Pagine

giovedì 25 febbraio 2010

ANNO 2020: ottavo dalla fine del vecchio mondo

L’apprendista stregone di Walt Disney


Il  Monarca  ha deciso che solo lui può promuovere e assolvere gli uomini dai loro peccati. Se goderecci con prostitute può chiudere un occhio, se invece riguardano le ruberie allo Stato e ai suoi sudditi, cittadini perduti, si chiama fuori, estraneo. Anzi, promuove dalle sue innumerevoli tv il motto: “meno stato e più iniziativa privata”. Questo è il nuovo capitalismo. I suoi ministri si adeguino in fretta, così pure i parlamentari, suoi dipendenti. La minoranza faccia quello che deve fare in silenzio, così la stampa.
L’anno 20020 era iniziato con la consueta video conferenza alla Nazione. Le massime autorità civili e religiose ascoltavano in silenzio la parola del loro Santo Protettore. La gente incollata ai terminali seguiva la cerimonia mangiando popcorn e chiacchierando tra loro. Solo un ragazzo sembrava distratto e disinteressato. Era stufo di rivedere quel video di tanti anni fa, quando ancora regnava Ballafraccassone, così venne chiamato dopo la sua ingloriosa fine. Chiamò Herz, suo collaboratore domestico, e insieme dettero inizio al una interessante partita a scacchi, che naturalmente avrebbe perso. Ciò lo non infastidiva poiché faceva parte del gioco essere sconfitti dal proprio robot. Era un modo gioioso  per imparare senza subire frustrazioni inutili.

Gli eccessi nella vita di ogni giorno straripano e il Paese inflazionato non sa più se meravigliarsi o arrabbiarsi per una poltiglia che avvolge tutti noi: è un’infezione contagiosa per portare i cittadini all’assuefazione, all’abitudine al ridicolo, al discredito della legge.
Qualcuno sostiene che le menzogne non si riconoscono più tra di loro, confuse e frastornate nelle vicende grottesche della politica rappresentata. Vagano negli spazi umani alla ricerca di qualcuno che le rappresenti dignitosamente. Hanno bisogno della verità per ritrovarsi, per vedere l’altra faccia dell’umanità dimenticata.

Nella città etrusca l’apprendista stregone Bobo, sindaco mosso da buone intenzioni, così sostengono gli amici fidati, si muove impacciato come Topolino di Walt Disney nel celebre cartone animato Fantasia. Sostenuto da una maggioranza stressata e lacerata al suo interno, cerca di spiegare alla stampa le sue solitudini politiche. “Ho fiducia solo in pochi, quattro o cinque persone“, sostiene, dimenticando che è stata una sua scelta schierarsi con i rinnovatori della Lega e del Monarca quasi assoluto. Ha peccato di presunzione nel caso migliore o di raffinata ingenuità. Ora saltella come un’anatra zoppa e cerca comprensione. Vuole rappresentare se stesso vittima di un potere sconosciuto che non sa ancora riconoscere. Gli piace essere creduto, ma è difficile poterlo accontentare. Nel frattempo continua a fare campagna elettorale per l’onnipresente Coppola, assessore dilagante, inconsapevole pure lei dell’esagerazione. La saturazione, dovrebbe saperlo, è un rischio per il politico normale; può perfino infastidire il suo più affezionato elettore, figuriamoci gli altri, confusi e smarriti in questa Babele di eventi.
In queste elezioni il sindaco dovrebbe astenersi da parteggiare per qualcuno dei suoi sostenitori, quelli che lo hanno fatto vincere: niente occhiolini e moine, quindi, alla candidata. Non può essere individuato come un tifoso sfegatato per qualcuno. Deve ricordare che è un uomo delle Istituzioni, e che non può prestarsi  a fare campagna elettorale per chicchessia., neppure per l’orgoglioso M. Renzino  Forse è chiedere troppo ad un apprendista stregone, indaffarato a destreggiarsi con la quotidianità del fare.
Segnaliamo infine la Lega che, nella sala consiliare, ha tuonato contro Raule che avversa il serafico d’Angelo, suo ex compagno di partito, il quale agognerebbe cancellare con un vocabolo improponibile, bieco, la storia politica adriese. Spinello ora lo vorrebbe ingenuamente sfidare a duello verbale, ma ciò non avverrà certamente, senza il consenso del rude commissario Contiero, valvassino leghista polesano, impegnato a ripulire l’orticello di casa sua ( il partito ) dalle erbacce infestanti, dissidenti individualisti. Celebrerà in tal modo la democrazia del Carroccio.



