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domenica 23 dicembre 2012

CONDIVISIONI






Con ostinato coraggio


Alcuni, per rafforzare le proprie convinzioni politiche, leggono volentieri compiacendosi ciò che viene stampato in qualche autorevole quotidiano nazionale. In tal modo sono pronti a confutare le opinioni diverse, quelle più arrabbiate e velenose. Con autorevolezza presunta.
Nel social network migliaia di condivisioni si rincorrono felici, ciascuna con una sua motivazione e argomentazione, invogliando molte altre a fare lo stesso. La democrazia ricercata, declinata con frequenza, attende che qualcuno la riconosca nei più diversi luoghi. E se invece fosse un continuo mutamento, individuabile a stento, un’instabilità latente pronta ad affacciarsi nei bizzarri percorsi della storia, per poi inabissarsi nelle profondità dell’Essere?


La fine dell’anno ci dona un minuscolo frastuono: le primarie per le elezioni di primavera. Per scegliere nel Pd e Sel i candidati al Parlamento. Si riprova a ossigenare lo spirito della partecipazione collettiva con misurata fiducia, quasi spinti da un istinto di gioiosa sopravvivenza.
Poco lontano, in mutande, sopra l’onda maligna e gigantesca, l’alieno Gollum, dalle grandi orecchie, cerca instancabilmente il sapore del potere che annulla, che corrode, che prepara la fine. Per questo, in modo padronale, si agguanta ai media con voracità e lancia le sue profezie malefiche.

Alla sinistra-sinistra si traffica su nuove liste, mescolando gli antichi partiti con le loro bandierine e i nuovi movimenti, rispettabilissimi. Si cerca un posto nel Parlamento di febbraio per resistere al logoramento del tempo inesorabile, convinti di condizionare così una possibile governabilità: quella del centro - sinistra di Bersani, se sarà vittorioso, e di garantirsi una visibilità spettacolare e retribuita.
Tra gli arancioni – movimento, il magistrato antimafia Ingroia sembra voglia riconvertire le ambizioni dei vecchi partiti del comunismo novecentesco e dell’idv del suo proprietario Di Pietro. Vuole gente nuova dei movimenti e della società civile per abbellire le coscienze e le speranze del Paese. Impresa assai ardua che si scontra con le attese dei professionisti della politica consumata, presente in ogni luogo.
Mentre tutto ciò accade, Monti, con il suo seguito, lascia la guida del Paese, indebolito dalla sua presunzione, incapace d’intendere pienamente i desideri della politica.
Prigioniero di una visione parziale e discutibile dell’economia, di una maggioranza ecumenica distorta, assemblata per necessità e bisogno.

Lungo il Corso infreddolito, cittadini adriesi osservano scorrere le gelide acque del Castagnaro che accarezza le rive dell’isola cittadina e di Canareggio e, in cuor loro, si fanno gli auguri per l’anno che verrà.
Con ostinato coraggio.


gief

venerdì 7 dicembre 2012

Le primarie del Centro-Sinistra –



Le primarie del Centro-Sinistra hanno risvegliato, senza ombra di dubbio, i desideri insopprimibili di partecipazione: nuova e diversa, trasparente ed appagante.
Perfino nella Destra incompiuta, prigioniera del suo despota rinsecchito, qualche timido pensierino ha cominciato a farsi strada per imitare questo afflato partecipativo.
Le gazzette e le comunicazioni sulla Rete hanno dato sfogo, in questo tempo, ai sentimenti più eterogenei, alimentando nelle tv le chiacchiere oziose dei desueti programmi generalisti.
Questo lirismo che si ripete, in presenza di eventi straordinari, sta ora lasciando il campo alla prosa faticosa che prova a tradurre in atti concreti il sussurro rigenerativo degli elettori.
In questo fine anno, il programma di Renzi, forte del consenso ottenuto, è lì che attende perciò d’essere implementato dal vincitore Bersani, se ne sarà capace. E’ lì che scruta il futuro vicino, la primavera che verrà. Per accelerare il mutamento invocato da tanti.
Un passo importante e significativo è stato certamente compiuto.

