martedì 10 maggio 2011
I fioretti di maggio -
Il mese di maggio s’accompagna ai fioretti e alle promesse sofferte: per questo le serate appaiono migliori di quelle che sono.
La politica impreparata litiga con se stessa nel mese del voto amministrativo. Non sa più cosa raccontare perché tutto è stato già detto e ripetuto: promesse, bugie, finti duelli verbali, rancori declinati con sincera convinzione e altro ancora.
Bisogna allora cercare d’uscire da questo indecoroso via vai di vuote parole, scaraventate nelle piazze o spedite in cartoline colorate nelle cassette di posta.
Ritrovare la forza che ci permette di riconoscerci nella nostra naturale fragilità ci aiuta a comprendere meglio i nostri vicini e lontani che passano, arrivano, si fermano e mutano. Com’è giusto che sia.
Nella città commissariata, la Destra locale arruola liste di cittadini illusi dalle luci delle apparenze mediatiche, profuse copiosamente in questi decenni dal padrone sciamano del nostro Paese.
Il cinquantenne adriese Bobo, precocemente invecchiato dopo la sua indecorosa figura a palazzo Tassoni, non s’accorge delle crepe vistose che stanno da tempo minando la politica disperata del potere berlusconiano. Spera di sopravvivere, anche lui, come Bellotti, al naufragio del mondo luccicante e angosciante di un vecchio sperduto nell’animo.
Con i suoi fedeli e inconsapevoli sostenitori, Barbuiani mette una pezza sul declino inevitabile della sua disaggregata compagine, lasciandosi così cullare dalle scorribande del pensiero. Non sa immaginare, però, il suo futuro.
Nella Piazza a Rovigo, Vendola racconta come bonificare i miasmi della politica nazionale, invitandoci a volare alto per abbracciare un’umanità bisognosa di solidarietà e fratellanza. Esultano i giovanissimi che lo ascoltano e così tutti gli altri accorsi per l’occasione. Sorride il candidato Nalin con i suoi e con l’Idv alleato.
L’eco di quelle parole, sempre nuove e inaspettate, giunge fino a noi sul Canal Bianco, lungo Corso Garibaldi, presso Ponte Castello, accarezzando i campanili e la civica Torre.
Gli scommettitori della sfida elettorale abbandonano per alcuni minuti le loro quotidiane conversazioni e si meravigliano assai.
Dentro le osterie, nei luoghi all’aperto, i giovani ascoltano una musica nuova, di speranza e di lotta.
E si compiacciono festosi.
gi effe
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