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domenica 31 agosto 2014

Retratto



La cena



Bisogna ritrarsi, pensava, tornare indietro, frugare tra il pensiero, anche in quello degli altri, degli avversari, se ancora esistono. Camminare nell’alveo del fiume dei ricordi per riportare alla luce frammenti perduti, ignorati e interrogarli, domandandosi cos’è questo scorrere del tempo, questo intrecciarsi di parole confuse, sgradevoli, nuove o appassite.
Tullio se ne stava, perciò, in disparte, leggendo le cronache e scartabellando scenari politici diversi. Cercava stazioni dove poter prendere fiato, per far ordine dentro di sé.
Non esiste un’ultima speranza, come qualcuno sosteneva, riferendosi all’attuale Presidente del Consiglio. Non è così che corre la storia: non c’è una meccanica trasposizione del passato nel presente. I timori autoritari li considerava fuorvianti, gonfiati dalla partigianeria politica del momento. Di questo era certo.
Barbara, interpellata, non sapeva e non voleva aiutarlo in questa sua ricerca del domani, di ciò che potrebbe avvenire.
Infine la mite narrazione di Vendola gli sembrava evaporata, quasi svanita in vacue discussioni dentro il suo partito, con laceranti separazioni. Si era perfino incattivita dentro le aule parlamentari e nella stampa nazionale per via dell’ostruzionismo al Senato.
Il governatore della Puglia non sapeva più quale fosse il ruolo del suo movimento. Impreparato pure lui, come tanti, in questo inizio del secolo.


Sfogliava molto lentamente il quotidiano, iniziando dalla fine, dall’ultima pagina. Arduino, stupito, la osservava con apparente distacco e non comprendeva il senso di quella operazione. Forse stava individuando le parti più significative da leggere successivamente, oppure era solo un vezzo, un’abitudine per rilassare la mente.
Barbara, per lui, era sempre una sorpresa: imprevedibile.

-          Tullio, il campanello. Vai tu, per favore? Deve essere Piero, il nostro ideologo. Manca solo lui.

I profumi della cucina, ogni tanto, facevano capolino e stuzzicavano le curiosità dei presenti: di Silvia, di Enea e di alcune sue amiche presenti.
L’incursione vegetariana nelle pietanze inquietava Arduino, conoscitore profondo della carne, diversamente coniugata.
Il tofu, il seitan erano parole sconosciute e non intendeva scendere a patti con queste vegane intrusioni alimentari. Una moda effimera, passeggera; tale la considerava.
Riluttanti nel parlare del governo e delle sue presunte accelerazioni, ciascuno dei presenti amorevolmente si dilettava con le fatue parole, leggere e colorate, con i loro profumi nascosti.
Nessuno era tentato di evocare il fiorentino Matteo, accidentalmente precipitato alla guida del governo nazionale.