Il Consiglio di Stato, in data 8 novembre 2012, è piombato sul capo dell’incontenibile Panetto, guascone per nascita, approdato per meriti leghisti nella giunta Bobo.
Abbandonato dal suo partito, l’assessore, sgradevole per la sua supponenza, si è trovato travolto da una sentenza del C. d. Stato concernente la gara per l’affidamento del servizio energia, vinto dalla Manuntencoop Spa.
L’appello all’organo sopracitato, come è noto, non è andato a buon fine per la città di Adria. Infondato e quindi respinto, poiché si atteggia “piuttosto come il frutto di un giudizio politico-amministrativo”.[1]

E’ noto, infatti, che, quando si opera nella Pubblica Amministrazione, è possibile prendere delle cantonate, sbagliare inconsapevolmente, fidandosi del dirigente di turno: per questo esistono le protettive e costose assicurazioni. In quest’occasione siamo di fronte tuttavia a un’esagerata tifoseria politica della Giunta adriese, poiché si è voluto mutare un giudizio politico “sulle scelte precedentemente operate dalla stessa amministrazione sulle più adeguate modalità d’individuazione del criterio di selezione delle offerte”.[2]
I motivi che hanno indotto il sindaco e Panetto ad avventurarsi su questa strada sembrano apparentemente strani, anche se, in tempi come questi, è lecito porsi dubbiose domande. Una fra tutte: chi pagherà gli eventuali danni pecuniari?

Cosa farà ora Panetto, se lo chiedono in pochi: qualche intimo amico e alcuni suoi tifosi rimasti.


Gieffe


[1] Sentenza Consiglio di Stato sul ricorso in appello, iscritto al numero di registro generale 5818 del 2012 -

[2] Sentenza Consiglio di Stato sul ricorso in appello, iscritto al numero di registro generale 5818 del 2012 -


martedì 27 novembre 2012

MONTI ROBOT





Nelle strettoie della storia milioni di parole transitano con fatica. A volte stritolate negli attuali spettacoli televisivi, storpiati per inutili finalità partigiane.
I divertimenti perversi inevitabilmente si avviano per questo alla loro estinzione. Pertanto il godimento delle parole aggraziate e appagate può esibirsi con stupore e meraviglia.
Negli studi delle tv imbalsamate si consumano dolci vendette. Propedeutiche dei cambiamenti desiderati.
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Monti robot sembra ignorare o aver dimenticato le tre leggi della robotica di I. ASIMOV, noto scrittore di fantascienza. In particole la prima legge, quando afferma che un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, possa l’uomo subire danni. Le altre due leggi si allineano allo spirito della prima, rafforzandola e proteggendola.
Crozza, nella tv dell’ironia e della satira politica, ha inventato questo personaggio, in questa età di passaggio bizzarro, attribuendo all’attuale Presidente del Consiglio la maschera dell’alieno quasi amico, difforme però da quello immortalato da Asimov.
E pur vero che i robot sono tanti, forse troppi nell’umana famiglia universale e ciascuno può ritenere che il suo, quando c’è, sia pur sempre il migliore, il più adatto alle sue e alle nostre esigenze.
La fine del secolo scorso ha prodotto accelerazioni impensate nelle consuete mutazioni degli animi, in ogni luogo e in forme e tempi diversi. Si pensi solo ai Paesi africani del nord e alla fine dei loro tirannici regimi.
Gli opinionisti nella politica spettacolo, pagati dalle diverse tv, dai i cittadini abbonati al canone pubblico e dalle pubblicità variopinte e spettacolari, s’azzuffano spesso con sobrietà o fingono di farlo, prima della pausa pubblicitaria. Altri, più mansueti, pacatamente ripetono argomentazioni arcinote e ingessate, mentre le Destre berlusconiane paventano stancamente il pericolo delle Sinistre sopravissute, evocando i governi malfermi dell’Ulivo di Prodi: la loro inaffidabilità certificata.  Sia, quindi, bersagliato il Pd, garante di un’alleanza possibile.
I Centro-Sinistra ristretto – PD e SEL - e il Centro ballerino e svagato cercano di trovare un comune percorso per il governo che verrà, dopo l’elezione primaverile.
Ogni tanto qualcuno nella propaganda consueta straparla di più, strangolato da qualche parola arrabbiata, nonostante la premurosa assistenza degli esperti in comunicazione.  Altri invece maliziosamente usano un linguaggio evocativo, narrativo, cercando di evitare risposte precise a domande soventi schematiche e banali. Tutti, in egual misura, si cimentano nelle previsioni dei futuri scenari, quasi fosse un gioco divertente, mentre nel territorio i posti di lavoro svaporano, inghiottiti nelle cavità carsiche della finanza liberista.
Gli uni e gli altri non sanno ancora che siamo già entrati in un altro luogo del pensiero dimenticato, che richiede meno schiamazzi e bugie, nel quale l’abuso del verbum sarà pesantemente sanzionato dallo sberleffo e dalle risate chiassose.
Il primo ad esserne consapevole è il robot smemorato di Monti, pasticcione nelle vicende delle umane condivisioni, al quale le potenti parole affidano ancora speranza.
In attesa dei veri eroi.

