Letta ed Alfano
Navighiamo
col trenino Renzi e ci aspettiamo che arrivi puntuale alle diverse stazioni,
senza scarti improvvisi, rotture traumatiche. E’ una corsa contro il tempo,
compagno di viaggio di tutti noi.
Gli uomini di questo millennio si portano ancora gli
attrezzi del Novecento, dell’inizio del secolo scorso, sperando che servano
ancora. Provano a mescolarsi con le nuove e veloci tecnologie della
comunicazione.
In tutto ciò c’è qualcosa d’antico che permane dell’homo
sapiens: le paure ancestrali e l’essere indissolubilmente legato ai suoi
simili.
Vivere, costruire comunità d’individui sempre più complesse,
articolate. Senza perdere i propri diritti, né cessare d’essere uomini poiché
lo Stato non può aver per fine la schiavitù dei cittadini, ma la loro autentica
libertà.
Spinoza rassicurava così, aggiungeva calore al pensiero infreddolito, preoccupato.
Spinoza rassicurava così, aggiungeva calore al pensiero infreddolito, preoccupato.
La politica è quindi dentro di noi, ci possiede, è
ineluttabile; non se ne può fare a meno perché segna e certifica il nostro
essere individuo a cui è impedito il vivere solitario. Che ha, invece, necessità
di tuffarsi con gli altri per riconoscersi e vivere l’avventura dell’esistenza.
Non come il passero solitario leopardiano.
Lungo il Corso adriese Enea s’infervorava nella discussione
e argomentava, senza apparentemente stancarsi. A lui sembrava che questo
esercizio delle primarie renziane fosse solo un ennesimo e pietoso riepilogo d’una
storia già vista e patita.
Lui, Renzi, il sindaco gioioso, spumeggiante, estraneo alle
dotte parole, incolto l’aveva dipinto D’Alema con una battuta fugace, con enfasi
solo un pochino attenuata, si faceva forza nella disputa con i suoi quasi tre
milioni di voti raccolti. Scaraventandoli contro la coppia-di fatto Alfano
Letta, incapace d’amarsi veramente, volutamente prigioniera di una cintura di
castità, ricevuta in dono dal colle più alto.
Gli altri, in ascolto, timidamente osavano qualche risposta,
facendo notare che nessuno stava credibilmente tentando di fermare lo spirito maligno
liberista, come titolava Enea. Sì, qualche sussurro c’era stato: intellettuali,
sindacalisti per lo più e altri ancora nelle pagine di quotidiani e riviste
impegnate. Mancava la forza di convinzione, di coagulare gli sconfitti, gli
emarginati e i delusi.
Arduino si chiedeva allora perché tanti erano andati a
votare i candidati alla Primarie. Per disperazione o perché la fiducia non aveva
abbandonato le loro menti e appassito i loro cuori?
Salivano in collina e ognuno pensava qualcosa nelle pause
che s’affacciavano, che timidamente e sfacciatamente arrivavano improvvise. Per
andarsene poi da qualche parte.
Il mondo dei viventi, quelli che calpestano i suoli e gli
altri tutti che sussurrano al vento, alle nubi sbarazzine, si divertiva al sole
fresco del primo inverno.
Un passa parola annunciava l’arrivo di Berenice e della sua
amica. Tullio nessuno lo badava: era di casa nell’Appennino.
