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mercoledì 29 dicembre 2010

Piccoli barlumi di coscienza

Dal Il Gazzettino

pubblicata da Giovanni Ferro il giorno mercoledì 29 dicembre 2010 alle ore 14.49
Le tue modifiche sono state salvate.
Mercoledì 29 Dicembre 2010 -
carta del Polesine
 Eletti nei giorni scorsi i componenti dell'esecutivo adriese del Partito Democratico. A seguito della proposta del segretario comunale, Giorgio Zanellato, posta in votazione ed approvata all'unanimità, sono risultati eletti: Eugenio Migliorini, Matteo Stoppa, Claudio Bellini, Adriano Giollo, Laura Sarto, Dante Bordin, Alessandro Rigoni, Omar Barbierato, con il ruolo di vice segretario comunale, Leonardo Bonato ed Oriana Trombini. Wilma Moda, infine, fungerà da segretario amministrativo del partito. All'ordine del giorno dell'assemblea anche la presentazione da parte del segretario comunale del documento politico e delle linee di indirizzo del Pd adriese. Anche quest'ultimo documento è stato approvato all'unanimità. Un Pd come annunciato nei giorni scorsi pronto a confrontarsi con le primarie per scegliere il proprio candidato sindaco, come peraltro previsto dalle norme statutarie, e pronto, almeno sulla carta, a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dei cittadini rivolgendosi a loro in primis prima di parlare e di stringere eventuali alleanze nel centrosinistra. Lo stesso Gino Sandro Spinello, ex capogruppo Pd, è infatti stato chiaro: «Ribadisco che l'idea non passa riproponendo gli schemi del passato, come alleanze fatte a tavolino o spartizioni di candidature. Vedo come un errore il fatto che l'Idv abbia posto in questo modo una sua candidatura a sindaco della città e solo dopo tre ore dopo la caduta della giunta». Per Spinello nel centrosinistra, per non ripetere errori ed insufficienze, occorre un'analisi critica ed autocritica del recente passato. »Adesso occorre provare a rivincere. Occorre un nuovo patto che convinca una più larga fetta possibile di elettori che l'ultima volta si è fatto attrarre dal finto rinnovamento di Barbujani».
      G. Fraccon

    
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La nota dà alcune informazioni, tra queste ricordo i due documeni approvati all'unanimità.
L'intervista di Spinello alla Voce chiarisce inoltre il suo pensiero sulle vicende adriesi appena trascorse. Per la prima volta parla delle sue responsabilità per la sconfitta ad Adria nelle precedenti elezioni.
Su questo bisogna iniziare a ragionare.

g.f.

mercoledì 15 dicembre 2010

La narrazione di Vendola -

Adria - via Terranova



Ogni organizzazione di partito costituisce una potente oligarchia fondata su basi democratiche.
Dovunque ci sono elettori ed eletti. Ma dovunque, anche, c’è il potere della direzione eletta sulle masse elettrici. La struttura oligarchica dell’edificio nasconde le fondamenta democratiche.

 R. Michels

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ADRIA: cronache di fine anno.


Dall’Atlantico arrivarono un giorno le “Primarie,” importate dal Pd in costruzione per ammodernare la politica ammuffita italiana. Stupirono Veltroni e D’Alema con le loro corti riunite e perfino gli ex democristiani Fioroni e Marini per questa magnifica trovata e molto si pavoneggiarono nelle pubbliche piazze dei media.
Compresero poi con l’esperienza che una piccola e parziale cessione di sovranità poteva lievemente limitare il loro oligarchico potere.
Oggi sembrano temere questo strumento della democrazia, dopo averlo benedetto e incoronato a suo tempo, e cercano protezione dalla narrazione vendoliana con parole accattivanti e minacciose.

Accontentati gli spiriti guerrieri, nel rinsecchito Pdl adriese si sono messi al lavoro le menti pensanti e raffinate, lasciando libero Mainardi dall’insopportabile fatica della ricostruzione, dopo le macerie da lui provocate.
Alcuni hanno rispolverato il vecchio programma per capire se lì c’era qualcosa che non andava: sembra che nessuno tuttavia abbia trovato nulla da ridire, a parte la ridicolaggine di avere cacciato tre assessori in un sol botto. Altri ancora hanno pensato che era forse opportuno guardare al prossimo futuro. Occorre infatti riposizionarsi per la sfida elettorale di primavera, con accorti aggiustamenti e nuove disinteressate aggregazioni, poiché la Lega non può da sola bastare, ha sentenziato l’ufficio politico locale.
Per non sprofondare nella noia che opprime, stanchi delle giornate uggiose, alcuni hanno pensato d’inviare cartoline di candidatura a sindaco. Pensano così di scacciare i tristi pensieri per il nuovo anno e di rendere più interessante la disputa elettorale di primavera.
Motivati da nobili interessi, i partiti maggiori, mandano in avanscoperta i loro uomini migliori, le seconde linee, alcuni freschi di nomina congressuale, a spiegare con appunti preconfezionati le loro strategie, incomprensibili e generiche ai molti cittadini che stoicamente credono ancora alla democrazia elettiva.

A Rovigo, nel frattempo, il Pd del consigliere regionale Azzalin chiede le primarie di coalizione, ma il tragitto del dopo Merchiori non lo prevede affatto per chi ha vinto il congresso. Del resto non è che questo strumento di consultazione possa risolvere da solo i dubbi dei programmi condivisi e delle alleanze conseguenti.
Diversamente, ad Adria, prevale la prudenza del coordinatore del Pd d Zanellato. Qualche sussurro è possibile tuttavia percepire lungo le riviere del canale infreddolito: impossibile da decifrare nella logorata sintassi dei commentatori incalliti.
Mentre prosegue l’attività del Cantiere, nessuno tra i partiti del centro sinistra sembra pensare alle primarie. Semplice disattenzione? Qualcuno ne dubita.
I cittadini, pazienti, aspettano qualche bagliore che li illumini, nel mese delle festività natalizie.
Piccole schermaglie politiche si rincorrono nelle pagine locali dei quotidiani per ricordare che è in atto una straordinaria campagna elettorale, per chi se ne fosse dimenticato.
L’esperto cronista, che sta sulla piazza ininterrottamente, sentenzia che bisogna attendere la fine dell’anno e l’arrivo della Befana per capire cosa potrà accadere nel nostro Paese.
Ciò aiuterà i politici praticanti a segnare una rotta per ridare un governo credibile alla nostra città.

Facciamoci allora gli auguri per l’anno in arrivo.


Giovanni Ferro

lunedì 29 novembre 2010

L’etica che rassicura

....tra le mura del liceo adriese


Non lascia scampo il mese troppo piovoso di novembre. Così non c’è pace tra le file confuse del Pdl. Traditori è la parola più usata in questi giorni, in attesa del voto di fiducia al governo.


La città, commissariata dallo sgambetto dei consiglieri Zanforlin, Scarparo e Cotalini, s’appassiona con moderazione alle note vicende elettorali in corso. Assiste alle parole sguaiate e sdolcinate di Barbuiani, pronunciate al cinema Politeama, che promette vendetta politica: ostracismo totale per i tre e per l’area di “Responsabilità.”
Nel frattempo, qualcuno nell’Idv ha pensato bene di fissare alcuni paletti per le prossime elezioni amministrative. Adria è, quindi, balzata alle cronache per merito di Marotta, consigliere regionale del partito dipietrista, per la sua proposta di candidare, fin da subito, R. Barzan.
Il Pd provinciale, preso in contropiede, s’è trovato spiazzato, avvolto nelle chiassose e indelicate dialettiche post congressuali e ha dolcemente accompagnato il suo sindaco Merchiori al pensionamento politico. Ora è tormentato da dubbi atroci per l’elezione del capoluogo: primarie di coalizione dappertutto o affidarsi alla sapiente fantasia del suo massimo leader, Frigato?
Gli altri, alla sua sinistra, praticano per ora le virtù dei cantieri e discutono sui temi del governo cittadino. Cercano in tal modo di influire sulla scena politica.

La città di Adria, che fu per molto tempo soggetta agli Estensi, si prepara con animo dubbioso al Natale, con poche luminarie, preoccupata dell’anno che verrà. Non sa cosa l’attende; neppure i suoi cittadini, bisognosi di certezze e di speranze.
A due passi dal campanile della Tomba, tra le mura del liceo adriese, il preside Lodo, già sindaco del centro sinistra, ipotizza la nascita di una lista dei cittadini, per riportare le buone pratiche della politica dimenticata. E’ questa l’unica vera novità, meritevole, a mio avviso, d’attenzione. Che farà indispettire alcuni tra i consumati navigatori delle segreterie dei partiti.
Certo, nessuno apertamente oserà contestare le motivazioni della sua intervista alla stampa: troppo rischioso, per ora.

Elencare le cose da fare è annoiare e indispettire le menti di tanti. Promettere poi è un esercizio vacuo e scadente. I sedici mesi dell’allegra compagnia delle Destre hanno evidenziato i limiti gravi di questa trovata.
In realtà c’è bisogno di un’etica che rassicuri, che incoraggi la fiducia dei cittadini frastornati e sbeffeggiati per troppo tempo. Questa è la premessa. Poi è necessario praticare la trasparenza con coloro che hanno scelto di andare al voto e con chi non se l’è sentita. Con volti nuovi, senza dimenticare le esperienze di chi ha lavorato, in questi anni, per il bene pubblico.


Giovanni Ferro

sabato 13 novembre 2010

Adria: sedici mesi d’avventura delle Destre -



Il Cantiere Adriese per l’Alternativa -


Nei pressi dell’edicola di Ponte Castello, una signora mi chiede stupita perché Barbuiani sia finito dimissionato anche dai suoi, e non comprende poi la cacciata dei tre assessori. Prova dispiacere per questo e lo si vede nel triste viso, in un sorriso donatomi per cortesia. Poi, spontaneamente, mi dice di aver votato questo sindaco.
Non so cosa dire, non oso: mi sembra un’inutile crudeltà, in quest’ora mattutina, provare a dare una risposta.