Gieffe

domenica 4 novembre 2012

La delega illimitata



 La città di Venezia

Gli eletti negli organismi amministrativi, sostenuti dai partiti di riferimento, strillano per il riordino delle province. Soprattutto i presidenti e i loro assessori:  al Nord e al Sud del Paese, passando per il Centro.
Nel capoluogo, la Virgigli presidente si propone con la sua giunta di lavorare ora gratuitamente nell’anno che verrà, quando dovrà fare a meno, in forza della legge, dei suoi assessori nominati. Rimarrà solo lei con i suoi ricorsi e con tre consiglieri per le normali pratiche correnti, in attesa che sia completato il nuovo assetto del territorio nazionale.
Nel frattempo i cittadini polesani, stupiti per il trasloco veronese, si chiedono quale delega potente abbiano ricevuto nelle ultime elezioni i partiti in-esistenti. Non certo di decidere da soli a quale territorio aggregarsi, né tantomeno difendere spavaldamente, ad ogni costo, l’integrità della provincia polesana, soprattutto ricordando che, in un passato vicino, alcuni di loro avevano prepotentemente tifato per la loro abolizione.
Le cittadinanze tutte sono state così dimenticate, in questo tempo inconsueto, lasciando liberi gli sfoghi, i trucchetti velenosi, le false opportunità in mano ai pochi gestori di un potere transitorio. Eppure era questa un’occasione per uscire all’aperto, fuori dalle stanze buie dei poteri asfittici. Per ascoltare le voci degli elettori smarriti e adirati in questa babele che sfianca.
Invece, una delega infelice, pigliatutto si è accomodata compiacente tra le fila dei Consigli Comunali. Ecumenica e senza opposizioni significative.
Timidamente alcuni Comuni hanno provato a suggerire che non c’era solo Padova, possibile compagna di viaggio nella mutazione, esisteva ed esiste tuttora la città di Venezia, con le sue innumerevoli opportunità, ricordate per altro in un recente incontro con la cittadinanza adriese.
Ora è del tutto evidente che, alla luce della fusione con Verona, è più che mai urgente e necessario ascoltare la voce degli elettori, prima che il D.L. diventi operativo.
I Comuni dell’area del Parco del Delta dovrebbero perciò mettere in moto momenti comuni d’informazione e partecipazione, abbandonando il totem della provincia unita per un orientamento che privilegi la città metropolitana di Venezia.
La scelta migliore per noi.



