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sabato 2 novembre 2013

Nonsenso






Ogni giorno s’affacciano tra naviganti precari, lungo le strade intristite di passeggeri per caso, i nonsensi improvvisati, messi alla prova nelle sintassi e negli atti di governo di questo Paese plurimo, gioioso e spettacolare insieme.
Il governo inventato delle conflittuali intese nuota in apnea tra le aspettative dei cittadini, cercando d’indicare soluzioni accettabili nel viaggio dell’essere, delle esistenze che soddisfano. Che fortificano la speranza.
Questi nonsensi che avvolgono e stravolgono i partiti antagonisti -Pd e Pdl - sono una prova ulteriore della democrazia tormentata, corrosa, capovolta, a testa in giù, che ci fa vivere in una bolla gigantesca che sorvola i nostri pensieri, i sentimenti e le ragioni della cittadinanza. Le dispute interessate, irrispettose dell’evento che ci coinvolge, alimentano questo stato di atarassia, di vuoto. Che si riempie solo quando scopriamo le bellezze esistenti, le solidali umanità tra le genti.

Barbara sostiene che sono frequenti questi passaggi, queste strettoie nella storia: sospensioni della razionalità praticata e conosciuta. Che servono, anzi, per riprendere fiato, per rendere forte il desiderio possente che abbiamo della ricerca e della conoscenza.
Le nostre miserie innumerevoli, da tutti patite in questi anni sciagurati, sono dei vaccini, medicine contro le malattie e le usure dell’essere incompiuto che noi siamo. Vulnerabile.
Occorre guarire dalle contagiose infezioni, dalle false e soffocanti aspettative. Allontanarsi, lei dice, dal pensiero malvagio e riprendere nelle nostre mani il respiro salutare, che si fa riconoscere dalle parole rubate e saccheggiate.




Aveva deciso di sposare Tullio in quell’estate lontana, con il consenso del grande Castagno di Monte Acuto e delle brezze serali. Era l’anno 1980 o giù di lì e in paese si festeggiava l’estate con la gente del luogo e con i turisti affezionati.
Nel mese di luglio fu Barbara a preparare l’accadimento inconsueto in compagnia del Pino Domestico, assistente perfetto.
Lui lo apprese casualmente, un anno dopo, nel bosco di querce, mentre cercava funghi.


- Non sopporto le donne saputelle, quasi sagge, timidamente persuasive. Pensa che questa signora dell’Appennino bolognese lascia scivolare affermazioni tortuose, complicate e noi qui a ragionare della nostra quotidiana esistenza, nella cacca quotidiana.

- Comprendi allora, Enea, perché il senatore la chiama, sghignazzando, sensitiva preveggente: è quell’alone che si porta con sé  che contagia il nostro amico Tullio.

- Arduino, dai, non è così. Proviene dall’est, dalla Polonia e lì molte cose sono avvenute nei secoli lontani che neppure t’immagini, caro mio. Non solo ci fu il comunismo sovietico e la religione bacchettona, pure l’ebraismo si diffuse con le sue diversità e curiose particolarità.

- Lascia perdere queste mezze fandonie. Oggi attendiamo che la barca si raddrizzi, perché sott’acqua rischiamo d’affogare, mio caro, ed io sono incazzato molto di continuare a respirare con la cannuccia, quella delle bibite, che questi merdosi ci offrono per non annegare. Tu almeno sei in pensione, mentre io navigo con la posta, casa per casa, imprecando in solitudine.

- Abbandona queste divagazioni e fermati a questo tempo compresso, incapace di distendersi per respirare. Concentrati su questo.

- Non ti capisco, sembri un filosofo bollito.


Nel comune di Grizzana M. Emilio prepara il nuovo farro da portare al mercato e sogna il suo passato, le mutazioni succedutesi e il mulino laborioso del padre, con le stagioni colorate che si rincorrevano.

              Ai bambini piace il farro soffiato, ricorda il pop corn. 
Era questo che pensava.

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