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domenica 3 luglio 2011

Opposizione costruttiva –



Il Po e i suoi pioppi
Il Centro variegato


Il grande Vanitoso chiede all’Opposizione parlamentare, cioè ai comunisti, come lui ama definirli, comprensione e collaborazione con il suo governo in libera caduta. Lo chiede non per il Paese, ma per se stesso e per i suoi accoliti interessati.



Per non sembrar irriguardosa l’Opposizione nel Consiglio Comunale adriese si dichiara fin da subito pronta a collaborare con la seconda giunta Bobo, quasi che il termine che la qualifica fosse eccessivo, esagerato.
Qualcuno, ogni tanto, aggiunge l’aggettivo “costruttivo”, per stemperarne il significato e renderla perfino attraente per chi governa.
La Minoranza consiliare del Pd, dopo la seconda sconfitta, si è riproposta con il canovaccio del 2009, senza però il suo storico stratega Spinello. Il quale, secondo taluni, pur fisicamente assente dal Consiglio, si troverebbe comunque tra le fila dei neo consiglieri. Tra i cittadini interpellati, nessuno ha saputo spiegare il perché di questo accidente.

Il Centro variegato, felice della prova elettorale, ha ritrovato invece la sua portabandiera per opporsi.
La Tescaroli, infatti, condottiera deliziosa nell’elezione di maggio, ha subito dichiarato d’essere pronta a collaborare con la nuova Amministrazione di Destra e, non paga, ha osato affermare: ”La nostra alleanza con il “Centro-Sinistra è stata una scelta dettata dalla necessità contingente; non abbiamo niente in comune con l’estrema sinistra.” Finalmente s’è confessata, hanno esultato in molti al bar Centrale.
I più maligni hanno subito pensato male di lei per questo suo biglietto da visita. Poi si sono ricordati che ha partecipato, con Rifondazione Comunista, alle diverse Amministrazioni Comunali adriesi, come assessore e Presidente del Consiglio e di conseguenza hanno smesso serenamente di pensare, sfogliando il suo curriculum.
I passaggi di casacca, si sa, non fanno ormai più notizia, neppure i più spettacolari come il suo: con il Centro-Sinistra di Ruzza e compagni insieme al ballottaggio, contro una sua parte, dopo la sconfitta.
Ciò che ha più stupito la platea adriese, però, sono stati i due termini “necessità contingente.” Cosa voleva dire Stefi con quelle parole?
Al Sottoscala, luogo di disquisizioni popolane, tutti hanno subito compreso il significato concreto di quell’espressione un po’ misteriosa e maligna, quindi hanno deciso di derubricare la questione e parlare di calcio.
Gli amici e i suoi sostenitori con commozione sincera l’hanno invece chiamata al telefono per congratularsi con lei per l’animo schietto dimostrato. Non importa se con ritardo e in quella maniera.

gf


LA GUERRA DEL CARBONE 2


Domenica 3 Luglio 2011, dal Gazzettino
ROVIGO - Anche l'Emilia Romagna dice no al carbone a Polesine Camerini. Il Movimento 5 stelle si sta muovendo a livello regionale con un'interrogazione scritta proposta dal consigliere regionale grillino Giovanni Favia, che ha trovato l'appoggio dei capigruppo di maggioranza Barbati (Idv), Monari (Pd), Naldi e Meo (Sel-Verdi) e Sconciaforni (Fds). La richiesta al governatore dell'Emilia Romagna (che è anche presidente della conferenza Stato-Regioni) è quella di «opporsi alle decisioni della Regione Veneto che in sfregio a sentenze del Consiglio di Stato, si prepara a modificare la propria legge regionale istitutiva del Parco del Delta del Po veneto, assecondando i progetti di Enel e spianando così la strada alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle».
      Secondo il rappresentante del Movimento 5 stelle di Rovigo, Vanni Destro, «nelle considerazioni del consiglio regionale veneto, laddove intenda modificare l'articolo 30, non può non essere tenuta in considerazione l'opposizione della Regione Emilia Romagna che per la vicinanza all'impianto di Porto Tolle, subirebbe pesanti ricadute in termini di inquinanti dalla riconversione a carbone della centrale Enel».

