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martedì 31 dicembre 2013

La coppia di fatto



Letta ed Alfano


Navighiamo col trenino Renzi e ci aspettiamo che arrivi puntuale alle diverse stazioni, senza scarti improvvisi, rotture traumatiche. E’ una corsa contro il tempo, compagno di viaggio di tutti noi.



Gli uomini di questo millennio si portano ancora gli attrezzi del Novecento, dell’inizio del secolo scorso, sperando che servano ancora. Provano a mescolarsi con le nuove e veloci tecnologie della comunicazione.
In tutto ciò c’è qualcosa d’antico che permane dell’homo sapiens: le paure ancestrali e l’essere indissolubilmente legato ai suoi simili.
Vivere, costruire comunità d’individui sempre più complesse, articolate. Senza perdere i propri diritti, né cessare d’essere uomini poiché lo Stato non può aver per fine la schiavitù dei cittadini, ma la loro autentica libertà.
Spinoza rassicurava così, aggiungeva calore al pensiero infreddolito, preoccupato.
La politica è quindi dentro di noi, ci possiede, è ineluttabile; non se ne può fare a meno perché segna e certifica il nostro essere individuo a cui è impedito il vivere solitario. Che ha, invece, necessità di tuffarsi con gli altri per riconoscersi e vivere l’avventura dell’esistenza. Non come il passero solitario leopardiano.

Lungo il Corso adriese Enea s’infervorava nella discussione e argomentava, senza apparentemente stancarsi. A lui sembrava che questo esercizio delle primarie renziane fosse solo un ennesimo e pietoso riepilogo d’una storia già vista e patita.
Lui, Renzi, il sindaco gioioso, spumeggiante, estraneo alle dotte parole, incolto l’aveva dipinto D’Alema con una battuta fugace, con enfasi solo un pochino attenuata, si faceva forza nella disputa con i suoi quasi tre milioni di voti raccolti. Scaraventandoli contro la coppia-di fatto Alfano Letta, incapace d’amarsi veramente, volutamente prigioniera di una cintura di castità, ricevuta in dono dal colle più alto.
Gli altri, in ascolto, timidamente osavano qualche risposta, facendo notare che nessuno stava credibilmente tentando di fermare lo spirito maligno liberista, come titolava Enea. Sì, qualche sussurro c’era stato: intellettuali, sindacalisti per lo più e altri ancora nelle pagine di quotidiani e riviste impegnate. Mancava la forza di convinzione, di coagulare gli sconfitti, gli emarginati e i delusi.
Arduino si chiedeva allora perché tanti erano andati a votare i candidati alla Primarie. Per disperazione o perché la fiducia non aveva abbandonato le loro menti e appassito i loro cuori?



Salivano in collina e ognuno pensava qualcosa nelle pause che s’affacciavano, che timidamente e sfacciatamente arrivavano improvvise. Per andarsene poi da qualche parte.
Il mondo dei viventi, quelli che calpestano i suoli e gli altri tutti che sussurrano al vento, alle nubi sbarazzine, si divertiva al sole fresco del primo inverno.
Un passa parola annunciava l’arrivo di Berenice e della sua amica. Tullio nessuno lo badava: era di casa nell’Appennino.


venerdì 6 dicembre 2013

Il soffio di legalità








Io credo che non sia fuora di proposito considerare se in una città corrotta si può mantenere una stato libero, essendovi; o quando e’ non vi fusse, se vi si può ordinare.
( N. Machiavelli, Discorsi L. primo cap. XVIII )



Chiunque vincerà le primarie del Pd non potrà ignorare il tema della corruzione e dell’inganno, accompagnati dallo sperpero del pubblico denaro, dalla collusione con il mondo criminale che alligna, in forme diverse, dappertutto.
Le leggi disattese, violate, i costumi imbarbariti che hanno trovato praterie in questi decenni, coinvolgendo larghissimi strati della pubblica opinione, obbligheranno tutti a porsi la seguente domanda: come uscire dalla corruttela per seguire il vivere civile e i buoni costumi.
Il governo Letta, revisionato e depurato dalle scorie e tossine della Destra berlusconiana, dovrà tracciare nel nuovo anno alcuni percorsi di virtù per far riaffiorare il loro ricordo e la luce che sprigionano. E’ un’impresa titanica ma necessaria.
Le concretezze necessitano, infatti, di questo soffio di legalità, senza il quale tutto si affatica e tende ad appesantirsi.

