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giovedì 21 novembre 2013

SERALE








Alfano con il suo Centro D. lucra al governo con Letta. In tal modo prepara l'alleanza con F.I. Che guerreggia spavalda.
Il segretario del Pd Epifani non annuncia qualcosa che stupisca: un'epifania in arrivo.
Testimonia, invece, una transizione del partito incompiuto. Prigioniero delle sue paure.

mercoledì 20 novembre 2013

Come una sconfitta può cancellare tutto ciò che appariva buono e positivo prima.







Ciò che di Renzi sembrava fanciullesco e solo appariscente ora si presenta a tanti una scelta utile e proficua.
Gli uomini del partito democratico, affranti dal verbo del suo ex segretario, quasi pentiti di aver assaporato anzitempo l’affermazione mancata nell’ultima elezione politica, a piccole frotte, pare, andranno, l’otto dicembre, festa della Madonna, ad abbeverarsi alle primarie del Pd, sognando il successo futuro. Non lontano, sperano.

E’ difficile comprendere un sì rapido mutamento negli elettori del centro-sinistra. Bersani astuto e spavaldo, che inseguiva il suo giaguaro, è quasi scomparso dalle chiacchiere politiche nazionali, dalla satira che modella l’immagine, dalle tv noiose e spocchiose. Saputelle. Con i retroscena ammiccanti.
Non c’è nulla in questo navigare che assomigli alla politica, alla sua grandezza che fa vivere insieme l’umanità intera: territori, stati, comunità locali.
Tuttavia, non c’è solo il desiderio di arrivare primi, di governare diversamente questo Paese, affidandosi al sindaco fiorentino e abbandonando le stanche e ripetitive elucubrazioni delle teste pensanti di una sinistra estenuata e spenta. Esistono da tempo le speranze sbocciate, che invocano il nuovo futuro, senza timori e paure. Adesso.
Il fatto è che non sanno i dignitari accompagnarsi alla rotazione nel gestire il potere; non sanno abdicare per mantenerlo sano, se così si può dire. Non cupo e malsano. Sono orbi nella lettura dello scorrimento delle ore, presenti e passate; nello scrutare gli sguardi dei giovani che s’affacciano coraggiosi alle scoperte del governo della Cosa Pubblica. Di noi tutti.

Borgo Forzato, adagiato al Tartaro antico, ascolta sovente la sua voce intrisa di risa e sussurri, le sue acque tranquille che provengono da lontano, imbevute di odori e ricordi.
A nord della città, vicolo Forzato rammenta il suo passato, i poteri vicini della Chiesa secolare e del Municipio e le genti che si sono avvicendate tra mura e cortili, in amicizia. Con arbusti e vasi fioriti; al riparo dei venti invernali; con residenti scampati e rifugiati, obbligati da sanzioni e da leggi.
Insieme si ricostruiscono e immaginano il futuro di tutti.

- Arriverà Berenice, stasera. Sono curiosa di rivederla. Chissà cosa racconterà e come lo farà.

- Ho sentito, sai, anche se parli sottovoce, da sola. La tua amica isolana ci farà visita. Berenice è così speciale: provo sempre una strana attrazione per lei. Non come tu puoi pensare.
- Io non penso proprio a nulla, caro Tullio. Sei tu il malizioso e poi io mi rivolgevo a te, silenzioso come sei. Distratto dalle lacerazioni della sinistra, dai suoi pseudo congressi nel territorio. Dalle primarie invernali.

