Indossare una maglia verde smeraldo…
Indossare una maglia verde smeraldo e passeggiare per la città oggi potrebbe essere qualcosa in più di una semplice scelta estetica. Potrebbe ricordare a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che c'è una rivoluzione in corso, in Iran, una rivoluzione per il diritto alla democrazia; vera, fisica, fatta da uomini e donne che vogliono scoprire il pensiero, oltre che il viso. Dando uno sguardo al nostro vissuto storico del '900, la storia contemporanea a cavallo tra le due guerre ci consegnò un'Italia con una debole tradizione democratica. Il fascismo inglobava le categorie sociali in ruoli precisi ed utilizzava la violenza fisica come strumento di persuasione e di obbedienza. Le donne erano mogli e madri; chiuse nelle case lavoravano e figliavano: i maschi soldati per il regime, le femmine...per fare altri figli. A fianco della dittatura fascista la chiesa cattolica manteneva, complice l'analfabetismo generale, la supremazia delle coscienze, attraverso lo strumento della liturgia religiosa che controllava ogni momento dell'esistenza individuale. Ogni progetto di tipo liberale, ad esempio l'impiego delle donne nello sport o nell'arte, veniva accuratamente ostacolato. Alla fine degli anni '50 la gerarchia cattolica si schierava contro i periodici femminili colpevoli di sostituire, con la rubrica posta del cuore, i confessionali, dando vita a nuove relazioni in cui l'utenza femminile si liberava di pene e presunti peccati amorosi senza dover espiare la colpa attraverso la penitenza. Il concetto stesso di sessualità cominciava quella lenta e progressiva evoluzione, ancora in corso, che avrebbe avuto, come obiettivo, l'affrancamento dal concetto di peccato.
Piccoli passi, tutti occidentali, attraverso i quali, le donne, tra mille contraddizioni di cui oggi si trova traccia in ogni dove, riconquistavano l'anima, da secoli da s.Paolo scrupolosamente negata. Quella stessa anima che secondo Vito Mancuso (L'anima e il suo destino) altro non è che la coscienza e i suoi infiniti livelli di consapevolezza. Se ogni relazione contiene in sè una parte di compromesso, allora spetta alla coscienza (anima) stabilirne l'utilità e la sua o meno accettazione. Ritornando all'Iran, assale il dubbio che, mentre le donne italiane si dilettano in canti e balli, riconsegnando l'anima (coscienza) alla custodia di s. Paolo, le ragazze iraniane, armate di passione civile e palloncini verdi, chiedano il riscatto della loro, di anima, attraverso la rivendicazione dei più universali dei diritti, come la legittimità dell'espressione del pensiero e della libertà di scelta. E' l'anima di un popolo che, come sostiene Mancuso, viene dal mondo, dal sentire del corpo "...il corpo e l'anima sono della medesima sostanza; il corpo è sostanza sotto forma di materia, l'anima è energia dello stato libero." Entrambi vogliono bene e giustizia.
Riconsegnando la speculazione teologica al servizio del bene dell'umanità ricordiamo a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che sarebbe opportuno rivedere la nostra storia recente; riconsiderare il fatto che il sistema democratico potrebbe essere messo in discussione da qualsiasi forma di potere eversivo più o meno istituzionalizzato e che magari sarebbe il caso di acquistare una maglia verde e ridare a questo colore un significato più nobile, in sintonia con la magnificenza della Natura in cui è dominante, giusto per dire agli iraniani e alle iraniane in lotta quanto anche noi siamo parte dell'anima del mondo.
Paola Callegaro
lunedì 29 giugno 2009
mercoledì 10 giugno 2009
Ballottaggio ADRIA
In questo periodo le forze contrapposte cercano ovviamente di mettere in evidenza i pregi della propria coalizione, sminuendo l’avversario di turno. Capita a volte di esagerare nella foga combattiva, sprecando termini, confondendo parole o semplicemente sbagliando bersaglio. Nell’eccitazione del quasi raggiunto successo il candidato Barbuiani, in un volantino, afferma che questa Giunta è “oscurantista”. Forse nella fretta ha dimenticato di consultare il dizionario che definisce il termine: “opposizione sistematica al progresso e alla diffusione della cultura”. Per un aspirante sindaco, credo, si tratti di uno scivolone dovuto alla stanchezza, a meno che nel Partito della Libertà sia concesso di stravolgere il significato dei termini. Forse l’oscurantismo si sentirà offeso da simile trattamento. Alla Giunta Lodo, alla quale appartengo, non si può certo imputare di aver trascurato la cultura e il progresso nel nostro Comune.
A Bobo B. consiglio di farsi aiutare nella stesura dei testi, poiché le parole, se maltrattate, diventano dispettose e possono anche vendicarsi.