sabato 2 luglio 2011

LA GUERRA DEL CARBONE -

 Contributo segnalatomi -


TERRA TERRA di Marina Forti
dal Manifesto
1 luglio 2011




Chiudere le centrali elettriche a carbone negli Stati uniti «potrebbe essere più facile di quello che sembra», scrive Lester Brown, fondatore del Earth Policy Institute di Washington, nell'ultimo articolo messo sul suo sito web. «Nonostante una campagna, generosamente finanziata dall'industria, per promuovere il «carbone pulito», gli americani si stanno rivoltando contro il carbone», nota Brown, e riferisce come negli ultimi anni si sia rafforzato «un movimento contro la costruzione di nuove centrali a carbone» negli Stati uniti. All'inizio sono stati alcuni casi locali di resistenza, ma è «presto diventata un'ondata nazionale di opposizione da parte di gruppi ambientali, per la salute, di agricoltori e di comunità locali». Interessante: non è il tipo di notizia che i grandi media ci riferiscono spesso da oltre oceano. E un rapporto compilato dal Sierra Club, una delle più grandi e note organizzazioni ambientaliste statunitensi, dà ragione a Brown: sul suo sito tiene un elenco aggiornato delle centrali a carbone del paese e risulta che dal 2000 a oggi 152 impianti sono stati chiusi o bocciati.
Il punto di svolta in quella che Brown chiama «la guerra del carbone» è avvenuto nel giugno del 2007, quando la Florida Public Services Commission (la commissione statale che valuta e approva impianti di servizio pubblico) ha rifiutato di concedere la licenza a una grande centrale elettrica a carbone - un impianto da 1.960 megawatt, 5,7 miliardi di dollari di investimento - perché l'azienda interessata non è riuscita a dimostrare che costruire quell'impianto era più economico che investire in efficienza, conservazione dell'energia e in energie rinnovabili (come sostenevano invece gli avvocati di EarthJustice, organizzazione di giuristi ambientalisti). Questa sconfitta «dati economici alla mano», insieme alle manifestazioni pubbliche di protesta contro nuove centrali a carbone in Florida, hanno fatto sì che dopo la prima altre quattro imprese ritirassero la propria richiesta di licenza. Poco dopo il movimento ha registrato una vittoria a Wall Street: su pressione di un'altra organizzazione ambientale, il Rainforest Action Network, nel febbraio 2008 quattro importanti banche d'investimento (Morgan Stanley, Citi, J.P. Morgan Chase e Bank of America) hanno annunciato che presteranno denaro per centrali a carbone solo se le aziende sapranno dimostrare che è economicamente redditizio alla luce dei maggiori costi dovuti alle future restrizioni federali sulle emissioni di gas di serra. L'estate scorsa le stesse banche (più Wells Fargo) hanno annunciato che non finanzieranno più l'estrazione di carbone a cielo aperto (il cosiddetto mountaintop removal, «scoperchiare la cima della montagna»), anche questo su pressione del Rainforest Action Network - e di alcune importanti battaglie che hanno coinvolto ampi movimenti locali.
Altre difficoltà per gli impianti a carbone sorgono a causa dei reflui, uno dei grandi rpoblemi irrisolti di questa industria energetica: che fare delle ceneri risultanti dalla combustione, oggi accumulate in 194 discariche e 161 vasche di contenimento in 47 stati Usa: sono ceneri piene di arsenico, piombo, mercurio e altre sostanze tossiche; l'Ente federale di protezione ambientale (Epa) ha individuato 98 siti che stanno contaminando le falde acquifere, e una nuova raffica di normative di sicurezza è in arrivo. «Ora che gli Stati uniti hanno in effetti una quasi moratoria de facto sulla licenza di nuove centrali a carbone, diversi gruppi ambientali stanno cominciando a fare campagna per la chiusura di quelle esistenti», conclude Brown - segue un elenco di impianti di cui è prevista la chiususa a breve. Del resto, fa notare, se gli altri 49 stati Usa portassero la propria efficienza energetica al livello dello stato di New York, l'energia risparmiata basterebbe a rendere inutile l'80% delle centrali alimentate a carbone in tutti gli Usa.

giovedì 30 giugno 2011

FIERA DELLE VANITA'



O passioni umane, o quanta vanità nelle cose!

Persio, poeta di satira

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TRASPARENZA -

In questa estate adriese i pugnaci sostenitori della lista Bobo si sono ingrippati, coniugando nelle strade stancamente il vocabolo dell’amore. Sono convinti che la nostra città non appartenga al Paese che cambia, che muta.
Trai i tifosi certificati, uno in particolare è balzato alla cronaca locale: il capogruppo del sindaco B, Lucchiari. Stordito dal testosterone politico, costui ha pensato bene di ripresentare il vocabolo tanto caro alla mitica Venere, ritenendo che ciò potesse avere ancora effetto sugli elettori, disincantati dopo il voto nazionale. Illuso.
A Valliera, invece, il rude Santarato, si esercita nel web, praticando le buone maniere, ora che è diventato Presidente dell’Assemblea Consiliare e cinguetta, come può, su fb.
Al mattino, davanti allo specchio, promette di mutare il profilo che si è ritagliato negli anni. Impresa faticosa, secondo gli amici più intimi. e, inorgoglito dei voti ricevuti, si tuffa soddisfatto nei regolamenti comunali.
Il tempo delle chiacchiere e delle promesse è terminato. Occorrono i fatti, i numeri scritti nel bilancio comunale.
La trasparenza inizia da qui.

