martedì 26 dicembre 2017
Una tenda in riva al Po
Sono trascorci dieci anni dalla ristampa del libro di L. Salvini.
La copertina qui riprodotta non fu utilizzata per lasciare posto a quella più nota che accompagna i racconti dei protagonisti nell'isola del Balotin.
lunedì 20 novembre 2017
Riprendere fiato
Riprendere
fiato
Nonsenso
Ogni giorno mi affaccio tra naviganti
precari, lungo strade intristite di passeggeri per caso, messi alla prova nelle
sintassi e negli atti dei governi di questo Paese plurimo, gioioso e
spettacolare insieme. Questi nonsensi si spostano, contaminano e stravolgono le
cittadinanze, alimentano le dispute interessate che precipitano nell’atarassia,
nel vuoto. Che si riempie solo quando si evidenziano le bellezze esistenti, le
solidali umanità tra le genti.
Barbara
Dovresti sapere, amico mio, che sono frequenti questi passaggi, queste strettoie nella storia: sospensioni della razionalità praticata e conosciuta, poiché servono o dovrebbero servire per riprendere fiato, rendere forte il desiderio possente che abbiamo della ricerca e della conoscenza.
Le nostre miserie innumerevoli, da tutti patite in questi anni sciagurati, sono vaccini per guarire dalle contagiose infezioni, dalle false e soffocanti aspettative propinateci. E’ quindi necessario fuggire dal malvagio pensiero e riprendere nelle nostre mani il respiro salutare che ci fa riconoscere le parole rubate e saccheggiate.
Dovresti sapere, amico mio, che sono frequenti questi passaggi, queste strettoie nella storia: sospensioni della razionalità praticata e conosciuta, poiché servono o dovrebbero servire per riprendere fiato, rendere forte il desiderio possente che abbiamo della ricerca e della conoscenza.
Le nostre miserie innumerevoli, da tutti patite in questi anni sciagurati, sono vaccini per guarire dalle contagiose infezioni, dalle false e soffocanti aspettative propinateci. E’ quindi necessario fuggire dal malvagio pensiero e riprendere nelle nostre mani il respiro salutare che ci fa riconoscere le parole rubate e saccheggiate.
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Barbara aveva deciso di sposare Tullio in quell’estate lontana. Era l’anno 1980 o giù di lì e si festeggiava, a Grizzana, l’estate con la gente del luogo e i turisti affezionati. Fu lei a organizzare l’evento in compagnia di Pino Domestico, suo assistente per l’occasione. Lui, il promesso sposo, lo apprese casualmente nel bosco di querce, mentre cercava funghi con Emilio.
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Ora aspettava gli amici a Monte Acuto per le giornate culinarie serali. Avrebbero parlato dell’anno in arrivo, delle elezioni imminenti, dei gatti siamesi di Silvia e dei comici in arrivo.
In piazza Cavour, ad Adria, Arduino ed Enea amabilmente chiacchieravano sulle cose del mondo, com’erano soliti a fare.
Arduino
Non sopporto le donne saputelle, quasi sagge, timidamente persuasive. Pensa che questa signora dell’Appennino bolognese, nostra concittadina, lascia scivolare affermazioni tortuose, complicate sulla crisi che aleggia ancora, e noi qui a ragionare della nostra quotidiana esistenza a romperci l'anima nella cacca quotidiana.
Comprendi allora, Enea, perché il senatore la chiama, sghignazzando, preveggente. E’ quell’alone che si porta con sé che contagia il nostro amico Tullio.
Non sopporto le donne saputelle, quasi sagge, timidamente persuasive. Pensa che questa signora dell’Appennino bolognese, nostra concittadina, lascia scivolare affermazioni tortuose, complicate sulla crisi che aleggia ancora, e noi qui a ragionare della nostra quotidiana esistenza a romperci l'anima nella cacca quotidiana.
Comprendi allora, Enea, perché il senatore la chiama, sghignazzando, preveggente. E’ quell’alone che si porta con sé che contagia il nostro amico Tullio.
Enea
Arduino, dai, non è così e tu lo sai. Proviene dall’est, dalla Polonia e lì molte cose sono avvenute nei secoli lontani che neppure t’immagini, caro mio. Non solo ci fu il comunismo sovietico, pure l’ebraismo si diffuse con le sue diversità e curiose peculiarità negli anni più lontani. Lei esprime un pensiero diverso, inconsueto, a volte spiazzante.
Arduino
Lascia perdere queste mezze fandonie. Oggi attendiamo che la barca si raddrizzi perché sott’acqua rischiamo d’affogare, mio caro, ed io sono incazzato molto di continuare a respirare con la cannuccia, quella delle bibite estive, che questi merdosi ci offrono per non annegare. Tu almeno sei in pensione, mentre io navigo con la posta, casa per casa, imprecando in solitudine.
