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lunedì 22 marzo 2010

Il Caimano di Moretti

La Torre civica in piazza Garibaldi


 


Ritenere che la storia si ripeta meccanicamente è sommamente puerile. Non a caso esistono i maghi, i profeti, coloro che provano a disegnare il futuro prossimo. Non c’è solo Nostradamus.
I sovietologi statunitensi, studiosi moderni, non seppero prevedere con la loro “scienza” la fine dell’URSS e furono per questo dileggiati amorevolmente.
Il Caimano, richiama l’animale e, subito dopo, il film di Moretti. Il termine trova applicazione oggi nella politica spettacolo, triste e rancorosa.

Berlu, si sa, predica l’amore diffuso anche con il suo amico Putin, statista  russo e agente a suo tempo del KGB, servizio segreto dell’Urss, patria del comunismo realizzato. Lo adora quando lo invita nel nostro Paese. Nelle sue ville in Sardegna. Quando  si trasferisce nella Russia dei nostri giorni si mette perfino il colbacco e festeggia con il caviale l’amico comunista nella sua dacia fuori Mosca. Entrambi amano il gentil sesso e se ne vantano: non sono mica santi. Parole benedette per la Curia vaticana che di santi e peccatori se ne intende.
Da noi chi si oppone, come è naturale nella democrazia occidentale, chi dissente e non osanna il magnate è un comunista. Sillogismo quasi perfetto. Le parole vomitate nelle sue tv, pubbliche e private, non possono far altro che uscire per entrare nelle abitazioni, nei luoghi pubblici e infettare l’ingenuo pensiero. Quanto potrà durare questo morbo? L’abuso si paga sempre prima o poi.
Qualcuno nel Pdl ha provato a spiegargli la divisione dei poteri, come recitano del resto le costituzioni liberali con i loro contropoteri? Questi, com’è noto, evitano che qualche sciagurato avventuroso possa recare danni al Paese e ai suoi cittadini.
Il servilismo dichiarato e mascherato regna da tempo nei territori della Penisola.
Per nostra fortuna i colori dell’arcobaleno stanno illuminando da tempo i luoghi e le passioni di tanta gioventù.


La Torre civica in piazza Garibaldi, finalmente restaurata dopo anni d’attesa, osserva curiosa i nuovi inquilini a palazzo Tassoni, precari più che mai in questa stagione politica insensata. Presi con la neve, il traffico, le grida e i sussurri della loro casa madre (Pdl), ostinatamente cercano di presentarsi uniti e felici, sempre innamorati di se stessi. Salvo poi affermare alla stampa il loro disamore frequente.

Laceranti solitudini investono, in questo periodo, la Giunta di B. e la sua maggioranza, allietata però dalla comparsa sulla scena locale del neofita Petrella, candidato berlusconiano in Consiglio Comunale e sedicente conoscitore dei segreti di quel partito. Promette dichiarazioni di fuoco alla stampa, scagliandosi contro la sua Maggioranza, colpevole, a suo dire, di negligenze oltraggiose. La Lega sorniona non sa che pesci pigliare. Petrella adesso è dei suoi: ha cambiato casacca pure lui.
Lo scoop giornalistico del cronista adriese ha provocato grande animazione lungo il Corso V. E. I tifosi degli opposti schieramenti con le loro sfaccettature composite hanno a lungo dissertato sull’argomento. Presi da furore partigiano, non s’accorgono d’altro. Tuttavia è questo uno strano fuocherello del consigliere mancato, un sussurro minaccioso e reiterato, tanto che il Pd di Spinello scodella sulla piazza le fotocopie del Gazzettino locale sull’argomento, chiedendo lumi al sindaco Bobo che dribbla il quesito.
Solo Lucianò, inquieto assessore di Bobo,  s’allarma e chiede subito una straordinaria riunione della Maggioranza per capire chi è costui che sovverte con parole garibaldine questa vaporosa Amministrazione che sa riconoscersi solo a notte fonda, quando si guarda allo specchio.


Giovanni Ferro
sinistra ecologia libertà

giovedì 18 marzo 2010

giovedì 11 marzo 2010

COSTITUZIONE ITALIANA

Io amo la Costituzione Italiana


Abbiamo sempre ritenuto il Testo Costituzionale espressione massima dell’unità del Paese perché condiviso da tutti, perfino da coloro che non lo votarono nel 1948. Garantisce infatti le libertà fondamentali, affinché ogni cittadino possa esercitare la sovranità, come prevista dall’art. 2 della Carta.
Oggi sappiamo che c’è chi la vuole distruggere. Lentamente.
DIFENDIAMO la Costituzione, perché appartiene a tutti noi.