lunedì 20 giugno 2011

IL CONFINE -

E’ iniziata una stagione nuova -



Il mese dei referendum ci ha regalato sorrisi e inaspettate meraviglie. La gente, stanca dei soprusi patiti e delle arroganze diffuse dal tamdem Bossi-Berlusconi, ha ritrovato il confine oltre il quale non si poteva andare, pena la perdita della memoria e della dignità individuale.
Le parole si sono spaventate e incazzate per questo possibile evento: essere cioè ridicolizzate e confinate in un oblio senza fine. Hanno deciso così di far straparlare gli autori di tale scempio, utilizzando risorse innumerevoli che solo loro possiedono. La rete del web, le immagini raccontate, le gentilezze donate e le giuste indignazioni argomentate le hanno catapultate negli spazi impensabili del genere umano. Altro che “al mare” come voleva Berlu e il compare sedicente padano. E’ proprio il nord, infatti, che punisce questi tracotanti oltraggiatori della parola.

Nei territori polesani il vento che rinnova ha trovato ostacoli petulanti nel pd, che prima chiede le primarie, ad Adria, poi le inabissa senza imbarazzo alcuno.
A Rovigo, invece, le estromette quasi subito, nonostante la forte richiesta dei suoi elettori. Imbalsamato, dopo la sconfitta, non si scompone dalle dichiarazioni del suo candidato Frigato, il quale afferma che rifarebbe lo stesso percorso, se dovesse ripetere l’elezione: cioè perdere ancora. Che dire! Ogni commento sembra superfluo.
In realtà, coloro che reggono le sorti di questo partito polesano appartengono ad una fauna politica non classificabile. Non sanno vedere il mondo attorno a sé, anzi lo confondono con la parte oscura della loro timorosa coscienza, chiusa, refrattaria alle mutazioni in atto nel nostro Paese.
Nutrono scarsa fiducia nei loro elettori e in quelli della coalizione del centro sinistra. Per questo non hanno saputo conquistare il consenso dei cittadini, increduli di tanta ottusità.

Il declino delle Destre nazionali ha trovato impreparato il sindaco Bobo, indaffarato a preparare la pietanza amministrativa. Agognava una vittoria trionfante, a tutto campo; si è trovato invece stritolato in un cambiamento epocale. Lui e il suo tutore stratega Mainardi. Costui, com’è noto, non è molto portato per la storia locale e per non sbagliare ripete la solita frase banale e ridicola dei ”trent’anni di malefatte della sinistra ad Adria". Non sa dire altro. Naturalmente adora vantarsi delle vittorie polesane, quasi fossero tutte merito suo e alle quali solo lui crede.
Il nostro sindaco ripetente, emozionato per la prova d’appello, credeva così che un mondo nuovo fosse alle porte per sorreggerlo nella nuova fatica. Si dice che ignorasse quello che stava accadendo nel Paese sfibrato e impoverito dal binomio Berl-Bossi. Nessuno dei suoi ragazzotti lo aveva informato dello tsunami in arrivo, forse per insipienza o tenerezza nei suo riguardi.
I referendum hanno poi bussato anche alla sua porta e milioni di cittadini, di giovani e ragazze chiedono ora il conto di questo lungo periodo di menzogne.
Gli rimane la piccola schiera dei suoi tifosi, alcuni per passione, altri per interesse.

E’ iniziata una stagione nuova anche da noi.

gieffe

sabato 4 giugno 2011

Il soffio del rinnovamento


L’esito del voto amministrativo ha segnato nel Paese una straordinaria spinta al cambiamento. Inaspettata nella sua estensione e forza. Il centro-sinistra ha saputo così raccogliere attorno a sé speranze e voglia di partecipazione, sconfiggendo le Destre che predicano ancora le favole tristi della violenza e delle paure.
Il soffio del rinnovamento, arrivato fino a Trieste, dove poi s’è fermato, ha sorvolato, capriccioso, la pianura polesana, quasi ignorandola.
Così nelle due maggiori città della provincia, Adria e Rovigo, il vento mite della politica che attrae non ha travato spazio adeguato nei partiti che dovevano accoglierlo. Incredibili lentezze hanno impedito, qui da noi, i rinnovamenti annunciati e attesi da tempo.
Il tandem Bossi – Berlusconi, dissacratori della parola, è stato punito severamente dalle cittadinanze dell’Italia intera, gioiose di aver ritrovato il sorriso nelle piazze e nelle strade delle città, abbellite da colori diversi e le volgarità si sono subito rimpicciolite, rattrappite, come da tempo s’attendeva.

