I partiti e i movimenti, dopo il voto referendario, si
guardano sospettosi, gli amici alleati e quelli che sono all’opposizione.
Alcuni respirano felicissimi per l’agognata sconfitta dell’attuale governo e del
suo despota; altri, invece, timorosi, preparano sottili strategie per il domani
vicino.
I più soddisfatti sono naturalmente coloro che nel Pd hanno combattuto Renzi. Tra questi l’astuto Bersani che brinda ora col lambrusco alla vittoria squillante, fragorosa, in compagnia di Grilllo, Salvini e qualcun altro.
In realtà i compagni della “Ditta” si trovano ora spiazzati dagli eventi che pure loro hanno provocato: opposizione costante al governo su tutto o quasi. Non solo sui temi costituzionali.
Questo stile inconsueto, questo tenere aperta la battaglia congressuale, oltre ogni limite, li avevano sfiniti nell’animo, poiché non erano preparati alla dialettica correntizia, allo scontro delle idee. La loro storia, anche fra i più giovani, era impregnata dal centralismo democratico, ingentilito dal segretario Berlinguer.
Per questo non sanno più gestire questo tempo nuovo del conflitto nel Pd. Deragliano con metafore curiose, con esagerazioni e con astio nei confronti di coloro che democraticamente hanno vinto il congresso. Con Renzi e Del Rio.
E’ un doloroso residuo che si portano con sé, incapaci di sposare la dialettica costruttiva, mantenendo l’unità del partito.
Diversamente i democristiani di lungo corso, come Franceschini, si muovono con sicurezza e scioltezza, senza sbavature eccessive, con passo felpato, poiché la loro storia e formazione era diversa, permeata dal rispetto dell’unità interna, pur nelle diversità numerose e spettacolari.
I più soddisfatti sono naturalmente coloro che nel Pd hanno combattuto Renzi. Tra questi l’astuto Bersani che brinda ora col lambrusco alla vittoria squillante, fragorosa, in compagnia di Grilllo, Salvini e qualcun altro.
In realtà i compagni della “Ditta” si trovano ora spiazzati dagli eventi che pure loro hanno provocato: opposizione costante al governo su tutto o quasi. Non solo sui temi costituzionali.
Questo stile inconsueto, questo tenere aperta la battaglia congressuale, oltre ogni limite, li avevano sfiniti nell’animo, poiché non erano preparati alla dialettica correntizia, allo scontro delle idee. La loro storia, anche fra i più giovani, era impregnata dal centralismo democratico, ingentilito dal segretario Berlinguer.
Per questo non sanno più gestire questo tempo nuovo del conflitto nel Pd. Deragliano con metafore curiose, con esagerazioni e con astio nei confronti di coloro che democraticamente hanno vinto il congresso. Con Renzi e Del Rio.
E’ un doloroso residuo che si portano con sé, incapaci di sposare la dialettica costruttiva, mantenendo l’unità del partito.
Diversamente i democristiani di lungo corso, come Franceschini, si muovono con sicurezza e scioltezza, senza sbavature eccessive, con passo felpato, poiché la loro storia e formazione era diversa, permeata dal rispetto dell’unità interna, pur nelle diversità numerose e spettacolari.
Chi conosce un po’ la storia sa bene che non basta il
cambio del nome per mutare la sostanza degli uomini, che trascinano con sé il
loro passato, la loro formazione.
Ciò che sono nell’essenza.
Ciò che sono nell’essenza.
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Barbara innaffiava le sue piante nella serra riscaldata appena dal tepore di una piccola stufa a legna. Ascoltava la musica nuova dai vecchi dischi in vinile: Dalla, De Gregori, Mina e i Beatles, e non poteva dimenticare i mesi della frenesia elettorale che aveva tanto incendiato il tessuto sociale, gli animi e le menti di tante persone.
Attendeva l’arrivo di Arduino per gli auguri dell’anno e pensava, nell’attesa, ai senatori locali dentro il loro involucro temporale, prigionieri inconsapevoli di eventi inaspettati; alcuni forse sognati e subito dimenticati, altri solo intravisti da lontano.
Barbara innaffiava le sue piante nella serra riscaldata appena dal tepore di una piccola stufa a legna. Ascoltava la musica nuova dai vecchi dischi in vinile: Dalla, De Gregori, Mina e i Beatles, e non poteva dimenticare i mesi della frenesia elettorale che aveva tanto incendiato il tessuto sociale, gli animi e le menti di tante persone.
Attendeva l’arrivo di Arduino per gli auguri dell’anno e pensava, nell’attesa, ai senatori locali dentro il loro involucro temporale, prigionieri inconsapevoli di eventi inaspettati; alcuni forse sognati e subito dimenticati, altri solo intravisti da lontano.
