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martedì 9 febbraio 2010

IL NUCLEARE NEL VENETO

Polesine NO NUKE

Porto Tolle sarebbe tra i probabili siti per le nuove centrali atomiche. Lì dove già esiste un mega-impianto elettrico sul quale è in corso un'inchiesta giudiziaria per le malattie respiratorie causate dall'inquinamento. E a Rovigo a dicembre è stato inaugurato il rigassificatore
Fa freddo a Adria, la neve imbianca i tetti. La cattedrale si staglia contro un cielo blu. La gente cammina frettolosa. In un bar del centro si chiacchiera e si discute di come contrastare le scellerate decisioni di giunte e amministrazioni e governi che hanno reso la zona del Polesine una delle aree a più alta concentrazione di impianti inquinanti e impattanti del nord est. A Polesine Camerini (comune di Porto Tolle) sorge una delle centrali elettriche più grandi d'Europa. Di proprietà dell'Enel è divisa in quattro gruppi da 660 Mw l'uno, ha una potenza nominale totale di 2640 Mw, e può produrre circa l'8% del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Costruita tra il 1980 e il 1984 era meta di gite scolastiche da tutta la regione e non solo.
Sulla centrale sono state aperte numerose inchieste: l'ultima riguarda le malattie respiratorie dei bambini legate all'inquinamento prodotto dalla centrale. L'ha aperta il sostituto procuratore Manuela Fasolato e riguarda i comuni compresi nel raggio di 25 km dalla centrale. Si tratta di un'indagine relativa agli anni 2000-2006. Tra gli indagati i vertici presenti e passati dell'Enel. Il 9 febbraio il magistrato ha disposto un accertamento tecnico non ripetibile convocando i vertici dell'Enel. Porto Tolle dunque. Ma anche Rovigo, dove nel dicembre scorso è stato inaugurato in pompa magna il rigassificatore offshore. Il terminal, situato al largo della costa veneta, è destinato a immettere nella rete energetica nazionale fino a 8 miliardi di metri cubi di gas l'anno, circa un decimo di quanto serve all'Italia. Dieci anni di gestazione per realizzare "il mostro", come lo definiscono gli abitanti del Polesine. All'inaugurazione, al teatro la Fenice di Venezia, hanno partecipato, oltre a Berlusconi, anche l'emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa Al-Thani.
Il terminal Adriatic Nlg è il primo al mondo off-shore (in mare aperto) adagiato su un fondale marino. La società che controlla il terminal è partecipata da Edison (10%), Exxon Mobile (45%) e Qatar Terminal Limited (45%). Il gruppo si è assicurato il diritto di utilizzo dell'80% della capacità di rigassificazione (pari a 6,4 miliardi di metri cubi l'anno) per venticinque anni. Per costruire il terminal, enorme struttura in cemento armata alta 47 metri, larga 88 e lunga 180, ci sono voluti cinque anni.
Dunque, centrale elettrica e rigassificatore. Non è abbastanza. E infatti pare che uno dei siti delle nuove centrali nucleari volute dal governo sia stato individuato proprio in questa zona. Precisamente nei pressi del comune di Rosolina, famosa stazione balneare con un giro turistico di 2 milioni di presenze l'anno. E infatti Rosolina, situato tra l'Adriatico, l'Adige e il Po, è anche l'unico comune della zona che si ribella. «Questo è un distretto energetico - dice Danilo Stoppa, di sinistra e libertà, ambientalista - ha 247 mila abitanti, per la maggior parte anziani. Negli anni '90 e fino ai primi anni 2000 - aggiunge - c'è stato un grande movimento ambientalista di protesta e proposta. Ma poi le amministrazioni di vario colore hanno abbandonato i cittadini appoggiando le peggiori politiche». Questo in una zona ricca «con un patrimonio - aggiunge XX Flamini, portavoce dei comitati contro il rigassificatore - da valorizzare. Siamo sul Delta del Po. Ma invece che scegliere la strada della valorizzazione del territorio, si è preferito metterlo a disposizione degli speculatori nel mercato energetico internazionale».
Il Polesine è un territorio a vocazione agricola. «Importanti in questa zona - dice Elia Barchetta, ex studente della pantera, un passato in Legambiente, Wwf, social forum - sono l'agricoltura, la pesca, il turismo. Ma è evidente che tutte vengono compromesse dalle scelte fatte fin qui. Si cerca di puntare sul riconoscimento dei marchi Gp, abbiamo il riso del Polesine per esempio, ma è una battaglia difficile. E la Lega che parla tanto di difesa dei prodotti tipici - aggiunge Barchetta - in realtà segue le politiche del governo». La sinistra, concordano sconsolati tutti, «è stata complice di queste scelte che stanno portando alla distruzione un territorio prezioso». Basta attraversare l'immaginario confine e passare dal parco del Po, lato Veneto, al parco del Po, lato Emilia Romagna. Le scelte si fanno dolorosa evidenza. «C'è chi ci crede e investe, l'Emilia Romagna, e chi no», sintetizza Elia Barchetta, aggiungendo che «il tradimento più grande è stato quello della sinistra».
La centrale elettrica di Porto Tolle è ferma da tre anni. Rimangono 300 dipendenti sostenuti dagli ammortizzatori sociali. La centrale andava dismessa e non da ieri. Doveva essere infatti riconvertita dopo dieci anni dalla sua messa in funzione. In realtà grazie alle deroghe è andata avanti fino al 2007. Ora si parla di possibile riconversione. Scartato l'orimulsion, si fa sempre più insistente l'ipotesi di riconvertire a carbone. Per gli ambientalisti un anatema, evidentemente. «Nel 1987 - dice Danilo Stoppa - in questa zona c'era un'incidenza tumorale del 35% contro una media nazionale del 28%. Un dato - aggiunge - che significa molto perché qui non ci sono nè tangenziali trafficate, nè metropoli». Ci sono però altri progetti per la zona. Come quello della West Energy che vuole costruire nel comune di Loreo, nel sito delle ex acciaierie San Marco, un centrale termoelettrica da 800 mw. Il decreto di compatibilità ambientale è stato dato dal ministero dell'ambiente e da quello per i beni culturali, il 7 maggio scorso. Il progetto dell'azienda bresciana (impianto a ciclo combinato alimentato a gas naturale) non piace ai comuni vicini a Loreo e ai cittadini e ambientalisti. «Va anche ricordato - dice Luigi Flamini - che in questa zona c'erano undici zuccherifici importanti, perché qui c'era una produzione di bietola importante. L'ultimo stabilimento chiuso - ricorda ancora Flamini - è quello di Porto Viro dove qualcuno vorrebbe costruire un termovalorizzatore».|

Orsola Casagrande
Da il Manifesto

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