sabato 25 aprile 2015
martedì 7 aprile 2015
Se facessi una Lista…
Lista civica
Antonio Lodo, ultimo sindaco del Centro-Sinistra adriese (1994-99),
volle rendere noto, a chi allora nel 2010 gli chiedeva se era disponibile a
ricandidarsi, il testo che qui viene presentato.
Quella riflessione sembra a me attualissima; meritevole d’attenzione, soprattutto per coloro che intendono cimentarsi nella prossima competione comunale.
Quella riflessione sembra a me attualissima; meritevole d’attenzione, soprattutto per coloro che intendono cimentarsi nella prossima competione comunale.
gf
-----
-----
In questo periodo più di qualcuno mi ha chiesto se avessi intenzione di ricandidarmi a Sindaco. Pensandoci, mi sono
venute in mente alcune cose che vorrei vedere realizzate
indipendentemente dalla mia ipotetica presenza. Ho già indicato in
un’intervista alcune scelte e alcuni
obiettivi programmatici da perseguire e realizzare in campo produttivo,
culturale, sociale, ambientale, riferendomi alla passata esperienza e alle
prospettive possibili per la nostra Città. Qui parlo di candidati e di liste.
Intanto, farei una Lista civica. Non per pregiudizio di sapore qualunquistico, ma per la necessità e l’urgenza che i Cittadini adriesi, viste le fallimentari condotte dei principali partiti locali di entrambi gli schieramenti, i Cittadini in quanto tali si riapproprino pienamente delle loro funzione di scelta diretta e personale dei propri rappresentanti, senza le mediazioni partitiche in cui le “voci del padrone” di turno mirano non al bene comune ma a quello proprio e dei propri seguaci.
La vorrei una Lista alla quale anche iscritti a Partiti potrebbero partecipare, ma a puro titolo individuale, personale, autonomo, non a nome e in rappresentanza del Partito X o Y. Una sorta di Comitato di Garanti dovrebbe assicurare e verificare innanzi tutto la totale, indiscutibile condivisione da parte dei Candidati dei princìpi, dei valori, del dettato della Costituzione della Repubblica. E dovrebbe svolgere opera di coordinamento politico-amministrativo con la guida di una figura di riconosciuta credibilità personale sul piano civile, culturale, politico. Anche in vista di rapporti con qualche Partito o Formazione politica e del loro eventuale appoggio per garantire l’autonomia, non solo la condivisione delle scelte e dei metodi di lavoro.
Se facessi una Lista chiederei inoltre ai miei compagni di avventura di aderire ad alcune condizioni inderogabili. Innanzi tutto, disporre delle caratteristiche essenziali, direi i pre-requisiti, dei possibili candidati: la personale credibilità, il disinteresse personale, un’etica pubblica concretamente vissuta e possibilmente già pubblicamente dimostrata.
Nella nostra Comunità adriese siamo tutti in grado di valutare se e quanto tali caratteristiche siano presenti (o meno) in ciascun candidato. I candidati a mio parere dovrebbero dichiarare formalmente l’adesione al “codice etico europeo dei candidati e degli eletti” alle cariche pubbliche: questo è un elemento imprescindibile, insieme con i Princìpi della Costituzione, a garanzia della qualità civile e democratica del loro impegno politico e amministrativo. Quindi chiederei ai candidati eletti, che dispongono di un reddito sicuro e sufficiente a vivere dignitosamente, la disponibilità a rinunciare ai compensi (tranne casi di eventuale, dichiarato bisogno), limitandosi ad adeguate forme di rimborsi-spese derivanti dall’espletamento dei compiti amministrativi. In un periodo come l’attuale, segnato da tante difficoltà economiche, con tante famiglie e persone in crisi o disoccupate, il segnale avrebbe un significato chiaro e concreto. In una Città come Adria, poi, tanto ricca di prezioso, generoso, gratuito volontariato nei più disparati ambiti culturali e sociali, ciò sarebbe sicuramente apprezzato e dimostrerebbe che non è l’emolumento in sé a gratificare chi vuol rendere un servizio alla propria Comunità. Quei compensi potrebbero magari, semmai, essere indirizzati a scopi di utilità pubblica.
