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sabato 28 novembre 2009

BLOG

LA COMUNICAZIONE





La comunicazione è oggetto di studio e di ricerca da ormai tanto tempo. Oggi si aggiungono le parole viaggianti sul web, su internet e nuove “stazioni” accolgono milioni di vocaboli nelle lingue più disparate. Viaggiano rapidamente, s’intrecciano negli spazi telematici, a volte si riconoscono a malapena; in altri casi familiarizzano celermente. Narrano storie eterogenee, esprimono stati d’animo, visioni del mondo.
In queste relazioni nuove manca la fisicità dell’incontro con l’altro, la gestualità del corpo, il suo linguaggio. Non c’è la contemporaneità dello scambio vocale, l’immediatezza della risposta, come quando ci si trova nel bar o dentro ad un’accesa discussione. Nei blog le osservazioni possono arrivare dopo un certo lasso di tempo, ore o giorni addirittura, e permettono quindi una maggiore riflessione nell’intervento. Possiamo ritenere che prevalga una indubbia razionalità tra chi comunica, anche se questo non sempre avviene.
L’impersonalità nel rapporto dialogico viene corretta da forme compensative, quando sono presenti, come il profilo di chi scrive, la foto e altri elementi personali, i quali dovrebbero rendere più amichevole l’approccio comunicativo. Ciò che non convince è una certa rigidità nella procedura che assegna a chi è autore del blog una certa autorevolezza, mai dimostrata per altro, anche se il rischio della dissacrazione può sempre arrivare nei commenti più disparati. Essendo una discussione aperta, fortunatamente non c’è una conclusione, come avviene comunemente nella vita dei partiti.

Scrivere è un bene, stende il pensiero, lo fa respirare, lo fissa sulla carta, rendendolo visibile ad altri. Supera gli SMS striminziti, vocaboli soffocati dalla fretta tumultuosa e dallo spazio insufficiente, dà forza e autorevolezza alla parola.
La comunicazione nel web si sprovincializza, anche se perde la sua umanità più antica, tribale, fatta di sguardi, sorrisi, di suoni spazientiti, dolci e delicati. La razionalità si sposa con vocaboli depurati che evocano l’immaginazione di tutti coloro che partecipano quasi anonimi alle dispute o semplicemente accarezzano il desiderio di uscire dallo spazio limitato dei territori conosciuti. Gente diversa, variopinta, naviga in un mare bisognosa di segni e di conflitti.

Le assemblee dei partiti sono dei ricordi sbiaditi del secolo trascorso che vive ancora prepotentemente tra di noi, naufraghi approdati in un mondo che ha quasi perso il calore della contiguità fisica, degli odori degli altri e delle cose conosciute. Soli cerchiamo di riempire quelle assenze smarrite illudendoci di averle trovate, parlando con tanti davanti allo schermo. La politica anche per questo è diventata più sfuggente, anonima, imprigionata in una pericolosa modernità nella quale “les affaires” sovrastano sovente gli ideali, tanto amati e mai dimenticati, che vivevano intensamente nel secolo breve.
L’accelerazione della storia impone il loro recupero nel contesto mutato di questo inizio secolo.





Giovanni Ferro

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