Giovanni Ferro


   

lunedì 15 febbraio 2010

L’eccesso di D’Alema

Il mese di San Valentino


Parlavo con amici improvvisati, nel cuore dell’Europa, in una giornata di sole primaverile e formulavo l’idea se l’esagerazione e l’eccesso potessero forse avere un significato recondito,evocativo, quando si manifestano pubblicamente. Questi due termini potrebbero essere la manifestazione di un disagio profondo, presente nel nostro Paese, o più semplicemente un’ ironica rappresentazione di una realtà camuffata, bisognosa di far emergere qualche egocentrico personaggio nell’agone politico. In quell’occasione infatti pensavo alla Lega di Bossi e Maroni e mi domandavo l’utilità delle loro “sparate” consegnate alla stampa e se i messaggi di quel partito, truculenti e irridenti l’unità del Paese, potevano generare qualcosa di utile per i cittadini. I miei spiritosi accompagnatori si divertivano assai ad ascoltare e con arguzia spiritosa intervenivano liberamente nella chiacchierata per ingannare il tempo comune.
Oggi, a distanza di parecchi mesi, sono ritornato su quelle parole  e l’eccesso l’ho ritrovato nelle recenti affermazioni di D’Alema sulla Puglia. Vendola è stato oggetto, infatti, di una smodata attenzione dalemiana, un accanimento fastidioso contro la sua volontà di sottoporsi alla prova delle Primarie, esercizio del nuovo partito democratico. Le cronache hanno ampiamente raccontato i risvolti di ciò che è accaduto in questa regione: una campagna imbarazzante, per il Pd,  di delegittimazione di Vendola, affermazioni grossolane, paternalistiche e surreali, tipo “Voglio proteggere Nichi da se stesso” (D’Alema).Basterebbe analizzare le diverse proposizioni apparse sui giornali e nel webb per rendersi conto di tanto enfasi verbale. Naturalmente, in questa occasione, il leader Massimo ha voluto sfoderare inutilmente la sua tanto proclamata intelligenza politica che piace sempre meno ai suoi ultimi luogotenenti, sopravissuti nei territori contaminati da ben altri protagonisti politici. Egli inconsapevolmente ha fatto grande oltre misura Nichi. Ecco una prima conseguenza dell’esagerazione.Le parole eccessive, drogate e gonfiate a dismisura, provocano quindi uno stupore diffuso, un’attenzione smisurata della pubblica opinione. Alcuni si chiedono il perché di tanto abuso linguistico. Le parole scaraventate nella pubblica piazza si vendicano così mettendo a nudo le miserie degli uomini.