La settimana si è aperta con le congetture più disparate sulle primarie del Pd: nessuno, nella comunicazione, sembra sfuggire a questo girovagare del pensiero, al gusto sottile di prevedere il futuro che incalza indisturbato e ineluttabile.
I tre condottieri – Renzi, Cuperlo e Civati – cinguettano tra loro con lo sguardo rivolto ai loro telefonini super accessoriati e ai vocaboli veloci, volatili, che arrivano per essere scalzati subito dopo da altri in un susseguirsi frenetico, senza pausa alcuna.
La carta stampata assiste sorniona alla rete che sfavilla: non può fare altrimenti. Anzi partecipa essa pure; sa che deve durare il tempo previsto: le 24 ore, a volte di più.
Negli spazi più impensati, qualcuno ricorda i tempi lontani, difficili e complicati del dopoguerra vicino: le fatiche e la volontà di lottare per mutare la vita, renderla migliore, per ripristinare il gusto di disegnare il proprio futuro.
Le buone leggi non bastano a ritrovare il Bene Comune. Occorre assaporare lo spirito della nostra Costituzione; farlo vibrare nei luoghi caldi delle esistenze che ci attendono ogni giorno, ogni ora.
E’ questo abito che dobbiamo indossare. Nella mente e nel cuore.



Tra poco sarò da lei, ritroveremo lo spirito dei tempi trascorsi insieme, nelle memorie condivise.

Il treno da Roma era arrivato da Firenze e Barbara era lì ad attenderla, imbacuccata con un berretto di lana bianco azzurro e il sorriso sempre nuovo. Solo alcune piccole e graziose rughe si notavano all’altezza degli occhi scuri, nerissimi.

            - Sono qui, Berenice. Aspetta, stiamo arrivando. Non muoverti.

Tullio premuroso era giunto veloce e presa la valigia s’era già messo al suo fianco, mentre io accarezzavo i capelli della mia grande e straordinaria amica di sempre.

giovedì 21 novembre 2013

SERALE








Alfano con il suo Centro D. lucra al governo con Letta. In tal modo prepara l'alleanza con F.I. Che guerreggia spavalda.
Il segretario del Pd Epifani non annuncia qualcosa che stupisca: un'epifania in arrivo.
Testimonia, invece, una transizione del partito incompiuto. Prigioniero delle sue paure.

mercoledì 20 novembre 2013

Come una sconfitta può cancellare tutto ciò che appariva buono e positivo prima.







Ciò che di Renzi sembrava fanciullesco e solo appariscente ora si presenta a tanti una scelta utile e proficua.
Gli uomini del partito democratico, affranti dal verbo del suo ex segretario, quasi pentiti di aver assaporato anzitempo l’affermazione mancata nell’ultima elezione politica, a piccole frotte, pare, andranno, l’otto dicembre, festa della Madonna, ad abbeverarsi alle primarie del Pd, sognando il successo futuro. Non lontano, sperano.

E’ difficile comprendere un sì rapido mutamento negli elettori del centro-sinistra. Bersani astuto e spavaldo, che inseguiva il suo giaguaro, è quasi scomparso dalle chiacchiere politiche nazionali, dalla satira che modella l’immagine, dalle tv noiose e spocchiose. Saputelle. Con i retroscena ammiccanti.
Non c’è nulla in questo navigare che assomigli alla politica, alla sua grandezza che fa vivere insieme l’umanità intera: territori, stati, comunità locali.
Tuttavia, non c’è solo il desiderio di arrivare primi, di governare diversamente questo Paese, affidandosi al sindaco fiorentino e abbandonando le stanche e ripetitive elucubrazioni delle teste pensanti di una sinistra estenuata e spenta. Esistono da tempo le speranze sbocciate, che invocano il nuovo futuro, senza timori e paure. Adesso.
Il fatto è che non sanno i dignitari accompagnarsi alla rotazione nel gestire il potere; non sanno abdicare per mantenerlo sano, se così si può dire. Non cupo e malsano. Sono orbi nella lettura dello scorrimento delle ore, presenti e passate; nello scrutare gli sguardi dei giovani che s’affacciano coraggiosi alle scoperte del governo della Cosa Pubblica. Di noi tutti.

