La transizione scorre..
L’anno in corso ci ha scodellato pietanze indigeste, disgustose, nonostante la nostra fiera avversione al trito rituale delle politiche mediocri e irresponsabili. Sembrerebbe un tempo da buttare questo del 2010. Irrecuperabile neppure come raccolta differenziata. Da cancellare quindi dai ricordi. Invece, se lo scrutiamo attentamente, potremo vedere piccoli bagliori sprizzare qua e là, nonostante l’invasiva presenza nelle menti del soporifero e ingannevole potere mediatico.
Sono queste scintille di gioie rimandate a farci assaporare le tracce sottili dei cambiamenti. Lenti, ma inarrestabili. Certo, le gerontocrazie distribuite nelle segreterie di tutti i partiti s’impegnano assiduamente a mantenere le loro roccaforti nei vasti territori del Paese. S’aiutano con giovani compiacenti, attratti dai luccichii del potere evanescente.
Lo scorrere del tempo non può risparmiare nessuno. Nemmeno i despoti sono esenti da questo stato naturale. Apprendiamo così da Fini, coofondatore per caso, che il Pdl non c’è più, non c’è mai stato. Evaporato in questi due anni sofferti. C’è solo il predellino del Cavaliere, tragico nella sua quotidiana battaglia contro il dolce scorrere del tempo.
Terrorizzato dalla sua Samarcanda, l’incontro con la morte che tutti ci unisce, non sa più dove aggrapparsi.
I tripudi degli uomini del Partito dell’amore si trovano ora spiazzati. Non s’accorgono che recitano una parte inesistente, scomparsa dal canovaccio del vecchietto di Arcore. Non lo sanno. Spaventati orrendamente, temono crisi di astinenze impossibili da sanare.
Il gemello Bossi, impavido guascone, si pavoneggia spavaldo, borbottando frasi che nessuno sa più decifrare. I suoi, sorridendo nelle tv del magnate, si preparano ad incassare qualche dividendo politico. Dell’orrenda fine nessuno osa pensare. Credono al magico rito dell’ampolla inquinata del Fiume fatato. Fingono, come navigati e consumati uomini di partito.
La città di Adira, con il suo museo e le sue dotte carte, sembra ignorare l’esercizio mediocre della sua Giunta, indaffarata a preparare trucchetti a sé stessa. Con il verde pubblico saccheggiato qua e là e gli scostumati comportamenti del suo “sindaco per caso”. Il quale mensilmente s’affaccia sulla stampa locale, ignaro delle sciocchezze che lascia libere di vagare nel territorio. Non si scompone, quando viene invitato dai sindacati a prendersi cura della Casa di Riposo e dei loro ospiti. Né riflette sulle manchevolezze della sua compagine, sempre più agitata al suo interno. Seraficamente annuncia sulle gazzette locali che “Da 25 anni egli si dedica alla nostra città.” Per ricordare a noi tutti la sua costante abnegazione, quasi ce la fossimo dimenticata. Dovremo forse essergli grati delle innumerevoli attività da lui svolte a favore di tutti noi?
Confessiamo turbati la nostra ignoranza. Non sappiamo a che cosa si riferisca. Alle corse sportive? Alle serate d’estate, finanziate con i soldi pubblici e da lui gestite? Qualcosa ci è sfuggito di questo nostro concittadino, sindaco paracadutato. Principalmente per meriti altrui.
Di sera la noia ci prende quando questo cinquantenne, scolaro disciplinato di Coppola e Mainardi, afferma “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Fare il sindaco cioè. Ha impiegato solamente un anno per capire questo.
Ora lo attende una prova difficile: sopravvivere a se stesso.
Le opposizioni, meravigliate di così poca grazia, non sanno darsi pace d’essere ancora imbalsamate a contemplarsi e provano a dialogare tra loro sottovoce. Sulla cultura, la scuola, sul verde oltraggiato e cercano cittadini scomparsi. Fuoriusciti dalle attrazioni fasulle delle politiche logorate e indigeste.
La transizione lentamente scorre imperturbabile.
Giovanni Ferro
giovedì 30 settembre 2010
sabato 25 settembre 2010
ADRIA: gli assessori dimezzati -
MAINARDI: tutore libertario
Il coraggioso e valente A. Rondina, dimissionario temporaneo, pensava di portare chiarezza con la sua ultima scoppiettante uscita sull’esercizio della democrazia. In realtà il petardo lanciato contro P. N. gli è quasi caduto addosso e le sue dimissioni da capogruppo pidiellino si sono evaporate in un batter d’ali. Sconcertati alcuni amici del bar Centrale e qualche avversario politico del Pd.
La sua perentoria azione ha permesso, però, al suo coordinatore provinciale M. Mainardi di catturare la scena sulle gazzette locali. Impresa da bambini per il vassallo polesano. Questi, reduce fresco dalla convenzione del suo partito rimpicciolito, ha cercato di spiegare a noi tutti cosa è necessario fare qui ad Adria, dopo le ripetute stravaganze della sua esangue maggioranza.
