LA COMUNICAZIONE
La comunicazione è oggetto di studio e di ricerca da ormai tanto tempo. Oggi si aggiungono le parole viaggianti sul web, su internet e nuove “stazioni” accolgono milioni di vocaboli nelle lingue più disparate. Viaggiano rapidamente, s’intrecciano negli spazi telematici, a volte si riconoscono a malapena; in altri casi familiarizzano celermente. Narrano storie eterogenee, esprimono stati d’animo, visioni del mondo.
In queste relazioni nuove manca la fisicità dell’incontro con l’altro, la gestualità del corpo, il suo linguaggio. Non c’è la contemporaneità dello scambio vocale, l’immediatezza della risposta, come quando ci si trova nel bar o dentro ad un’accesa discussione. Nei blog le osservazioni possono arrivare dopo un certo lasso di tempo, ore o giorni addirittura, e permettono quindi una maggiore riflessione nell’intervento. Possiamo ritenere che prevalga una indubbia razionalità tra chi comunica, anche se questo non sempre avviene.
L’impersonalità nel rapporto dialogico viene corretta da forme compensative, quando sono presenti, come il profilo di chi scrive, la foto e altri elementi personali, i quali dovrebbero rendere più amichevole l’approccio comunicativo. Ciò che non convince è una certa rigidità nella procedura che assegna a chi è autore del blog una certa autorevolezza, mai dimostrata per altro, anche se il rischio della dissacrazione può sempre arrivare nei commenti più disparati. Essendo una discussione aperta, fortunatamente non c’è una conclusione, come avviene comunemente nella vita dei partiti.
Scrivere è un bene, stende il pensiero, lo fa respirare, lo fissa sulla carta, rendendolo visibile ad altri. Supera gli SMS striminziti, vocaboli soffocati dalla fretta tumultuosa e dallo spazio insufficiente, dà forza e autorevolezza alla parola.
La comunicazione nel web si sprovincializza, anche se perde la sua umanità più antica, tribale, fatta di sguardi, sorrisi, di suoni spazientiti, dolci e delicati. La razionalità si sposa con vocaboli depurati che evocano l’immaginazione di tutti coloro che partecipano quasi anonimi alle dispute o semplicemente accarezzano il desiderio di uscire dallo spazio limitato dei territori conosciuti. Gente diversa, variopinta, naviga in un mare bisognosa di segni e di conflitti.
Le assemblee dei partiti sono dei ricordi sbiaditi del secolo trascorso che vive ancora prepotentemente tra di noi, naufraghi approdati in un mondo che ha quasi perso il calore della contiguità fisica, degli odori degli altri e delle cose conosciute. Soli cerchiamo di riempire quelle assenze smarrite illudendoci di averle trovate, parlando con tanti davanti allo schermo. La politica anche per questo è diventata più sfuggente, anonima, imprigionata in una pericolosa modernità nella quale “les affaires” sovrastano sovente gli ideali, tanto amati e mai dimenticati, che vivevano intensamente nel secolo breve.
L’accelerazione della storia impone il loro recupero nel contesto mutato di questo inizio secolo.
Giovanni Ferro
sabato 28 novembre 2009
mercoledì 25 novembre 2009
Consiglio Comunale
IL TEMPO
La supposta padronanza delle parole incoraggia l’avanspettacolo, specie nei Consigli Comunali.
L’abuso del tempo non è sufficientemente stigmatizzato nelle riunioni politiche.
Il tempo non è comprimibile: per questo dialogano e dilagano le parole tra l’umano consorzio.
----------------
Consiglio Comunale
Nel Consiglio Comunale il gesto teatrante è una grande tentazione, c’è il fascino della voce, l’attenzione degli spettatori curiosi, la stampa con i suoi cronisti e una tensione diffusa se l’argomento affascina.
I più impegnati in questo esercizio sono sicuramente i capigruppo, anche quando sono gli unici a rappresentare la lista. Tra i consiglieri alcuni si esprimono con pacatezza, altri hanno sempre bisogno di tifare per se stessi, di essere oltremodo partigiani e provocatori: basta una scintilla, una frase o un evento per scatenare le piccole passioni e portare il godimento politico.
Le sedute di sera iniziano sempre in ritardo, sempre con la debole protesta del consigliere della minoranza. Quando qualcuno sproloquia nessuno ci sa fa caso, si continua con il solito chiacchiericcio. Se parla il capo del gruppo l’attenzione s’accende, anche se dice sciocchezze. L’intervento argomentato provoca un po’ di fastidio, soprattutto se entra nel merito della questione all’odg.. Qualcuno allora nella maggioranza parla di esternazione, gravissimo peccato nella democrazia rappresentata.