gief

mercoledì 24 ottobre 2012

Le sconfinate esistenze






Il governo, involuto e non troppo desiderato, recita ormai da mesi la sua parte di salvatore di tutti noi, peraltro mai smentito da nessuno, se escludiamo gli oppositori incalliti per necessità elettorale: le formazioni piccine e frantumate.
I cittadini italiani, unici in Europa, davanti al tracollo dei tradizionali partiti, terremotati da loro stessi, s’infuriano in diverso modo. Taluni ingrossando le fila dell’astensionismo, altri sparpagliando i loro consensi un po’ dappertutto e promuovendo un comico come massima espressione della sofferenza subita.
Nei mesi scorsi abbiamo potuto così assaporare le eroiche imprese di amministratori locali , esuli dalle realtà quotidiane, estranei a loro stessi, confinati in territori impresentabili, criminogeni.
Mentre sulla scena nazionale i figuranti s’inventano l’antipolitica per galleggiare beffardi, le civiche onestà degli amanti del bene comune si affrettano a cercare i nobili percorsi per traghettare il Paese in un mondo altro, fuori dalle diaboliche babeli.
Da tempo ormai le transizioni dolorose ci avvolgono, deprimono il libero pensiero, quello che non fa il tifo per il capo bastone, che non chiede favori, che sa promuovere il merito e le capacità e accarezza i suoi simili. Quelli che più hanno bisogno.
Renzi, D’alema, Bersani e gli altri un più là che fiutano il domani vicino, ineluttabile e la Destra suonata dalla storia che non fa sconti e arriva come le rughe sul viso. Piacevole e ghignoso insieme.  E noi tutti a tifare ancora, a mostrarci  increduli in questo passaggio, in questa mutazione infinita.
Solo il presidente Monti sembra immune da tutto ciò, sicuro delle sue ricette depressive che inchiodano milioni di uomini e donne all’insicurezza e alle diverse precarietà. Troppo attento alla finanza e ai mercati giocherelloni sulle nostre teste. Egli non sa o non vuole coniugare un pensiero nuovo che freni gli impoverimenti già in atto di chi ha meno mezzi e risorse per navigare lungo le vie delle sconfinate esistenze.
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La straripante empatia del sindaco di Adria

Il sindaco dimezzato dai “non so cos’è, non ne so nulla,” espressioni da lui pronunciate anche recentemente, ha dato inizio ad una stagione improntata su un’estrema leggerezza, compiacendosi assai per questa sua nuova condizione: il non sapere.
Rimanda, Bobo, ad altri le conoscenze dovute: ai dirigenti, agli assessori pugnaci, perfino ai consiglieri indaffarati e si trastulla nelle immagini ai lui care, apprese nell’esercizio della sua luccicante professione. Di venditore.
Questa sua anomalia, che alcuni osano considerare un pregio, vorrebbe far scuola nel governo della città; essere un esempio del gioco di squadra, condivisione democratica.
Eppure tutto ciò sembra non reggere affatto, anche dopo la bocciatura del leghista anomalo Bergo e della sua lista a Bottrighe.
Nondimeno c’è da osservare che Barbuiani non sembra eccessivamente preoccupato di questa sua stravaganza, riscontrata recentemente in occasione dell’antenna della Tim, in via Guarnieri.
La sua straripante empatia nei confronti del comitato, lì insediatosi, l’ha portato a firmare contro l’istallazione dell’orribile traliccio, a difesa della salute dei cittadini. Nel medesimo tempo dimenticava, tuttavia, d’essere il sindaco e che la sua Amministrazione aveva autorizzato l’operazione elettromagnetica. In un solo gesto della mano aveva quindi espresso due diverse e opposte opzioni, l’una contraria dell’altra.
Per rincuorarsi si è sfogato con l’amico di turno, non con l’assessore Simoni, amministratore integerrimo.
Ciò che ha reso felice il bambino che è in lui è stata, però, la locandina del suo quotidiano di riferimento: “La Voce di Rovigo”.
Quando ha letto che piace alle donne e ai giovani, la sua autostima è prepotentemente salita.
Ha cestinato rapidamente i dissapori patiti della settimana trascorsa e, inforcata la sua moto, si è recato a far visita ai cigni nel canale.
Con passione contenuta.


gf