Ancora: i candidati dovrebbero impegnarsi a ricoprire una sola carica, svolgendo “quel” solo compito. Ciò che si perderebbe, in termini di arricchimento individuale di conoscenze, si guadagnerebbe in termini di più larga partecipazione e di condivisione delle conoscenze, delle proposte, delle decisioni eventuali: insomma, in termini di più esteso coinvolgimento democratico.
Limitando, in più, la formazione di quel “mandarinato” che concentra in poche persone, presenti ovunque come il prezzemolo, il privilegio e il potere del monopolio delle informazioni e dei ruoli, con ciò che ne consegue in termini di interesse strettamente individuale.
Le scelte, e i metodi di lavoro, effettuati e condivisi al momento della competizione elettorale e del voto, dovrebbero essere verificati periodicamente; ma non nelle conventicole partitiche, e nemmeno a opera delle consorterie dei mandarini e dei capibastone, ma dai cittadini, dagli unici e reali “portatori di interessi”. Per questo non ci sono soltanto le scadenze elettorali, ci sono i Consigli comunali, naturalmente; e occorre introdurre e praticare altri momenti di discussione, di confronto, di valutazione. Per esempio, anche l’esperienza di “Agenda XXI” condotta nel nostro Comune può suggerire modalità autenticamente partecipate, democratiche, libere, di consultazioni pubbliche, di rilievi e proposte mirati ai e sui problemi, senza essere pilotati e predigeriti, o addirittura strumentalizzati a fini personalistici come avviene nelle sedi di certi Partiti attuali. I quali Partiti potrebbero, si auspica, discutere e proporre temi e indirizzi, progetti e programmi, di portata generale, sociale, civile; ed esprimersi, ovviamente, sull’azione amministrativa, non limitarsi a fare controcanti più o meno interessati agli amministratori o lamentare strumentali recriminazioni.
E’ ovvio che queste scelte non garantiscono da sole la bontà e l’efficacia dell’attività amministrativa; ma ne sarebbero certo buone condizioni preliminari, requisiti sicuramente positivi. Gli impegni e soprattutto i comportamenti qui accennati aiuterebbero, nel nostro ambito locale grazie al diretto, quotidiano, concreto controllo dei cittadini, a dare più fiducia negli amministratori, a tener lontani quei comportamenti di mediocre politica partitica e personalistica che producono, come abbiamo visto per ben due volte in quest’ultimo anno e mezzo, il fallimento di Partiti e persone presentati come sicuri vincenti. Sono convinto che ciò servirebbe a recuperare dignità e serietà alla politica, assicurando concretezza, trasparenza, imparzialità all’azione e alle scelte amministrative. E perfino a ridare credibilità, nel tempo, ai Partiti stessi.
Intanto, farei una Lista civica. Non per pregiudizio di sapore qualunquistico, ma per la necessità e l’urgenza che i Cittadini adriesi, viste le fallimentari condotte dei principali partiti locali di entrambi gli schieramenti, i Cittadini in quanto tali si riapproprino pienamente delle loro funzione di scelta diretta e personale dei propri rappresentanti, senza le mediazioni partitiche in cui le “voci del padrone” di turno mirano non al bene comune ma a quello proprio e dei propri seguaci.
La vorrei una Lista alla quale anche iscritti a Partiti potrebbero partecipare, ma a puro titolo individuale, personale, autonomo, non a nome e in rappresentanza del Partito X o Y. Una sorta di Comitato di Garanti dovrebbe assicurare e verificare innanzi tutto la totale, indiscutibile condivisione da parte dei Candidati dei princìpi, dei valori, del dettato della Costituzione della Repubblica. E dovrebbe svolgere opera di coordinamento politico-amministrativo con la guida di una figura di riconosciuta credibilità personale sul piano civile, culturale, politico. Anche in vista di rapporti con qualche Partito o Formazione politica e del loro eventuale appoggio per garantire l’autonomia, non solo la condivisione delle scelte e dei metodi di lavoro.
Se facessi una Lista chiederei inoltre ai miei compagni di avventura di aderire ad alcune condizioni inderogabili. Innanzi tutto, disporre delle caratteristiche essenziali, direi i pre-requisiti, dei possibili candidati: la personale credibilità, il disinteresse personale, un’etica pubblica concretamente vissuta e possibilmente già pubblicamente dimostrata.