Dal voto espresso il 15 e 16 maggio, possiamo senza dubbio affermare che le Primarie sono diventate, nei fatti, gli strumenti della fattiva partecipazione dei cittadini per la scelta delle candidature; di contaminazione feconda con la totalità degli elettori.
Scaturisce da ciò la necessità e l’urgenza di proseguire nel percorso ricostruttivo della Sinistra nelle sue diverse articolazioni, senza perdersi in chiacchiere inutili e ripetitive.
L’elezione ci ha insegnato questo. Dobbiamo tutti riconoscerlo.
Ora ci attendono i referendum e su questo appuntamento bisognerà molto impegnarci.


Gieffe

martedì 10 maggio 2011

I fioretti di maggio -


Il mese di maggio s’accompagna ai fioretti e alle promesse sofferte: per questo le serate appaiono migliori di quelle che sono.

La politica impreparata litiga con se stessa nel mese del voto amministrativo. Non sa più cosa raccontare perché tutto è stato già detto e ripetuto: promesse, bugie, finti duelli verbali, rancori declinati con sincera convinzione e altro ancora.
Bisogna allora cercare d’uscire da questo indecoroso via vai di vuote parole, scaraventate nelle piazze o spedite in cartoline colorate nelle cassette di posta.
Ritrovare la forza che ci permette di riconoscerci nella nostra naturale fragilità ci aiuta a comprendere meglio i nostri vicini e lontani che passano, arrivano, si fermano e mutano. Com’è giusto che sia.

Nella città commissariata, la Destra locale arruola liste di cittadini illusi dalle luci delle apparenze mediatiche, profuse copiosamente in questi decenni dal padrone sciamano del nostro Paese.
Il cinquantenne adriese Bobo, precocemente invecchiato dopo la sua indecorosa figura a palazzo Tassoni, non s’accorge delle crepe vistose che stanno da tempo minando la politica disperata del potere berlusconiano. Spera di sopravvivere, anche lui, come Bellotti, al naufragio del mondo luccicante e angosciante di un vecchio sperduto nell’animo.
Con i suoi fedeli e inconsapevoli sostenitori, Barbuiani mette una pezza sul declino inevitabile della sua disaggregata compagine, lasciandosi così cullare dalle scorribande del pensiero. Non sa immaginare, però, il suo futuro.

Nella Piazza a Rovigo, Vendola racconta come bonificare i miasmi della politica nazionale, invitandoci a volare alto per abbracciare un’umanità bisognosa di solidarietà e fratellanza. Esultano i giovanissimi che lo ascoltano e così tutti gli altri accorsi per l’occasione. Sorride il candidato Nalin con i suoi e con l’Idv alleato.
L’eco di quelle parole, sempre nuove e inaspettate, giunge fino a noi sul Canal Bianco, lungo Corso Garibaldi, presso Ponte Castello, accarezzando i campanili e la civica Torre.
Gli scommettitori della sfida elettorale abbandonano per alcuni minuti le loro quotidiane conversazioni e si meravigliano assai.
Dentro le osterie, nei luoghi all’aperto, i giovani ascoltano una musica nuova, di speranza e di lotta.
E si compiacciono festosi.


gi effe

venerdì 22 aprile 2011

II Centro Sinistra riunito

Completate le liste con i candidati al Consiglio Comunale, i partiti adriesi, con le loro propaggini civiche, provano a misurarsi sui programmi confezionati per l’occasione. Impegno assai gravoso, farsesco in alcuni casi.

Il candidato delle Destre inconsapevoli dichiara nel sogno mattutino: “Farò quello che mi piace, che più mi aggrada, dopo il voto ricevuto.”  Senza ombra di dubbio, pensava ad alta voce. Applausi scroscianti nella camera da letto.
S’attende di vincere Bobo recidivo, figurante convinto nelle file del vecchietto di Arcore. I listini graziosi, ingaggiati dai proconsoli locali e perfino regionali, sperano nella vittoria per incassare gratitudini e sorrisi. S’accontentano di poco. Per ora.
La Destra locale tenta, infatti, di dribblare se stessa e i disastri del suo governo nazionale: il lavoro sottratto, la precarietà garantita e ingigantita, l’attacco all’istruzione pubblica e alle Istituzioni del Paese.
Ci aspettiamo che la vincibile  armata di Mainardi, con i sui subalterni, sussurri qualcosa, poiché i guai di noi tutti derivano essenzialmente dal governo che non c’è, inabissato dalle vicende processuali del suo  Bombone Sparone Pestafracassone, detto Cesare da sui amici.

