Adria – I passaggi di marzo -
Elettori delusi, minacciosi e baldanzosi hanno mutato casacca in quest’ultimo ventennio. Affondata la Balena Bianca - Democrazia Cristiana - hanno iniziato a vagabondare nel pensiero cercando nuovi partiti per accasarsi, anche precariamente, in attesa di solidi approdi.
La fine dei blocchi internazionali, USA e URSS, ha liberato nuove energie, alcune “barbariche”, tenute sapientemente in sonno dalla liturgia del grande partito democristiano, altre variopinte che hanno colorito il mondo della politica “pret à porter”, quella di ogni giorno, semplice e accessibile a molti.
La Lega ha intercettato questi torrentelli, laici e confessionali insieme; è riuscita ad attrarre con lo sciamano pedemontano cittadini frastornati e bisognosi di certezze in un secolo di stravolgimenti mai patiti prima. Le fedeltà ai vecchi partiti sono state messe a dura prova in una società ormai multietnica. Menomati nel voto, scisso,libero, anarchico e schizofrenico insieme, senza badare alle tradizioni e ai luoghi familiari, alla propria condizione economica sociale, alle volgarità intenzionali spedite nei media senza nessun ritegno, gli italiani hanno intrapreso un percorso inconsueto, nuovissimo nell’Italia repubblicana.
Le TV delle mercanzie, usate per produrre consensi e denari, per esaltare le capacità imprenditoriali “schifando” le platee incredule e indifese, ha macinato consensi nelle mani del monopolista privato.
Il partito di Boss-i e Mar-oni ha calamitato consensi, diventando preziosa stampella per il magnate lombardo, e macinato chilometri nella Pianura P., infischiandosene dei vescovoni, così li ha chiamati il tenero Umberto, e della Curia romana per le sue sguaiate esternazioni. Ha praticato il rito magico-sacrale dell’ampolla con acqua del Fiume, oggi intossicato più che mai. Come i regni romano-barbarici, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), ha occupato alcuni territori padani, sostituendosi ai blasonati partiti della Repubblica Italiana.
Aveva bisogno di una volpe per agguantare il Paese e praticare una raffinata partitocrazia. C’è riuscito. Da solo sarebbe rimasto prigioniero delle sue vuote spavalderie.
La provvidenza ha voluto così che i due s’incontrassero in questo tempo di mutazioni, anche per l’insipienza dei vecchi e usurati partiti del Novecento.
Nella storia degli uomini ogni avvenimento, di qualsiasi tipo sia, ha un inizio e una fine. Così sarà anche questa volta.
Il Viola dei giovani e altro che verrà porteranno nuova linfa al mutamento che sorride, in questa nuova e fredda primavera.
I partiti del Centro-Destra che governano la nostra città vivono con frenesia la campagna elettorale in corso. Praticano la democrazia delle correnti e dei tatticismi abusati; arruolano scudieri di ogni tipo per rastrellare consensi tra la gente, spazientita dal solito chiasso e seriamente preoccupata del nostro futuro. S’inventano nuovi termini, senza pensarci troppo, e provano a spettacolizzare i loro virtuosi messaggi: cartoline, manifesti, raduni mondani, cene intimissime e altro ancora.. Niente di nuovo sotto il sole di questa strana Repubblica. Tutto già conosciuto in altri tempi. Qualcuno però s’avventura nel webb e nei blog della Rete, sperando di sottrarre all’amico di partito qualche voto ballerino. Non si mai. Sono i più coraggiosi e moderni. Non temono contaminazioni o virus pericolosi. Sposano la cultura del presente.
Chi in apparenza sta alla finestra a guardare sono le così dette liste civiche: quella di Bobo sindaco, diligenza preziosa della Destra nostrana, e dell’assessore G. Lucianò. Anche se non lo dicono, lasciano i loro sostenitori liberi di votare quello che loro meglio credono. Sappiamo invece che non è proprio così. Soprattutto il nostro sindaco, debitore del partito di maggioranza e di una sua parte in particolare che lo ha fatto eleggere. Corre di qua, si sposta di là. Invita l’assessore regionale a qualche manifestazione programmata e condivide lo spirito amorevole del suo messaggio accattivante: la passione. Per questo fa l’elemosina sotto il balcone del Municipio, ostentando il suo gesto e costringendo il leghista, suo vice, a far finta di niente. La cronaca locale della gazzetta amica lo cita. Con simpatia.
L’altro viandante Lucianò non ha problemi di questo tipo, di riconoscenza; anzi può far pesare il suo apporto politico, forte più che mai per l’arrivo di nuovi rinforzi nel suo movimento.
Naufraghi e soli politicamente, Levisaro, Zanetti e Raule hanno ritenuto liberamente di uscire da una semiclandestinità dolorosa, tutti con una motivazione diversa. Con eleganza e sobrietà sono transitati nella lista civica, Progetto Nuovo, che sostiene Barbuiani – D’Angelo, binomio affiatato di garanzia e professionalità amministrativa.
Il socialista perduto e il margheritino appassito, finalmente sereni, ritroveranno così quel dolce sapore della fattiva partecipazione, in attesa che qualcuno dall’alto riconosca l’indispensabile forza propositiva del medico del Pronto Soccorso.
Giovanni Ferro
...che dire... voi avete Bobo, noi abbiamo perso anche Flavio. baci
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