In realtà non poteva non darle ragione, anche se non lo ammetteva con lei. I frastuoni dei media lo assordavano e lo incuriosivano nello stesso tempo.
Era rimasto colpito, giorni fa, da un’affermazione di Miche Serra, ospite della Gruber, giornalista della tv. Riferiva che la sinistra italiana non aveva certo brillato in quest’ultimo ventennio, convinto che fosse ormai necessario, per la sua generazione, abdicare; lasciare ad altri il compito di rinnovare radicalmente questo Paese.
Si riferiva Serra ai dirigenti del Pd che ancora pontificano. Senza voce.

sabato 2 novembre 2013

Nonsenso






Ogni giorno s’affacciano tra naviganti precari, lungo le strade intristite di passeggeri per caso, i nonsensi improvvisati, messi alla prova nelle sintassi e negli atti di governo di questo Paese plurimo, gioioso e spettacolare insieme.
Il governo inventato delle conflittuali intese nuota in apnea tra le aspettative dei cittadini, cercando d’indicare soluzioni accettabili nel viaggio dell’essere, delle esistenze che soddisfano. Che fortificano la speranza.
Questi nonsensi che avvolgono e stravolgono i partiti antagonisti -Pd e Pdl - sono una prova ulteriore della democrazia tormentata, corrosa, capovolta, a testa in giù, che ci fa vivere in una bolla gigantesca che sorvola i nostri pensieri, i sentimenti e le ragioni della cittadinanza. Le dispute interessate, irrispettose dell’evento che ci coinvolge, alimentano questo stato di atarassia, di vuoto. Che si riempie solo quando scopriamo le bellezze esistenti, le solidali umanità tra le genti.

Barbara sostiene che sono frequenti questi passaggi, queste strettoie nella storia: sospensioni della razionalità praticata e conosciuta. Che servono, anzi, per riprendere fiato, per rendere forte il desiderio possente che abbiamo della ricerca e della conoscenza.
Le nostre miserie innumerevoli, da tutti patite in questi anni sciagurati, sono dei vaccini, medicine contro le malattie e le usure dell’essere incompiuto che noi siamo. Vulnerabile.
Occorre guarire dalle contagiose infezioni, dalle false e soffocanti aspettative. Allontanarsi, lei dice, dal pensiero malvagio e riprendere nelle nostre mani il respiro salutare, che si fa riconoscere dalle parole rubate e saccheggiate.




Aveva deciso di sposare Tullio in quell’estate lontana, con il consenso del grande Castagno di Monte Acuto e delle brezze serali. Era l’anno 1980 o giù di lì e in paese si festeggiava l’estate con la gente del luogo e con i turisti affezionati.
Nel mese di luglio fu Barbara a preparare l’accadimento inconsueto in compagnia del Pino Domestico, assistente perfetto.
Lui lo apprese casualmente, un anno dopo, nel bosco di querce, mentre cercava funghi.


- Non sopporto le donne saputelle, quasi sagge, timidamente persuasive. Pensa che questa signora dell’Appennino bolognese lascia scivolare affermazioni tortuose, complicate e noi qui a ragionare della nostra quotidiana esistenza, nella cacca quotidiana.

- Comprendi allora, Enea, perché il senatore la chiama, sghignazzando, sensitiva preveggente: è quell’alone che si porta con sé  che contagia il nostro amico Tullio.

- Arduino, dai, non è così. Proviene dall’est, dalla Polonia e lì molte cose sono avvenute nei secoli lontani che neppure t’immagini, caro mio. Non solo ci fu il comunismo sovietico e la religione bacchettona, pure l’ebraismo si diffuse con le sue diversità e curiose particolarità.

- Lascia perdere queste mezze fandonie. Oggi attendiamo che la barca si raddrizzi, perché sott’acqua rischiamo d’affogare, mio caro, ed io sono incazzato molto di continuare a respirare con la cannuccia, quella delle bibite, che questi merdosi ci offrono per non annegare. Tu almeno sei in pensione, mentre io navigo con la posta, casa per casa, imprecando in solitudine.

- Abbandona queste divagazioni e fermati a questo tempo compresso, incapace di distendersi per respirare. Concentrati su questo.

- Non ti capisco, sembri un filosofo bollito.


Nel comune di Grizzana M. Emilio prepara il nuovo farro da portare al mercato e sogna il suo passato, le mutazioni succedutesi e il mulino laborioso del padre, con le stagioni colorate che si rincorrevano.

              Ai bambini piace il farro soffiato, ricorda il pop corn. 
Era questo che pensava.