Il sindaco Barbuiani, in questa sua avventura poco spettacolare, è stato così lasciato solo a trafficare, per sedici mesi, con la nobile disciplina della mediazione politica. L’uso dell’esercizio dialettico non poteva trovare posto nel suo bagaglio culturale, prigioniero del suo ego generoso e un po’ esagerato, utile in altre occasioni, ma non nella politica vera, a lui quasi sconosciuta. Quella che ricerca il bene della città. Che non va sbandierato ai quattro venti con zuccherose dichiarazioni d’amore, ma evidenziato con fatti, sobriamente.
Declinare poi la sua autonomia da suoi referenti politici è stata prova di debolezza conclamata, forse per giustificare la sua appartenenza organica, anche se casuale, al partito di Coppola e Mainardi.

La crisi della politica conosciuta, e purtroppo praticata, lascia liberi, anche da noi, vocaboli straordinari, gonfiati a dismisura, e le cronache gioiscono, a modo loro, in questo scenario. Ecco quindi che appare il traditore, il Giuda addirittura. S’invoca la radiazione dal partito dei reprobi Scarparo ed amici e gli animi partigiani, distribuiti in ambedue le fazioni, esultano e stupiscono insieme, nascondendo in tal modo errori e magagne della coalizione che vinse le ultime elezioni.
E’ una barbarie delle parole, scaraventate nelle pubbliche piazze.
Nessuno sembra conoscere, infatti, il perché di questa purga staliniana, come direbbe l’on. Bellotti. Erano forse degli incapaci, dei confusionari, coloro che hanno posto fine all’avventura di Bobo? Hanno destabilizzato la Giunta con voti contrari, violando lo statuto del loro beneamato partito, rattrappito dalle gioiose avventure del loro Capo supremo? Non ci risulta per ora.
Da queste vicende e dalle pubbliche dichiarazioni sembra essere stato il medico Lucianò a plagiare gli animi puri dell’Area di Responsabilità. Grande dote la sua, se fosse veritiera l’accusa formulatagli.
In realtà gli elettori non hanno capito questo ostracismo strillato con durezza; neppure la virulenza delle parole dei capi partito e del Mainardi, dissacratore della mediazione politica.
A chi risponderà dei danni causati a tutti noi e alla nostra città?
Da domani si ricomincerà con gli scontri elettorali, nei quali ciascun competitore esibirà in bella mostra le sue proposte per la città, sacrificata per insipienza al Commissario Prefettizio.

La politica che attrae e alimenta le speranze, fa capolino, nel frattempo, nel Cantiere Adriese per l’Alternativa. Che elabora programmi, formula idee e proposte per il governo locale che verrà.
E’ questo un luogo aperto, che non ha gerarchie, nel quale si ragiona liberamente sul futuro di questo nostro fragile territorio polesano.


Giovanni Ferro
SEL

sabato 6 novembre 2010

Al sole tiepido di novembre, le ambizioni …


Novembre tiepido -




Al sole tiepido di novembre, le ambizioni diffuse provano a rifiorire  tra i nostri pubblici Amministratori, infiacchiti dagli effimeri sproloqui quotidiani. Alcuni, ripetuti con frequenza nelle cronache cittadine; altri, sussurrati tra la gente del quotidiano passeggio serale. Tifano, come sempre, le diverse fazioni. Partigiane naturalmente e inattendibili ai tanti che osservano stupiti il chiacchiericcio profuso in questa incredibile stagione della politica nazionale.

Nella Città gli epurati, escluso Lucianò, si chiedono ancora il perché di tanta disgrazia e lo domandano, con grazia, al loro sindaco bizzoso, dimenticando la sintassi e le regole severe del partito d’appartenenza. Sperano nel rientro in giunta subito, non a tappe scaglionate, come suggerisce il cronista. Lo chiedono attraverso dichiarazioni argomentate e rifiutano la staffetta precaria. E’ questa la dolce ed umana ambizione di Ceccarello e Paparella: il reintegro, senza scuse. Ovviamente alcuni dei  nuovi assessori, nominati dal sindaco e provvisori per loro libera scelta, si dovranno sacrificare con il ritiro, quando ciò averrà e  il teatro di Zanfolin ed amici potrà così ricavare materiale prezioso per una prossima e gustosa rappresentazione teatrale.
Ai margini di questa vicenda, Cotalini e il suo partito, sdegnosi quanto basta, son già passati all’opposizione dolce, mentre il libero battitore Raule, leghista improprio, ha dichiarato la sua infinita devozione al Massimo Barbuiani. Esempio, il suo, di rara coerenza cristallina, quasi quanto l’assessore D’Angelo, rimpicciolito nel suo ruolo e sempre fedele al suo conduttore per caso.
L’area di Responsabilità, con la sua apparizione, ha lasciato, quindi, stupita l’intera cittadinanza e  i reggitori  delle Destre locali, frastornati dalle spettacolari vicende nazionali.

Memori degli schiamazzi del loro capogruppo inabissato, alcuni consiglieri del Pdl si sono guardati pensierosi. Poi, è prevalsa la realtà zuccherosa: quella delle piccole manovre, dei graziosi pensierini fatti volare nell’aria, delle pizze consumate in finta allegria, dei sorrisi e delle flebili minacce. Il Presidente del Consiglio Comunale, persona giocosa e assai responsabile, ha osato, tuttavia, riproporre ancora la sua ricetta per risollevare lo spirito di questa  maggioranza giocherellona. “La nostra è una battaglia per difendere la dignità delle persone,” ha dichiarato con forza. “Pofforbacco!” ha esultato il pensiero di alcuni tra i presenti che, attenti, ascoltavano l’esternazione.

Mentre tutto questo accade, le dialettiche democratiche si sbizzarriscono nelle contrade polesane, nelle sedi dei partiti variopinti. Aspre in alcuni casi, tutte simili, però, nei contenuti: come sconfiggere nelle prossime elezioni amministrative l’avversario di turno. L’oggetto del contendere, il programma, sembra sfumare inesorabilmente o diventare una melassa invasiva, che, noiosamente, s’appiccica in ogni direzione Per questo siamo grati al quarto potere che ci delizia, a sua insaputa,di questo gustoso spettacolo.
C’è un tema grandioso che è tuttavia impossibile dribblare: quello della difesa ambientale. Senza le furberie dei guastatori di turno, dei dissimulatori, di coloro che cercano compensazioni in denaro per i danni causati da aziende tossiche ed invasive che qui cercano spazi, altrove vietati.
Costoro s’annidano un po’ dappertutto, a destra e a sinistra. Perfino al centro mitico e magnetico.
Per la nostra speranza, fortunatamente, il Comitato Polesano per lo sviluppo delle fonti rinnovabili invita i cittadini tutti a firmare, sabato e domenica, nei banchetti appositamente predisposti nel territorio per dire a voce alta “NO al nucleare, SI alle energie pulite.” E’ un appuntamento al quale non bisogna mancare, per riprendersi la nostra sovranità costituzionale.

Al Bar Da Pina, presso il teatro adriese, alcuni avventori abituali pensano già di giocare i numeri di questa crisi barbuiana e scommettono con i numeri già usciti e con quello di lunedì 8, serata del Consiglio Comunale. Chissà se qualcuno, almeno qui, vincerà.



Giovanni Ferro

lunedì 25 ottobre 2010

LONTANI DA QUESTO TEMPO -



L'isola di salvini

La beffa di Bobo





La politica conosciuta s’allontana ogni giorno di più dalla gente comune e dai suoi veri problemi, quali l’occupazione, la precarietà del lavoro, il rispetto della legalità, per citare i più noti.
Così i giullari della cosa pubblica, indaffarati a presentarsi sempre in bella mostra, amanti della propria città, lasciano vagare nello spazio della comunicazione pietose affermazioni, mentre il Paese nel quale vivono e il territorio da loro amministrato subiscono terribili lacerazioni.

In analogo modo, il quasi mite Barbuiani, condottiero per caso, sotto la protezione dei suoi capi-partito polesani, ha dato inizio, con alcuni scomposti fraseggi, ad una diversa stagione politica. Sarà brevissima, secondo alcuni ex sostenitori.
Ha cacciato i più fragili della sua giunta: il finiano Ceccarello, la signora Paparella, imprudente nelle sue dichiarazioni e l’amico Lucianò della lista civica P.N. In nome della chiarezza e della democrazia. Ottimo esempio di applicazione della dialettica interna. Liberatoria per lui.
Dopo l’azzeramento totale dell’esecutivo, ha riprovato a rifarne un altro, più consono alla sua filosofia spiccia di venditore. Meno chiacchiere, niente osservazioni e inutili considerazioni sull’attività amministrativa. Il gruppo di “Responsabilità” è stato in tal modo ridicolizzato, considerato un male da estirpare dal governo cittadino, dopo la dichiarazione in Consiglio di Scarparo, scrupoloso consigliere comunale del Pdl. Metodo staliniano lo ha definito l’on. Bellotti, seguace del Presidente Fini. C’è da chiedersi cosa di tanto grave ha prodotto questo gruppuscolo, nato frettolosamente in seno a questa sfibrata maggioranza, per meritarsi questo ostracismo totale. Forse un’esagerata conflittualità deve avere irritato il potere teocratico di qualche sommo esponente regionale. Di più non è lecito sapere.Solo il medico Lucianò è apparso colpevole di tante e troppe richieste, ritenute impresentabili dal partito di Rondina.
Siamo, invece, convinti che la compagine fosse già minata al suo interno, quando nacque. In seguito l’esercizio della democrazia entrò in grave conflitto con l’assolutismo del predellino e dei suoi mediocri seguaci. C’era da aspettarselo.
Nelle politiche aziendali non occorrono, infatti, tante inutili parole; bastano quelle dell’azionista di riferimento. Per questo Fini, con ritardo, ha creato il suo nuovo partito della Destra europea.
La nuova giunta avrà quindi il compito di navigare in un mare perennemente agitato, finché un dignitoso voto l’affondi, com’è giusto che sia.
L’elezione di Barbuiani, spacciata per grande novità nella passata elezione, s’è dimostrata, alla prova dei fatti, una beffa e continua ad esserlo. Anche gli sciocchi lo capirebbero, dopo questi ultimi avvenimenti.
Lungo il Corso, incalliti passeggiatori recitano le loro previsioni sulla durata di questa Amministrazione e consumano contenti la fine della loro preziosa giornata.

