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domenica 29 settembre 2013

Renzi vezzeggiato







Le crudeltà della moltitudine sono contro a chi ei temano che occupi il bene comune; quelle d’un principe sono contro a chi ei temano che occupi il bene proprio.

        N. Machiavelli
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Il suicidio politico non è previsto nei partiti strutturati, ingigantiti dagli apparati costosi. Per questo i gestori temporanei che li guidano cercano il cambiamento, il rinnovamento, qualunque esso sia: riformare per non scomparire è ciò che agognano. L’esercizio del quasi salvataggio, in genere, riesce con piccoli aggiustamenti, fragili e ingannevoli. Non risolve il problema del perire.

Nel Pd è in corso questa manovra di mutazione per ingannare la fine, l’estinzione che avverrà. A loro insaputa per alcuni; per altri con piena consapevolezza.
Così nel Pdl, attorno al loro despota, amato per finta in un gioco nevrotico, si preparano le separazioni. Le forme e i modi li scopriremo nello scandire del tempo. Passo dopo passo.
I democratici sanno che devono perciò affidarsi a Renzi, sindaco fiorentino, per transitare in un luogo diverso, rischioso ma affascinante e suggestivo, sconosciuto ai molti della filiera comunista e democristiana. Che sembra non dare garanzie assolute alla vecchia dirigenza. Sono costretti dai loro elettori che non si curano affatto delle carriere di chi li rappresenta, poiché vogliono che la sinistra di questo millennio possa governare finalmente, lottando contro i privilegi e le caste per una società che sappia dare opportunità e giustizia ai suoi cittadini. Senza esclusione alcuna.

Nella competizione congressuale democratica spegnere Renzi sembra ormai impresa ardua. In tal modo oggi viene vezzeggiato, anche da chi lo voleva confinare in qualche luogo sicuro, per rispolverarlo solo occasionalmente, quando poteva far comodo alla consumata guardia del partito imbalsamato e frantumato. Come è già avvenuto con Bersani, spavaldo con il suo giaguaro nella testa.



gf

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