Nella città le effimere certezze si confondono tra loro,
ignorano il domani e contagiano i cittadini infreddoliti nel pensiero vagante;
cercano qualche pertugio, sentiero, per riprendere fiato, per non darsi per
vinte.
L’avvocato eccentrico e liberale, considerato portatore seriale
di sfortune elettorali, soprattutto dalla Destra locale e non solo, ha
fustigato, nel giorno festivo passato, l’avventura intrigante bobbiana, di Bobo,
che guida la sua maggioranza nella nobile città di Adria, rifilandogli errori
pacchiani nella conduzione esangue della sua Amministrazione, mescolando il
sacro e il profano con suor Elisa Andreoli, traslocata per nobili e degni principi
a Rovigo.
Eppure, in queste ultime ripetizioni sciatte e maldestre della
Giunta adriese, il liberale fantasioso, memore di quella sua gustosa invenzione, l’assessorato alla felicità, che provocò turbamento nel Pd spinelliano
e accese, nel 2007, un cinguettio con Rifondazione Comunista, dovrebbe in questi tempi faticosi liberare i luccichii del godimento inabissato,
sepolto dai mugugni blasfemi e ben educati provenienti da più parti. Il
successo sarebbe garantito, se lo facesse, con i ringraziamenti del governo
renziano.
Tuttavia per accendere la speranza sarebbe necessario
arruolare altra gente, non certo il confuso Mainardi, naufragato e sperduto in
una terra senza speranza alcuna per lui; non altri a lui vicino, obbligati a
inventarsi nuove strategie per smarcarsi dalle Destre tristi nei loro
disordinati schiamazzi.
Il territorio, però, non lo consente, né i partiti presenti
e neppure i sostenitori del Pd, infatuati del loro segretario nazionale accidentalmente
precipitato tra noi. Costoro, infatti, sono mobilitati a separarsi di frequente,
provando poi a ricongiungersi di nuovo provvisoriamente per un vizio esagerato,
congenito, ingigantito, dopo la fine del centralismo democratico nel loro nuovo
profilo aperto e liberale, estraneo agli unanimismi; mentre altri della Ditta bersaniana,
ex democristiani per lo più, esercitano serenamente la pratica delle vagabonde correnti,
senza patemi alcuni, stagionati alle zuffe, ai sotterfugi e agli accordi
mutabilissimi.
E’ il nuovo Pd che marcia trionfante, che mastica le ore per
riacciuffare il tempo perduto. In attesa della fermata, dell’assestamento.
A Bottrighe, nel frattempo, la corte di Bergo ha iniziato da
alcuni giorni il consueto ripasso dei temi amministrativi, in vista
dell’elezione prossima municipale. Rafforzata questa volta da uno specialista
ritrovato a fatica nella frazione vicina di Bellombra, nascosto a più, girovago
nelle campagne, ignorato da tempo dalla sua tribù. Un altro si è aggregato poi
da Ca’ Emo, fucina di consiglieri comunali, portando allegria tra i sostenitori
della lista bottrigana che verrà.
Pure il medico Giovanni, tra una visita e l’altra, un chiacchiericcio e una
telefonata, ha iniziato da casa sua, ad Adria, a sondare tutte le alleanze
possibili, costituendo gruppi di lavoro sparsi lungo le case arginali del Po e
al confine con Papozze: è il suo destino quello di mettere insieme pensieri e
azioni condivise soprattutto da lui. Non c’è, infatti, conflitto e frattura tra le sue
file, inimicizie, gelosie: tutto procede in armonia Il canovaccio lo conosce a
memoria da tempo immemore.
Infine vanno ricordati alcuni frammenti della sinistra
disseminati nei luoghi più impensati: al
civico numero 52, nei bar onnipresenti, in qualche garage di periferia
Recentemente
alcuni di loro, di Sel, s’erano spaventati, inquietati, avendo appreso che
Vendola desiderava sposarsi e andare a vivere in Canada. Poi tutto svanì, e
Mirco tirò un sospiro di sollievo, mentre il medico dermatologo Gennaro si preparava
all’ennesimo trasloco. Tra le stelle grilline.
Al teatro Ferrini Barbara rifletteva sulle sorti delle città
di Calvino. Non poteva ignorare ciò che un giorno il Rabbi Chaim ebbe a dire
durante il mese del perdono: impegnarsi nella “riparazione del mondo” in atti
pubblici che aiutino l’umanità nel perseguire la giustizia e la compassione.