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mercoledì 30 dicembre 2009

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA'


Il viaggio di Sinistra Ecologia e Libertà



La navicella è finalmente partita e gli spezzoni dei diversi partiti della Sinistra sopravvissuta hanno deciso di lasciare gli ormeggi e di provare a veleggiare coraggiosamente nel vasto e mutato mare della politica. Hanno giustamente richiamato il termine “ecologia” che dovrebbe focalizzare tutto ciò che riguarda le tematiche ambientali, strategiche nel nuovo millennio. Non Rifondazione C. che continuerà con ostinazione a vivere così com'è.
Il movimento “Sinistra Ecologia e Libertà”, nato il 20 di questo mese, dovrà quindi rendersi forte nel corso dell’anno che verrà, senza farsi distrarre e condizionare dalle prossime elezioni amministrative. Il progetto non può essere infatti influenzato dall’esito del voto imminente, ha bisogno di tempo, di passioni e razionalità. I territori del Paese attendono la voce di una nuova Sinistra; s’aspettano presenze coraggiose per uscire da questo terribile tunnel nel quale siamo da troppo tempo rinchiusi. Occorre perciò abbandonare gli arnesi che non sono più utili per operare con arguzia e fantasia in questo tempo degli uomini che scorre rapidamente.

Giovanni Ferro

venerdì 18 dicembre 2009

VELTRONI E IL PD

Gli Enti Locali e la sovranità limitata


Come un fiume carsico, non troppo impetuoso, l’altro PD, quello di Franceschini, emerge ogni tanto da ruscelli di parole inutili per dire la sua nella dialettica consumata dei partiti: dichiarazioni secche ed impegnative sulla rotta via da seguire, soprattutto dopo l’abbandono di Rutelli, attempato radicale in perpetua ricerca. Alcuni sottoposti segnano il territorio, preoccupati del corso bersaniano, minacciano sommessamente di andarsene dalla navicella democratica e s’affidano alle gazzette, pronte a recepire sussurri e grida, che s’intrecciano nei luoghi diversi della Repubblica.
L’equilibrista Bersani non sa bene come recuperare un consenso che non arriva, che si affloscia nelle menti di tanti, come un panettone riuscito male a Natale. Con i suoi ipotizza alleanze con Sinistra e Libertà, aspettando il consenso vasto che solo Veltroni può garantire.
Franceschini, si sa, mira al recupero del Centro e, corteggiando Casini, spera in piccoli fidanzamenti qual e là in qualche regione per le prossime elezioni amministrative. Rifondazione Comunista, non più gradita da nessuno, organizza corsi di sopravivenza per non finire tra i malati terminali della politica italiana.
Nel variopinto partito dalemiano, per dare visibili segnali di discontinuità rispetto al passato, si è pensato di ringiovanire l’apparato con nuovi giovani innesti. Idea ritenuta fantasiosa e sapiente, mai provata prima. Nessuno ha invece reputato di prendersi qualche sacrosanto periodo sabbatico, di astensione cioè dal potere politico, di dedicarsi alle arti, alla cultura o più semplicemente all’ozio, inteso come recupero rigenerante. Questa, però, è una pratica sconosciuta nella Repubblica poiché l’attaccamento al dovere è vigoroso e praticato diffusamente. E’ stata quindi sonoramente bocciata, all’unanimità, dal gruppo dirigente nazionale.

Concluso il congresso polesano dei democratici, i vincitori della mozione Franceschini avevano pensato bene di festeggiare facendo suonare campane virtuali, poi, conosciuto il risultato regionale e l’elezione a segretario della Filippin di Bersani, hanno ripiegato con pasticcini e spumante italiano. I partigiani locali del segretario nazionale, meravigliati di un successo tanto agognato, hanno subito chiesto giustamente un’equa ridistribuzione degli incarichi, a cominciare dalla Provincia. Compito doloroso e difficile per l’onnipresente segretario del PD, il quale dovrà riesumare cariche di partito cadute in disuso, soprattutto perché non retribuite, anche se alcune di queste davano lustro e prestigio a chi se ne occupava nella Prima Repubblica.
Oggi nessuno ricorda più i responsabili degli Enti Locali, della Scuola e Cultura, delle Organizzazioni di Massa, tanto per citarne alcuni. Nell’attuale globalizzazione con un pizzico di fantasia si potrebbero aggiungere la Comunicazione Webb, Blog, Facebook, ovviamente senza compensi per nessuno. Difficile a realizzarsi, poiché è venuto a mancare quello spirito che animava tanti nel partito che non c’è. E poi chi vorrebbe ancora quei pletorici organismi capaci solo di discutere senza decidere nulla? Nelle moderne oligarchie tribali solo pochi tracciano il percorso e la democrazia perduta può prendersi una lunghissima pausa e osservare il caravanserraglio che lentamente procede.

