All’amico G. Speranzini
Stupisce la freschezza e la modernità del pensiero di Riccardo Lombardi, socialista prestigioso del Novecento. Il secondo dopoguerra, difficile e delicato insieme, ci restituisce oggi, rileggendo i suoi scritti, un uomo politico della Sinistra unico e incompreso da molti. Dai suoi compagni di partito, innanzitutto, e dalle forze progressiste più in generale. Non sorprende che i due partiti della sinistra storica, Pci e Psi, abbiano dimenticato l’originalità del suo pensiero, libero e autonomo in tempi nei quali occorreva schierarsi politicamente, senza alcun indugio. Il mondo diviso nei blocchi est- ovest richiedeva questo. Da una parte L’Urss, dall’altra gli Usa. Era difficile non esserne coinvolti.
I socialisti, nelle loro diverse articolazioni e formazioni politiche, furono i primi a vivere questo travaglio. Il frontismo, alleanza elettorale tra PSI e PCI nelle elezioni del 1948, fu la risposta alla conservazione montante delle forze più moderate e conservatrici presenti nel Paese. La DC ne fu la guida, con i suoi alleati minori. Il Fronte Democratico Popolare (FDP) cessò poco tempo dopo, perché considerato non più rispondente alle esigenze dei due partiti fondatori.
Lombardi dimostrò allora una diversa sensibilità nei confronti del ruolo dell’Urss e del partito comunista italiano, non appiattendosi mai su posizioni compiacenti, anzi rivendicò con ostinazione il ruolo dei socialisti, come testimoniano le sue parole nell’articolo sull’Avanti del 18.01.49, “False gravidanze”.
R. Morandi dirigente socialista, nel dibattito politico del dopoguerra, lo aveva accusato di “eresia e insensibilità di classe” per le sue posizioni manifestate sulla stampa. Lombardi risponde con fermezza al “furore teologico” del suo compagno, il quale riteneva la lotta di classe una questione riguardante l’URSS e gli stati capitalistici e che la strategia del proletariato per questo “dovesse interamente subordinarsi alle esigenze dello Stato, “assunto come.. guida del movimento internazionale”. L’Unione Sovietica.
Il ruolo delle socialdemocrazie e del socialismo italiano sarebbe quindi superfluo, se così fosse. I socialisti però esistono, hanno i loro iscritti e simpatizzanti, provengono da una lunga e prestigiosa storia e operano accanto al PCI, dichiara Lombardi. In questa sua affermazione si coglie il senso del rigore dialettico, concreto, non dogmatico, quando ancora non si conoscevano i crimini di Stalin. Solo nel 1956 vennero resi pubblici nel famoso congresso del PCUS.
Fu pure attaccato da “sinistra” come liberista, poiché riteneva utile introdurre nel nostro Paese riforme di struttura, creare l’autogestione in economia, al servizio cioè dei lavoratori, dei cittadini consumatori, come diremmo oggi.
Naturalmente il pensiero dell’esponente socialista, che tanto seppe affascinare, non si limitò solo a questo. Spazia dall’economia al sindacato, dalla politica estera a quella interna, tra i partiti e le istituzioni, con acute osservazioni su aspetti della vita quotidiana, su ciò che è utile, da ciò che può ritenersi superfluo.
Per concludere questo ricordo, mi piace citare la bella lettera, siamo nel 1945, all’amico G. Speranzini, formulando la seguente domanda:“ Che cosa è essenziale per la nascita della democrazia in Italia?
E’ essenziale - risponde - che il Paese sia attivizzato, che il più gran numero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia interessato politicamente ed economicamente a uno stato democratico, al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia è in pericolo;…..”
La lettera prosegue e nella sua apparente vetustà presenta una straordinaria modernità in alcuni suoi passaggi. Questo che ho citato mi sembra uno dei più belli.
Sostituiamo, infatti, nella domanda nascita con difesa e subito appare chiaro l’importanza di quella proposizione.
Di quest’uomo integerrimo, utopista secondo alcuni, impegnato a ricostruire le basi di una democrazia aperta al socialismo, rimane oggi un ricordo sbiadito. C’è necessità, nella ricostruzione della sinistra, che il suo messaggio torni tra di noi per essere ascoltato attentamente.
Giovanni Ferro
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