Le opposizioni diverse necessitano ora di chiarezza e trasparenza per progettare un’alternativa che sia vera e non camuffata. Lo chiedono i cittadini e noi questo sosterremo.


Giovanni Ferro
Sel



domenica 17 ottobre 2010

Adria - La radiosa maggioranza stremata



Le Destre plurime e camuffate, indaffarate a gestire, in malo modo, i poteri acquisiti, stanno dando alla nostra Città miserevole immagine. I protagonisti di questa vicenda, euforici o depressi, saltellano ora qui ora di là, sparpagliando vocaboli a casaccio. Le opposizioni, ancora confuse, non sanno che pesci pigliare.
Quando una compagine collassa, come nel nostro caso, è bene ridare la voce ai cittadini. Non ci sono altre strade.

La radiosa maggioranza, assemblata da zelanti architetti, s’è trovata di colpo stremata dopo trattative maldestre ed estenuanti. Ha scoperto d’aver allevato nel suo seno consiglieri responsabili, sensibili al bene comune. Coscienziosi e disinteressati. La dichiarazione di Scarparo in Consiglio C. ne è la dimostrazione visibile.
Così, nell’Assemblea consiliare di lunedì 12 del mese corrente, piccoli fuochi d’artificio sono stati accesi, tra la meraviglia dei leghisti accorsi in massa. Costoro hanno sventolato diligentemente le loro verdi bandierine, sotto la sapiente regia del rude commissario Contiero, competitore perdente nelle ultime elezioni provinciali e seguace di Bossi, vecchietto alquanto sfinito nelle sue ripetitive omelie.
D’Alema definì, tempo addietro, la Lega partito popolare, addirittura una costola del Pci. Era un’ingenua piaggeria strampalata. Tuttavia, i leghisti di lunedì sembravano abbastanza leninisti nelle loro colorite iconografie. Sottilmente minacciosi, nel senso buono. Come a ricordare che il loro partito era stato votato da tanti e quindi meritava che D’Angelo, vice sindaco, volasse alto e leggero sopra palazzo Tassoni. Non certo abbattuto dal fuoco poco amico dei suoi alleati. Certo non sapevano spiegarsi l’abbandono dei loro due consiglieri “traditori”. Qualcuno doveva certamente averli plagiati, intossicati con fatue parole.
Rimane quindi un mistero questo trasloco nel P.N. di Lucianò, oggi quasi in disgrazia.
Il sindaco, stanco di tanto clamore mediatico, ha deciso, a notte inoltrata, di porre fine, per ora, alla penosa e rissosa assemblea consiliare, spedendo tutti a casa, con l’aiuto di Zanforlin presidente. Prima però ha ringraziato il capogruppo Spinello del Pd, riconoscendogli meriti d’affetto nei confronti della città, che pure lui ama.
Mentre tutto ciò avveniva, i cittadini, incollati alla radio per ascoltare la diretta del Consiglio, si chiedevano sconsolati perché il Pd non chiedeva le dimissioni dell’intera Giunta, dopo le tante rimostranze nei confronti dell’operato di Bobo e compagni. “Stanno riflettendo” – dicevano alcuni passanti per il Corso.

Taluni, nel nostro Paese, preferiscono tessere misere alleanze congressuali, dentro stanze di poteri, al riparo dagli sguardi indiscreti. Ignorano le povertà crescenti, le apatie certificate dai sondaggi.
La transizione che ci avvolge impedisce a molti di indignarsi, di coltivare le dolci speranze del cambiamento.
Tra le mura di casa, nei luoghi del lavoro rubato, nelle molteplici precarietà vissute, scintille di speranze illuminano le dolorose fatiche delle umane esistenze; accendono tiepidi fuochi negli animi e nel pensiero. Mettono in moto il desiderio di una vita migliore.


Giovanni Ferro
Sel


domenica 10 ottobre 2010

Preparare l'alternanza

La Lega sublimata



Il mese che abbandona l’estate e prepara le sue dolci e tiepide giornate autunnali assiste senza stupore allo sfinimento di un partito incredulo, incapace d’agire nella nostra città. Perduti i suoi due consiglieri comunali, il vice sindaco leghista D’Angelo, rimasto solo, svolazza come un palloncino confuso. Attende che qualcuno della sua maggioranza decida di farlo cadere. Dolcemente, lui spera.


E’ finita, dopo solo un anno e mezzo, l’alleanza berlusconiana- leghista che prometteva scintille ed eventi gioiosi per tutti. E’ iniziata, quindi, una nuova storia.
Progetto Nuovo, l’alleato minore e pure indisciplinato, ha raccolto le atroci sofferenze dei leghisti consiglieri, naufragati nella sua area. Diventata un luogo di rifugio e di speranza. La politica assolutista del partito di Coppola e Mainardi, con l’allegato Barbuiani, s’è così schiantata alla prima seria difficoltà.
Oggi, il sindaco che si racconta nelle gazzette locali, Bobo per gli amici, non sa più cosa pensare e soprattutto dire. Ripassa le lezioni ricevute dai suoi mentori dichiarati e fatica a rendersi conto che la sorte del suo governo cittadino non è più nelle sue mani, se mai c’è stata.
Il partito di Lucianò è chiamato, infatti, a sostenere una coalizione frastornata e disorientata. A mantenerla in vita. Saprà reggere la sfida, rifiutando le tentazioni che il potere sa elargire?
La nostra città necessità di progettualità, di sapere cosa l’attende nell’immediato futuro. Sono le nuove generazioni che ce lo chiedono, non i dissacratori della parola, i piccoli bugiardi che si annidano un po’ dappertutto.
Lungo il Corso i goditori del passeggio amicale s’interrogano su possibili altri scenari futuri, aiutati dai cronisti locali. Curiosi, pure loro, delle sorti dei nostri amministratori cittadini.
Esprimono una moderata soddisfazione le diverse opposizioni, quelle consiliari e tutte le altre presenti nel territorio. Perfino nel partito depurato dai finiani, Pdl, c’è chi festeggia in cuor suo per una ritrovata serenità.
I cittadini, unici titolari della sovranità comunale, si attendono che ciascuna delle forze politiche presenti in Consiglio svolga con dignità il proprio ruolo. Che abbandoni i toni roboanti e propagandistici e spieghi con semplicità i propri progetti di governo. Quelli possibili e concreti.
L’opposizione ha, invece, un compito in più: preparare ora l’alternanza. Con i cittadini, innanzitutto, facendoli partecipi nella costruzione di programmi condivisi. Con una più giovane e qualificata presenza per la guida della città. E’ tempo di mutare, anche in questa direzione.
Per essere credibili.



Giovanni Ferro

giovedì 30 settembre 2010

Adria: settembre –

 La transizione scorre..




L’anno in corso ci ha scodellato pietanze indigeste, disgustose, nonostante la nostra fiera avversione al trito rituale delle politiche mediocri e irresponsabili. Sembrerebbe un tempo da buttare questo del 2010. Irrecuperabile neppure come raccolta differenziata. Da cancellare quindi dai ricordi. Invece, se lo scrutiamo attentamente, potremo vedere piccoli bagliori sprizzare qua e là, nonostante l’invasiva presenza nelle menti del soporifero e ingannevole potere mediatico.
Sono queste scintille di gioie rimandate a farci assaporare le tracce sottili dei cambiamenti. Lenti, ma inarrestabili. Certo, le gerontocrazie distribuite nelle segreterie di tutti i partiti s’impegnano assiduamente a mantenere le loro roccaforti nei vasti territori del Paese. S’aiutano con giovani compiacenti, attratti dai luccichii del potere evanescente.
Lo scorrere del tempo non può risparmiare nessuno. Nemmeno i despoti sono esenti da questo stato naturale. Apprendiamo così da Fini, coofondatore per caso, che il Pdl non c’è più, non c’è mai stato. Evaporato in questi due anni sofferti. C’è solo il predellino del Cavaliere, tragico nella sua quotidiana battaglia contro il dolce scorrere del tempo.
Terrorizzato dalla sua Samarcanda, l’incontro con la morte che tutti ci unisce,  non sa più dove aggrapparsi.
I tripudi degli uomini del Partito dell’amore si trovano ora spiazzati. Non s’accorgono che recitano una parte inesistente, scomparsa dal canovaccio del vecchietto di Arcore. Non lo sanno. Spaventati orrendamente, temono crisi di astinenze impossibili da sanare.
Il  gemello Bossi, impavido guascone, si pavoneggia spavaldo, borbottando frasi che nessuno sa più decifrare. I suoi, sorridendo nelle tv del magnate, si preparano ad incassare qualche dividendo politico. Dell’orrenda  fine nessuno osa pensare. Credono al magico rito dell’ampolla inquinata del Fiume fatato. Fingono, come navigati e consumati uomini di partito.

La città di Adira, con il suo museo e le sue dotte carte, sembra ignorare l’esercizio mediocre della sua Giunta, indaffarata a preparare trucchetti a sé stessa. Con il verde pubblico saccheggiato qua e là e gli scostumati comportamenti del suo “sindaco per caso”. Il quale mensilmente s’affaccia sulla stampa locale, ignaro delle sciocchezze che lascia libere di vagare nel territorio. Non si scompone, quando viene invitato dai sindacati a prendersi cura della Casa di Riposo e dei loro ospiti. Né riflette sulle manchevolezze della sua compagine, sempre più agitata al suo interno. Seraficamente annuncia sulle gazzette locali che “Da 25 anni egli si dedica alla nostra città.” Per ricordare a noi tutti la sua costante abnegazione, quasi ce la fossimo dimenticata. Dovremo forse essergli grati delle innumerevoli attività da lui svolte a favore di tutti noi?
Confessiamo turbati la nostra ignoranza. Non sappiamo a che cosa si riferisca. Alle corse sportive? Alle serate d’estate, finanziate con i soldi pubblici e da lui gestite? Qualcosa ci è sfuggito di questo nostro concittadino, sindaco paracadutato. Principalmente per meriti altrui.
Di sera la noia ci prende quando questo cinquantenne, scolaro disciplinato di Coppola e Mainardi, afferma “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Fare il sindaco cioè. Ha impiegato solamente un anno per capire questo.
Ora lo attende una prova difficile: sopravvivere a se stesso.
Le opposizioni, meravigliate di così poca grazia, non sanno darsi pace d’essere ancora imbalsamate a contemplarsi e provano a dialogare tra loro sottovoce. Sulla cultura, la scuola, sul verde oltraggiato e cercano cittadini scomparsi. Fuoriusciti dalle attrazioni fasulle delle politiche logorate e indigeste.
La transizione lentamente scorre imperturbabile.