Nelle sedi ambite delle Istituzioni l’assessore provinciale all’ambiente ha di nuovo manifestato alla stampa le sue preoccupazioni sui temi ambientali: CO2, impianti energetici vari e qualcos’altro ancora e la sua impossibilità di operare per mancanza di competenze, quasi fosse una burocrate qualsiasi. Dimentica la Gulmanelli la politica e la forza persuasiva che può esercitare nel territorio amministrato anche da lei.
In realtà viviamo una sovranità limitata, come insegna la vicenda della centrale a carbone, e sarà l’Enel che deciderà se avremo anche il nucleare, con buona pace dei rivoluzionari amministratori di sinistra.
Ad Adria il sindaco B. ha passato le deleghe del leghista liquidato (G. Ferro) al volonteroso consigliere Ceccarello, attribuendogli pure l’incarico, “fuori sacco”, di organizzare eventi culinari, facendo così felice il suo Io bambino. Naturalmente il Nostro ha gioito per la sua entrata nell'Esecutivo, promettendo che nessun clandestino troverà posto nel nostro territorio comunale. La sicurezza sarà così garantita.

g.f.

venerdì 4 dicembre 2009

IL PD DI BERSANI

I GIOVANI DEI BLOG


La provincia di Rovigo, politicamente annoverata tra le più rosse nel Veneto assieme a Venezia, si è schierata furbescamente nel recente congresso del PD con Franceschini, democristiano di lungo corso della Margherita. Stupore e meraviglia nelle file di Bersani per questo raggrupparsi al centro dei dirigenti locali, desiderosi tutti di partecipare alle magnificenze del nuovo partito veltroniano. Qualcuno gli ha poi ricordato la non grande rilevanza politica di questo territorio nello scacchiere veneto: questo lo ha rassicurato molto, dicono coloro che gli sono vicini. Ha potuto quindi con tranquillità riprendere in mano la sintassi per declinare nel pensiero vocaboli di sinistra, dimenticati in qualche ripostiglio ed estromessi frettolosamente dall’americano Veltroni, suo predecessore, inaugurando in tal modo una parlata bilingue: compagno ed amico, tanto per iniziare.
Casini sembra non abbia gradito molto questo recupero linguistico e ha cominciato a bofonchiare tra di sé sospettoso di una piccola deriva a sinistra del nuovo partito, il quale, a suo avviso, dovrebbe veleggiare un po’ verso il centro dello schieramento politico, non troppo però per non creare concorrenza sleale. Solo così potrà dialogare nelle prossime elezioni amministrative, permettendogli di oscillare, come un pendolo, tra i due schieramenti maggiori, PD e PDL: una volta alleato con l’uno, un’altra con l’altro, in barba al bipolarismo sofferente.
Chi tra gli elettori si aspettava qualcosa di più sostanzioso dal nuovo segretario Bersani è rimasto però alquanto deluso e preoccupato, considerando la pochezza del suo messaggio mediatico e delle sue prime dichiarazioni programmatiche. Aggrappato al suo timoniere D’Alema, non sa ancora osare abbastanza, permettendo all’IDV di veleggiare tranquilla nell’arena politica del consenso elettorale. Di Pietro e i suoi spesso vengono impropriamente definiti “populisti” dal Pd, quasi a voler mettere in pessima luce gli elettori e i cittadini che li hanno votati e che li seguono per difendere i diritti di cittadinanza e la Costituzione sbeffeggiata da chi governa il Paese. Sbagliano nell’usare tale parola, populisti, e cercano di proteggersi dalle loro timidezze e contraddizioni, così come quando si rifiutano di partecipare pienamente alla prossima manifestazione del popolo viola, mentre all’ultim’ora il mite Veltroni propugna invece il coraggio di esserci: esempio luminoso di dialettica interna.
Coloro che hanno votato nelle primarie democratiche, per scelta o per disperazione, s’attendono che qualcosa muti nella proposta politica di questo nuovo partito e nel frattempo non possono certo ignorare le diverse e articolate opposizioni.

Nella città di Adria prosegue la tenace opposizione del partito di Francescani, Bersani e Spinello, unito come non mai nel rivendicare dignitosa rappresentanza nelle Commissioni Consiliari. Per fare questo il capogruppo del PD ha pensato bene di ritirare i suoi rappresentanti: non era, infatti, decoroso averne uno solo come l’IDV. Lungo il Corso la gente ha iniziato subito a discutere, accalorandosi assai su questa coraggiosa iniziativa, mentre Bobo licenziava e promuoveva nello stesso tempo il suo assessore leghista Ferro, traslocandolo in un ente quasi inutile e costoso, l’Aia, e lasciando stupefatto il consigliere leghista Raule, incredulo di tanto poco ecumenico decisionismo. L’Udc non osava fiatare, dopo aver appreso che anche Ceccarello, come Scarparo, era stato premiato per il suo forte e disinteressato impegno nella recente campagna elettorale. In questo modo Barbuiani si è liberato di un piccolo ma fastidioso fuoco amico.

Le cronache del mese di novembre riportano le curiose dichiarazioni degli ex assessori Destro e Rigoni, i quali rinfacciano alla Destra locale di trarre esagerato vantaggio, enumerando vari provvedimenti elaborati dall’Amministrazione Lodo, la quale deve aver ben operato se, solo ora, le si riconoscono questi meriti. Con ritardo la verità viene sempre a galla, anche per gli strabici democratici.
Ricordiamo infine per i distratti che i lavoratori senza lavoro, i giovani precari e disoccupati, le famiglie in difficoltà attendono ancora che questo sindaco faccia qualcosa per loro, che i partiti s’impegnino, ciascuno nel proprio ruolo, per dare concretezza a chi si trova ora in seria difficoltà, non tra un anno. Parole vane si rincorrono invece nelle stanze dei piccoli poteri locali, infastidiscono chi crede sia possibile mutare questo mediocre scenario che taluni chiamano politica.

Fortunatamente migliaia di giovani si sono dati ieri appuntamento a Roma per illuminare le coscienze distratte e perdute dei partiti, festeggiando la democrazia partecipativa, elogiando il desiderio di vivere in un Paese normale. Qualcosa di quello spirito nuovo, sono certo, arriverà anche da noi.



Giovanni Ferro