lunedì 19 agosto 2013
La nuova sovranità
Opinionisti, giornalisti ondivaghi e perfino uomini della politica praticata, quella che non riscuote più attrazioni, che rifugge dai sentimenti delle cittadinanze inquiete, non si pongono la domanda del perché non c’è più indignazione davanti al fatto illecito, al reato conclamato. Sanno citare solamente Paesi di tradizione liberal-democratica, nei quali la riprovazione travolge i politici e governanti che violano le leggi e infangano la pubblica morale.
Molti di costoro si meravigliano o fingono di farlo poiché non sanno e non vogliono indagare nelle profondità, alla ricerca dei mali che imprigionano da troppo tempo il nostro Paese.
Altrove – dicono- un ministro o parlamentare si sarebbe subito dimesso per simili reati, senza attendere processi, evitando i cinguettii della comunicazione imbalsamata, autoreferenziale, che umilia i nostri innumerevoli vocaboli amici.
Non ci sono più i partiti, quelli di Novecento che, nel bene e nel male ci hanno accompagnato per diversi decenni. Sono spariti, lasciando il posto ad altro che non è più il nome proprio e comune che avevano.
Costoro non sanno e non vogliono morire per far nascere nuova rappresentanza: più estesa e partecipativa, libera dalle appartenenze sclerotizzate delle tribù e delle fazioni vigenti. Per questo non sanno spogliarsi delle loro miserie, delle effimere convinzioni. Temono le umane contaminazioni e le libere consapevolezze.
Questo tempo insano dovrà alla fine lasciar spazio alla donazione di nuova sovranità, liberando i cittadini dai fumi morbosi degli inganni a loro somministrati. Per libere e nuove responsabilità e consapevolezze.
Nel Pd di Letta ed Epifani si coniuga il tempo della necessità per il governo del Paese. Così viene affermato. Lo stesso predica il Condannato per frode fiscale con i suoi osannanti sostenitori.
L’assunto quirinalizio non può essere dogma che imprigiona il pensiero, che turba e inquieta gli animi di tantissimi. Altre varianti sono, infatti, possibili, rispettose del bene di tutti: elezioni con nuova legge elettorale, realisticamente con il mattarellum, oppure governo con la destra cesarista all’opposizione.
Oggi le oligarchie dei partiti, non sapendo più distinguere il bene dal male, vivono la mediocrità del sentire e dell’argomentare. Attendono di sopravvivere a se stessi, in un’altra forma.
A loro sconosciuta.
Alla sera Arduino costeggiava il canale, lasciando dietro di sé le abitazioni di Canareggio. Abitava in vicolo Lucchiari da sempre e amava sovente sostare al bar da Pina con gli amici.
Irascibile, troncava subito le conversazioni quando si accendevano troppo e preferiva dedicarsi alle carte o a leggiucchiare sul quotidiano locale.
Ogni tanto alzava lo sguardo al vicoletto, il più famoso e più frequentato della città, che taglia la strada principale del Corso, da ovest a est, partendo da via Ruzzina. All’inizio non ha nome dichiarato: sulle pareti delle abitazioni non c’è traccia alcuna che lo qualifichi, poi diventa via Ugo Boccato per sfociare, come un rigagnolo, nella piazza che sorride al teatro.
Gli Appennini magnifici mi riempiono sempre l’animo, profumati dalle erbe e dagli arbusti, abitanti primordiali. Con le querce, gli olmi e i castagni. E con i suoni al mattino degli abitanti arborei: frizzanti e festosi.
Ieri notte, ad osservare le stelle cadenti, sono stato di nuovo surclassato da tutti.
Oggi, nella pianura umida e assolata, proverò a declinare le ore. Che passano e sembra che non raccontino nulla.
Cosa mi dirà Enea dell’incontro avvenuto da Silvia? Sbuffando per l’afa e il sudore, Tullio s’era alzato dal letto per andare fuori, all’aperto, sperando nel fresco mattutino. Trovò invece zanzare inviperite che lo stavano aspettando. Erano solo le sei.
Guarda chi si vede, Arduino, l’anarchico di Canareggio.
Tullio giocherellava col pensiero, mentre arrivava nella piazza. Ripensava ai cinghiali sacrificati nella serata a loro dedicata. Con il farro dorato tutto intorno.
Non so se faccio bene a fermarmi, questa sera. C’è troppo caldo afoso per discutere ancora.
gieffe
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