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sabato 17 dicembre 2016

Primarie





Grizzana

Le Primarie del Pd hanno indubbiamente certificato, nella loro breve e travagliata esistenza, vulnerabilità e precarietà, impossibilitate, quindi, a rispondere alle domande che la politica pone, soggetta, com’è, a vivere la drammaticità della storia e l’ambiguità della natura umana, scegliendo con sofferenza il male minore e riconoscendo gli inevitabili interessi che impregnano gli animi di tutti, alla ricerca di un percorso verso un bene superiore che attenui la fatica dell’agire e del tradurre le azioni politiche, affinché non ci siano precipitazioni, baratri profondissimi, e che sempre prevalga lo spirito e la forza della non rassegnazione e della fiducia.

La storia macina le ore; respira, annusa i profumi del tempo, i passaggi, le fluttuazioni, i tormenti e le speranze. Ricorda le atrocità, i ritorni, gli inabissamenti, s’infastidisce per vicende irrilevanti, quasi fisiologiche.
Gli uomini con i paraocchi non sanno riconoscere le faglie che si aprono nei pensieri, nei sentimenti dei tantissimi che vivono e lottano in luoghi sconosciuti e lontani.
Erano queste le impressioni che si facevano strada dentro di lui, nonostante la sua riluttanza ad accettarle: desiderava altro in questo frammento di spazio temporale.


A Grizzana era giunto al mattino in compagnia di Emilio, residente del luogo, poeticamente rappresentato dal suo pittore più noto, Morandi.
La sera prima aveva scoperto un pertugio dentro di sé, una fessura sottile dentro la quale sorrideva il suo bambino felice, il suo Io trascurato e dimenticato da tempo. Il pensiero si era lasciato andare per affetto, permettendo questa visitazione inconsueta e inaspettata


“Il conflitto accompagna le opinioni diverse e contrapposte, i dibattiti sottili e feroci, spingendo la politica lungo territori apparentemente nuovi, sconosciuti, nei quali i protagonisti spesso dimenticano o ignorano il passato, le storie comuni, nelle quali gli uomini hanno operato e vissuto con gioia e dolore.”
“Non credi anche tu Emilio?”

“Non saprei, a me pare che ogni fatto, evento, non si esurisca mai: è come una giostra che suggerisce lo stesso paesaggio, fugace e duraturo insieme.”

Il forno vicino profumava con la sua pasticcieria e invitava ad entrare. Per passione e curiosità. Tullio non esitò a varcare la soglia con l’amico.




mercoledì 5 ottobre 2016

Scalogna elettorale





Arduino e Mimì


Negli anni ’70 del secolo corto Mimì coltivava con affetto i suoi vocaboli affettuosi e poetici, innamorato della vita e delle sue passioni; consultava protocolli, manuali per tutelare il lavoro dipendente e nel sindacato trascorreva le sue ore.

Arduino lo ricordava nelle serate invernali, nelle sue rivisitazioni del passato novecentesco, intriso di sapori speciali, di inconfondibili odori. Quasi nulla era rimasto di quel tempo, di quella stagione dell’animo: solo stantie rievocazioni che offuscavano il pensiero precipitato in qualche avvallamento nascosto. I nuovi bagliori stentavano a illuminare le realtà innumerevoli vogliose ad affermarsi.

Al mattino presto si precipitava a fotografare il terreno, umido per le nebbie notturne, i manufatti abbandonati, i tombini e gli oggetti sperduti in ogni luogo. Dopo anni di dura opposizione ai governi passati aveva deciso di darsi un nuovo profilo, senza chiedersi quale fosse la ragione di questo suo diverso orientamento: stanchezza, rifiuto delle ideologie, fastidio per le chiacchiere infinite che esondavano dalle reti televisive. Gli stessi quotidiani gli sembravano ingessati, ammuffiti nel loro quotidiano riproporsi.

Enea non riusciva a comprendere lo stato del suo vecchio amico e compagno, le sue mutazioni, e imprecava contro l’attuale governo, colpevole, a suo dire, di questo malessere, di questa disaffezione diffusa.



In alcune piazze del Centro, cittadini poco indaffarati, quasi nulla facenti, si chiedevano con stupore come il Pd avesse potuto perdere consensi notevoli nelle tre sfide elettorali ( 2009 – 2011 – 2016) senza che nessuno dei maggiorenti rispondesse politicamente di queste ripetute sconfitte, scivolando dal 27.2% del 2009 al 18.4% del 2016.

In verità il segretario di sezione Spinello si era subito dimesso con grande stupore dei suoi più fidi sostenitori, coloro che gli avevano dato la preferenza con totale disinvoltura.