Il Centro Sinistra, dopo tanto vagabondare, ha deciso di volersi bene, inaugurando nella città una nuova stagione d’attenzioni, di riflessioni e sorprese. Si è tuffato così nell’impresa di costruire una nuova e diversa governabilità. Con trasparenza, ascoltando gli elettori tutti; con sobrietà, senza promesse fasulle.
L’impegno di Sel, nuova formazione della Sinistra che c’è, è quindi rivolta a realizzare quelle parti significative, presenti nel programma comune: tra queste il lavoro innanzitutto. Senza il quale la vita s’impoverisce, diventa sommamente precaria, la rende succube ai poteri dispotici ed oppressivi, corrodendo lentamente le coscienze individuali.
Costruire un osservatorio che sappia monitorare l’occupazione che si perde, che viene cancellata e, nello stesso tempo, trovare le strade necessarie per arginare la disoccupazione è fondamentale per i nostri cittadini, per i giovani e le ragazze che cercano il primo impiego, per quelli che sono imprigionati nelle precarietà.
Così altrettanto importante è dare concretamente supporti economici a chi il lavoro è stato sottratto. Anche questo è possibile, attraverso pratiche attente, attingendo risorse dal bilancio municipale e rifuggendo dalle facili elargizioni a pioggia. Chiamare poi a raccolta le famiglie per ascoltarle e spiegare loro il senso di questa nostra scelta, significa offrire una politica trasparente, solidale, rispettosa dei diritti e doveri di cittadinanza.
Altro ancora va realizzato e nel programma della coalizione viene indicato un itinerario da percorrere con altri soggetti pubblici e privati per creare nuova occupazione.

Bambini ed anziani, va ricordato, sono altresì risorse disponibili per fare bella la convivenza, per rendere gioiosa la vita che sorride e che illumina il nostro comune divenire.
Per questo occorre prestare la massima attenzione nei loro confronti, poiché noi ne avremo bisogno nel nostro domani vicino.


Giovanni Ferro
Sel

mercoledì 6 aprile 2011

ADRIA: RIVIERA MATTEOTTI


pubblicata da Giovanni Ferro il giorno martedì 5 aprile 2011 alle ore 8.35

Marzo ventoso, imprevedibile e sorridente, ci ha donato alla fine una speranza concreta: quella della ricomposizione del Centro-Sinistra adriese.
Non sono mancate tribolazioni e smarcamenti dal percorso indicato dalla politica che ragiona, che si ostina a pensare i cambiamenti possibili nel nostro territorio comunale.
Sel è nata per questo: per avviare una ricomposizione della Sinistra che sappia dialogare con il Centro. Con i cittadini spossati e frastornati dalla politica ostinatamente refrattaria alle mutazioni che scorrono dentro e fuori di noi. Sconfiggere gli egoismi irriducibili, le diffuse sfiducie è quindi compito che ci riguarda. Inevitabilmente.
Portare alla luce le ragioni della convivenza cittadina può oggi sembrare impresa immane, in questo finale di partita berlusconiana. Ognuno di noi sa che, pur nella diversa articolazione del pensiero e delle differenti visioni della vita, c’è uno spazio fantasioso e comune nel quale la competizione per fare bene le cose può esercitarsi nell’interesse di tutti. La democrazia per questo ci aiuta ad essere migliori, se l’accettiamo pienamente, se non la pieghiamo ai nostri più truffaldini pensieri. La nostra Costituzione ci può molto aiutare nel cammino che dovremo pur fare.
La nostra città anche questo ci chiede ora.

Presso il ponte Castello, appollaiato in uno striminzito stanzino, il candidato volonteroso attende che qualcuno s’affacci per portare buone notizie: un’adesione convinta, una promessa, un lampo di luce programmatico. Coltiva le sue speranze, giocherellando con i numeri bizzarri e precari dell’elezione di maggio. S’affaccia alla porta per scrutare il movimento del quotidiano passeggio e collauda così i suoi sogni.
Più in basso il candidato diverso, Bobo, finge ancora d’essere piacente alla schiera dei giovani più che adolescenti e, indifferente, organizza le solite cene, quasi in sordina. Non è noto il suo pensiero profondo, abissale. Naviga a vista, ripetendo parole consumate e capricciose, che spesso gli si rivoltano contro per la banalità di come vengono usate.
Altri competitori per la poltrona di sindaco, stupiti, sono ancora indaffarati a cercare una sede, a convincersi d’essere stati designati da qualcuno.

Solo D’Angelo, della Lega spaccona, sembra rinato dopo la sua caduta leggera, e finge d’ignorare le politiche insane del suo governo nazionale: non sa spiegarsi, per esempio, il perché dello slittamento del voto referendario. Così gli italiani saranno chiamati alle urne il 15 e il 16 maggio per le elezioni amministrative, il 29 e il 30 per gli eventuali ballottaggi e infine il 12-13 giugno per i referendum.
Un mese di passione disumana. Uno spreco di danaro pubblico superiore ai 400 milioni di euro. Inaccettabile, specialmente in tempo di crisi.
Bravissimi Bossi e Maroni nel coniugare il federalismo costoso: pagato con i soldi dei contribuenti.