Borgo Forzato, adagiato al Tartaro antico, ascolta sovente la sua voce intrisa di risa e sussurri, le sue acque tranquille che provengono da lontano, imbevute di odori e ricordi.
A nord della città, vicolo Forzato rammenta il suo passato, i poteri vicini della Chiesa secolare e del Municipio e le genti che si sono avvicendate tra mura e cortili, in amicizia. Con arbusti e vasi fioriti; al riparo dei venti invernali; con residenti scampati e rifugiati, obbligati da sanzioni e da leggi.
Insieme si ricostruiscono e immaginano il futuro di tutti.

- Arriverà Berenice, stasera. Sono curiosa di rivederla. Chissà cosa racconterà e come lo farà.

- Ho sentito, sai, anche se parli sottovoce, da sola. La tua amica isolana ci farà visita. Berenice è così speciale: provo sempre una strana attrazione per lei. Non come tu puoi pensare.
- Io non penso proprio a nulla, caro Tullio. Sei tu il malizioso e poi io mi rivolgevo a te, silenzioso come sei. Distratto dalle lacerazioni della sinistra, dai suoi pseudo congressi nel territorio. Dalle primarie invernali.

In realtà non poteva non darle ragione, anche se non lo ammetteva con lei. I frastuoni dei media lo assordavano e lo incuriosivano nello stesso tempo.
Era rimasto colpito, giorni fa, da un’affermazione di Miche Serra, ospite della Gruber, giornalista della tv. Riferiva che la sinistra italiana non aveva certo brillato in quest’ultimo ventennio, convinto che fosse ormai necessario, per la sua generazione, abdicare; lasciare ad altri il compito di rinnovare radicalmente questo Paese.
Si riferiva Serra ai dirigenti del Pd che ancora pontificano. Senza voce.

sabato 2 novembre 2013

Nonsenso






Ogni giorno s’affacciano tra naviganti precari, lungo le strade intristite di passeggeri per caso, i nonsensi improvvisati, messi alla prova nelle sintassi e negli atti di governo di questo Paese plurimo, gioioso e spettacolare insieme.
Il governo inventato delle conflittuali intese nuota in apnea tra le aspettative dei cittadini, cercando d’indicare soluzioni accettabili nel viaggio dell’essere, delle esistenze che soddisfano. Che fortificano la speranza.
Questi nonsensi che avvolgono e stravolgono i partiti antagonisti -Pd e Pdl - sono una prova ulteriore della democrazia tormentata, corrosa, capovolta, a testa in giù, che ci fa vivere in una bolla gigantesca che sorvola i nostri pensieri, i sentimenti e le ragioni della cittadinanza. Le dispute interessate, irrispettose dell’evento che ci coinvolge, alimentano questo stato di atarassia, di vuoto. Che si riempie solo quando scopriamo le bellezze esistenti, le solidali umanità tra le genti.

Barbara sostiene che sono frequenti questi passaggi, queste strettoie nella storia: sospensioni della razionalità praticata e conosciuta. Che servono, anzi, per riprendere fiato, per rendere forte il desiderio possente che abbiamo della ricerca e della conoscenza.
Le nostre miserie innumerevoli, da tutti patite in questi anni sciagurati, sono dei vaccini, medicine contro le malattie e le usure dell’essere incompiuto che noi siamo. Vulnerabile.
Occorre guarire dalle contagiose infezioni, dalle false e soffocanti aspettative. Allontanarsi, lei dice, dal pensiero malvagio e riprendere nelle nostre mani il respiro salutare, che si fa riconoscere dalle parole rubate e saccheggiate.