Giovanni Ferro

sabato 25 settembre 2010

ADRIA: gli assessori dimezzati -


MAINARDI: tutore libertario



Il coraggioso e valente A.  Rondina, dimissionario temporaneo, pensava di portare chiarezza con la sua ultima scoppiettante uscita sull’esercizio della democrazia. In realtà il petardo lanciato contro P. N. gli è quasi caduto addosso e le sue dimissioni da capogruppo pidiellino si sono evaporate in un batter d’ali. Sconcertati alcuni amici del bar Centrale e qualche avversario politico del Pd.

La sua perentoria azione ha permesso, però, al suo coordinatore provinciale M. Mainardi di catturare la scena sulle gazzette locali. Impresa da bambini per il vassallo polesano. Questi, reduce fresco dalla convenzione del suo partito rimpicciolito, ha cercato di spiegare a noi tutti cosa è necessario fare qui ad Adria, dopo le ripetute stravaganze della sua esangue maggioranza.

Devo qui confessare il mio stupore per la sua analisi acuta e originale, impreziosita dal solito vocabolo, teatrino, stressato e abusato. Ha voluto pure lui ignorare i sinonimi appropriati. Per esempio, palcoscenico andava sicuramente meglio.

Naturalmente prima si è lasciato dolcemente trasportare da qualche malizioso pensierino di propaganda sulla sua città. “Trent’anni di bisogni insoddisfatti” ha dichiarato, pensando al centro sinistra naturalmente.

Il pezzo forte e originale del Nostro riguardava invece le affermazioni rivolte ai suoi. “Inutili personalismi… deleteri sotto tutti i punti di vista.”. Gli alleati e gli inquieti consiglieri e assessori  rispettino le sue indicazioni e lascino a lui e al sindaco il compito di “trovare la quadra." Proposizione mai sentita prima. Di sapore leghista. Gli alleati s’adeguino, sembrava dire.

Alla fine, inconsapevole del significato politico delle sue affermazione, ha invitato il Bobo a proseguire “come ha fatto fino a questo momento, mettendo a fuoco alcuni grandi progetti.. e lasciando le piccole incombenze ai suoi assessori.” E’ tempo di decidere," proclama.

Non pago ha continuato, riferendosi al Piano del Parco. “Assieme a Rondina si “è deciso nel progetto solo le aste fluviali”, affermando beatamente che egli si adopererà, attraverso un confronto importante con il presidente del Parco per trovare la giusta soluzione. Ecco la democrazia proclamata dal tutore libertario.

Gli assessori, increduli e meravigliati per tanta grazia, hanno tentato di festeggiare il gradito dono con prosecco di Bellombra, ma non ci sono riusciti. Per loro, infatti, rimasugli di governo, quisquilie. Nella maggioranza, Cotalini e qualche altro consigliere hanno provato disagio profondo per questa trovata grottesca.

Un uomo di partito, Mainardi, non eletto dal voto cittadino, come disse Lionello, suo sgradito consigliere di Taglio di Po, ritiene normale occuparsi del governo della nostra città, senza provare  imbarazzo, sostituendosi alle figure istituzionalmente preposte.

A chi risponderà delle sue stravaganze? Si presenti come ospite in un Consiglio Comunale aperto per raccontarci come intende la condivisione dei programmi con la sua compagine, compresi i suoi alleati. Naturalmente porti  il sindaco con sé, impressionato dalle sue ultime audaci proposte e metta a riposo il suo capogruppo. Altre prove, mi sembra evidente, egli dovrà affrontare per essere convincente.



Giovanni Ferro

SEL - Sinistra Ecologia Libertà 

sabato 18 settembre 2010

Le finte dimissioni di Rondina

Torre civica

Nessuno, ad Adria, dubitava che le forti parole del capogruppo del Pdl avessero logica conseguenza: le sue dimissioni. Soprattutto per quello che apertamente dicevano e altre che sottilmente alludevano. Erano pause di riflessione, ci dice.  Ma lasciare la carica, seppur modesta di rappresentante del gruppo consiliare, non è pratica della politica che conosciamo in questa Repubblica.
Il Pdl adriese, per bocca di Rondina, lancia ora bordate pesanti a Progetto Nuovo, suo alleato, dopo le tante moine espresse ultimamente dal suo sindaco all’assessore Lucianò.
Stupito, ma non troppo, di questo ultimatum, Progetto Nuovo si trova ora sotto accusa per infedeltà. Sguaiato nelle sue apparizioni sulla stampa locale, incapace di garantire la giusta armonia amministrativa con critiche inopportune e sconvenienti alla sua giunta. Per una dialettica esagerata. Dovrà quindi mettersi una museruola e praticare l’autocensura. Ottima soluzione per il partito della libertà. La vicenda Fini inizia evidentemente a dare i suoi frutti anche nelle periferie, qui da noi.
Sarebbe invece sommamente opportuno che Rondina e il suo coordinatore provinciale spiegassero ai cittadini e ai consiglieri comunali le ragioni di questa loro svolta. Soprattutto chi decide cosa si può dire pubblicamente e quello che invece non va raccontato affatto. I motivi del contrasto e altro ancora. Presumo che anche la lista civica voglia e debba dire la sua nel merito alle accuse.
La democrazia è un esercizio difficoltoso ed arduo soprattutto per coloro che se ne appropriano, ritenendosi i soli custodi. Costoro però, prima o poi, rimangono impacciati e impreparati a semplici domande.
Perché, per esempio, minacciare una piccola formazione civica con il ricorso al voto? Sappiamo che l’attuale giunta può governare da sola la città, senza l’apporto dei consiglieri di P.N. Perché scartare questa soluzione?
L’attuale vicenda evidenzia, in realtà, una difficoltà strutturale della compagine amministrativa, dopo solo un anno di vita. Mette a nudo le diffuse incapacità politiche, suffragate da tutori impacciati che cercano di guidare inesperti navigatori.



Giovanni Ferro

SEL - Sinistra Ecologia Libertà

domenica 12 settembre 2010

Adria – settembre 2010

 

 

I petardi di Rondina -


Le dichiarazioni del capogruppo del Pdl A. Rondina, rilasciate alla stampa giovedì 9 c.m., non possono certo essere considerate delle amabili e dolci proposizioni nei confronti della sua maggioranza. Dure le sue affermazioni “Se devo avvallare il declino di questa città preferisco fermarmi.” E ancora “…Non si sa più quale sia la squadra..regna una totale confusione.”
E’ il Piano del Parco la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendolo a rilasciare queste e altre infuocate parole.
In effetti, in quest’anno di governo della giunta Bobo, gli episodi di lacerazioni interne sono stati innumerevoli, accompagnati da errori pacchiani compiuti da dilettanti inconsapevoli. Traversagno, strada di collegamento con la frazione di Bellombra, è stato il primo e spettacolare episodio. Denaro e progetto stradale perduti. Le dispute sul Pat; le vicende urbanistiche della frazione di Valliera, che hanno scatenato le reazioni delle associazioni dei commercianti e perfino di Adria Shopping. Le piccole e note meschinità nei confronti dei dipendenti comunali, associati al termine “stipendificio,” termine affatto carino per come venne usato e in quale luogo fu proferito dal sindaco. Per arrivare infine ai giorni nostri e alla soppressione di parte del verde pubblico per fare cassa, come si usa dire oggi.
Questi sono piccoli esempi significativi della confusione e dei pressapochismi che regnano in questa Amministrazione, guidata da un sindaco improvvisato che, solo dopo un anno, s’accorge della complessità e delicatezza del governo della Città. Afferma senza minimamente scomporsi: “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Ha impiegato più di un anno per capirlo.
Scolaro quasi disciplinato dei suoi protettori politici, Coppola-Mainardi, dichiara da buon sportivo di non aver intenzione di mollare. Non sa o finge di non sapere che qui non è gioco una gara di rally. Nel nostro caso la sconfitta riguarda l’intera comunità di Adria, con i suoi bisogni, le sue aspettative. Per un futuro migliore, senza le precarietà e le furbizie raccontate pedissequamente da figuranti consapevoli, giovani o vecchi che siano.

Gli apprendisti stregoni, come insegna Topolino nel celebre cartone, s’accorgono sempre tardi dei danni da loro causati, quando maneggiano strumenti a loro ignoti. Ecco perché vanno rimossi prima che sia troppo tardi.
Le storie hanno questo di buono: ci fanno sorridere e ci aiutano a capire come bisognerebbe comportarsi in certi momenti della nostra vita. Per questo sono apprezzate dai bambini e dagli adulti. I quali non sempre sanno coglierne  il significato, o non vogliono.
Il buon senso e la saggezza di alcuni potrebbero aiutare il sindaco, anche per il suo bene, ad uscire di scena. Con eleganza possibilmente.



Giovanni Ferro


mercoledì 25 agosto 2010

Giribuola, inquieto socialista -

IL LUTTO



Giribuola, inquieto socialista, cerca un ruolo e una visibilità che non ci sono più. Svaniti quasi del tutto nel territorio adriese, dopo le ultime elezioni amministrative. Ora, come presidente di Ecogest, si occupa del ciclo integrato del rifiuto.
Traslocati alcuni suoi compagni di partito nel Pd, egli si è chiesto ripetutamente come condurre un’efficace opposizione all’Amministrazione Bobo. “Occorre andare nel territorio,” proclamò tempo fa, “parlare con la gente.” Grande scoperta la sua. Originale.
Oggi punzecchia il Pd di Spinello, alleato fraterno nel precedente Consiglio Comunale, suggerendogli strategie innovative. Poi, non pago, s’avventura nell’analisi critica dell’attuale maggioranza berlusconiana-leghista e, ohibò, sproloquia su Lucianò, assessore collaudato nei passati governi del centro sinistra, colpevole, a suo dire, di “utilizzare contro la Giunta Barbuiani le stesse armi che aveva messo in campo contro la maggioranza precedente.” Quella di Lodo.
Discernere e comparare evidentemente sono obiettivi irraggiungibili per Giribuola.
Egli sa che ben altri erano i guastatori, come nelle cronache locali si è potuto appurare. Giovanni L. pose allora problemi noti alla sua maggioranza. Condivisibili o no erano comunque chiari. Così la sua lealtà. Non potrebbe del resto essere diversamente, considerata la sua lunga e proficua partecipazione nelle alleanze di centro sinistra.

