luoghi di lavoro e delle contaminazioni costruttive. La democrazia l’apprendiamo così, fin da piccoli.
La gioventù ci sorprende affascinante e mutevole, complicata e gioiosa insieme. Stare con la propria “tribù” è confortevole e appagante, ci aiuta a districarci nei trabocchetti che la vita ci riserva e le passioni per il mondo che sta davanti ci attraggono inesorabilmente, di qualunque natura esse siano.
La politica è questo immergersi nella socialità per capire dove il mondo si dirige e che cosa sono io nell’universo umano. Come mutarlo, migliorarlo, renderlo più giusto è la domanda che ognuno di noi si pone poiché le mutazioni non si fermano mai e solo con il reciproco aiuto e unendo le proprie forze è possibile evitare i pericoli che incombono da tutte le parti.
Il tempo perduto nella seconda metà del Novecento, imprigionato dalle ideologie forzate e dalla divisone del mondo in due, ci impone oggi un’accelerazione per ritrovare quello che non abbiamo potuto assaporare: una democrazia matura, consapevole del ruolo fondante dell’alternanza, della piena legittimazione dell’altro e del ruolo essenziale della minoranza nei governi della cosa pubblica. La sintassi che volutamente viene usata nelle sfide elettorali, non solo è impregnata di termini aggressivi, mutuati dal linguaggio militare e guerresco, ma porta con sé ancora i vocaboli abusati del periodo delle forti contrapposizioni, comunisti e fascisti, per citare i più comuni.
In questo stallo del pensiero le Sinistre recitano ancora come se il mondo non fosse mutato rapidamente e ripropongono pedissequamente le argomentazione abusate, condite con programmi spesso generici e con riferimenti poco comprensibili per le nuove e vecchie generazioni. Sono timorose nell’affrontare le nuove domande che provengono da tante parti e che riguardano il presente e il prossimo futuro: la globalizzazione e il suo mercato, le migrazioni di popoli e le conseguenze che queste implicano, il nuovo stato sociale. Soprattutto faticano ad ascoltare i cittadini elettori, anche quando questi “sbagliano” o chiedono ciò che a loro sembra sconveniente, per esempio, più sicurezza. I loro rappresentanti appaiono a molti elettori vuote e retoriche figure, recitanti uno stesso canovaccio al quale loro stessi non credono più. L’opposizione dipietrista macina apparenti consensi che nascono da stati di confusione diffusi e da sincere preoccupazioni per le sorti del nostro Paese. Le Destre, ammucchiate in ordine sparso nell’harem godereccio del loro quasi profeta, procedono a colpi di maggioranza in Parlamento, mettendo in sofferenza la democrazia conquistata faticosamente dagli italiani.
Il partito bifronte di Franceschini e Bersani, soddisfatto del voto, non si comprende il perché, s’incammina verso il congresso per magnificare un’improbabile armonia e una nuova linea politica. Nessuno tra loro riconosce che il PD è oggi un soggetto sostanzialmente federato più che unito, diviso sui grandi temi etici, con una diversa visione del mondo, non sempre opposta. Perché voler unire ciò che estremamente difficile tenere insieme, rinunciando a ciò che più è sentito dalle due parti, quella cattolica e quella d’ispirazione socialista? E lasciamo perdere Obama e l’esperienza dei democratici americani, rimaniamo qui in Europa e cerchiamo le nostre radici nella storia di questo continente; proviamo a ricominciare da qui, dall’esperienza delle grandi socialdemocrazie europee e dalle forze liberali più aperte e democratiche.
Terminati i ballottaggi con vecchi e nuovi eletti, nel partito trasversale degli amministratori, sindaci e assessori, si scatena la gara di chi andrà a ricoprire questo o quell’incarico. Chi non c’è la fatta si guarda attorno per trovare qualcuno potente che lo faccia migrare presso una nuova occupazione e allora, se tutto andrà in porto, s’occuperà di qualche consorzio o ente inutile. I più accaniti con sincero candore si “rendono disponibili” a ripetere l’esperienza politica, ignari dello stupore di chi, i cittadini innanzitutto, predicano il rinnovamento della classe di governo.