Lungo la Riviera Matteotti, il candidato del Centro Sinistra, Paolo Ruzza, lavora per costruire una forte coalizione che duri e porti benefici per tutti. Nella chiarezza e trasparenza.


Giovanni Ferro
 Sel Adria

mercoledì 9 marzo 2011

ADRIA: VIA CARDUCCI



Ci sono strade nella città nostra che soffrono da tempo per il traffico intenso, per i rumori assordanti e gli inquinamenti diffusi. Alcune vie, per nostra fortuna, sono luoghi deliziosi del passeggio, delle chiacchiere amene e delle dolci parole.

Via Carducci, da tempo, è sulle cronache per l’uso scriteriato al quale è stata sottoposta: cittadini del luogo condannati ad un confino permanente nelle abitazioni, assediate dalle moderne inciviltà del traffico urbano, il quale, sia detto tra noi, non è affatto responsabile della sua utilizzazione. Residenti ostaggi delle politiche miopi e trasversali, così come i pedoni coraggiosi, che sfidano il luogo, strisciando lungo i muri e pestando lingue sottili di marciapiede.
Le auto intrepide s’infilano incuranti nel percorso budello e accettano con serenità la sfida del contatto possibile. A passo d’uomo rallentano, quando occorre, cioè sempre; poi con un sospiro riprendono la marcia con una dolce accelerazione.
Già nel 2009 chiedemmo “il senso unico di marcia per sottrarsi alle polveri sottili, ai rumori assordanti, per una maggior sicurezza stradale, minimizzando il rischio e diminuendo così il disagio pericoloso e invadente.”
Oggi, il Commissario prefettizio, con sano buon senso, ha provveduto, in via sperimentale, a dare una risposta alla voce di quei cittadini intossicati e troppo dimenticati.
In questa vicenda, ci rincuora pensare che, come scrive la cronaca locale, via Carducci avrà un senso unico, da una parte o dall’altra. E’ una buona notizia, se confermata e attuata.

In via Retratto, per non dare nell’occhio, la Destra contraffatta del grande Bugiardo, elabora strategie per sottrarsi alla Lega padrona e per recuperare voti al Centro dispettoso, ringalluzzito dall’arrivo di Zanforlin e compagni. Non sa darsi pace d’averli cacciati in quel modo e, a differenza del loro Goditore supremo, non trova le giuste parole per convincerli al ritorno. Attende che qualcuno li imbocchi, come teneri bambini nel seggiolone.
Nel Pd polesano, territorio di vaste scorrerie del pensiero, alcuni sperano che il senno non sia del tutto evaporato, dopo l’incursione dei disennatori di Potter.
Così, ad Adria, alcuni piccoli strateghi non hanno perso del tutto il flebile lume della ragione, nonostante la secessione imprevista di Bonato e amici. Confidano nell’imprevedibile, nel soccorso di qualcuno che non c’è, che non si trova, in questo secolo strano d’insidie capricciose. Nel loro strabismo politico non riescono ancora a farsi capire.
Sorte terribile per gli elettori del centro-sinistra.


gf

sabato 26 febbraio 2011

Sel e l’Idv: vocaboli di speranza -

Maghreb

A febbraio i partiti cercano con frenesia accordi tra loro; sognano le alleanze migliori per il ballottaggio amministrativo: nessuno pensa seriamente di vincere al primo turno.
Alcuni s’incarogniscono al loro interno; altri beatamente si ripropongono come sempre, senza pudore alcuno. Incautamente. Strillano gli elenchi delle cose fa fare, se vinceranno l’elezione. Fingono, credendo ancora che gli elettori, liberi dalle ideologie del Novecento, possano di nuovo seguirli nei loro racconti taroccati e obsoleti. Illusi perdutamente.