Devo qui confessare il mio stupore per la sua analisi acuta e originale, impreziosita dal solito vocabolo, teatrino, stressato e abusato. Ha voluto pure lui ignorare i sinonimi appropriati. Per esempio, palcoscenico andava sicuramente meglio.
Naturalmente prima si è lasciato dolcemente trasportare da qualche malizioso pensierino di propaganda sulla sua città. “Trent’anni di bisogni insoddisfatti” ha dichiarato, pensando al centro sinistra naturalmente.
Il pezzo forte e originale del Nostro riguardava invece le affermazioni rivolte ai suoi. “Inutili personalismi… deleteri sotto tutti i punti di vista.”. Gli alleati e gli inquieti consiglieri e assessori rispettino le sue indicazioni e lascino a lui e al sindaco il compito di “trovare la quadra." Proposizione mai sentita prima. Di sapore leghista. Gli alleati s’adeguino, sembrava dire.
Alla fine, inconsapevole del significato politico delle sue affermazione, ha invitato il Bobo a proseguire “come ha fatto fino a questo momento, mettendo a fuoco alcuni grandi progetti.. e lasciando le piccole incombenze ai suoi assessori.” E’ tempo di decidere," proclama.
Non pago ha continuato, riferendosi al Piano del Parco. “Assieme a Rondina si “è deciso nel progetto solo le aste fluviali”, affermando beatamente che egli si adopererà, attraverso un confronto importante con il presidente del Parco per trovare la giusta soluzione. Ecco la democrazia proclamata dal tutore libertario.
Gli assessori, increduli e meravigliati per tanta grazia, hanno tentato di festeggiare il gradito dono con prosecco di Bellombra, ma non ci sono riusciti. Per loro, infatti, rimasugli di governo, quisquilie. Nella maggioranza, Cotalini e qualche altro consigliere hanno provato disagio profondo per questa trovata grottesca.
Un uomo di partito, Mainardi, non eletto dal voto cittadino, come disse Lionello, suo sgradito consigliere di Taglio di Po, ritiene normale occuparsi del governo della nostra città, senza provare imbarazzo, sostituendosi alle figure istituzionalmente preposte.
A chi risponderà delle sue stravaganze? Si presenti come ospite in un Consiglio Comunale aperto per raccontarci come intende la condivisione dei programmi con la sua compagine, compresi i suoi alleati. Naturalmente porti il sindaco con sé, impressionato dalle sue ultime audaci proposte e metta a riposo il suo capogruppo. Altre prove, mi sembra evidente, egli dovrà affrontare per essere convincente.
Giovanni Ferro
SEL - Sinistra Ecologia Libertà
sabato 18 settembre 2010
Le finte dimissioni di Rondina
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| Torre civica |
Nessuno, ad Adria, dubitava che le forti parole del capogruppo del Pdl avessero logica conseguenza: le sue dimissioni. Soprattutto per quello che apertamente dicevano e altre che sottilmente alludevano. Erano pause di riflessione, ci dice. Ma lasciare la carica, seppur modesta di rappresentante del gruppo consiliare, non è pratica della politica che conosciamo in questa Repubblica.
Il Pdl adriese, per bocca di Rondina, lancia ora bordate pesanti a Progetto Nuovo, suo alleato, dopo le tante moine espresse ultimamente dal suo sindaco all’assessore Lucianò.
Stupito, ma non troppo, di questo ultimatum, Progetto Nuovo si trova ora sotto accusa per infedeltà. Sguaiato nelle sue apparizioni sulla stampa locale, incapace di garantire la giusta armonia amministrativa con critiche inopportune e sconvenienti alla sua giunta. Per una dialettica esagerata. Dovrà quindi mettersi una museruola e praticare l’autocensura. Ottima soluzione per il partito della libertà. La vicenda Fini inizia evidentemente a dare i suoi frutti anche nelle periferie, qui da noi.
Sarebbe invece sommamente opportuno che Rondina e il suo coordinatore provinciale spiegassero ai cittadini e ai consiglieri comunali le ragioni di questa loro svolta. Soprattutto chi decide cosa si può dire pubblicamente e quello che invece non va raccontato affatto. I motivi del contrasto e altro ancora. Presumo che anche la lista civica voglia e debba dire la sua nel merito alle accuse.
La democrazia è un esercizio difficoltoso ed arduo soprattutto per coloro che se ne appropriano, ritenendosi i soli custodi. Costoro però, prima o poi, rimangono impacciati e impreparati a semplici domande.
Perché, per esempio, minacciare una piccola formazione civica con il ricorso al voto? Sappiamo che l’attuale giunta può governare da sola la città, senza l’apporto dei consiglieri di P.N. Perché scartare questa soluzione?
L’attuale vicenda evidenzia, in realtà, una difficoltà strutturale della compagine amministrativa, dopo solo un anno di vita. Mette a nudo le diffuse incapacità politiche, suffragate da tutori impacciati che cercano di guidare inesperti navigatori.