Lascia perdere queste mezze fandonie. Oggi attendiamo che la barca si raddrizzi perché sott’acqua rischiamo d’affogare, mio caro, ed io sono incazzato molto di continuare a respirare con la cannuccia, quella delle bibite estive, che questi merdosi ci offrono per non annegare. Tu almeno sei in pensione, mentre io navigo con la posta, casa per casa, imprecando in solitudine.
Enea
Non divagare, ma fermati a questo tempo compresso, incapace di distendersi e respirare. Concentrati con attenzione e ragiona con freddezza.
Non divagare, ma fermati a questo tempo compresso, incapace di distendersi e respirare. Concentrati con attenzione e ragiona con freddezza.
Arduino
Non ti capisco, stamani sembri un filosofo bollito.
Nel Comune di Grizzana M. Emilio prepara il nuovo farro da portare al mercato a Bologna e sogna il suo passato, le mutazioni succedutesi e il mulino laborioso del padre, con le stagioni colorate che si rincorrevano gioiose.
“Ai bambini piace il farro soffiato, ricorda il pop corn."
Era questo che pensava.
giovedì 25 maggio 2017
Il Novecento che vive tra noi
Il sole di
maggio riscaldava i tepori degli animi intristiti. Illuminava le strade del
nostro quotidiano viaggiare. Tullio pensava a questo, ripercorrendo le consuete
vie cittadine, incrociando volti noti e sconosciuti insieme.
Occhieggiava i risultati delle Primarie polesane, traendone insegnamenti preziosi. Nulla, infatti, si può prevedere in assoluto: questo era il suo primo ragionamento sul nuovo segretario del Pd. Apparentemente vincitore nella contesa democratica all’interno del suo partito.
Il compito di Renzi gli appariva, infatti, assai faticoso e nuovo poiché doveva spegnare le eccessive conflittualità che erano traslocate all’esterno, nella frazione di Bersani e D’Alema, cercando nello stesso tempo di mantenere il dibattito nel Centro Sinistra su un terreno fertile, evitando che i demoni distruttivi penetrassero in profondità nella dialettica e nel confronto politico. Soprattutto con quella parte ragionevole della Sinistra che Pisapia cercava di rianimare e rafforzare.
Doveva perciò lavorare per una nuova legge elettorale coerente con questo indirizzo, in un equilibrio non facile che accontentasse possibilmente uno schieramento vasto, riducendo in modo rilevante il vizio del voto proporzionale con un premio alla lista, poiché non era maturo quello della coalizione. Assai numerosi erano, infatti, i vocaboli infuocati che viaggiavano nell’area burrascosa dei movimenti e delle fazioni delle Sinistre, divise pure tra loro e in competizione.
Era necessario, pertanto, esautorare molte parole ed espressioni a lui care, e aprire una collaborazione con una nuova sintassi aperta, chiara e autorevole, evitando però ”di fare professione di buono in tutte le sue parti” perché rovinerebbe inevitabilmente “in mezzo ai tanti che non sono buoni affatto.”
Occhieggiava i risultati delle Primarie polesane, traendone insegnamenti preziosi. Nulla, infatti, si può prevedere in assoluto: questo era il suo primo ragionamento sul nuovo segretario del Pd. Apparentemente vincitore nella contesa democratica all’interno del suo partito.
Il compito di Renzi gli appariva, infatti, assai faticoso e nuovo poiché doveva spegnare le eccessive conflittualità che erano traslocate all’esterno, nella frazione di Bersani e D’Alema, cercando nello stesso tempo di mantenere il dibattito nel Centro Sinistra su un terreno fertile, evitando che i demoni distruttivi penetrassero in profondità nella dialettica e nel confronto politico. Soprattutto con quella parte ragionevole della Sinistra che Pisapia cercava di rianimare e rafforzare.
Doveva perciò lavorare per una nuova legge elettorale coerente con questo indirizzo, in un equilibrio non facile che accontentasse possibilmente uno schieramento vasto, riducendo in modo rilevante il vizio del voto proporzionale con un premio alla lista, poiché non era maturo quello della coalizione. Assai numerosi erano, infatti, i vocaboli infuocati che viaggiavano nell’area burrascosa dei movimenti e delle fazioni delle Sinistre, divise pure tra loro e in competizione.
Era necessario, pertanto, esautorare molte parole ed espressioni a lui care, e aprire una collaborazione con una nuova sintassi aperta, chiara e autorevole, evitando però ”di fare professione di buono in tutte le sue parti” perché rovinerebbe inevitabilmente “in mezzo ai tanti che non sono buoni affatto.”