I consiglieri comunali soffrono molto nel loro ruolo di rappresentanti dei cittadini, si sentono estromessi dal governo della città; imprecano contro le leggi che hanno dato troppo potere alle Giunte Comunali.
Ogni tanto qualcuno prova a far l’assessore stando a casa o furoreggiando nella cronaca locale.
Ludovico A.
La supposta padronanza delle parole incoraggia l’avanspettacolo, specie nei Consigli Comunali.
L’abuso del tempo non è sufficientemente stigmatizzato nelle riunioni politiche.
Il tempo non è comprimibile: per questo dialogano e dilagano le parole tra l’umano consorzio.
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Consiglio Comunale
Nel Consiglio Comunale il gesto teatrante è una grande tentazione, c’è il fascino della voce, l’attenzione degli spettatori curiosi, la stampa con i suoi cronisti e una tensione diffusa se l’argomento affascina.
I più impegnati in questo esercizio sono sicuramente i capigruppo, anche quando sono gli unici a rappresentare la lista. Tra i consiglieri alcuni si esprimono con pacatezza, altri hanno sempre bisogno di tifare per se stessi, di essere oltremodo partigiani e provocatori: basta una scintilla, una frase o un evento per scatenare le piccole passioni e portare il godimento politico.
Le sedute di sera iniziano sempre in ritardo, sempre con la debole protesta del consigliere della minoranza. Quando qualcuno sproloquia nessuno ci sa fa caso, si continua con il solito chiacchiericcio. Se parla il capo del gruppo l’attenzione s’accende, anche se dice sciocchezze. L’intervento argomentato provoca un po’ di fastidio, soprattutto se entra nel merito della questione all’odg.. Qualcuno allora nella maggioranza parla di esternazione, gravissimo peccato nella democrazia rappresentata.
I consiglieri comunali soffrono molto nel loro ruolo di rappresentanti dei cittadini, si sentono estromessi dal governo della città; imprecano contro le leggi che hanno dato troppo potere alle Giunte Comunali.
Ogni tanto qualcuno prova a far l’assessore stando a casa o furoreggiando nella cronaca locale.
Ludovico A.
lunedì 9 novembre 2009
ADRIA: Il programma di Barbuiani
ADRIA: linee di programma -
Le coalizioni elettorali abitualmente presentano i loro programmi ai cittadini, soprattutto quando hanno vinto le elezioni. Si tratta di un elenco di buone intenzioni su ciò che intendono realizzare nel corso del loro mandato: urbanistica, lavori pubblici, ambiente e così via. Si cerca di non tralasciare nulla nella stesura delle linee programmatiche, così vengono anche definite. Parole e parole si rincorrono e si alternano per affermare la realizzabilità e utilità delle scelte previste nel territorio da loro amministrato. Così in ogni Comune.
Gli elettori sanno che questo canovaccio viene sempre riproposto per dare visibilità ai nuovi amministratori che si compiacciono di tanto solerte lavoro. Chi può dire che cosa verrà ricordato dalla gente nelle pagine scritte da qualche volenteroso occasionale. Certo il testo viene letto e approvato dai partiti vincenti nelle sedi opportune e poi inviato alla stampa locale che lo riassume, mettendolo bene in mostra.
Le minoranze consiliari attendono con ansia questo momento per dare battaglia e preparano interpellanze e mozioni: anche questo fa parte del gioco democratico.
Ad Adria, dopo lungo travaglio, il novello sindaco ha fatto conoscere ai suoi cittadini lo strabiliante programma della sua maggioranza. Chi lo legge troverà nulla che lo possa stupire e meravigliare, forse è proprio questa la novità che abbaglia: un lungo elenco di buone intenzioni, di progetti da consolidare, qualcuno da realizzare e poi espressioni generiche e banali sulle quali sarebbe una pura perdita di tempo soffermarsi ora. Incuriosisce la proposta di creare zone verdi per i bisogni corporei dei cani; qualcuno certamente presenterà qualche osservazione su questa brillante idea. Infine il documento c’informa che “..è purtroppo a tutti evidente che le necessità sono numerose e complesse e che le risorse finanziarie e la dotazione di personale è assolutamente insufficiente..” E qui comprendiamo come il sogno di fare grande la città svanisca, diventando polvere sottile come la cipria del borotalco.
