La città di Venezia
Gli eletti
negli organismi amministrativi, sostenuti dai partiti di riferimento, strillano
per il riordino delle province. Soprattutto i presidenti e i loro assessori: al Nord e al Sud del Paese, passando per il
Centro.
Nel capoluogo,
la Virgigli
presidente si propone con la sua giunta di lavorare ora gratuitamente nell’anno
che verrà, quando dovrà fare a meno, in forza della legge, dei suoi assessori
nominati. Rimarrà solo lei con i suoi ricorsi e con tre consiglieri per le
normali pratiche correnti, in attesa che sia completato il nuovo assetto del
territorio nazionale.
Nel
frattempo i cittadini polesani, stupiti per il trasloco veronese, si chiedono
quale delega potente abbiano ricevuto nelle ultime elezioni i partiti
in-esistenti. Non certo di decidere da soli a quale territorio aggregarsi, né
tantomeno difendere spavaldamente, ad ogni costo, l’integrità della provincia
polesana, soprattutto ricordando che, in un passato vicino, alcuni di loro
avevano prepotentemente tifato per la loro abolizione.
Le
cittadinanze tutte sono state così dimenticate, in questo tempo inconsueto,
lasciando liberi gli sfoghi, i trucchetti velenosi, le false opportunità in
mano ai pochi gestori di un potere transitorio. Eppure era questa un’occasione
per uscire all’aperto, fuori dalle stanze buie dei poteri asfittici. Per
ascoltare le voci degli elettori smarriti e adirati in questa babele che
sfianca.
Invece, una
delega infelice, pigliatutto si è accomodata compiacente tra le fila dei
Consigli Comunali. Ecumenica e senza opposizioni significative.
Timidamente
alcuni Comuni hanno provato a suggerire che non c’era solo Padova, possibile
compagna di viaggio nella mutazione, esisteva ed esiste tuttora la città di
Venezia, con le sue innumerevoli opportunità, ricordate per altro in un recente
incontro con la cittadinanza adriese.
Ora è del
tutto evidente che, alla luce della fusione con Verona, è più che mai urgente e
necessario ascoltare la voce degli elettori, prima che il D.L. diventi
operativo.
I Comuni
dell’area del Parco del Delta dovrebbero perciò mettere in moto momenti comuni
d’informazione e partecipazione, abbandonando il totem della provincia unita
per un orientamento che privilegi la città metropolitana di Venezia.
La scelta
migliore per noi.
gief

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