Oltre le
Alpi, la Francia e i suoi cittadini desideravano con ardore essere salvati
dalle avventure dei disfattisti, degli astiosi e degli sfiduciati: cercavano
persone che li facessero transitare fuori dal Novecento. Che vive e sospira tra
noi. Ancora in tante parti inesplorato.
Forse poteva essere Macron con i suoi a ricucire le lacerazioni nella società francese.
Forse poteva essere Macron con i suoi a ricucire le lacerazioni nella società francese.
Nella
città, decapitata dei suoi tigli in piazza Cavuor, cittadini assetati
dell’estate si esibivano lungo il Corso in ciabatte infradito, in corte
braghette colorate, quasi felici di mostrare le loro fattezze e, tra una sosta e
l’altra, cercavano una nuova postura; discutevano senza grandi passioni sul
disordine politico arrivato. Reso evidente.
martedì 21 febbraio 2017
Il tranquillo disordine tra di noi
La Virtù
Tra le sponde degli oceani rimbalzano rumorosi conflitti
inaspettati: si aggiungono a quelli già noti da tempo.
Dopo la stagione della “guerra fredda” e del tiepido disgelo tra le grandi potenze è arrivato un tempo nuovo con altri debuttanti, irrispettosi delle tradizioni collaudate, pronti a disvellere i selciati e le strade conosciute. Tutto ciò potrebbe essere benefico, fruttuoso, all’interno di una normale dialettica accettata e riconosciuta, quindi condivisa. Diversamente si accenderebbero rovinose e innumerevoli guerriglie, spegnendo aspettative e speranze tra le parti e nelle cittadinanze.
Tra di noi, nati da poco come Stato sovrano, qualcuno dei maggiori opinionisti della stampa e del web ritiene che siamo ritornati al passato vicino degli anni ’50 del '900, con il voto proporzionale, seppur leggermente corretto dalla Corte Costituzionale.
Altri non sanno o non si esprimono su questo nuovo corso della politica italiana.
I partiti, tuttavia, i movimenti, e tutti coloro che aspirano alla scena politica ed elettorale si affannano a recuperare il valore del confronto, del conflitto fruttuoso, regolatore dei tumulti nocivi, non gli interessi di sette, di gruppi e fazioni di partiti, ma per quello più ambizioso e appagante del bene pubblico, con le sue leggi e regolamenti. Mai immutabili.
E’ una sfida che ci riguarda, che non possiamo e non dobbiamo ignorare.
Dopo la stagione della “guerra fredda” e del tiepido disgelo tra le grandi potenze è arrivato un tempo nuovo con altri debuttanti, irrispettosi delle tradizioni collaudate, pronti a disvellere i selciati e le strade conosciute. Tutto ciò potrebbe essere benefico, fruttuoso, all’interno di una normale dialettica accettata e riconosciuta, quindi condivisa. Diversamente si accenderebbero rovinose e innumerevoli guerriglie, spegnendo aspettative e speranze tra le parti e nelle cittadinanze.
Tra di noi, nati da poco come Stato sovrano, qualcuno dei maggiori opinionisti della stampa e del web ritiene che siamo ritornati al passato vicino degli anni ’50 del '900, con il voto proporzionale, seppur leggermente corretto dalla Corte Costituzionale.
Altri non sanno o non si esprimono su questo nuovo corso della politica italiana.
I partiti, tuttavia, i movimenti, e tutti coloro che aspirano alla scena politica ed elettorale si affannano a recuperare il valore del confronto, del conflitto fruttuoso, regolatore dei tumulti nocivi, non gli interessi di sette, di gruppi e fazioni di partiti, ma per quello più ambizioso e appagante del bene pubblico, con le sue leggi e regolamenti. Mai immutabili.
E’ una sfida che ci riguarda, che non possiamo e non dobbiamo ignorare.
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Nei bar di piazza Cavour gli anziani in pensione
discutevano di politica giocando alle carte, mentre i giovani
parlavano tra loro e misuravano il tempo trascorso, scrutando i giorni in
arrivo. Baldanzosi e curiosi insieme.
La Fortuna machiavelliana preferiva giocare con la Casualità del divenire, ignorando la Virtù, sconosciuta ad entrambe.
La Fortuna machiavelliana preferiva giocare con la Casualità del divenire, ignorando la Virtù, sconosciuta ad entrambe.
sabato 7 gennaio 2017
L’ineluttabile e ragionevole conflitto
I partiti e i movimenti, dopo il voto referendario, si
guardano sospettosi, gli amici alleati e quelli che sono all’opposizione.