Il lutto per la perdita non è evidentemente terminato, qui nella terra del Groto.
Cercare, infatti,  solo negli altri i motivi della sconfitta elettorale è puerile e offensivo, quando non si raccontano gli avvenimenti nella loro interezza. E' tempo ormai d'uscire da questo stato pietoso e impostare nuovi e costruttivi rapporti tra le tutte le forze dell’opposizione. Per il bene di tutti, sia chiaro.
Si consoli, infine, Gianni G. poiché la democrazia prevede sempre le alternanze ed è, come direbbe il presidente Pertini, il miglior sistema rappresentativo. Nel frattempo rompa gli indugi e faccia come molti suoi compagni. Aderisca a Sel.


Giovanni Ferro
Coordinamento SEL – Rovigo

venerdì 20 agosto 2010

Potere


Intervallo

Il potere affascina, attrae, oscura le menti mettendole al suo servizio. Fa godere immensamente, più del sesso consumato. Schiavizza l'umanità in modi diversi.
Per questo esistono i contro poteri nelle moderne democrazie. Servono a limitare l'assolutismo godereccio, sfrenato, onnipotente e bulimico. Il quarto potere infine aiuta tutti e tre a mantenere un equilibrio sottile e precario nella vita delle umane relazioni.
Quando ciò non accade, siamo vittime e carnefici di soprusi infiniti.
La democrazia, così come la conosciamo, è incapace da sola di evitare le moderne tirannie. Per questo non bisogna abdicare al nostro essere cittadini consapevoli, nel senso ampio del termine.



Giovanni Ferro

Casa di Riposo di Adria

Scarparo



Si dice che Scarparo, presidente della Casa di Riposo di Adria, sia sobbalzato dal letto, quando ha saputo della protesta sindacale unitaria nei confronti del suo operato. “Mancanza di risposte da parte della Direzione e della Politica”, recita il testo del volantino distribuito ai cittadini adriesi. Riflettendo tra di noi, non c’è dubbio alcuno che il protagonista, in questa vicenda, sia lui e la sua maggioranza berlusconiana-leghista che lo ha nominato. Senza entusiasmo pare. Con le rappresentanze sindacali egli ha tentato di tergiversare, di lasciar decantare la materia scottante. Ha riletto diverse volte la frase “stato di agitazione” proclamato dai lavoratori, i quali chiedono solo che il proprio lavoro “venga riconosciuto e valorizzato” e non considerato come ”un costo da ridurre in barba alla qualità”.  Poi ha ripensato al recente passato, quando, in difesa dei cittadini utenti, così immaginava, inveiva contro l’Amministrazione Lodo. Un piccolo Savonarola populista che tentava di difendere quasi tutti. Tuonava contro la cultura esagerata della Giunta dei professori; contro la raccolta differenziata “porta a porta”, considerata una moderna discarica familiare. Era insomma un difensore della sicurezza e guidava le proteste e le ronde notturne nelle fredde giornate invernali, enumerando poi in Consiglio Comunale le numerose telefonate di plauso che, diceva lui, riceveva da indignati cittadini.
Ora, come direbbe il sommo Poeta, per la legge del contrappasso, si trova nella situazione opposta. A rispondere alle contestazioni di lavoratori inferociti. Per quanto tempo non si sa. E’ una pena questa temporanea, sopportabile, diversamente da quella dantesca. Eterna.
Devo dire, per correttezza, che, nella politica praticata, molti oggi vivono questo stato "peccaminoso". Con apparente indifferenza.


Giovanni Ferro

mercoledì 4 agosto 2010

Adria, un anno dopo

VENDOLA


Dopo un anno di governo della Destra berlusconiana-leghista, i cittadini adriesi si chiedono cosa stia succedendo nelle stanze di palazzo Tassoni e dintorni. Lasciamo perdere ormai le roboanti affermazioni del sindaco improvvisato: “Cambierò radicalmente la città”, ebbe a dire più di un anno fa. “La farò uscire dal degrado nel quale è stata lasciata per troppo tempo dal centro sinistra”. Così recitava il mite Bobo ai  suoi affezionati sostenitori. Inconsapevole di quello che affermava. Pensava che governare fosse la continuazione delle attività estive della sua associazione Adria Shopping. Suo sostenitore era Mainardi M., coordinatore berlusconiano della provincia, unto dal suo signore, chiamato epuratore o Moreno Byron da Lodovico Lionello, suo sottoposto incazzato di Taglio di Po.Tifava infine per Bobo l’assessore Coppola, gioiosa presenza, onnipresente e straripante nella città del Bocchi, durante l’ultima campagna elettorale. Sua guida spirituale, secondo alcuni. Suggeritrice benevola sulle tematiche ambientali, ma soprattutto portatrice di possibili risorse economiche a favore della turbolenta e infelice maggioranza adriese, combattuta al suo interno da amletici dubbi. Come realizzare la lottizzazione di Valliera, accontentando tutti, in particolar modo Bonamico? Ciò affliggeva il sindaco. Un mostro il progetto in cantiere, secondo la Confesercenti di Rovigo e i commercianti adriesi.
Ricordando le sue battaglie contro il "Porto", centro commerciale adriese, ha manifestato profonda e sincera tristezza, oltre che incompetenza politica. Non più giustificabile ormai. “Mi sono sempre battuto per il bene dei commercianti e continuerò a farlo”, ha promesso a chi gli stava vicino, in un’apposita riunione convocata. Costoro, rappresentati dalle loro associazioni, hanno annuito non troppo convinti. 
Terminato l’incontro, con il fido Levi s’è poi recato casa a consolarsi con qualche amena lettura. E qui, tra le pareti familiari, i suoi fragili pensieri sono naufragati, sospinti dai venticelli burrascosi dell’alleato più irrequieto. Il partito dell’assessore Lucianò. Chiedeva costui pari dignità nella condivisione amministrativa. Di essere consultato come si deve; non messo al corrente di decisioni già prese prima da colonnelli catapultati da qualche parte. Vana e ingenua attesa la sua. Il partito delle libertà sconosciute applicava con dolcezza amorevole le direttive programmatiche escogitate da solo, in qualche luogo del territorio veneto. Gli altri si agitino pure, pensava il coordinatore rafforzato. L’uscita del finiano onorevole Bellotti lo rende, infatti, più forte, ora. Così egli crede.
“Siamo amareggiati e offesi” ha pronunciato Cotalini, capogruppo di Progetto Nuovo. Poi non ha disdegnato a recitare inconsapevolmente la sua parte nel mediocre linguaggio politichese, evocando di nuovo la parola verifica. Che non dice quasi niente ormai. Come il termine “interessante”, riferito ai calciatori, sproloquiato ripetutamente dai commentatori sportivi, pagati dalle tv nazionali. Gli elettori ormai non si stupiscono più dei canovacci recitati e, con saggezza, preferiscono dedicarsi ad altro.
Ora che Fini, coofondatore forzato del Pdl, ha dichiarato Berlusconi illiberale, ci si augura che qualcuno della famigliola di P.N. si faccia coraggio e s’ispiri alla Lega. Si oppone quando trova convenienza e poi governa serafica, senza dazio pagare, votando ogni provvedimento che l’alleato maggiore le propina. Anche il più indigesto. Non basterà certo il vocione di Raule per impressionare i soldatini guidati da capogruppo Rondina.
All’opposizione il Pd, non avendo una strategia che non sia quella della sua effimera e triste auto compiacenza, ha chiesto, in Consiglio Comunale, di essere coinvolto in alcune importanti priorità riguardanti la città. In questo modo Spinello ritiene di dare forza e dignità al suo partito. Subito la maggioranza ha risposto di sì, smentendo chi sostiene l’insensibilità democratica della compagine berlusconiana. Fiero di questa trovata ingegnosa, Gino Sandro è sicuro che tutti lo seguiranno, compreso il socialista Giribuola, attardato a risolvere alcune spinose questioni, riguardanti l’essere del suo esangue partito.
Mentre tutto questo accade, Vendola conquista i cuori e le menti di tutti coloro che non hanno abbandonato la Sinistra. E sale nei sondaggi.

Giovanni Ferro

giovedì 15 luglio 2010

Per questo nasce Sel


LUGLIO


La riunione di ieri, 10 luglio, ha evidenziato ancora una volta le difficoltà di capire ciò che sta accadendo nel nostro Paese. La stampa ne dà ampio risalto. Per questo è opportuno e necessario rafforzare l’idea delle “fabbriche” o “cantieri” di Vendola e di tutti coloro che avvertono ormai  le gravi insufficienze delle tradizionali “opposizioni”, penso al Pd  innanzitutto.
La nascita di Sel ha senso se riesce a tenere insieme le aspettative di tanti con l’organizzazione partitica, rivista e corretta. Si vedrà al congresso di ottobre.
L’uscita dalla pratiche del ‘900 non è e non sarà, infatti, indolore per le “Sinistre” plurime, sparpagliate in luoghi diversi, poiché le abitudini consolidate nell’esercizio del potere non sono facilmente sopprimibili.
Convincere i naturali alleati nella buona politica è impresa titanica, quando si tratta di tracciare alleanze politiche-amministrative. Gli esempi nel Paese sono innumerevoli. Non c’è solo Marrazzo, Bologna o la Campania. Del resto la fuga dal voto dal Pd ne è la testimonianza palese, accompagnata da sentimenti di disaffezione per un soggetto politico incapace di fare opposizione credibile.
Ci sono, per fortuna, esempi positivi e incoraggianti nei territori e questi vanno sicuramente apprezzati.
Per noi, e per tutti coloro che credono sia arrivato il tempo di mutare, si aprono nuovi e promettenti scenari. Occorre coraggio e fermezza nel difendere le politiche trasparenti, innovative, senza subire i ricatti della vecchia partitocrazia annidata in molti luoghi.
Vincere nelle competizioni elettorali poi non è tutto. Ricordo che il centro-sinistra, a Bologna, subì un’impensabile sconfitta per sua incapacità a presentarsi agli elettori. Seppe rimediare anni dopo. Questo avvenne alla fine del secolo scorso.
La democrazia compiuta, sappiamo, si nutre dell’alternanza e questo garantisce sempre tutti, evita le”tirannie camuffate”. Le ammucchiate solo per vincere non garantiscono affatto la buona governabilità. Sono come le vittorie di Pirro. Effimere e passeggere. Sottoposte a qualche debole venticello, come fragili imbarcazioni, affondano inesorabilmente.
E’ necessario quindi che si affermi un progetto forte di rinnovamento e di fiducia nel futuro Soprattutto nei giovani.
Per questo sta nascendo SEL.

