Le
crudeltà della moltitudine sono contro a chi ei temano che occupi il bene
comune; quelle d’un principe sono contro a chi ei temano che occupi il bene
proprio.
N. Machiavelli
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N. Machiavelli
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Il suicidio politico non è previsto nei partiti strutturati,
ingigantiti dagli apparati costosi. Per questo i gestori temporanei che li
guidano cercano il cambiamento, il rinnovamento, qualunque esso sia: riformare
per non scomparire è ciò che agognano. L’esercizio del quasi salvataggio, in
genere, riesce con piccoli aggiustamenti, fragili e ingannevoli. Non risolve il
problema del perire.
Nel Pd è in corso questa manovra di mutazione per ingannare
la fine, l’estinzione che avverrà. A loro insaputa per alcuni; per altri con
piena consapevolezza.
Così nel Pdl, attorno al loro despota, amato per finta
in un gioco nevrotico, si preparano le separazioni. Le forme e i modi li
scopriremo nello scandire del tempo. Passo dopo passo.
I democratici sanno che devono perciò affidarsi a Renzi,
sindaco fiorentino, per transitare in un luogo diverso, rischioso ma
affascinante e suggestivo, sconosciuto ai molti della filiera comunista e
democristiana. Che sembra non dare garanzie assolute alla vecchia dirigenza.
Sono costretti dai loro elettori che non si curano affatto delle carriere di
chi li rappresenta, poiché vogliono che la sinistra di questo millennio possa
governare finalmente, lottando contro i privilegi e le caste per una società che
sappia dare opportunità e giustizia ai suoi cittadini. Senza esclusione alcuna.
Nella competizione congressuale democratica spegnere Renzi
sembra ormai impresa ardua. In tal modo oggi viene vezzeggiato, anche da chi lo
voleva confinare in qualche luogo sicuro, per rispolverarlo solo occasionalmente,
quando poteva far comodo alla consumata guardia del partito imbalsamato e
frantumato. Come è già avvenuto con Bersani, spavaldo con il suo giaguaro nella
testa.
gf
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