Giovanni Ferro
SEL - Sinistra Ecologia Libertà
domenica 12 settembre 2010
Adria – settembre 2010
I petardi di Rondina -
Le dichiarazioni del capogruppo del Pdl A. Rondina, rilasciate alla stampa giovedì 9 c.m., non possono certo essere considerate delle amabili e dolci proposizioni nei confronti della sua maggioranza. Dure le sue affermazioni “Se devo avvallare il declino di questa città preferisco fermarmi.” E ancora “…Non si sa più quale sia la squadra..regna una totale confusione.”
E’ il Piano del Parco la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendolo a rilasciare queste e altre infuocate parole.
In effetti, in quest’anno di governo della giunta Bobo, gli episodi di lacerazioni interne sono stati innumerevoli, accompagnati da errori pacchiani compiuti da dilettanti inconsapevoli. Traversagno, strada di collegamento con la frazione di Bellombra, è stato il primo e spettacolare episodio. Denaro e progetto stradale perduti. Le dispute sul Pat; le vicende urbanistiche della frazione di Valliera, che hanno scatenato le reazioni delle associazioni dei commercianti e perfino di Adria Shopping. Le piccole e note meschinità nei confronti dei dipendenti comunali, associati al termine “stipendificio,” termine affatto carino per come venne usato e in quale luogo fu proferito dal sindaco. Per arrivare infine ai giorni nostri e alla soppressione di parte del verde pubblico per fare cassa, come si usa dire oggi.
Questi sono piccoli esempi significativi della confusione e dei pressapochismi che regnano in questa Amministrazione, guidata da un sindaco improvvisato che, solo dopo un anno, s’accorge della complessità e delicatezza del governo della Città. Afferma senza minimamente scomporsi: “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Ha impiegato più di un anno per capirlo.
Scolaro quasi disciplinato dei suoi protettori politici, Coppola-Mainardi, dichiara da buon sportivo di non aver intenzione di mollare. Non sa o finge di non sapere che qui non è gioco una gara di rally. Nel nostro caso la sconfitta riguarda l’intera comunità di Adria, con i suoi bisogni, le sue aspettative. Per un futuro migliore, senza le precarietà e le furbizie raccontate pedissequamente da figuranti consapevoli, giovani o vecchi che siano.
Gli apprendisti stregoni, come insegna Topolino nel celebre cartone, s’accorgono sempre tardi dei danni da loro causati, quando maneggiano strumenti a loro ignoti. Ecco perché vanno rimossi prima che sia troppo tardi.
Le storie hanno questo di buono: ci fanno sorridere e ci aiutano a capire come bisognerebbe comportarsi in certi momenti della nostra vita. Per questo sono apprezzate dai bambini e dagli adulti. I quali non sempre sanno coglierne il significato, o non vogliono.
Il buon senso e la saggezza di alcuni potrebbero aiutare il sindaco, anche per il suo bene, ad uscire di scena. Con eleganza possibilmente.
Giovanni Ferro
E’ il Piano del Parco la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendolo a rilasciare queste e altre infuocate parole.
In effetti, in quest’anno di governo della giunta Bobo, gli episodi di lacerazioni interne sono stati innumerevoli, accompagnati da errori pacchiani compiuti da dilettanti inconsapevoli. Traversagno, strada di collegamento con la frazione di Bellombra, è stato il primo e spettacolare episodio. Denaro e progetto stradale perduti. Le dispute sul Pat; le vicende urbanistiche della frazione di Valliera, che hanno scatenato le reazioni delle associazioni dei commercianti e perfino di Adria Shopping. Le piccole e note meschinità nei confronti dei dipendenti comunali, associati al termine “stipendificio,” termine affatto carino per come venne usato e in quale luogo fu proferito dal sindaco. Per arrivare infine ai giorni nostri e alla soppressione di parte del verde pubblico per fare cassa, come si usa dire oggi.
Questi sono piccoli esempi significativi della confusione e dei pressapochismi che regnano in questa Amministrazione, guidata da un sindaco improvvisato che, solo dopo un anno, s’accorge della complessità e delicatezza del governo della Città. Afferma senza minimamente scomporsi: “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Ha impiegato più di un anno per capirlo.
Scolaro quasi disciplinato dei suoi protettori politici, Coppola-Mainardi, dichiara da buon sportivo di non aver intenzione di mollare. Non sa o finge di non sapere che qui non è gioco una gara di rally. Nel nostro caso la sconfitta riguarda l’intera comunità di Adria, con i suoi bisogni, le sue aspettative. Per un futuro migliore, senza le precarietà e le furbizie raccontate pedissequamente da figuranti consapevoli, giovani o vecchi che siano.
Gli apprendisti stregoni, come insegna Topolino nel celebre cartone, s’accorgono sempre tardi dei danni da loro causati, quando maneggiano strumenti a loro ignoti. Ecco perché vanno rimossi prima che sia troppo tardi.
Le storie hanno questo di buono: ci fanno sorridere e ci aiutano a capire come bisognerebbe comportarsi in certi momenti della nostra vita. Per questo sono apprezzate dai bambini e dagli adulti. I quali non sempre sanno coglierne il significato, o non vogliono.
Il buon senso e la saggezza di alcuni potrebbero aiutare il sindaco, anche per il suo bene, ad uscire di scena. Con eleganza possibilmente.
Giovanni Ferro
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