Giovanni Ferro
GIUGNO
C’è sempre un rischio d’onnipotenza
C’è sempre un rischio d’onnipotenza in chi gestisce il potere anche se piccolo, insignificante e temporaneo: di esagerare oltre misura nelle umane relazioni, procurandosi in tal modo intensi piaceri e godere nel dominare gli altri.
Per questo il candidato BB lascia libere di andare nelle pubbliche dichiarazioni le sue espressioni verbali, apparentemente contraddittorie sul carbone buono e pulito e nella libertà estrema osa azzerare le sue gerarchie di partito, rivendicando un potere temporaneo: quello dello sfidante. Questo atteggiamento sarebbe stupefacente se fosse il disegno spiazzante organizzato dalla sua coalizione e lui l’interprete. Invece, per noi amanti della democrazia partecipata, ci sembra solo la fotocopia di un’improvvisazione, di un tentativo maldestro di esibirsi nell’arena politica. Lo sa bene l’altro sfidante GSP che, con facilità estrema, lo ha ripetutamente infilzato, mettendone in evidenza le crepe vistose della sua compagine e del suo ruolo leggermente “anarchico”, quasi egli fosse un cantore fuori dal coro di Galan, tifoso del carbone di Polesine Camerini. Bobo ci racconta invece quanto dannoso sia questo “fumo pulito” della centrale e del Governatore non se ne preoccupa per niente: sommo esempio di libertà nel partito che la esibisce frequentemente.
Nei caroselli cittadini le “bandierine” delle liste solitarie o accompagnate si mescolano nelle caselle postali dei cittadini, increduli di tanta grazia comunicativa, e ciascuno cerca nei pubblici elenchi i nomi di parenti, amici e conoscenti, scoprendo con stupore che un ex capogruppo di sinistra va a braccetto con l’omone della destra. Un assessore in carica inorridisce di tanta disinvoltura e non vuol capire che il Paese è mutato da tempo.
Il potere incarnato nel candidato S. non dispera di governare ancora, quando gli si chiede della Liga, sua alleata, e scodella il patto strategico con il Rinascimento, il quale viene dopo l’Umanesimo e questo sembra dargli maggiori garanzie. Chi può dubitare di tanta arguzia.
La democrazia limitata del secondo Novecento aveva congelato il libero dispiegamento delle alternanze di governo nel nostro Paese, relegando l’allora PCI al ruolo d’oppositore programmato e certificato. Oggi invece, in uno scenario profondamente mutato, si muovono velocemente pensieri e parole e i voti liberamente svolazzano in gioiosa esultanza, senza più freni inibitori, dubbi amletici, liberi di “graziare” alcuni e sbeffeggiare altri. Ciò rende sempre più faticoso il lavoro degli addetti ai sondaggi elettorali e meno noiosa la competizione.
Al fioretto di maggio il giovane assessore - C. Levisaro - della Giunta Lodo prende lezione dal suo referente politico sulle buone pratiche cristiane e il nome battesimale lo può certamente aiutare nella lista collegata. Ciò accresce ulteriormente il piacere nell’essere dentro la mischia, nella contaminazione che affascina.
La storia locale si nutre di queste piccole e curiose vicende e arricchisce la democrazia partecipativa.
A notte fonda il potere trionfa, quando distribuisce le piacevolezze consumate nella giornata appena trascorsa.
Giovanni Ferro
mercoledì 3 giugno 2009
Sinistra e Libertà
Sinistra e Libertà per oggi e per domani
di Claudio Fava
Mer, 20/05/2009 - 07:03
c'è una sinistra, in Italia, che non é rimasta a contemplare le proprie macerie. Dalla sconfitta dell'anno scorso ci siamo mossi in tanti per ricostruire una sinistra nuova, di cambiamento e di governo, che sappia rimettere la questione morale, il valore del lavoro e la laicità delle istituzioni al centro del proprio progetto. Una sinistra capace di immaginare un paese diverso, meno diseguale, non più oppresso dal carrierismo politico, sottratto alle ragioni del cemento. Una sinistra determinata a rimettere il noi al posto dell’io, disposta a distinguersi per i comportamenti ancor prima che per i programmi.Una sinistra utile che non resti imprigionata in recinti ideologici dove la politica è solo testimonianza minoritaria. Perché il punto non è come far sopravvivere in Italia una forza comunista o socialista o rigorosamente ambientalista: la vera sfida è come raccogliere ciascuna di queste impronte in un grande progetto aperto al contributo di tutti coloro che vengono dalle tradizioni storiche della sinistra, ma anche da altri percorsi, dalla militanza civile, dalle lotte nei movimenti antimafia, dall'impegno sui temi del lavoro, dei diritti, della pace.Sinistra e Libertà nasce per far vivere questo progetto, per insediarlo nel paese, nei suoi territori, nei luoghi di lavoro. Una sinistra popolare, aperta, rigorosa, rigenerata ma solida, con grandi idee ben piantate nei valori che ancora ci ispirano. Una sinistra che non si nasconde dietro simboli e bandiere ma vive nei principi, nelle battaglie, nelle idee e nelle scelte quotidiane. Una sinistra che nasce per dare dignità, pensiero e proposte a un'opposizione visibile ed efficace, capace di contrastare questa destra oramai dilagante. Una sinistra capace di riprendersi le proprie parole. Cominciando dalla parola Libertà.