La città, con i suoi palazzi, con i fiumi e le abitazioni tutte, spazientita dai cicalecci dei conduttori delle formazioni maggiori, Pd – Pdl,  non si dà pace delle ottusità trasversali che scorazzano impunite nell’aria umida e fredda del mese più corto dell’anno.
Il teatro Politeama, ad esempio, diventa così, ad Adria, l’emblema di tanti piccoli e inutili incendi verbali: esercizi di mediocri scorribande.
Nessuno, per ora, è riuscito a mettere in sordina i tediosi programmi elettorali. Così, formicuzze umane lavorano con la sintassi per preparare le pietanze programmatiche. Lunghissime, ripetitive come sempre.
Basterebbero quattro o cinque punti chiari e significativi per richiamare la pubblica attenzione. Per essere compresi, apprezzati o criticati.
Il pdl, rattrappito dalle note vicende del suo Magnate bulimico, si vanta della sua sagace politica locale. Libera lungo Corso Mazzini strali e finte sciabolate su Zanforlin ed amici. Roba vecchia.
Lucianò, invece, esercitatosi con le dotte citazione del web, sembra rinato, dopo un periodo di autistica clausura. Oggi spera di essere un ago sottile e decisivo per tessere alleanze significative nello scenario elettorale. Con chi? Non è lecito sapere. Per ora sogna, nel suo nuovo incarico di coordinatore. Non coglie i rischi di questa sua precaria rappresentazione. Sicuro di sé chiede giustamente di abbassare i toni, quasi fosse un arbitro tra noi. Lo chiede anche al Pd, il quale generosamente s’è offerto di accogliere nella sua lista i felloni di Bobo, l’apprendista. Il quale, indifferente al triste canovaccio del governo rancoroso, è fortemente deciso a riproporsi con il solito piglio, accompagnato sempre dai suoi straordinari tutori locali. Dopo le sue disavventure, non ne può fare a meno.
Lungo la Riviera del Canale cittadino, Sel e l’Idv provano a soffiare nel cielo vocaboli di speranza, presentandosi insieme alle elezioni comunali. Si rivolgono ai cittadini delusi, confusi, desiderosi di scommettere sul rinnovamento della politica, per un nuovo centro sinistra d’attrazione. Che sappia riconquistare le emozioni dimenticate e le razionalità offuscate.

Poco lontano, uomini indaffarati e apparentemente sereni, lanciano lenze nell’acqua, davanti al campanile mutilato adriese. Sotto lo sguardo curioso di anziani, sfidano i pesci all’amo invitante.
Più a sud, nell’Africa del Maghreb, uomini e cose sussultano dentro atroci sofferenze di dittatori, amici delle democrazie perdute. Schiaffeggiate dai poteri della finanza e del denaro.



gf

sabato 29 gennaio 2011

Nell'azzurro cielo

Piazza Oberdan




SPIN DOCTOR



Il tredici di gennaio, il secondo giovedì del mese, nel cielo adriese il sole splendeva luminoso e felice. Così a Polesine Camerini, a Rosolina e Mesola.
La sentenza della Cassazione aveva, infatti, condannato Enel e i suoi due massimi dirigenti per le indiscriminate emissioni nocive prodotte dalla centrale termoelettrica di PortoTolle: pessimo il combustibile utilizzato e controlli inefficienti.
Mentre la gente e i bimbi osservavano stupiti le bellezze delle pochissime nubi nell’azzurro cielo, il quartier generale del Pd provinciale si chiedeva perplesso se era ancora possibile fidarsi di Enel e dei suoi due amministratori delegati, dopo questa definitiva e clamorosa condanna. I due non se la sono sentiti di venire qui a scusarsi o semplicemente a raccontare la verità. Che i profitti, in sostanza, valgono di più di tutti noi e della nostra salute; che i controlli erano terribilmente inadeguati. Ecco perché il Pd s’è trovato spiazzato, e non solo lui, da questa sentenza.
Governare il carbone in arrivo, per la centrale di Polesine Camerini, sarà dunque un’impresa titanica e disperata.

Nel tempo del Carnevale, la città di Adria cerca soddisfazioni con le tradizionali leccornie e i bimbi colorati si preparano già a sfilare lungo il Corso con insegnanti e genitori per mano.
Faticano, invece, i partiti della tradizione, alla ricerca di quello che non c’è, che non si trova. Inventano nel pensiero nomi attraenti per le loro liste elettorali, da proporre alle gazzette curiose e ai cittadini, usciti quasi tutti ormai dalle ideologie del Novecento. Sono preoccupati del candidato a sindaco, specie quelli del Pd che, in affanno, lo stanno cercando.
Tutti s’affidano con affanno ai loro specialisti in materia ( spin doctor). I più accorti arruolano il professore certificato; altri, il politico consumato e arcinoto, non importa se un po’ bugiardo; qualcuno incarica il più combattivo, esperto nella trivialità contenuta. C’è chi scommette poi sull’esperto dei numeri, degli elettori votanti, distanti, disattenti: quelli che da tempo ingrossano l’area degli schifati dalla rappresentazione del voto elettorale. I più fortunati, pochissimi, s’avvalgono di chi riassume tutte le possibili competenze, visibili e non. Costoro sono persone ignote che nessuno conosce e che rendono conto solo a sé stessi delle vittorie e degli insuccessi. Comunicano con i comitati attraverso il capo assoluto che dà informazioni con parsimonia e prudenza.