Nelle pubbliche vie le cronache attendono curiose le indiscrezioni trapelate da fonti disparate nell’attesa degli eventi decisivi. Così nascono le Amministrazioni locali. Fa notizia chi veramente decide di non ricandidarsi e qualcuno sussurra :”Sarà vero, sarà proprio così?”. I finti abbandoni dalla politica attiva abbondano nei territori del nostro Paese.
Giovanni Ferro
lunedì 29 giugno 2009
una maglia
Indossare una maglia verde smeraldo e passeggiare per la città oggi potrebbe essere qualcosa in più di una semplice scelta estetica. Potrebbe ricordare a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che c'è una rivoluzione in corso, in Iran, una rivoluzione per il diritto alla democrazia; vera, fisica, fatta da uomini e donne che vogliono scoprire il pensiero, oltre che il viso. Dando uno sguardo al nostro vissuto storico del '900, la storia contemporanea a cavallo tra le due guerre ci consegnò un'Italia con una debole tradizione democratica. Il fascismo inglobava le categorie sociali in ruoli precisi ed utilizzava la violenza fisica come strumento di persuasione e di obbedienza. Le donne erano mogli e madri; chiuse nelle case lavoravano e figliavano: i maschi soldati per il regime, le femmine...per fare altri figli. A fianco della dittatura fascista la chiesa cattolica manteneva, complice l'analfabetismo generale, la supremazia delle coscienze, attraverso lo strumento della liturgia religiosa che controllava ogni momento dell'esistenza individuale. Ogni progetto di tipo liberale, ad esempio l'impiego delle donne nello sport o nell'arte, veniva accuratamente ostacolato. Alla fine degli anni '50 la gerarchia cattolica si schierava contro i periodici femminili colpevoli di sostituire, con la rubrica posta del cuore, i confessionali, dando vita a nuove relazioni in cui l'utenza femminile si liberava di pene e presunti peccati amorosi senza dover espiare la colpa attraverso la penitenza. Il concetto stesso di sessualità cominciava quella lenta e progressiva evoluzione, ancora in corso, che avrebbe avuto, come obiettivo, l'affrancamento dal concetto di peccato.
Piccoli passi, tutti occidentali, attraverso i quali, le donne, tra mille contraddizioni di cui oggi si trova traccia in ogni dove, riconquistavano l'anima, da secoli da s.Paolo scrupolosamente negata. Quella stessa anima che secondo Vito Mancuso (L'anima e il suo destino) altro non è che la coscienza e i suoi infiniti livelli di consapevolezza. Se ogni relazione contiene in sè una parte di compromesso, allora spetta alla coscienza (anima) stabilirne l'utilità e la sua o meno accettazione. Ritornando all'Iran, assale il dubbio che, mentre le donne italiane si dilettano in canti e balli, riconsegnando l'anima (coscienza) alla custodia di s. Paolo, le ragazze iraniane, armate di passione civile e palloncini verdi, chiedano il riscatto della loro, di anima, attraverso la rivendicazione dei più universali dei diritti, come la legittimità dell'espressione del pensiero e della libertà di scelta. E' l'anima di un popolo che, come sostiene Mancuso, viene dal mondo, dal sentire del corpo "...il corpo e l'anima sono della medesima sostanza; il corpo è sostanza sotto forma di materia, l'anima è energia dello stato libero." Entrambi vogliono bene e giustizia.
Riconsegnando la speculazione teologica al servizio del bene dell'umanità ricordiamo a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che sarebbe opportuno rivedere la nostra storia recente; riconsiderare il fatto che il sistema democratico potrebbe essere messo in discussione da qualsiasi forma di potere eversivo più o meno istituzionalizzato e che magari sarebbe il caso di acquistare una maglia verde e ridare a questo colore un significato più nobile, in sintonia con la magnificenza della Natura in cui è dominante, giusto per dire agli iraniani e alle iraniane in lotta quanto anche noi siamo parte dell'anima del mondo.