Il mese di San Valentino, dell’amore romantico e passionale vede protagonisti i candidati alle Regionali che preparano con grazia le loro campagne elettorali. Con frecce colorate, innocui schioppettini e sorrisi beffardi vagano freneticamente nelle vie e nelle strade dei centri cittadini. Non disdegnano le campagne e le osterie, le pietanze succulente e cercano voti, promettendo sempre qualcosa a qualcuno: è il rito pagano, intriso di buone intenzioni, fasullo, squinternato, soprattutto in questi tempi tristi.
La candidata  Isi C. s’inventa il Point nella vasta provincia e ad Adria approda, si fa per dire, nel centro città, sotto le finestre del suo Massimo conduttore. Il sindaco si allieta sapendo della sua preziosa vicinanza, della straordinaria generosità che ella sa trasmettere alle sue truppe frastornate dai tanti clamori governativi e promuove iniziative pubbliche all’insegna della sua disinteressata partecipazione. Solo la Lega sembra non capire cosa sta accadendo a palazzo Tassoni, distratta da Raule. Gli altri alleati s’adeguano e preparano le loro minestrine elettorali condite con qualche piatto speciale.
Il cronista che scrive sulle pagine locali ringalluzzisce, corteggiato dai luogotenenti delle liste elettorali, e consuma in tal modo le gioie riflesse delle visibilità molecolari che la politica locale sa offrire. Piacere intenso a stento trattenuto.
La Coppola, per ben figurare, fa disegnare un cuoricino stilizzato nel suo motto amoroso. Esultano tutti per l’originale trovata, benedetta dalle altissime sfere del partito che, come noto, predicano e praticano l’amore diffuso in ogni luogo.
Marangoni, competitore pure lui, sceglie invece un profilo diverso, appartato, non esuberante come la sua amica di partito, si dirà poi così, amica?. Sembra preferire i centri minori, non per questo non frequentati, e affida a Zanforlin il ruolo di stratega nella rincorsa al voto. Non tutti vanno nelle piazze a farsi vedere, ad assaggiare stuzzichini, ascoltando l’oratore di turno. Le suadenti parole s’infilano bene anche in luoghi meno mondani. Conoscitore e praticante del teatro amatoriale continua così a recitare per il bene supremo della sua frazione politica. Complimenti.
Le opposizioni in questa occasione si fanno coraggio e provano ad uscire dal loro puerile isolamento, promuovendo alleanze e sfidando le loro ottuse identità. Meritano i nostri auguri.