Un saluto a tutti.

Gianni


Panarella 10 luglio

lunedì 14 giugno 2010

CONSORZIO DI SVILUPPO


La maggioranza che governa questo nostro incompiuto Paese rimpicciolisce ogni giorno. Affonda in consumati naufragi, sempre con nuovi e mediocri protagonisti. La Cricca Anemone docet.
Fini e i suoi segnano con il gesso lo spazio di un mare sconfinato. Nessuno sa dove ci sarà un dignitoso approdo per la nostra sfibrata democrazia. Bagliori di speranze e paure accompagnano le generazioni di questo nostro millennio. Altri cercano tracce nel passato appena trascorso, segni del magma che avvolge l’umano consorzio.
La satira accarezza, come può, il nostro vagabondare nelle vicissitudini odierne. Interpreta la realtà, mette a nudo le infinite debolezze dei poteri consolidati. Ridicolizza le meschinità quotidiane di chi si arroga il diritto di decidere per altri.

Nel mese di maggio i partiti di questa provincia si trastullano con severe dichiarazioni sul ruolo del Consorzio di Sviluppo. Chi lo sostiene, Zanellato con targa Pd, elogia disinteressatamente le sue preziose qualità, chi invece, Mainardi del Pdl, ne parla malissimo per opposti motivi, quasi fosse un ente veramente inutile. Come la volpe con l’uva matura, così il coordinatore M. manifesta il suo totale disappunto su questo organismo indissolubile e inossidabile. Non tutti però nella Casa della libertà apprezzano le sue parole sguaiate. C’è chi obietta e chi argomenta nella sua minoranza scintillante.
Zanellato, nuovo inquilino del Consvipo, vocabolo misterioso a tanti, ma squisitamente affascinante, si frega le manone per l’aiuto insperato, soprattutto quando ha letto la nota dell’avvocato più famoso del Polesine: Migliorini. Costui ha stroncato le velleità del suo amico Mauro Mai, liberale adriese fin dalla culla. Meglio di così non poteva andare per i Democratici polesani.
Nessuno però si è preoccupato seriamente dei costi della politica e dell’importanza di rafforzare le autonomie locali. I leghisti, parchi nelle parole, studiano furbescamente tra di loro il federalismo, una tela rocambolesca che intorpidisce le menti di molti, loro compresi.
Naturalmente la gente non sa chi tifare in questo frangente, distratta com’è dalla Nazionale di Lippi. Attende ulteriori notizie che la rassicurino, che sappiano illuminare. Nel frattempo assiste stranita alle liturgie della crisi straziante, celebrata qua e là nel territorio con grande ecumenismo. Così mentre a Roma e nei territori si discute, la disoccupazione e la precarietà galoppano e le libertà si restringono.



Il pozzo dei Desideri - 




L’ing. O. Marin, grande conoscitore della Bonifica, recuperò nel Basso Polesine un pozzo abbandonato di fattura veneziana. Erano gli anni 60’. Lo fece sistemare dalla ditta Raminelli e lo donò all’Amministrazione adriese affinché lo collocasse nella piazza Oberdan. Un pozzo chiuso che abbellisce con la sua grazia la parte sinistra del Canale, quella che guarda il Teatro.
Il luogo è diventato nel tempo occasione d’incontri e di soste. I bimbi vi giocano allegramente e gli adulti, in questi mesi assolati, consumano felici le bibite fresche, conversando amabilmente tra di loro.

Venerdì 5 del mese di giugno al Circolo Unione, che dall’alto sbircia le allegre compagnie adriesi, si sono dati appuntamento, alle ore 21, i diversi e inconsapevoli figuranti del Pd locali e provinciali, in compagnia di rispettosissime persone, qualificate per il ruolo ricoperto nella società. Assenti giustificati alcuni protagonisti della politica adriese, come mi è stato poi riferito.
Il pozzo dell’ing. Marin, chiamato “Dei desideri”, non ha potuto fare a meno di compiacersi d’essere lì ad assistere al via vai della gente che arrivava in piazza Cavour. Musicisti e spettatori stavano occupando il Ridotto del teatro per il consueto saggio di fine anno del Conservatorio musicale. Si mescolavano con i sopravissuti della politica recitata in arrivo. Qualcuno sbagliava percorso e invece di approdare alla musica che ristora, s’infilava, suo malgrado, lungo le scale che portavano ai piani di sopra. Altri, colpiti dalla dolcezza delle note e dalle voci intonate provenienti da sotto, con destrezza raffinata, fingendo di andare al bar, lasciavano soli i volonterosi animatori della serata politica. Questi, parlandosi tra loro, hanno tentato così di dimostrare che il Pd è in buona salute e soprattutto sa ascoltare i cittadini. Vuoto esercizio, riconosciuto dai più coraggiosi al termine della serata.

Poco lontano, al Ribose, giovani e non allegramente festeggiavano il fine settimana nei modi a loro consueti.  Bobo invece, nel retrobottega del suo negozio, stava ripassando i temi amministrativi più rilevanti, compreso il Piano del rumore. Non sa, infatti, cosa rispondere alla cittadinanza e Rondina, suo capogruppo, non lo sta certamente aiutando. Solo il Pd di Spinello sembra aver compreso la questione e vorrebbe fare qualcosa. Per ora ha dato incarico al consigliere Fantinati di seguire la faccenda. I cittadini ignari potranno così dormire sonni tranquilli, in questa calda estate dei mondiali di calcio. Non è stato forse Barbuiani, il traghettatore, ad annunciare sulla stampa la sua buona intenzione di sensibilizzare coloro che ecccedono nel chiasso notturno? Ha precisato tuttavia che con la crisi sarà opportuno concedere deroghe ulteriori allo schiamazzo delizioso. Equilibrista ed evasivo il nostro Sindaco commerciante.

Giovanni Ferro

venerdì 21 maggio 2010

Maya

ANNO 2012 -



Da più parti si sostiene da tempo che le previsioni dei Maya sulla fine del mondo nel 2012 vadano interpretate, poiché questa data non segnerebbe il termine della vita nel senso letterale, ma semplicemente l’implosione e lo sgretolamento di un modo d’interpretare l’esistenza umana, così come noi la conosciamo.
Alcuni politici nostrani, allertati da siffatte affermazioni, sperano fiduciosi che questo si verifichi veramente, sprovvisti come sono di convincenti idee sulle terapie da proporre ai loro disaffezionati elettori.
La penisola italica, come definiva Metternich il nostro Paese, vive una babelica confusione nei linguaggi e, come in un mare aperto, si lascia sballottare in ogni direzione. Non disdegna quindi l’oracolo di turno e spera in qualche miracolo. Nell’immediato si coccola, non sempre, con la satira, cerca rassicurazione nei luoghi più disparati.
I nostri capitani coraggiosi, che guidano le rispettive formazioni partitiche, provano a scrutare gli astri, a destra come a sinistra. Osservano trepidanti le stelle, come gli antichi nocchieri. Solo Casini, con l’Udc al centro, professa la sua verità, senza ombra di dubbio: "Occorre un governo di salvezza nazionale",  proclama alle tv. Salvarsi da chi? Da se stesso? Nel Pd, Letta acconsente alla proposta del Pier.
Così nel territorio che noi conosciamo, tra l’Adige e il Po, i piccoli e mediocri vassalli del potere centrale si sforzano di capire il mondo che verrà, che si muove, sussulta. Presuntuosi ed arroganti. Sperano di galleggiare fortunati nella politica indigesta ai tantissimi che non hanno voluto votare. Altri cittadini, nel frattempo, si prenotano già per il prossimo turno elettorale. La democrazia rabbrividisce.
Nel frattempo, la bandiera dell’Italia unita sembra non avere più nessun autentico e convinto difensore in questo inizio millennio. Un tempo, in apparenza, era l’orgoglio della Destra nazionale; oggi preda del Caimano ammaliatore non lo è più. Scomparsa. Tutti gli atri cercano timidamente di proteggerla dai piccoli furori leghisti. Basterebbe poco per vaporizzare il Carroccio lombardo, lasciato libero invece di sostenere la cricca di Anemone, senza dazio pagare per questa sua disinvolta partecipazione al governo berlusconiano. Bossi, il miracolato, vende il suo fumo e vota tutte le leggi per salvare il suo compare gemello. Federalismo fiscale pure questo, promulga.
La Sinistra liofilizzata, presente nelle fessure dei partiti, negli astenuti e insoddisfatti, nella Lega stregona, nel Pdl, nei luoghi più impensati e perfino nel Pd, non riesce ancora a metabolizzare le sue innumerevoli traversie e non sa darsi pace per la sua inettitudine. La sua ricomposizione, si pensa, necessita di grande umiltà e di coraggio, inesistenti per ora. Essa va ricercata nei contenuti, nelle contiguità con gli altri che ci accompagnano ogni giorno lungo il nostro quotidiano percorso. Deve liberarsi dalle obbedienze tramandate, dall’ingombrante tradizione rinsecchita. Alzarsi e volare “oltre i fetori malsani, cacciando le pene che opprimono la vita e la fanno nebbiosa”. Per questo esige il concorso di tanti, costruttori ed edificatori di nuovi scenari partecipativi. Avrà il tempo necessario per questo o attenderà i suoi Maya?