Paola Callegaro
mercoledì 10 giugno 2009
GIUGNO
mercoledì 3 giugno 2009
Sinistra e Libertà
di Claudio Fava
Mer, 20/05/2009 - 07:03
c'è una sinistra, in Italia, che non é rimasta a contemplare le proprie macerie. Dalla sconfitta dell'anno scorso ci siamo mossi in tanti per ricostruire una sinistra nuova, di cambiamento e di governo, che sappia rimettere la questione morale, il valore del lavoro e la laicità delle istituzioni al centro del proprio progetto. Una sinistra capace di immaginare un paese diverso, meno diseguale, non più oppresso dal carrierismo politico, sottratto alle ragioni del cemento. Una sinistra determinata a rimettere il noi al posto dell’io, disposta a distinguersi per i comportamenti ancor prima che per i programmi.Una sinistra utile che non resti imprigionata in recinti ideologici dove la politica è solo testimonianza minoritaria. Perché il punto non è come far sopravvivere in Italia una forza comunista o socialista o rigorosamente ambientalista: la vera sfida è come raccogliere ciascuna di queste impronte in un grande progetto aperto al contributo di tutti coloro che vengono dalle tradizioni storiche della sinistra, ma anche da altri percorsi, dalla militanza civile, dalle lotte nei movimenti antimafia, dall'impegno sui temi del lavoro, dei diritti, della pace.Sinistra e Libertà nasce per far vivere questo progetto, per insediarlo nel paese, nei suoi territori, nei luoghi di lavoro. Una sinistra popolare, aperta, rigorosa, rigenerata ma solida, con grandi idee ben piantate nei valori che ancora ci ispirano. Una sinistra che non si nasconde dietro simboli e bandiere ma vive nei principi, nelle battaglie, nelle idee e nelle scelte quotidiane. Una sinistra che nasce per dare dignità, pensiero e proposte a un'opposizione visibile ed efficace, capace di contrastare questa destra oramai dilagante. Una sinistra capace di riprendersi le proprie parole. Cominciando dalla parola Libertà.
La libertà non è l'arbitrio berlusconiano di fabbricarsi leggi su misura, di ridurre la democrazia al piccolo coro dei capigruppo, di far decidere a cardinali e ministri sulla nostra salute e la nostra dignità. La Libertà di cui ci facciamo carico è un racconto da costruire insieme, la libertà dai poteri criminali, dalle impunità, dai privilegi, dalle ingiustizie sociali, dalle menzogne di palazzo. Libertà da ogni fondamentalismo etico: anche per questo Sinistra e Libertà è una forza laica, la laicità garantita dalla nostra Costituzione sulla scuola pubblica, sulla fede, sugli orientamenti sessuali, sui diritti civili che devono essere uguali per tutti i cittadini.
Questo progetto vuole diventare una vera e propria forza politica radicata nel territorio. Anche per questo è importante che Sinistra e Libertà si misuri con il voto del 6 e 7 giugno che mi vede, assieme a molte altre compagne e compagni, direttamente impegnato: tutti i grandi temi etici e politici di questo tempo hanno ormai nell'Europa una dimensione naturale, da un nuovo modello di sviluppo e di consumi a una società più giusta nella quale il lavoro sia rispettato, ben retribuito e sottratto a una precarietà insopportabile. E' in Europa che Sinistra e libertà comincerà subito a mettere le proprie radici.
venerdì 29 maggio 2009
SCHIERAMENTI – Il Centro e
Un furgoncino colorato con sorrisi stampati e ripetuti percorre da giorni i territori comunali, vagabonda confuso nelle frazioni, sosta nei luoghi dell’intrattenimento, smista curiosi fogliettini di diversa misura. Le parole scritte non si leggono quasi mai, troppo piccoli i caratteri, tortuosa e presuntuosa la sintassi; prevalgono invece le facce sorridenti dei candidati al Consiglio. Alcuni sono invecchiati dentro il palazzo municipale, altri sconosciuti a molti. Tutti invocano il nostro voto e, come se non bastasse, promettono di venirci a trovare con minuscoli bigliettini con il loro nome stampato.