Giovanni Ferro
sinistra ecologia libertà

martedì 9 febbraio 2010

IL NUCLEARE NEL VENETO

Polesine NO NUKE

Porto Tolle sarebbe tra i probabili siti per le nuove centrali atomiche. Lì dove già esiste un mega-impianto elettrico sul quale è in corso un'inchiesta giudiziaria per le malattie respiratorie causate dall'inquinamento. E a Rovigo a dicembre è stato inaugurato il rigassificatore
Fa freddo a Adria, la neve imbianca i tetti. La cattedrale si staglia contro un cielo blu. La gente cammina frettolosa. In un bar del centro si chiacchiera e si discute di come contrastare le scellerate decisioni di giunte e amministrazioni e governi che hanno reso la zona del Polesine una delle aree a più alta concentrazione di impianti inquinanti e impattanti del nord est. A Polesine Camerini (comune di Porto Tolle) sorge una delle centrali elettriche più grandi d'Europa. Di proprietà dell'Enel è divisa in quattro gruppi da 660 Mw l'uno, ha una potenza nominale totale di 2640 Mw, e può produrre circa l'8% del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Costruita tra il 1980 e il 1984 era meta di gite scolastiche da tutta la regione e non solo.
Sulla centrale sono state aperte numerose inchieste: l'ultima riguarda le malattie respiratorie dei bambini legate all'inquinamento prodotto dalla centrale. L'ha aperta il sostituto procuratore Manuela Fasolato e riguarda i comuni compresi nel raggio di 25 km dalla centrale. Si tratta di un'indagine relativa agli anni 2000-2006. Tra gli indagati i vertici presenti e passati dell'Enel. Il 9 febbraio il magistrato ha disposto un accertamento tecnico non ripetibile convocando i vertici dell'Enel. Porto Tolle dunque. Ma anche Rovigo, dove nel dicembre scorso è stato inaugurato in pompa magna il rigassificatore offshore. Il terminal, situato al largo della costa veneta, è destinato a immettere nella rete energetica nazionale fino a 8 miliardi di metri cubi di gas l'anno, circa un decimo di quanto serve all'Italia. Dieci anni di gestazione per realizzare "il mostro", come lo definiscono gli abitanti del Polesine. All'inaugurazione, al teatro la Fenice di Venezia, hanno partecipato, oltre a Berlusconi, anche l'emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa Al-Thani.
Il terminal Adriatic Nlg è il primo al mondo off-shore (in mare aperto) adagiato su un fondale marino. La società che controlla il terminal è partecipata da Edison (10%), Exxon Mobile (45%) e Qatar Terminal Limited (45%). Il gruppo si è assicurato il diritto di utilizzo dell'80% della capacità di rigassificazione (pari a 6,4 miliardi di metri cubi l'anno) per venticinque anni. Per costruire il terminal, enorme struttura in cemento armata alta 47 metri, larga 88 e lunga 180, ci sono voluti cinque anni.
Dunque, centrale elettrica e rigassificatore. Non è abbastanza. E infatti pare che uno dei siti delle nuove centrali nucleari volute dal governo sia stato individuato proprio in questa zona. Precisamente nei pressi del comune di Rosolina, famosa stazione balneare con un giro turistico di 2 milioni di presenze l'anno. E infatti Rosolina, situato tra l'Adriatico, l'Adige e il Po, è anche l'unico comune della zona che si ribella. «Questo è un distretto energetico - dice Danilo Stoppa, di sinistra e libertà, ambientalista - ha 247 mila abitanti, per la maggior parte anziani. Negli anni '90 e fino ai primi anni 2000 - aggiunge - c'è stato un grande movimento ambientalista di protesta e proposta. Ma poi le amministrazioni di vario colore hanno abbandonato i cittadini appoggiando le peggiori politiche». Questo in una zona ricca «con un patrimonio - aggiunge XX Flamini, portavoce dei comitati contro il rigassificatore - da valorizzare. Siamo sul Delta del Po. Ma invece che scegliere la strada della valorizzazione del territorio, si è preferito metterlo a disposizione degli speculatori nel mercato energetico internazionale».
Il Polesine è un territorio a vocazione agricola. «Importanti in questa zona - dice Elia Barchetta, ex studente della pantera, un passato in Legambiente, Wwf, social forum - sono l'agricoltura, la pesca, il turismo. Ma è evidente che tutte vengono compromesse dalle scelte fatte fin qui. Si cerca di puntare sul riconoscimento dei marchi Gp, abbiamo il riso del Polesine per esempio, ma è una battaglia difficile. E la Lega che parla tanto di difesa dei prodotti tipici - aggiunge Barchetta - in realtà segue le politiche del governo». La sinistra, concordano sconsolati tutti, «è stata complice di queste scelte che stanno portando alla distruzione un territorio prezioso». Basta attraversare l'immaginario confine e passare dal parco del Po, lato Veneto, al parco del Po, lato Emilia Romagna. Le scelte si fanno dolorosa evidenza. «C'è chi ci crede e investe, l'Emilia Romagna, e chi no», sintetizza Elia Barchetta, aggiungendo che «il tradimento più grande è stato quello della sinistra».
La centrale elettrica di Porto Tolle è ferma da tre anni. Rimangono 300 dipendenti sostenuti dagli ammortizzatori sociali. La centrale andava dismessa e non da ieri. Doveva essere infatti riconvertita dopo dieci anni dalla sua messa in funzione. In realtà grazie alle deroghe è andata avanti fino al 2007. Ora si parla di possibile riconversione. Scartato l'orimulsion, si fa sempre più insistente l'ipotesi di riconvertire a carbone. Per gli ambientalisti un anatema, evidentemente. «Nel 1987 - dice Danilo Stoppa - in questa zona c'era un'incidenza tumorale del 35% contro una media nazionale del 28%. Un dato - aggiunge - che significa molto perché qui non ci sono nè tangenziali trafficate, nè metropoli». Ci sono però altri progetti per la zona. Come quello della West Energy che vuole costruire nel comune di Loreo, nel sito delle ex acciaierie San Marco, un centrale termoelettrica da 800 mw. Il decreto di compatibilità ambientale è stato dato dal ministero dell'ambiente e da quello per i beni culturali, il 7 maggio scorso. Il progetto dell'azienda bresciana (impianto a ciclo combinato alimentato a gas naturale) non piace ai comuni vicini a Loreo e ai cittadini e ambientalisti. «Va anche ricordato - dice Luigi Flamini - che in questa zona c'erano undici zuccherifici importanti, perché qui c'era una produzione di bietola importante. L'ultimo stabilimento chiuso - ricorda ancora Flamini - è quello di Porto Viro dove qualcuno vorrebbe costruire un termovalorizzatore».|