I palazzi si guardano tra loro, sorridono, si riscaldano in queste tiepide giornate di piovosa primavera. Il pozzo troneggia nella piazza adriese, raccogliendo i mille pensieri di tanti che sostano al bar lì vicino.
La severa architettura asburgica dà riparo così a quanti hanno voglia di trovarsi, di fermare il pensiero, di sottrarlo alle consuete faccende, di scambiare parole dolci e affettuose e ragionar delle pubbliche cose. Oberdan non poteva immaginare una così variopinta moltitudine nella piazza che porta il suo nome.
I custodi dei pettegolezzi politici non sanno più cosa inventarsi per trascorrere qualche ora tra loro, nonostante l’impegno della cronaca locale, indaffarata a pescare qualche notiziola qua là, giusto per sbarcare il lunario.
La Destra, ancora più frammentata dopo l’acuto di Ceccarello, convinto assertore del pensiero di Fini, si tormenta come può, incantata dal suo soporifero fumo. Si gusta i sapori degli effimeri poteri locali, civettando, quando può, con il Pd delle confusioni. Sogna ogni giorno titoloni della stampa amica, i quali, come ben sanno gli avventori del bar della Pina, si sgonfiano il giorno dopo, come i palloncini dei bimbi a Carnevale. Durano solo 24 ore.
Diversamente i suoi assessori sperano di ben figurare, soprattutto l’avv. Maltarello, conoscitore di leggi e regolamenti. In un anno non è ancora riuscito a far approvare il piano del rumore, dono incompreso del Centro Sinistra. Troppi gli ostacoli, i dubbi, i pensieri malevoli che lo hanno frastornato. Da Sinistra, come da Destra.
Il sindaco Bobo, ignaro di tanta grazia ricevuta ( P.R.), non sa come uscire da questa diabolica situazione. Navigatore esperto di movide (feste), prova imbarazzo a rispondere agli elettori arrabbiati, soprattutto a quelli che lo hanno votato. Da poco è stato informato che il rumore è una delle fonti inquinanti più gravi, causa di gravissime patologie. Ha provato perfino a chiedere aiuto al Pd per farsi spiegare qualcosa, ma pure in questo partito le cose risultano oscure e confuse. Forse nessuno gli ha spiegato che, con un terzo di quanto costa il suo segretario Levi, si può attivare la convenzione con Arpav per garantire annualmente il rigoroso controllo sulle fonti inquinanti. Un esempio di come si può difendere i cittadini, rispettando l’ambiente.
Francamente mi sarei aspettato più determinazione e fantasia da parte di questa straordinaria e scintillante maggioranza. Non dalla mia che si è spaventata per alcune osservazioni pervenute dall’autodromo. Poi ho ripensato al vecchio detto: “Una Rondine (a) non fa primavera” e qui mi sono fermato a riflettere sulle casualità delle pratiche consociative.
La speranza tuttavia non mi ha abbandonato, ripensando alle moltissime città, di sinistra e di destra, che si sono già dotate di questo strumento di difesa e di civiltà. Ho confidato che perfino gli sciocchi e gli smemorati possono ricredersi.



Giovanni Ferro

venerdì 7 maggio 2010

INTERVALLO

 

 

 

I gemelli quasi siamesi, Boss e Berl, provano ancora a sostenersi a vicenda. Stupefatti, i giullari di corte faticano a capire gli ordini ricevuti. I piaceri traballano.

Il mite caimano s'allena con il suo truce sorriso. Affina la mandibola e aspetta Bersani per il fiero pasto.

Apprendiamo che anche Bossi, come Calderoli, è dubbioso se partecipare agli eventi per i 150 anni dell'unità d'Italia. Straziati dalla notizia, festeggiamo con un prosecco lo spot dei leghisti, teneri amanti di Berlu e Scajola.

 g.f.

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Matrimoni per amore, matrimoni per forza ne ho visti di ogni tipo..

F. De' Andrè cantava questo testo nel secolo breve. Con la sua poetica sensibilità.
Oggi la politica stressata naviga a vista, non sa bene dove andare. Alcuni si chiedono se il matrimonio tra Margherita e Ds sia stato per "amore". Del nuovo, delle proficue contaminazioni o degli interessi sussurrati. Altri amaramente registrano una sottile incomprensione tra i due contraenti. Il potere salvifico della fusione organizzativa non poteva meccanicamente accompagnarsi a quella dei cuori e dell' umana razionalità.
I disamori verso gli uomini hanno potuto così farsi strada.

 g.f.

lunedì 3 maggio 2010

Monte Acuto R.

BARBARA



L’amica d’infanzia dorme beatamente vicino a me. Il respiro leggero di lei accompagna il mio pomeridiano silenzioso. La primavera dei suoni e delle esplosioni luminose ha ormai lasciato spazio agli odori e ai caldi profumi della torrida estate.
Un filo di saliva esce sghembo dalla bocca appoggiata al morbido cuscino e il lenzuolo asciuga le labbra umidicce. Riprovo a ritrovare il sapore lieve del sonno riparatore. Attorcigliato nel letto lascio il pensiero vagabondo e libero. Lo afferro qualche volta per curiosità, per sentirmi padrone di quella parte di me che amo tanto. Lo piego a qualche mio desiderio inconfessato. Lo rigiro su se stesso e lo costringo saltuariamente a contaminare le parole più audaci che dolcemente mi accerchiano.
Lo stato di Barbara ha ben altro respiro. Le nuove scoperte scientifiche nella robotica l’hanno resa indenne alle imperfezioni umane. Non saprei cosa sta sognando in queste settimane estive: nulla mi racconta di sé, neppure nei momenti di spensierata allegria tra di noi. Immobile, ora sembra sorridere nel sonno o forse sono io che me la immagino così. Felice di essere qui, di esistere.
Rumori di case lontane, d’uomini e ragazzi arrivano ogni tanto da lontano. Qualche moscone dispettoso, rimasto prigioniero nella stanza, vola rumoroso cercando l’uscita che non c’e. Tumultuosamente le immagini liete mi si offrono allora, pulite, nella loro essenza. Nel giusto tepore del letto sogno i piaceri che tanto accarezzano l’essere umano. Lei è lì vicino e mi piace pensare che condivida con me questa atmosfera trasognata.
Domani aveva promesso che insieme saremo volati lassù tra i pianeti ad ammirare le variopinte stelle del cosmo.

L. A.

lunedì 26 aprile 2010

Narrazioni

La città del nobile F. Bocchi


La politica conosciuta, per abbellirsi ed uscire dagli stagni maleodoranti nei quali da tempo è precipitata, ha scomodato il testo letterario. Pratica, secondo alcuni dotti pensatori, l’arte della narrazione. L’io narrante coincide così con il politico che guida la coalizione. Colui che raggruppa le truppe fedeli nelle elezioni e che poi, demiurgo, governa il Paese, secondo un canovaccio ripetuto con varianti estemporanee. Non disdegna l’invettiva, sproloquia quando maneggia i sentimenti degli altri. Soprattutto affascina con parole le genti bisognose di godere i piaceri dell’affabulazione.

La globalizzazione è una malattia che genera paure diverse, incapace da sola d’innestarsi nelle consapevolezze dei cittadini di questo millennio. Per questo deve essere trattata in modo appropriato, altrimenti lascia spazio a guaritori improvvisati, astuti nell’agire. Raccontare le fiabe moderne può quindi vincere l’ansia che turba i pensieri. Il ricorso al racconto taroccato è rassicurante, quando il narratore sa persuadere.
La Destra  percorre, con i grandi mezzi del suo magnate, questo itinerario da tempo, incurante di ciò che  accade attorno a lei. La variante leghista, dopo i tanti clamori berlusconiani, sembra oggi dare ad alcuni più rassicurazioni. Si presenta vergine e pulita nell’amministrare la cosa pubblica, diversamente dal suo imbonitore di riferimento. Oggi recita questo ruolo e il voto sembra darle ragione. Promette facili guarigioni lo sciamano pedemontano, agitando debolmente il pugnetto e inviando i suoi fedeli vassalli nelle contrade del nord. Egli non si differenzia però dall’odiata partitocrazia romana; la sposta più a nord con uguali benefici. Un sotterfugio che tutti si bevono.
Avviene così che nelle serate televisive ricorra da qualche mese questa nuovo termine delizioso, narrazione, che evoca scrittori antichi e moderni. Sono i diversi cantori del potere appollaiato sulle istituzioni repubblicane che si cimentano in questo fruttuoso esercizio. Pure le schiere sottili dei cronisti sembrano affascinati e turbati da questa parola suadente che li fa partecipare all’evento mediatico. E, come in un Paese delle meraviglie che incanta grandi e piccini, così tanti si perdono nell’effimere trame di colui che racconta.
Naturalmente le opposizioni non si sottraggono al gioco verbale e provano pure loro ad abbozzare qualche racconto mediatico. Breve, perché non sanno trovare un inizio alla loro storia, che s’ingarbuglia assai. Conoscono i copioni del Novecento, noiosi ormai perfino a chi li rappresenta. Soprattutto ignorano le trame sottili e i numerosi intrecci che danno corpo alla storia propinata.
Qualcuno nel Pd propone di creare un’apposita scuola di partito per insegnare un nuovo linguaggio che porti serenità e sicurezza, non importa come, agli elettori disperati. Altri vorrebbero affidarsi a psicologi qualificati per raddrizzare la barca che non va, affinando per l’occasione nuove e sofisticate tecniche di empatia. Veltroni sembra sia intenzionato ad aprire una rubrica di cuori solitari sul quotidiano l’Unità, mentre D’Alema – Bersani s’appresterebbero a far nascere nei territori del Nord nuove scuole di scrittura creativa. Basterà? I maliziosi dubitano e vorrebbero gesti più coraggiosi da parte di questi eroi mai tramontati.
Nelle provincie tutte queste novità infastidiscono i caporali di giornata e i loro attendenti. La bassa cucina non ha bisogno di prose zuccherose, di cinguettii ammiccanti. I politici, così amano definirsi, continuano imperterriti la loro marcia poco trionfale, incuranti di ciò che verrà. Il futuro non è nei loro programmi. Vige il prosaico “cattura il giorno”.
E’ la cronaca quindi che detta il passo nella politica rinsecchita di questo tempo infinito.