La libertà non è l'arbitrio berlusconiano di fabbricarsi leggi su misura, di ridurre la democrazia al piccolo coro dei capigruppo, di far decidere a cardinali e ministri sulla nostra salute e la nostra dignità. La Libertà di cui ci facciamo carico è un racconto da costruire insieme, la libertà dai poteri criminali, dalle impunità, dai privilegi, dalle ingiustizie sociali, dalle menzogne di palazzo. Libertà da ogni fondamentalismo etico: anche per questo Sinistra e Libertà è una forza laica, la laicità garantita dalla nostra Costituzione sulla scuola pubblica, sulla fede, sugli orientamenti sessuali, sui diritti civili che devono essere uguali per tutti i cittadini.
Questo progetto vuole diventare una vera e propria forza politica radicata nel territorio. Anche per questo è importante che Sinistra e Libertà si misuri con il voto del 6 e 7 giugno che mi vede, assieme a molte altre compagne e compagni, direttamente impegnato: tutti i grandi temi etici e politici di questo tempo hanno ormai nell'Europa una dimensione naturale, da un nuovo modello di sviluppo e di consumi a una società più giusta nella quale il lavoro sia rispettato, ben retribuito e sottratto a una precarietà insopportabile. E' in Europa che Sinistra e libertà comincerà subito a mettere le proprie radici.
di Claudio Fava
Mer, 20/05/2009 - 07:03
c'è una sinistra, in Italia, che non é rimasta a contemplare le proprie macerie. Dalla sconfitta dell'anno scorso ci siamo mossi in tanti per ricostruire una sinistra nuova, di cambiamento e di governo, che sappia rimettere la questione morale, il valore del lavoro e la laicità delle istituzioni al centro del proprio progetto. Una sinistra capace di immaginare un paese diverso, meno diseguale, non più oppresso dal carrierismo politico, sottratto alle ragioni del cemento. Una sinistra determinata a rimettere il noi al posto dell’io, disposta a distinguersi per i comportamenti ancor prima che per i programmi.Una sinistra utile che non resti imprigionata in recinti ideologici dove la politica è solo testimonianza minoritaria. Perché il punto non è come far sopravvivere in Italia una forza comunista o socialista o rigorosamente ambientalista: la vera sfida è come raccogliere ciascuna di queste impronte in un grande progetto aperto al contributo di tutti coloro che vengono dalle tradizioni storiche della sinistra, ma anche da altri percorsi, dalla militanza civile, dalle lotte nei movimenti antimafia, dall'impegno sui temi del lavoro, dei diritti, della pace.Sinistra e Libertà nasce per far vivere questo progetto, per insediarlo nel paese, nei suoi territori, nei luoghi di lavoro. Una sinistra popolare, aperta, rigorosa, rigenerata ma solida, con grandi idee ben piantate nei valori che ancora ci ispirano. Una sinistra che non si nasconde dietro simboli e bandiere ma vive nei principi, nelle battaglie, nelle idee e nelle scelte quotidiane. Una sinistra che nasce per dare dignità, pensiero e proposte a un'opposizione visibile ed efficace, capace di contrastare questa destra oramai dilagante. Una sinistra capace di riprendersi le proprie parole. Cominciando dalla parola Libertà.
La libertà non è l'arbitrio berlusconiano di fabbricarsi leggi su misura, di ridurre la democrazia al piccolo coro dei capigruppo, di far decidere a cardinali e ministri sulla nostra salute e la nostra dignità. La Libertà di cui ci facciamo carico è un racconto da costruire insieme, la libertà dai poteri criminali, dalle impunità, dai privilegi, dalle ingiustizie sociali, dalle menzogne di palazzo. Libertà da ogni fondamentalismo etico: anche per questo Sinistra e Libertà è una forza laica, la laicità garantita dalla nostra Costituzione sulla scuola pubblica, sulla fede, sugli orientamenti sessuali, sui diritti civili che devono essere uguali per tutti i cittadini.
Questo progetto vuole diventare una vera e propria forza politica radicata nel territorio. Anche per questo è importante che Sinistra e Libertà si misuri con il voto del 6 e 7 giugno che mi vede, assieme a molte altre compagne e compagni, direttamente impegnato: tutti i grandi temi etici e politici di questo tempo hanno ormai nell'Europa una dimensione naturale, da un nuovo modello di sviluppo e di consumi a una società più giusta nella quale il lavoro sia rispettato, ben retribuito e sottratto a una precarietà insopportabile. E' in Europa che Sinistra e libertà comincerà subito a mettere le proprie radici.
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