Orsola Casagrande
Da il Manifesto

giovedì 4 febbraio 2010

MAGGIORANZE POLITICHE e la Lega

http://adriaperlasinistra.blogspot.com/

Adria: il nucleare tra noi


Le Maggioranze politiche, in questi tempi, governano spesso in maniera sussultoria, sfogando le loro diversità mal celate. Un ministro afferma una cosa che poi viene subito smentita da un altro, per civetteria o convinzione. Brunetta, per esempio, vuol dare soldi ai giovani purché escano dalla casa paterna, sperando così di farli diventare adulti consapevoli. Leggendo la stampa tripudia come un bimbo felice. Tremonti, controllore della spesa, lo boccia senza pietà. I pompieri del Capo, sempre attenti, si precipitano allora a spegnere l’ennesimo fuocherello, appiccato qual e là da suoi ministri giocherelloni. Bravissimo.
Al nord, la Lega prepara pietanze indigeste, anche per i suoi inconsapevoli sostenitori, e utilizza il pubblico denaro e l’informazione mediatica per far sentire le sue spericolate lagnanze sui lavoratori non italici: qualche distratto elettore, spera, abboccherà ancora una volta.  Finge una diversità nell’esercizio del potere, mantenendo, però, tutti i benefici romani e le note prebende dei partiti conosciuti. S’attacca al suo sovrano medioevale  Boxus Agilulfo, gemello siamese dell’altro Berlu Agilulfo, e insieme preparano polpette adulterate  al popolo stupito. Insieme si sostengono appassionatamente  e, come il gatto e la volpe di collodiana memoria, saltellano nel territorio della Penisola con magici specchietti taroccati e cianfrusaglie varie. Il godimento sensuale del potere produce così i suoi eroi.

La città del C. Groto, insigne studioso adriese, si sveglia ogni mattina, dialogando lungo e strade principali e, incuriosita, ascolta le migliaia di parole dei suoi temporanei maratoneti, quelli che passeggiano lungo il Corso.
Alcuni, pentiti del voto dato al commerciante traghettatore (Bobo), temono ulteriori scivolamenti della Giunta sul lessico italiano e nutrono esagerate preoccupazioni per ciò che una parola sbagliata può provocare. Non hanno ancora compreso che i vocaboli spesso vivono ormai separatamente da chi li pronunciano, anzi si divertono a ridicolizzare gli ignari cittadini, soprattutto i politici: sognano un ritorno al Futurismo italiano, aggiornato nella multietnicità di questo secolo. Per questo insigni professori universitari si preoccupano delle giovani matricole e preparano corsi di recupero della lingua nazionale, nella speranza che questo possa giovare.
Al bar Centrale, i morfemi spauriti non sanno così chi sono veramente. Hanno perso la loro identità e vagano confusi tra di noi. Alcuni, in verità, si sono ribellati e giocano a scherzare con qualche assessore locale, come hanno raccontato le cronache recenti.
Le opposizioni consiliari, frastornate da tutto questo clamore linguistico, sembrano dimenticarsi il loro ruolo propositivo: il Piano del Rumore, atteso da tempo dai cittadini; la rimozione o messa in sicurezza dei tetti di amianto, soprattutto nelle vicinanze delle scuole comunali; le famiglie colpite dalla crisi. Sappiamo quanti sono i nuclei familiari? Quanto denaro è stato stanziato dall’Amministrazione C. per aiutarli?
E infine, per quanto riguarda  l’individuazione del sito nucleare per produrre energia previsto nel Polesine, vicinissimo a noi, c’è  qualcuno nel mondo politico locale che ha il coraggio di pronunciarsi ora, con un sì o con un no, senza attendere l’esito del voto amministrativo? Sono alcune elementari questioni che le opposizioni dovrebbero porre, invece di dedicarsi alle babeliche strategie che gettano sconforto agli elettori tutti. La gente questo si domanda.
Aspettiamo, senza troppa fiducia, che il sindaco risponda, così pure attendiamo i responsabili dei partiti cittadini. Da parte nostra rigettiamo con forza l’ipotesi nucleare come risposta ai bisogni energetici,  soprattutto all’interno del territorio del Parco del Delta. Ci affidiamo ad Obama, alle sue capacità persuasive più che alle giravolte di casa nostra e di coloro che con supponenza pretendono di rappresentare il Paese.


Giovanni Ferro
Sinistra ecologia Libertà