Si sussurra, tuttavia, che l’appoggio dato dall’avvocato adriese Migliorini al candidato sindaco Zambon abbia frenato alcune moltitudini di elettori spauriti da quel plateale appoggio, temendo un contagio superstizioso ed esagerato con la iattura, anche solo elettorale.

Per tale ragione decine di voti si sono spostati sul mite Barbierato, tenue speranza della politica adriese. Altri, invece, per qualche disamore hanno preferito le Cinque Stelle, sicuri della loro irrilevanza nello scenario politico locale, mentre i partiti dell’astensione sono rimasti rintanati nella loro percezione della politica. Così tutti hanno potuto dormire sonni sereni e sognare perfino.

Al Bar Centrale alcuni tifosi del sindaco uscente brindavano già alla vittoria programmata. Non certo da loro.




domenica 19 giugno 2016

La tristezza del Ballottaggio





Il ballottaggio indispettito per la pochezza dei candidati bighellonava nelle stradine del Centro, nelle periferie e in qualche frazione comunale.
A Bellombra aveva fatto sosta per riposare, per riprendere fiato. Preferiva gli spareggi sportivi dei giorni festosi, con la gente allegra a cenare sotto tendoni all’aperto, con musica e balli.
La politica lo rendeva quasi sempre triste in questi tempi.
Eppure il suo essere sostantivo lo rendeva rassicurante per i cittadini, consapevoli dell’importanza nella governabilità che veniva così assicurata. Tuttavia ciò non lo soddisfaceva pienamente, non perché qualcuno veniva sconfitto e questo era nelle cose, ma per l’insignificanza e la pochezza dei candidati che, a volte, arrivavano al ballottaggio.
La sua vita era in tal modo segnata da questo ruolo e funzione e per questo era apprezzato da tutti.
Esultava raramente ed era felice quando il vincitore gli sembrava sommamente stimato da un largo e affettuoso consenso.
La sua umanizzazione non era certo ben vista dalle schiere dei vocaboli usurati, capricciosi e austeri. Di questo sorrideva fra sé, senza troppo badare alle critiche che qualcuno metteva in giro.

I cittadini elettori, chiamati alle urne, percepivano chiaramente la loro irrilevanza in questi esercizi di democrazia necessaria; erano storditi dai clamori eccessivi, spropositati, dalle violenze verbali che scorrevano nel web, nelle corride televisive. Soprattutto si meravigliavano del percorso che erano chiamati ad intraprendere, quasi fosse necessario riposizionarsi, lasciando antiche certezze.
I giovani, invece, erano sprovvisti delle inferenze, dei legami linguistici con il recente passato: avevano da tempo annullato ogni legame con le familiari appartenenze politiche, contagiose seppur incomprensibili. Erano soli in compagnia, insieme ad altri. Alla ricerca.
Potevano viaggiare con la fantasia nuova del tempo veloce e fulmineo nella Rete e nelle reti e gli ammiccamenti ripetuti, le frequentazioni quotidiane che sembravano addolcire le ore della sera, rafforzavano pure le dispute nelle dialettiche feroci, negli insulti scagliati a vanvera. Le dolcezze non venivano, tuttavia ignorate; vestivano in modo diverso, non avevano i profumi del corpo, gli odori acri della vicinanza, del fumo respirato che penetrava dentro i tessuti, nelle pieghe intime del corpo, nei pantaloni e nelle narici.
Nel ‘900 l’odore di nicotina avvolgeva un po’ tutti nelle sedi dei partiti, del sindacato, nelle sale più grandi e capienti, dove si celebrava la democrazia: il dibattito, lo scontro, la battaglia delle idee. E ci si guardava stupiti sempre della bellezza d’essere insieme.
I partiti nel Novecento si nutrivano di questo esercizio, assimilavano il gusto, il sapore delle parole; indirizzavano, raccoglievano le speranze, i malumori e tracciavano ipotesi di percorso.
Era inevitabile ora esplorare il mondo sconosciuto che si affacciava nella mente, al sentimento, e che bussava alla porta di tutti. Nessuno escluso.
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Le interviste le leggeva partendo dalla fine. Era accaduto anni prima e non comprendeva il perché di questa scelta, di questo percorso, come se ogni cosa avesse una sua spiegazione, una logica ferrea.
Non era un vezzo il suo, ne era certa: sembrava di penetrare di più nelle parole che ripercorreva a ritroso e in questo viaggio inconsueto si sentiva più rilassata e serena.
Quando Barbara finse di accorgesene provò disagio, sottile e impalpabile, un imbarazzo curioso. Considerò di non essere sola in questo suo profilo di lettrice rovesciata. Almeno così sperava.
Chiara era fatta così, ostile alle narrazioni dei politici, camuffati nel rincorrere le mode, non più credibili perché consunti nel loro intimo più profondo.
Aveva un animo solare che illuminava coloro che le stavano vicino, che non le impediva di riconoscere la vulnerabilità dell’animo umano, senza eccezione alcuna. Per questo la sua simpatia nei confronti delle forze politiche non era assoluta, definitiva.
Un dubbio l’assaliva nel ballottaggio: non sapeva dove porre il voto adriese, lei che aveva optato per il movimento della protesta e della speranza giovanile. La contaminazione tuttavia la spaventava un poco, quasi fosse una sottrazione del suo percepire la società, il suo universo.
Che avrebbe fatto al seggio? Ancora non lo percepiva.

