giovedì 8 aprile 2010
Coriandoli di colorate speranze
Resurrezioni mancate
Gli esperti dei flussi del voto ci diranno con chiarezza i movimenti degli elettori dei due schieramenti e quanti non sono andati al seggio. Aspettiamo quindi il dato numerico fiduciosi.
Possiamo certamente affermare che la Lega ha vinto la sua competizione con il grande Benefattore, sottraendogli numerosi voti, specie qui da noi, nel Veneto. Il Piacere ha premiato quindi il partito territoriale, incarnato sulle promesse di Bossi, gemello eterozigote del magnate televisivo.
Le sue tv hanno strapazzato nell’ultima settimana i consueti avversari nemici, ostili all’amore sacro e profano. In effetti Bersani e Di Pietro hanno perduto alcune regioni, soprattutto per masochismo del Pd, incapace di liberarsi del vecchiume che ancora lo attanaglia. Solo la Puglia di Vendola continua a far sognare coloro che credono nel vero cambiamento, nella sconfitta della Destra.
La Curia romana, incurante dell’effetto mediatico, ha partecipato alla campagna elettorale nel Lazio e nell’intero Paese con serena tranquillità, dimenticando per qualche giorno i clamori delle denuncie sulla pedofilia dei preti nel mondo. I nuovi governatori eletti del Piemonte, del Lazio e del Veneto, ossequiosi, ringraziano la mano benedetta del Pontefice per tanta attenzione e promettono obbedienza limitata ai loro interessi. La dignità delle persone vale solo se ha il marchio leghista.
Gli “stranieri” vengono dopo. Le diverse umanità presenti nei territori sono fastidiosissimi disturbi da sostituirsi quanto prima con i robot della quarta generazione, quelli più vicini a noi. Ora è bene che nessuno s’illuda di diventare cittadino italiano, meglio padano.
I governanti del Vaticano un giorno dovranno spiegare agli uomini questo loro morboso attaccamento al potere temporale, a quello italiano, in particolare.
Nel territorio adriese i candidati, terminate le scaramucce elettorali tra le rispettive tribù ( Pdl -Lega e Pd con altri minori) e dopo i denari spesi per abbellire i loro profili ed abbeverare nelle moderne balere gli affezionati sostenitori, si riposano leggendo fumetti e giocando alle carte. Provano a recitare la parte nei nuovi copioni loro assegnati. Alcuni festeggiano in famiglia; altri si presentano rattristati e bisognosi di consolazione. C’è sempre il grande Intrattenitore che può sanare gli spiriti ammosciati.
La Coppola, ad esempio, copiosa nel voto di preferenza e per questo premiata, s’appresta ad entrare nella corte dello Zaia governatore, fiduciosa della sua straripante visibilità. Consumate le ultime porchette con i gaudenti del piacere politico, continuerà felice a salmodiare nelle tossiche periferie polesane. Nel passato non lontanissimo imprecava contro gli invisibili inquinanti della centrale termo elettrica di Polesine Camerini. Dopo la cura Galan, istruita nelle conoscenze della scienza più avanzata dal sindaco Finotti, ha deciso di porre fine alla sua straziante sofferenza e ha scelto il male minore: il silenzio.
Il Pd, partito di un’ignota frontiera, senza troppa visibile convinzione, ha provato la libera competizione al suo interno e i suoi tre candidati si sono dati molto da fare, qualcuno perfino con l’aiuto parentale a tempo pieno. I loro supporter dovevano essere ogni giorno istruiti dal segretario Frigato, per evitare confusioni imbarazzanti tra gli elettori. Ciò non è servito molto, com’è noto. Le oligarchie mescolate tra loro hanno provato sì ad uscire all’aperto, ma i loro fonemi (suoni) erano deboli, storpiati dal clamore degli avversari e irriconoscibili dalla gente comune, attratta dalla sciamanica narrazione della Lega, prodiga nelle fatue promesse di un federalismo tutto da costruire ed impegnata nelle edificazioni effimere di muri oltraggiosi.
Solo la Puglia ha portato qualche sorriso in molti sperduti elettori della Penisola, scatenando speranze irriguardose nelle cerchie attonite dei gestori del consenso quasi perduto.
Ora coriandoli di colorate speranze sono in movimento, contagiose e irrispettose di questo nostro palcoscenico politico italiano.
Giovanni Ferro
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