Nonostante questa iattura aspettiamo che questa maggioranza s’impegni su questioni che non richiedono grandi risorse economiche, come i diritti di cittadinanza di coloro che qui sono approdati da mondi diversi; di come porsi davanti al termine della nostra vita, a causa di mali incurabili, testamento biologico; e infine l’applicazione della trasparenza nelle assunzioni degli enti pubblici, compreso ovviamente il Comune.In tempi così difficili i giovani chiedono il lavoro nel rispetto della loro dignità, rifiutando le pratiche clientelari e il malaffare: deluderli sarebbe un crimine.
Riuscirà il trenino natalizio di Bobo a camminare in questa direzione o si bloccherà sulle rotaie davanti alle travi messe da qualche politicante? E soprattutto avrà la volontà e la forza di rivendicare il suo ruolo, evitando di passare per un vettore che trasporta una maggioranza confusa e velleitaria? Le alleanze tra i partiti, a volte, sono ingombranti e faticose da sopportare; i sotterfugi e gli accordi tra forze politiche antagoniste, soprattutto quando vengono tenuti nascosti, sono insopportabili.
Frattanto le parole svolazzanti nelle cronache locali del quarto potere c’informano che S. Rigoni ha solennemente dichiarato che non uscirà dal Pd, non seguirà il suo mentore Rutelli, il quale, venuto a conoscenza del fatto, ha sobbalzato dalla sedia stupefatto per tanta destrezza.
Pure R. Destro, assessore di lungo corso ad Adria, aveva a suo tempo dichiarato - Sarò sempre socialista, mai abbandonerò il mio partito - Sappiamo invece che, dopo infinita sofferenza, s’è precipitato nelle braccia del suo amico G. Spinello, facendolo barcollare.
Per questo e per altro ancora attendiamo fiduciosi che il consigliere provinciale Rigoni Sandro approdi alla corte di Rutelli e M. Cacciari, rendendo così felici molti elettori del Pd.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
Le coalizioni elettorali abitualmente presentano i loro programmi ai cittadini, soprattutto quando hanno vinto le elezioni. Si tratta di un elenco di buone intenzioni su ciò che intendono realizzare nel corso del loro mandato: urbanistica, lavori pubblici, ambiente e così via. Si cerca di non tralasciare nulla nella stesura delle linee programmatiche, così vengono anche definite. Parole e parole si rincorrono e si alternano per affermare la realizzabilità e utilità delle scelte previste nel territorio da loro amministrato. Così in ogni Comune.
Gli elettori sanno che questo canovaccio viene sempre riproposto per dare visibilità ai nuovi amministratori che si compiacciono di tanto solerte lavoro. Chi può dire che cosa verrà ricordato dalla gente nelle pagine scritte da qualche volenteroso occasionale. Certo il testo viene letto e approvato dai partiti vincenti nelle sedi opportune e poi inviato alla stampa locale che lo riassume, mettendolo bene in mostra.
Le minoranze consiliari attendono con ansia questo momento per dare battaglia e preparano interpellanze e mozioni: anche questo fa parte del gioco democratico.
Ad Adria, dopo lungo travaglio, il novello sindaco ha fatto conoscere ai suoi cittadini lo strabiliante programma della sua maggioranza. Chi lo legge troverà nulla che lo possa stupire e meravigliare, forse è proprio questa la novità che abbaglia: un lungo elenco di buone intenzioni, di progetti da consolidare, qualcuno da realizzare e poi espressioni generiche e banali sulle quali sarebbe una pura perdita di tempo soffermarsi ora. Incuriosisce la proposta di creare zone verdi per i bisogni corporei dei cani; qualcuno certamente presenterà qualche osservazione su questa brillante idea. Infine il documento c’informa che “..è purtroppo a tutti evidente che le necessità sono numerose e complesse e che le risorse finanziarie e la dotazione di personale è assolutamente insufficiente..” E qui comprendiamo come il sogno di fare grande la città svanisca, diventando polvere sottile come la cipria del borotalco.
Nonostante questa iattura aspettiamo che questa maggioranza s’impegni su questioni che non richiedono grandi risorse economiche, come i diritti di cittadinanza di coloro che qui sono approdati da mondi diversi; di come porsi davanti al termine della nostra vita, a causa di mali incurabili, testamento biologico; e infine l’applicazione della trasparenza nelle assunzioni degli enti pubblici, compreso ovviamente il Comune.In tempi così difficili i giovani chiedono il lavoro nel rispetto della loro dignità, rifiutando le pratiche clientelari e il malaffare: deluderli sarebbe un crimine.