Aveva deciso di sposare Tullio in quell’estate lontana, con il consenso del grande Castagno di Monte Acuto e delle brezze serali. Era l’anno 1980 o giù di lì e in paese si festeggiava l’estate con la gente del luogo e con i turisti affezionati.
Nel mese di luglio fu Barbara a preparare l’accadimento inconsueto in compagnia del Pino Domestico, assistente perfetto.
Lui lo apprese casualmente, un anno dopo, nel bosco di querce, mentre cercava funghi.


- Non sopporto le donne saputelle, quasi sagge, timidamente persuasive. Pensa che questa signora dell’Appennino bolognese lascia scivolare affermazioni tortuose, complicate e noi qui a ragionare della nostra quotidiana esistenza, nella cacca quotidiana.

- Comprendi allora, Enea, perché il senatore la chiama, sghignazzando, sensitiva preveggente: è quell’alone che si porta con sé  che contagia il nostro amico Tullio.

- Arduino, dai, non è così. Proviene dall’est, dalla Polonia e lì molte cose sono avvenute nei secoli lontani che neppure t’immagini, caro mio. Non solo ci fu il comunismo sovietico e la religione bacchettona, pure l’ebraismo si diffuse con le sue diversità e curiose particolarità.

- Lascia perdere queste mezze fandonie. Oggi attendiamo che la barca si raddrizzi, perché sott’acqua rischiamo d’affogare, mio caro, ed io sono incazzato molto di continuare a respirare con la cannuccia, quella delle bibite, che questi merdosi ci offrono per non annegare. Tu almeno sei in pensione, mentre io navigo con la posta, casa per casa, imprecando in solitudine.

- Abbandona queste divagazioni e fermati a questo tempo compresso, incapace di distendersi per respirare. Concentrati su questo.

- Non ti capisco, sembri un filosofo bollito.


Nel comune di Grizzana M. Emilio prepara il nuovo farro da portare al mercato e sogna il suo passato, le mutazioni succedutesi e il mulino laborioso del padre, con le stagioni colorate che si rincorrevano.

              Ai bambini piace il farro soffiato, ricorda il pop corn. 
Era questo che pensava.

domenica 29 settembre 2013

Renzi vezzeggiato







Le crudeltà della moltitudine sono contro a chi ei temano che occupi il bene comune; quelle d’un principe sono contro a chi ei temano che occupi il bene proprio.

        N. Machiavelli
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Il suicidio politico non è previsto nei partiti strutturati, ingigantiti dagli apparati costosi. Per questo i gestori temporanei che li guidano cercano il cambiamento, il rinnovamento, qualunque esso sia: riformare per non scomparire è ciò che agognano. L’esercizio del quasi salvataggio, in genere, riesce con piccoli aggiustamenti, fragili e ingannevoli. Non risolve il problema del perire.

Nel Pd è in corso questa manovra di mutazione per ingannare la fine, l’estinzione che avverrà. A loro insaputa per alcuni; per altri con piena consapevolezza.
Così nel Pdl, attorno al loro despota, amato per finta in un gioco nevrotico, si preparano le separazioni. Le forme e i modi li scopriremo nello scandire del tempo. Passo dopo passo.
I democratici sanno che devono perciò affidarsi a Renzi, sindaco fiorentino, per transitare in un luogo diverso, rischioso ma affascinante e suggestivo, sconosciuto ai molti della filiera comunista e democristiana. Che sembra non dare garanzie assolute alla vecchia dirigenza. Sono costretti dai loro elettori che non si curano affatto delle carriere di chi li rappresenta, poiché vogliono che la sinistra di questo millennio possa governare finalmente, lottando contro i privilegi e le caste per una società che sappia dare opportunità e giustizia ai suoi cittadini. Senza esclusione alcuna.

Nella competizione congressuale democratica spegnere Renzi sembra ormai impresa ardua. In tal modo oggi viene vezzeggiato, anche da chi lo voleva confinare in qualche luogo sicuro, per rispolverarlo solo occasionalmente, quando poteva far comodo alla consumata guardia del partito imbalsamato e frantumato. Come è già avvenuto con Bersani, spavaldo con il suo giaguaro nella testa.



gf