Per sviare l’attenzione della sua Giunta giocherellona, il sindaco della città del nobile Bocchi  ha pensato bene di lasciar svolazzare parole sguaiate in una serata rotariana. La Sinistra negli anni del governo amministrativo ha gonfiato a dismisura la pianta organica. Così  egli afferma e invoca Porto Viro per rafforzare l’insana idea. Furore attenuato della locale RSU e sconcerto dei lavoratori. Nessuno a spiegargli cos’è una pianta organica e come funziona, nemmeno il loquace suo vice, conoscitore del mondo vegetale, in particolare delle piante autoctone.
Lucianò, turbolento assessore, appresa la notizia, ha sobbalzato di fronte a tanto osare e col pallottoliere ha controllato i numeri dei dipendenti arruolati dal Centro Sinistra, quando anche’egli navigava con la ciurma di Spinello e Giribuola. A tuttora non si conosce ancora il risultato. Cotalini e Zanetti stanno ancora elaborando i dati.
In realtà sembra siano stati i maggiorenti del Pdl ad incoraggiare il navigatore Massimo ad uscire con questa trovata carina. Biada e cioccolatini per la stampa locale e per il Pd. Entrambi diversamente felici per così piccola grazia.
L’opposizione può ancora attendere.

Giovanni Ferro

giovedì 8 aprile 2010

Coriandoli di colorate speranze




 Resurrezioni mancate


Gli esperti dei flussi del voto ci diranno con chiarezza i movimenti degli elettori dei due schieramenti e quanti non sono andati al seggio. Aspettiamo quindi il dato numerico fiduciosi.
Possiamo certamente affermare che la Lega ha vinto la sua competizione con il grande  Benefattore, sottraendogli numerosi voti, specie qui da noi, nel Veneto. Il Piacere ha premiato quindi il partito territoriale, incarnato sulle promesse di Bossi, gemello eterozigote del magnate televisivo.
Le sue tv hanno strapazzato nell’ultima settimana i consueti avversari nemici, ostili all’amore sacro e profano. In effetti Bersani e Di Pietro hanno perduto alcune regioni, soprattutto per masochismo del Pd, incapace di liberarsi del vecchiume che ancora lo attanaglia. Solo la Puglia di Vendola continua a far sognare coloro che credono nel vero cambiamento, nella sconfitta della Destra.

La Curia romana, incurante dell’effetto mediatico, ha partecipato alla campagna elettorale nel Lazio e nell’intero Paese con serena tranquillità, dimenticando per qualche giorno i clamori delle denuncie sulla pedofilia dei preti nel mondo. I nuovi governatori eletti del Piemonte, del Lazio e del Veneto, ossequiosi, ringraziano la mano benedetta del Pontefice per tanta attenzione e promettono obbedienza limitata ai loro interessi. La dignità delle persone vale solo se ha il marchio leghista.
Gli “stranieri” vengono dopo. Le diverse umanità presenti nei territori sono fastidiosissimi disturbi da sostituirsi quanto prima con i robot della quarta generazione, quelli più vicini a noi. Ora è bene che nessuno s’illuda di diventare cittadino italiano, meglio padano.
I governanti del Vaticano un giorno dovranno spiegare agli uomini questo loro morboso attaccamento al potere temporale, a quello italiano, in particolare.

Nel territorio adriese i candidati, terminate le scaramucce elettorali tra le rispettive tribù ( Pdl -Lega e Pd con altri minori) e dopo i denari spesi per abbellire i loro profili ed abbeverare nelle moderne balere gli affezionati sostenitori, si riposano leggendo fumetti e giocando alle carte. Provano a recitare la parte nei nuovi copioni loro assegnati. Alcuni festeggiano in famiglia; altri si presentano  rattristati e bisognosi di consolazione. C’è sempre il grande Intrattenitore che può sanare gli spiriti ammosciati.
La Coppola, ad esempio, copiosa nel voto di preferenza e per questo premiata, s’appresta ad entrare nella corte dello Zaia governatore, fiduciosa della sua straripante visibilità. Consumate le ultime porchette con i gaudenti del piacere politico, continuerà felice a salmodiare nelle tossiche periferie polesane. Nel passato non lontanissimo imprecava contro gli invisibili inquinanti della centrale termo elettrica di Polesine Camerini. Dopo la cura Galan, istruita nelle conoscenze della scienza più avanzata dal sindaco Finotti, ha deciso di porre fine alla sua straziante sofferenza e ha scelto il male minore: il silenzio.
Il Pd, partito di un’ignota frontiera, senza troppa visibile convinzione, ha provato la libera competizione al suo interno e i suoi tre candidati si sono dati molto da fare, qualcuno perfino con l’aiuto parentale a tempo pieno. I loro supporter dovevano essere ogni giorno istruiti dal segretario Frigato, per evitare confusioni imbarazzanti tra gli elettori. Ciò non è servito molto, com’è noto. Le oligarchie mescolate tra loro hanno provato sì ad uscire all’aperto, ma i loro fonemi (suoni) erano deboli, storpiati dal clamore degli avversari e irriconoscibili dalla gente comune, attratta dalla sciamanica narrazione della Lega, prodiga nelle fatue promesse di un federalismo tutto da costruire ed  impegnata nelle edificazioni effimere di muri oltraggiosi.
Solo la Puglia ha portato qualche sorriso in molti sperduti elettori della Penisola, scatenando speranze irriguardose nelle cerchie attonite dei gestori del consenso quasi perduto.
Ora coriandoli di colorate speranze sono in movimento, contagiose e irrispettose di questo nostro palcoscenico politico italiano.

Giovanni Ferro

sabato 3 aprile 2010

Riccardo Lombardi

All’amico G. Speranzini



Stupisce la freschezza e la modernità del pensiero di Riccardo Lombardi, socialista prestigioso del Novecento. Il secondo dopoguerra, difficile e delicato insieme, ci restituisce oggi, rileggendo i suoi scritti, un uomo politico della Sinistra unico e incompreso da molti. Dai suoi compagni di partito, innanzitutto, e dalle forze progressiste più in generale. Non sorprende che i due partiti della sinistra storica, Pci e Psi, abbiano dimenticato l’originalità del suo pensiero, libero e autonomo in tempi nei quali occorreva schierarsi politicamente, senza alcun indugio. Il mondo diviso nei blocchi est- ovest richiedeva questo. Da una parte L’Urss, dall’altra gli Usa. Era difficile non esserne coinvolti.
I socialisti, nelle loro diverse articolazioni e formazioni politiche, furono i primi a vivere questo travaglio. Il frontismo, alleanza elettorale tra PSI e PCI nelle elezioni del 1948, fu la risposta alla conservazione montante delle forze più moderate e conservatrici presenti nel Paese. La DC  ne fu la guida, con i suoi alleati minori. Il Fronte Democratico Popolare (FDP)  cessò poco tempo dopo, perché considerato non più rispondente alle esigenze dei due partiti fondatori.
Lombardi dimostrò allora una diversa sensibilità nei confronti del ruolo dell’Urss e del partito comunista italiano, non appiattendosi mai su posizioni compiacenti, anzi rivendicò con ostinazione il ruolo dei socialisti, come testimoniano le sue parole nell’articolo sull’Avanti del 18.01.49, “False gravidanze”.
R. Morandi  dirigente socialista, nel dibattito politico del dopoguerra,  lo aveva accusato di “eresia e insensibilità di classe” per le sue posizioni manifestate sulla stampa. Lombardi risponde con fermezza  al “furore teologico” del suo compagno, il quale riteneva la lotta di classe una questione riguardante l’URSS e gli stati capitalistici e che la strategia del proletariato per questo “dovesse interamente subordinarsi alle esigenze dello Stato, “assunto come.. guida del movimento internazionale”. L’Unione Sovietica.
Il ruolo delle socialdemocrazie e del socialismo italiano sarebbe  quindi superfluo, se così fosse. I socialisti però esistono, hanno i loro iscritti e simpatizzanti, provengono da una lunga e prestigiosa storia e operano accanto al PCI, dichiara Lombardi. In questa sua affermazione si coglie il senso del rigore dialettico, concreto, non dogmatico, quando ancora non si conoscevano i crimini di Stalin. Solo nel 1956 vennero resi pubblici nel famoso congresso del PCUS.
Fu pure attaccato da “sinistra” come liberista, poiché riteneva utile introdurre nel nostro Paese riforme di struttura, creare l’autogestione in economia, al servizio cioè dei lavoratori, dei cittadini consumatori, come diremmo oggi.
Naturalmente il pensiero dell’esponente socialista, che tanto seppe affascinare, non si limitò solo a questo. Spazia dall’economia al sindacato, dalla politica estera a quella interna, tra i partiti e le istituzioni, con acute osservazioni su aspetti della vita quotidiana, su ciò che è utile, da ciò che può ritenersi superfluo.
Per concludere questo ricordo, mi piace citare la bella lettera, siamo nel 1945, all’amico G. Speranzini, formulando la seguente domanda:“ Che cosa è essenziale per la nascita della democrazia in Italia?
E’ essenziale - risponde - che il Paese sia attivizzato, che il più gran numero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia interessato politicamente ed economicamente a uno stato democratico, al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia è in pericolo;…..”
La lettera prosegue e nella sua apparente vetustà presenta una straordinaria modernità in alcuni suoi passaggi. Questo che ho citato mi sembra uno dei più belli.
Sostituiamo, infatti, nella domanda nascita con difesa e subito appare chiaro l’importanza di quella proposizione.
Di quest’uomo integerrimo, utopista secondo alcuni, impegnato a ricostruire le basi di una democrazia aperta al socialismo, rimane oggi un ricordo sbiadito. C’è necessità, nella ricostruzione della sinistra, che il suo messaggio torni tra di noi per essere ascoltato attentamente.


Giovanni Ferro