Riuscirà il trenino natalizio di Bobo a camminare in questa direzione o si bloccherà sulle rotaie davanti alle travi messe da qualche politicante? E soprattutto avrà la volontà e la forza di rivendicare il suo ruolo, evitando di passare per un vettore che trasporta una maggioranza confusa e velleitaria? Le alleanze tra i partiti, a volte, sono ingombranti e faticose da sopportare; i sotterfugi e gli accordi tra forze politiche antagoniste, soprattutto quando vengono tenuti nascosti, sono insopportabili.
Frattanto le parole svolazzanti nelle cronache locali del quarto potere c’informano che S. Rigoni ha solennemente dichiarato che non uscirà dal Pd, non seguirà il suo mentore Rutelli, il quale, venuto a conoscenza del fatto, ha sobbalzato dalla sedia stupefatto per tanta destrezza.
Pure R. Destro, assessore di lungo corso ad Adria, aveva a suo tempo dichiarato - Sarò sempre socialista, mai abbandonerò il mio partito - Sappiamo invece che, dopo infinita sofferenza, s’è precipitato nelle braccia del suo amico G. Spinello, facendolo barcollare.
Per questo e per altro ancora attendiamo fiduciosi che il consigliere provinciale Rigoni Sandro approdi alla corte di Rutelli e M. Cacciari, rendendo così felici molti elettori del Pd.
Giovanni Ferro
Sinistra e Libertà
lunedì 2 novembre 2009
PASSAGGI
TRASLOCHI
I traslochi sono sofferenze comuni nella vita degli uomini; si contano in una sola mano e per questo si possono sopportare. Coinvolgono le persone più care, gli amici, i vicini di casa che perdiamo, l’ambiente che ci circonda con i suoi innumerevoli colori e odori.
Lasciamo emozioni, ricordi e c’incamminiamo con i nostri bagagli in posti nuovi, a volte lontani dal territorio nel quale siamo cresciuti.
Nella nuova casa gli oggetti portati con noi ci consolano nella tristezza patita; fanno di tutto per farci sorridere, si nascondono dentro scatoloni pesanti, avvolti con la carta di giornale e poi improvvisamente ci appaiono.
Nella nuova residenza riprendiamo lentamente il gioco della vita; ci ritagliamo spazi diversi con altra gente, non dimenticando mai i luoghi lasciati.
A volte capita che festeggiamo la nuova abitazione, i suoi muri, gli spazi sconosciuti che attorniano il luogo nel quale andremo ad abitare; se c’è il verde, giardino o altro, ci sembra tutto perfetto. La tristezza viene messa da parte, confinata in qualche luogo del nostro pensiero gioioso.
La politica conosce da sempre questi passaggi, spostamenti da un partito all’altro. Qualcuno li chiama tradimenti; altri usano terminologie diverse per spiegare queste transumanze.
Si abbandona da soli o in gruppo il proprio sito politico e si valuta bene i vantaggi che arriveranno, se tutto procederà bene. A volte si sbaglia, si commettono errori nel valutare la nuova abitazione; si pretendono sistemazioni adeguate al rango che prima si ricopriva: un ex senatore quanto può valere nel nuovo partito? Una schiera di sostenitori quanto pesa? Poi tutto si accomoda e i generali diventano caporali di giornata con un’altra bandiera, sotto la benevola guida di qualche capo corrente di turno. Dà piacere essere ancora dentro il potere della politica, provare la sensazione di non essere fuori dal gioco.
Alcuni fingono di poter fare ancora carriera con i nuovi scudetti appiccicati alla giacca e ostentano sicurezza ai loro elettori, stupiti di tanta disinvoltura, di così veloce cambiamento. Chiamano questo “mettersi a disposizione”, rendersi utile nel nuovo soggetto politico, termine roboante, che produce, credono, effetto sicuro tra la gente, smaliziata però da questi sotterfugi.
Il partito accogliente gestisce l’operazione con benevola attenzione, promuovendo, quando occorre, incontri con la stampa, tracciando un profilo del nuovo arrivato e dei suoi fedeli seguaci. In altri casi ci si limita ad un incontro fugace nella sezione del circolo, con pasticcini e analcolici vari. Sistemare i nuovi arrivati richiede esperienza, accortezza e una buona dose di pragmatismo. Per questo ci sono gli ufficiali di rango che lavorano con le loro avvedutezze acquisite. In alcuni casi l’operazione non riesce e si ricorre allora a chi ne sa di più, coloro che guidano la struttura superiore; e si spera che così tutto si accomodi.