Le parole possono decidere di scomparire, quando sono strattonate, sbeffeggiate: per questo si ribellano, rimpiccioliscono, tirano simpatici scherzetti alla politica.
Nelle case e nelle pubbliche vie i telefonini annunciano l’arrivo di alcuni fonemi e l’invito al voto democratico: “Votami, sarò il tuo consigliere!”. I giovani democratici organizzano aperitivi all’aperto, cercando ognuno di conquistare l’elettore e sorridono pure loro, coniugando il vocabolario per l’occasione. Qualcuno inciampa sulla lotta di classe, non sa se davvero è finita, come vorrebbe il deputato del PD Colaninno. Altri, fra i più colti e smaliziati della piazza, propongono semplicemente “conflitto tra ceti sociali”; non ci possono essere quindi ritorni al passato, all’odio tra il padrone e l’operaio: si festeggi allora la nuova armonia conflittuale.
Gli strateghi osservano il camioncino da fuori; ogni tanto il candidato si osserva furtivamente nella foto ingrandita e riflette soddisfatto. Lo impensieriscono le turbolenze diverse dentro e fuori la sua alleanza. Lo sorregge la ferrea convinzione di essere il migliore e di saper aggiustare tutto con piccoli richiami, qualche telefonata e convincenti incoraggiamenti.
Gli alleati minori provano ad alzare il volume delle loro parole e tuonano e agitano il pensiero in comizi divertenti. I socialisti impettiti fanno bella mostra sopra il palco ufficiale, scudieri talentuosi del nuovo soggetto politico; osano affermare che il Sindaco e alcuni assessori non riscuotevano più della loro approvazione: ecco un esempio luminoso di chiarezza politica! Forse qualcuno nell’alleanza non lo sapeva ancora, meglio essere chiari, avrà pensato il segretario.
Nella frazione di B. la propaganda chiama a raccolta i militanti, gli affezionati, coloro che sperano in qualche cosa, i dubbiosi e gli scettici. Le Consulte si esaltano in quest’occasione, dimenticano i crucci passati, sfidano l’avversario politico, chiunque esso sia. “Poneteci domande, formulate proposte, siamo qui per soddisfare i vostri bisogni”, recita un pieghevole indirizzato ai cittadini consumatori. Il prodotto della politica sembra in tal modo ingentilirsi e mutua dall’accattivante messaggio pubblicitario, il quale aggiunge a volte la frase “soddisfatti o rimborsati”. Chissà come saranno rimborsati i cittadini delusi per ciò che non hanno avuto, si chiede qualcuno.
E’ notte e il furgoncino si mette a riposo, sempre allegro e contento. Domani lo aspetta una giornata campale. Ora può solo sognare la vittoria finale.
g.f.
DUE AFORISMI
Socialisti
I socialisti, sopravissuti alle traversie del Novecento, vivono una diaspora infinita, capricciosa, non si sa mai dove trovarli. Alcuni sono diventati accaniti difensori della Destra arrogante; altri si sono accasati nel nuovo soggetto politico del PD e partecipano come possono alla sua costruzione; altri ancora infine viaggiano da soli, generali senza alcun soldato, nella pianura della politica stressata.
Nei bar gli anziani ricordano Pietro Nenni e Riccardo Lombardi e s’interrogano.
NEGOZIANTI
Nelle pubbliche vie animatori delle politiche locali passeggiano lentamente lungo il Corso. Si scambiano parole, concetti; soprattutto disegnano scenari futuri, programmano fragili alleanze, soppesano i voti che verranno. Ognuno scommette su qualcuno o qualcosa.
In luoghi appartati negozianti consumati trattano, a nostra insaputa, i nostri futuri destini di cittadini.
Ludovico A.