Nella nostra Comunità adriese siamo tutti in grado di valutare se e quanto tali caratteristiche siano presenti (o meno) in ciascun candidato. I candidati a mio parere dovrebbero dichiarare formalmente l’adesione al “codice etico europeo dei candidati e degli eletti” alle cariche pubbliche: questo è un elemento imprescindibile, insieme con i Princìpi della Costituzione, a garanzia della qualità civile e democratica del loro impegno politico e amministrativo. Quindi chiederei ai candidati eletti, che dispongono di un reddito sicuro e sufficiente a vivere dignitosamente, la disponibilità a rinunciare ai compensi (tranne casi di eventuale, dichiarato bisogno), limitandosi ad adeguate forme di rimborsi-spese derivanti dall’espletamento dei compiti amministrativi. In un periodo come l’attuale, segnato da tante difficoltà economiche, con tante famiglie e persone in crisi o disoccupate, il segnale avrebbe un significato chiaro e concreto. In una Città come Adria, poi, tanto ricca di prezioso, generoso, gratuito volontariato nei più disparati ambiti culturali e sociali, ciò sarebbe sicuramente apprezzato e dimostrerebbe che non è l’emolumento in sé a gratificare chi vuol rendere un servizio alla propria Comunità. Quei compensi potrebbero magari, semmai, essere indirizzati a scopi di utilità pubblica.
Ancora: i candidati dovrebbero impegnarsi a ricoprire una sola carica, svolgendo “quel” solo compito. Ciò che si perderebbe, in termini di arricchimento individuale di conoscenze, si guadagnerebbe in termini di più larga partecipazione e di condivisione delle conoscenze, delle proposte, delle decisioni eventuali: insomma, in termini di più esteso coinvolgimento democratico.
Limitando, in più, la formazione di quel “mandarinato” che concentra in poche persone, presenti ovunque come il prezzemolo, il privilegio e il potere del monopolio delle informazioni e dei ruoli, con ciò che ne consegue in termini di interesse strettamente individuale.
Le scelte, e i metodi di lavoro, effettuati e condivisi al momento della competizione elettorale e del voto, dovrebbero essere verificati periodicamente; ma non nelle conventicole partitiche, e nemmeno a opera delle consorterie dei mandarini e dei capibastone, ma dai cittadini, dagli unici e reali “portatori di interessi”. Per questo non ci sono soltanto le scadenze elettorali, ci sono i Consigli comunali, naturalmente; e occorre introdurre e praticare altri momenti di discussione, di confronto, di valutazione. Per esempio, anche l’esperienza di “Agenda XXI” condotta nel nostro Comune può suggerire modalità autenticamente partecipate, democratiche, libere, di consultazioni pubbliche, di rilievi e proposte mirati ai e sui problemi, senza essere pilotati e predigeriti, o addirittura strumentalizzati a fini personalistici come avviene nelle sedi di certi Partiti attuali. I quali Partiti potrebbero, si auspica, discutere e proporre temi e indirizzi, progetti e programmi, di portata generale, sociale, civile; ed esprimersi, ovviamente, sull’azione amministrativa, non limitarsi a fare controcanti più o meno interessati agli amministratori o lamentare strumentali recriminazioni.
E’ ovvio che queste scelte non garantiscono da sole la bontà e l’efficacia dell’attività amministrativa; ma ne sarebbero certo buone condizioni preliminari, requisiti sicuramente positivi. Gli impegni e soprattutto i comportamenti qui accennati aiuterebbero, nel nostro ambito locale grazie al diretto, quotidiano, concreto controllo dei cittadini, a dare più fiducia negli amministratori, a tener lontani quei comportamenti di mediocre politica partitica e personalistica che producono, come abbiamo visto per ben due volte in quest’ultimo anno e mezzo, il fallimento di Partiti e persone presentati come sicuri vincenti. Sono convinto che ciò servirebbe a recuperare dignità e serietà alla politica, assicurando concretezza, trasparenza, imparzialità all’azione e alle scelte amministrative. E perfino a ridare credibilità, nel tempo, ai Partiti stessi.
Antonio Lodo
Iscriviti a:
Commenti (Atom)