Il trasloco procede in tal modo, per accontentare gli uni e gli altri.
Ci sono poi altri passaggi all’interno di una stessa forza politica, ma questa è un’altra storia, legata alle dinamiche di potere che s’intrecciano con le vicende elettorali e con i congressi di partito. E’ quasi impossibile capire veramente le mutazioni dei pensieri dei diversi protagonisti, ciò che è il frutto di un sincero convincimento e quella che è invece una pura metamorfosi dettata da inconfessabili aspirazioni. La letteratura in proposito non lascia scampo: prevale ampiamente la seconda, la mutazione repentina per interessi dichiarati.
Per questo i politici, nella considerazione generale dei cittadini, risultano sempre gli ultimi tra le diverse categorie e professioni.
G.F.
I traslochi sono sofferenze comuni nella vita degli uomini; si contano in una sola mano e per questo si possono sopportare. Coinvolgono le persone più care, gli amici, i vicini di casa che perdiamo, l’ambiente che ci circonda con i suoi innumerevoli colori e odori.
Lasciamo emozioni, ricordi e c’incamminiamo con i nostri bagagli in posti nuovi, a volte lontani dal territorio nel quale siamo cresciuti.
Nella nuova casa gli oggetti portati con noi ci consolano nella tristezza patita; fanno di tutto per farci sorridere, si nascondono dentro scatoloni pesanti, avvolti con la carta di giornale e poi improvvisamente ci appaiono.
Nella nuova residenza riprendiamo lentamente il gioco della vita; ci ritagliamo spazi diversi con altra gente, non dimenticando mai i luoghi lasciati.
A volte capita che festeggiamo la nuova abitazione, i suoi muri, gli spazi sconosciuti che attorniano il luogo nel quale andremo ad abitare; se c’è il verde, giardino o altro, ci sembra tutto perfetto. La tristezza viene messa da parte, confinata in qualche luogo del nostro pensiero gioioso.
La politica conosce da sempre questi passaggi, spostamenti da un partito all’altro. Qualcuno li chiama tradimenti; altri usano terminologie diverse per spiegare queste transumanze.
Si abbandona da soli o in gruppo il proprio sito politico e si valuta bene i vantaggi che arriveranno, se tutto procederà bene. A volte si sbaglia, si commettono errori nel valutare la nuova abitazione; si pretendono sistemazioni adeguate al rango che prima si ricopriva: un ex senatore quanto può valere nel nuovo partito? Una schiera di sostenitori quanto pesa? Poi tutto si accomoda e i generali diventano caporali di giornata con un’altra bandiera, sotto la benevola guida di qualche capo corrente di turno. Dà piacere essere ancora dentro il potere della politica, provare la sensazione di non essere fuori dal gioco.
Alcuni fingono di poter fare ancora carriera con i nuovi scudetti appiccicati alla giacca e ostentano sicurezza ai loro elettori, stupiti di tanta disinvoltura, di così veloce cambiamento. Chiamano questo “mettersi a disposizione”, rendersi utile nel nuovo soggetto politico, termine roboante, che produce, credono, effetto sicuro tra la gente, smaliziata però da questi sotterfugi.
Il partito accogliente gestisce l’operazione con benevola attenzione, promuovendo, quando occorre, incontri con la stampa, tracciando un profilo del nuovo arrivato e dei suoi fedeli seguaci. In altri casi ci si limita ad un incontro fugace nella sezione del circolo, con pasticcini e analcolici vari. Sistemare i nuovi arrivati richiede esperienza, accortezza e una buona dose di pragmatismo. Per questo ci sono gli ufficiali di rango che lavorano con le loro avvedutezze acquisite. In alcuni casi l’operazione non riesce e si ricorre allora a chi ne sa di più, coloro che guidano la struttura superiore; e si spera che così tutto si accomodi.
Il trasloco procede in tal modo, per accontentare gli uni e gli altri.
Ci sono poi altri passaggi all’interno di una stessa forza politica, ma questa è un’altra storia, legata alle dinamiche di potere che s’intrecciano con le vicende elettorali e con i congressi di partito. E’ quasi impossibile capire veramente le mutazioni dei pensieri dei diversi protagonisti, ciò che è il frutto di un sincero convincimento e quella che è invece una pura metamorfosi dettata da inconfessabili aspirazioni. La letteratura in proposito non lascia scampo: prevale ampiamente la seconda, la mutazione repentina per interessi dichiarati.
Per questo i politici, nella considerazione generale dei cittadini, risultano sempre gli ultimi tra le diverse categorie e professioni.
G.F.
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