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martedì 27 novembre 2012

MONTI ROBOT





Nelle strettoie della storia milioni di parole transitano con fatica. A volte stritolate negli attuali spettacoli televisivi, storpiati per inutili finalità partigiane.
I divertimenti perversi inevitabilmente si avviano per questo alla loro estinzione. Pertanto il godimento delle parole aggraziate e appagate può esibirsi con stupore e meraviglia.
Negli studi delle tv imbalsamate si consumano dolci vendette. Propedeutiche dei cambiamenti desiderati.
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Monti robot sembra ignorare o aver dimenticato le tre leggi della robotica di I. ASIMOV, noto scrittore di fantascienza. In particole la prima legge, quando afferma che un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, possa l’uomo subire danni. Le altre due leggi si allineano allo spirito della prima, rafforzandola e proteggendola.
Crozza, nella tv dell’ironia e della satira politica, ha inventato questo personaggio, in questa età di passaggio bizzarro, attribuendo all’attuale Presidente del Consiglio la maschera dell’alieno quasi amico, difforme però da quello immortalato da Asimov.
E pur vero che i robot sono tanti, forse troppi nell’umana famiglia universale e ciascuno può ritenere che il suo, quando c’è, sia pur sempre il migliore, il più adatto alle sue e alle nostre esigenze.
La fine del secolo scorso ha prodotto accelerazioni impensate nelle consuete mutazioni degli animi, in ogni luogo e in forme e tempi diversi. Si pensi solo ai Paesi africani del nord e alla fine dei loro tirannici regimi.
Gli opinionisti nella politica spettacolo, pagati dalle diverse tv, dai i cittadini abbonati al canone pubblico e dalle pubblicità variopinte e spettacolari, s’azzuffano spesso con sobrietà o fingono di farlo, prima della pausa pubblicitaria. Altri, più mansueti, pacatamente ripetono argomentazioni arcinote e ingessate, mentre le Destre berlusconiane paventano stancamente il pericolo delle Sinistre sopravissute, evocando i governi malfermi dell’Ulivo di Prodi: la loro inaffidabilità certificata.  Sia, quindi, bersagliato il Pd, garante di un’alleanza possibile.
I Centro-Sinistra ristretto – PD e SEL - e il Centro ballerino e svagato cercano di trovare un comune percorso per il governo che verrà, dopo l’elezione primaverile.
Ogni tanto qualcuno nella propaganda consueta straparla di più, strangolato da qualche parola arrabbiata, nonostante la premurosa assistenza degli esperti in comunicazione.  Altri invece maliziosamente usano un linguaggio evocativo, narrativo, cercando di evitare risposte precise a domande soventi schematiche e banali. Tutti, in egual misura, si cimentano nelle previsioni dei futuri scenari, quasi fosse un gioco divertente, mentre nel territorio i posti di lavoro svaporano, inghiottiti nelle cavità carsiche della finanza liberista.
Gli uni e gli altri non sanno ancora che siamo già entrati in un altro luogo del pensiero dimenticato, che richiede meno schiamazzi e bugie, nel quale l’abuso del verbum sarà pesantemente sanzionato dallo sberleffo e dalle risate chiassose.
Il primo ad esserne consapevole è il robot smemorato di Monti, pasticcione nelle vicende delle umane condivisioni, al quale le potenti parole affidano ancora speranza.
In attesa dei veri eroi.

Gieffe

domenica 4 novembre 2012

La delega illimitata



 La città di Venezia

Gli eletti negli organismi amministrativi, sostenuti dai partiti di riferimento, strillano per il riordino delle province. Soprattutto i presidenti e i loro assessori:  al Nord e al Sud del Paese, passando per il Centro.
Nel capoluogo, la Virgigli presidente si propone con la sua giunta di lavorare ora gratuitamente nell’anno che verrà, quando dovrà fare a meno, in forza della legge, dei suoi assessori nominati. Rimarrà solo lei con i suoi ricorsi e con tre consiglieri per le normali pratiche correnti, in attesa che sia completato il nuovo assetto del territorio nazionale.
Nel frattempo i cittadini polesani, stupiti per il trasloco veronese, si chiedono quale delega potente abbiano ricevuto nelle ultime elezioni i partiti in-esistenti. Non certo di decidere da soli a quale territorio aggregarsi, né tantomeno difendere spavaldamente, ad ogni costo, l’integrità della provincia polesana, soprattutto ricordando che, in un passato vicino, alcuni di loro avevano prepotentemente tifato per la loro abolizione.
Le cittadinanze tutte sono state così dimenticate, in questo tempo inconsueto, lasciando liberi gli sfoghi, i trucchetti velenosi, le false opportunità in mano ai pochi gestori di un potere transitorio. Eppure era questa un’occasione per uscire all’aperto, fuori dalle stanze buie dei poteri asfittici. Per ascoltare le voci degli elettori smarriti e adirati in questa babele che sfianca.
Invece, una delega infelice, pigliatutto si è accomodata compiacente tra le fila dei Consigli Comunali. Ecumenica e senza opposizioni significative.
Timidamente alcuni Comuni hanno provato a suggerire che non c’era solo Padova, possibile compagna di viaggio nella mutazione, esisteva ed esiste tuttora la città di Venezia, con le sue innumerevoli opportunità, ricordate per altro in un recente incontro con la cittadinanza adriese.
Ora è del tutto evidente che, alla luce della fusione con Verona, è più che mai urgente e necessario ascoltare la voce degli elettori, prima che il D.L. diventi operativo.
I Comuni dell’area del Parco del Delta dovrebbero perciò mettere in moto momenti comuni d’informazione e partecipazione, abbandonando il totem della provincia unita per un orientamento che privilegi la città metropolitana di Venezia.
La scelta migliore per noi.



gief