GIOVANNI FERRO

venerdì 5 marzo 2010

Bossi: lo sciamano pedemontano

Adria – I passaggi di marzo -


Elettori delusi, minacciosi e baldanzosi hanno mutato casacca in quest’ultimo ventennio. Affondata la Balena Bianca - Democrazia Cristiana - hanno iniziato a vagabondare nel pensiero cercando nuovi partiti per accasarsi, anche precariamente, in attesa di solidi approdi.
La fine dei blocchi internazionali, USA e URSS, ha liberato nuove energie, alcune “barbariche”, tenute sapientemente in sonno dalla liturgia del grande partito democristiano, altre variopinte che hanno colorito il mondo della politica “pret à porter”, quella di ogni giorno, semplice e accessibile a molti.
La Lega ha intercettato questi torrentelli, laici e confessionali insieme; è riuscita ad attrarre con lo sciamano pedemontano cittadini frastornati e bisognosi di certezze in un secolo di stravolgimenti mai patiti prima. Le fedeltà ai vecchi partiti sono state messe a dura prova in una società ormai multietnica. Menomati nel voto, scisso,libero, anarchico e schizofrenico insieme, senza badare alle tradizioni e ai luoghi familiari, alla propria condizione economica sociale, alle volgarità intenzionali spedite nei media senza nessun ritegno, gli italiani hanno intrapreso un percorso inconsueto, nuovissimo nell’Italia repubblicana.
Le TV delle mercanzie, usate per produrre consensi e denari, per esaltare le capacità imprenditoriali “schifando” le platee incredule e indifese, ha macinato consensi nelle mani del monopolista privato.
Il partito di Boss-i e Mar-oni ha calamitato consensi, diventando preziosa stampella per il magnate lombardo, e macinato chilometri nella Pianura P., infischiandosene dei vescovoni, così li ha chiamati il tenero Umberto, e della Curia romana per le sue sguaiate esternazioni. Ha praticato il rito magico-sacrale dell’ampolla con acqua del Fiume, oggi intossicato più che mai. Come i regni romano-barbarici, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), ha occupato alcuni territori padani, sostituendosi ai blasonati partiti della Repubblica Italiana.
Aveva bisogno di una volpe per agguantare il Paese e praticare una raffinata partitocrazia. C’è riuscito. Da solo sarebbe rimasto prigioniero delle sue vuote spavalderie.
La provvidenza ha voluto così che i due s’incontrassero in questo tempo di mutazioni, anche per l’insipienza dei vecchi e usurati partiti del Novecento.
Nella storia degli uomini ogni avvenimento, di qualsiasi tipo sia, ha un inizio e una fine. Così sarà anche questa volta.
Il Viola dei giovani e altro che verrà porteranno nuova linfa al mutamento che sorride, in questa nuova e fredda primavera.

I partiti del Centro-Destra che governano la nostra città vivono con frenesia la campagna elettorale in corso. Praticano la democrazia delle correnti e dei tatticismi abusati; arruolano scudieri di ogni tipo per rastrellare consensi tra la gente, spazientita dal solito chiasso e seriamente preoccupata del nostro futuro. S’inventano nuovi termini, senza pensarci troppo, e provano a spettacolizzare i loro virtuosi messaggi: cartoline, manifesti, raduni mondani, cene intimissime e altro ancora.. Niente di nuovo sotto il sole di questa strana Repubblica. Tutto già conosciuto in altri tempi. Qualcuno però s’avventura nel webb e nei blog della Rete, sperando di sottrarre all’amico di partito qualche voto ballerino. Non si mai. Sono i più coraggiosi e moderni. Non temono contaminazioni o virus pericolosi. Sposano la cultura del presente.
Chi in apparenza sta alla finestra a guardare sono le così dette liste civiche: quella di Bobo sindaco, diligenza preziosa della Destra nostrana, e dell’assessore G. Lucianò. Anche se non lo dicono, lasciano i loro sostenitori liberi di votare quello che loro meglio credono. Sappiamo invece che non è proprio così. Soprattutto il nostro sindaco, debitore del partito di maggioranza e di una sua parte in particolare che lo ha fatto eleggere. Corre di qua, si sposta di là. Invita l’assessore regionale a qualche manifestazione programmata e condivide lo spirito amorevole del suo messaggio accattivante: la passione. Per questo fa l’elemosina sotto il balcone del Municipio, ostentando il suo gesto e costringendo il leghista, suo vice, a far finta di niente. La cronaca locale della gazzetta amica lo cita. Con simpatia.
L’altro viandante Lucianò non ha problemi di questo tipo, di riconoscenza; anzi può far pesare il suo apporto politico, forte più che mai per l’arrivo di nuovi rinforzi nel suo movimento.
Naufraghi e soli politicamente, Levisaro, Zanetti e Raule hanno ritenuto liberamente di uscire da una semiclandestinità dolorosa, tutti con una motivazione diversa. Con eleganza e sobrietà sono transitati nella lista civica, Progetto Nuovo, che sostiene Barbuiani – D’Angelo, binomio affiatato di garanzia e professionalità amministrativa.
Il socialista perduto e il margheritino appassito, finalmente sereni, ritroveranno così quel dolce sapore della fattiva partecipazione, in attesa che qualcuno dall’alto riconosca l’indispensabile forza propositiva del medico del Pronto Soccorso.


Giovanni Ferro