sabato 14 maggio 2016

L’estate di Tullio








ELEZIONI




Sarebbe andato in montagna sicuramente con lei e poi a scrivere sotto l’ombra degli abeti: a Pino in Liguria, amico di Cecco, ad Arduino ad Adria, indaffarato con i suoi traffici letterari e a Chiara, la giovane amica di casa. Per questo e per altro ancora Tullio coltivava l’estate dentro di sé, illuminando il pensiero con tenerezza.
Ci sarà Berenice con noi e mi divertirò, ne sono certo; allontanerò gli uggiosi pensieri.

Il nuovo sindaco adriese era subito invecchiato, anzi non era mai stato giovane veramente, nemmeno quand’era delegato giovanile del partito democristiano. La sorte e la lenta estinzione del Pci, suo acerrimo avversario nel lontano passato, lo avevano proiettato nell’era digitale, diventando sindaco con grande stupore dell’avvocato Migliorini che lo aveva sostenuto senza troppo clamore per via della solita diceria che lo etichettava come menagramo nelle vicende politiche, soprattutto quelle elettorali.
Il primo sindaco comunista del dopoguerra Spinello lo aveva designato e benedetto, non senza opposizione, applicando il consueto canovaccio, mellifluo e seriale: l’unico che conosceva.
Solo la lista di Barbierato ” Impegno per il Bene comune” aveva ben figurato, accendendo innumerevoli speranze e portando una rappresentanza in Consiglio Comunale.

- Ti piace dormire professore? Stai ancora ripensando al tuo amico arrampicato sui libri di storia locale? Forza, lo sai che dobbiamo uscire insieme, c’è un comizio che ci attende: domenica si vota.
Con poco entusiasmo di tutti, pensava pure lei.
Barbara era sempre impetuosa quando entrava nella camera da letto, come il vento di marzo, e mi trovava impreparato al suo arrivo; non capivo se lo faceva apposta o se invece era così per natura, temperamento.
L’amarezza nel sogno si era svaporata e l’ottimismo della ragione timidamente si faceva strada: sottile e impalpabile. Si domandava chi sarebbe uscito vittorioso dalle urne, ma non sembrava particolarmente interessato dentro di sé, quasi considerasse insignificante questo passaggio elettorale. Ciò lo infastidiva per il suo passato, per la sua storia, per la considerazione che egli nutriva per la politica.

- Lo so cosa stai pensando mio caro Tullio. Da me non saprai nulla del voto. Chiedilo, se vuoi, a Berenice. Ciò che ti turba non svanirà rapidamente.
Nel frattempo le parole arruolate nelle schiere partitiche si erano attrezzate; qualcuna, però, era già pronta per i consueti sgambetti ai cronisti locali; altre con sarcasmo scommettevano tra loro chi sarebbe stato beffato, chi insultato con grazia.

Lungo il Corso le giovani ragazze sbirciavano le vetrine primaverili e sorridevano alla vita, mentre i bimbi a passeggio con le loro insegnanti riempivano l’aria di suoni e di sorrisi e si mescolavano insieme con la gente per strada.
Arduino, al bar con Enea, contava le liste e i candidati, sforzandosi d’essere ottimista, sotto lo sguardo imperterrito dell’amico, sferzante e impietoso come sempre.

- Sai che ti dico Arduino, a me sembra quasi un dono inaspettato questa lista, questo movimento di persone in movimento; da tempo presenti nella città e nel territorio: dovremmo ringraziare Omar perché ci offre l’opportunità di un voto dignitoso. Non lo credi anche tu?
- Credo che tu dica il vero. Anche a me sembra così. Non so dopo cosa accadrà al ballottaggio.
Enea lo guardava perplesso e pensieroso, mentre l’altro sorseggiava il suo thé.
- Festeggeremo la vittoria in ogni caso. Questa è la mia idea.