Bobo, invece, non pago della sua precedente disavventura e oltremodo coraggioso, proclama educatamente che sfiderà lui il centro sinistra cittadino. Nel suo retrobottega elabora con i suoi progetti ambiziosi; non si cura per ora dei possibili alleati e illustra alla stampa nostrana tutti i suoi desideri sognati.
Il centro sinistra di Zanellato ha pensato bene di rispondere alle fatue promesse del Barbuiani e ciò ha disturbato lo scrivano politico della lista, l’addetto alla comunicazione.
La risposta ha molto stupito gli addetti alla propaganda, per il garbo manifestato, un po’ desueto e appiccicoso . “Come si permette, sig. Zanellato, ad offenderci così gratuitamente?” Lei si prende gioco di noi.” Così recitava la cronaca su La Voce del 22 corrente mese.
Naturalmente ciò ha provocato soddisfazione contenuta a Bobo e ai suoi sostenitori, che nella mente hanno fragorosamente battuto le mani.
Da casa sua, l’assessore fiocinato Lucianò, grande eversore della passata Amministrazione, annuncia, con gioia contenuta, la nascita e la guida del terzo Polo, uscendo in tal modo da una certa marginalità che lo avevo reso vulnerabile agli strali del Mainardi, furioso ancor di più, dopo le note vicende dei traditori rodigini del Pdl. Costoro pensano di proporre alla città di Rovigo una lista oltraggiosa, indipendente, evidenziando una sfacciataggine irriguardosa nei suoi confronti.
Pagheranno caro. Lui spera.


gf

lunedì 3 gennaio 2011

Epifanie -



L’anno che arriva ci porta nuove preoccupazioni, con desideri insopprimibili di rinnovamento, di epifanie che tardano sempre ad arrivare. Il suono del tempo impercettibile non c’incoraggia a sperare molto, frastornati, come siamo, dai chiassosi rumori dei media impazziti dentro notizie impresentabili.
Nella terra di mezzo, abbracciata dai due grandi fiumi, l’Adige e il Po, gli uomini addetti alla politica preparano ignari i soliti canovacci per le elezioni di primavera. Inconsapevoli da tempo dei mutamenti avvenuti nelle profondità degli animi. Non sanno fare diversamente.
I cittadini elettori per inerzia continuano così a declinare la stanca democrazia. Alcuni, come noto, non votano più da tempo; altri giocherellano con le schede multicolori. Taluni invece sparacchiano segni a casaccio, attirati da altisonanti parole, rumorose e vuote insieme.

Le strategie dei partiti, a dicembre, cinguettano contente fra loro lungo il Corso adriese e la città commissariata dal Pdl per amore attende qualche flebile segnale di luce. Che per ora non c’è.
Si fa coraggio il Pd e dichiara che farà le primarie, ad Adria e Rovigo. Non si sa in che modo e quando: se di coalizione o autarchiche, cioè del solo partito gestore. Amletico dubbio.
Nelle sedi del così detto centro-sinistra impazza la discussione tra gli specialisti in materia. Le tattiche si fanno così strada imbellettate tra la gente che applaude per disperazione e speranza, mentre a Rovigo i socialisti di Mancini, sapienti e conoscitori del territorio polesano, mettono subito da parte le primarie, senza incertezze. Preferiscono gli accordi sui programmi da presentare agli elettori. Per il resto si vedrà dopo. Non è il caso, affermano, di cercare ora il candidato sindaco. Troppo complicato. L’Idv ha invece lanciato subito ad Adria la sua candidata Barzan e pensa in tal modo si trarne vantaggio. Non crede, infatti, alla consultazione dei cittadini: complicata e rischiosa.
Federazione della Sinistra, Sel e Idv viaggiano insieme nei cantieri, accompagnati, ad Adria, da segmenti del locale Pd e da qualche volonteroso indipendente. Alcuni, tra loro, sperano, nelle primarie di coalizione e attendono fiduciosi che qualcuno si pronunci rapidamente con nettezza.

I giorni di gennaio annunciano che è tempo di  promuovere incontri tra i diversi soggetti politici che s’oppongono alle Destre cittadine, per costruire insieme un percorso trasparente e condiviso sui programmi da realizzare e su chi dovrà poi andare a realizzarli. Sindaco ed Esecutivo sono, infatti, gli strumenti del governo della città. Ciò dovrà avvenire fuori dai palazzi, tra la gente che ancora spera che la politica abbia un significato.
Le primarie è una grande opportunità, ma non è l’unica, per fortuna. E’ possibile sempre che una volonterosa lista di cittadini possa presentarsi agli elettori con un suo programma, che sappia affascinare e convincere.
Chi avrà la forza per mettere in moto a gennaio questi percorsi?  E dove trovare gli eroi per una tale impresa? E’ una sfida che riguarda ognuno di noi, non solo i partiti.



Giovanni Ferro