Alcuni respirano felicissimi per l’agognata sconfitta dell’attuale governo e del
suo despota; altri, invece, timorosi, preparano sottili strategie per il domani
vicino.
I più soddisfatti sono naturalmente coloro che nel Pd hanno combattuto Renzi. Tra questi l’astuto Bersani che brinda ora col lambrusco alla vittoria squillante, fragorosa, in compagnia di Grilllo, Salvini e qualcun altro.
In realtà i compagni della “Ditta” si trovano ora spiazzati dagli eventi che pure loro hanno provocato: opposizione costante al governo su tutto o quasi. Non solo sui temi costituzionali.
Questo stile inconsueto, questo tenere aperta la battaglia congressuale, oltre ogni limite, li avevano sfiniti nell’animo, poiché non erano preparati alla dialettica correntizia, allo scontro delle idee. La loro storia, anche fra i più giovani, era impregnata dal centralismo democratico, ingentilito dal segretario Berlinguer.
Per questo non sanno più gestire questo tempo nuovo del conflitto nel Pd. Deragliano con metafore curiose, con esagerazioni e con astio nei confronti di coloro che democraticamente hanno vinto il congresso. Con Renzi e Del Rio.
E’ un doloroso residuo che si portano con sé, incapaci di sposare la dialettica costruttiva, mantenendo l’unità del partito.
Diversamente i democristiani di lungo corso, come Franceschini, si muovono con sicurezza e scioltezza, senza sbavature eccessive, con passo felpato, poiché la loro storia e formazione era diversa, permeata dal rispetto dell’unità interna, pur nelle diversità numerose e spettacolari.
I più soddisfatti sono naturalmente coloro che nel Pd hanno combattuto Renzi. Tra questi l’astuto Bersani che brinda ora col lambrusco alla vittoria squillante, fragorosa, in compagnia di Grilllo, Salvini e qualcun altro.
In realtà i compagni della “Ditta” si trovano ora spiazzati dagli eventi che pure loro hanno provocato: opposizione costante al governo su tutto o quasi. Non solo sui temi costituzionali.
Questo stile inconsueto, questo tenere aperta la battaglia congressuale, oltre ogni limite, li avevano sfiniti nell’animo, poiché non erano preparati alla dialettica correntizia, allo scontro delle idee. La loro storia, anche fra i più giovani, era impregnata dal centralismo democratico, ingentilito dal segretario Berlinguer.
Per questo non sanno più gestire questo tempo nuovo del conflitto nel Pd. Deragliano con metafore curiose, con esagerazioni e con astio nei confronti di coloro che democraticamente hanno vinto il congresso. Con Renzi e Del Rio.
E’ un doloroso residuo che si portano con sé, incapaci di sposare la dialettica costruttiva, mantenendo l’unità del partito.
Diversamente i democristiani di lungo corso, come Franceschini, si muovono con sicurezza e scioltezza, senza sbavature eccessive, con passo felpato, poiché la loro storia e formazione era diversa, permeata dal rispetto dell’unità interna, pur nelle diversità numerose e spettacolari.
Chi conosce un po’ la storia sa bene che non basta il
cambio del nome per mutare la sostanza degli uomini, che trascinano con sé il
loro passato, la loro formazione.
Ciò che sono nell’essenza.
Ciò che sono nell’essenza.
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Barbara innaffiava le sue piante nella serra riscaldata appena dal tepore di una piccola stufa a legna. Ascoltava la musica nuova dai vecchi dischi in vinile: Dalla, De Gregori, Mina e i Beatles, e non poteva dimenticare i mesi della frenesia elettorale che aveva tanto incendiato il tessuto sociale, gli animi e le menti di tante persone.
Attendeva l’arrivo di Arduino per gli auguri dell’anno e pensava, nell’attesa, ai senatori locali dentro il loro involucro temporale, prigionieri inconsapevoli di eventi inaspettati; alcuni forse sognati e subito dimenticati, altri solo intravisti da lontano.
Barbara innaffiava le sue piante nella serra riscaldata appena dal tepore di una piccola stufa a legna. Ascoltava la musica nuova dai vecchi dischi in vinile: Dalla, De Gregori, Mina e i Beatles, e non poteva dimenticare i mesi della frenesia elettorale che aveva tanto incendiato il tessuto sociale, gli animi e le menti di tante persone.
Attendeva l’arrivo di Arduino per gli auguri dell’anno e pensava, nell’attesa, ai senatori locali dentro il loro involucro temporale, prigionieri inconsapevoli di eventi inaspettati; alcuni forse sognati e subito dimenticati, altri solo intravisti da lontano.
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