Pagine

lunedì 29 novembre 2010

L’etica che rassicura

....tra le mura del liceo adriese


Non lascia scampo il mese troppo piovoso di novembre. Così non c’è pace tra le file confuse del Pdl. Traditori è la parola più usata in questi giorni, in attesa del voto di fiducia al governo.


La città, commissariata dallo sgambetto dei consiglieri Zanforlin, Scarparo e Cotalini, s’appassiona con moderazione alle note vicende elettorali in corso. Assiste alle parole sguaiate e sdolcinate di Barbuiani, pronunciate al cinema Politeama, che promette vendetta politica: ostracismo totale per i tre e per l’area di “Responsabilità.”
Nel frattempo, qualcuno nell’Idv ha pensato bene di fissare alcuni paletti per le prossime elezioni amministrative. Adria è, quindi, balzata alle cronache per merito di Marotta, consigliere regionale del partito dipietrista, per la sua proposta di candidare, fin da subito, R. Barzan.
Il Pd provinciale, preso in contropiede, s’è trovato spiazzato, avvolto nelle chiassose e indelicate dialettiche post congressuali e ha dolcemente accompagnato il suo sindaco Merchiori al pensionamento politico. Ora è tormentato da dubbi atroci per l’elezione del capoluogo: primarie di coalizione dappertutto o affidarsi alla sapiente fantasia del suo massimo leader, Frigato?
Gli altri, alla sua sinistra, praticano per ora le virtù dei cantieri e discutono sui temi del governo cittadino. Cercano in tal modo di influire sulla scena politica.

La città di Adria, che fu per molto tempo soggetta agli Estensi, si prepara con animo dubbioso al Natale, con poche luminarie, preoccupata dell’anno che verrà. Non sa cosa l’attende; neppure i suoi cittadini, bisognosi di certezze e di speranze.
A due passi dal campanile della Tomba, tra le mura del liceo adriese, il preside Lodo, già sindaco del centro sinistra, ipotizza la nascita di una lista dei cittadini, per riportare le buone pratiche della politica dimenticata. E’ questa l’unica vera novità, meritevole, a mio avviso, d’attenzione. Che farà indispettire alcuni tra i consumati navigatori delle segreterie dei partiti.
Certo, nessuno apertamente oserà contestare le motivazioni della sua intervista alla stampa: troppo rischioso, per ora.

Elencare le cose da fare è annoiare e indispettire le menti di tanti. Promettere poi è un esercizio vacuo e scadente. I sedici mesi dell’allegra compagnia delle Destre hanno evidenziato i limiti gravi di questa trovata.
In realtà c’è bisogno di un’etica che rassicuri, che incoraggi la fiducia dei cittadini frastornati e sbeffeggiati per troppo tempo. Questa è la premessa. Poi è necessario praticare la trasparenza con coloro che hanno scelto di andare al voto e con chi non se l’è sentita. Con volti nuovi, senza dimenticare le esperienze di chi ha lavorato, in questi anni, per il bene pubblico.


Giovanni Ferro

sabato 13 novembre 2010

Adria: sedici mesi d’avventura delle Destre -



Il Cantiere Adriese per l’Alternativa -


Nei pressi dell’edicola di Ponte Castello, una signora mi chiede stupita perché Barbuiani sia finito dimissionato anche dai suoi, e non comprende poi la cacciata dei tre assessori. Prova dispiacere per questo e lo si vede nel triste viso, in un sorriso donatomi per cortesia. Poi, spontaneamente, mi dice di aver votato questo sindaco.
Non so cosa dire, non oso: mi sembra un’inutile crudeltà, in quest’ora mattutina, provare a dare una risposta.

Il sindaco Barbuiani, in questa sua avventura poco spettacolare, è stato così lasciato solo a trafficare, per sedici mesi, con la nobile disciplina della mediazione politica. L’uso dell’esercizio dialettico non poteva trovare posto nel suo bagaglio culturale, prigioniero del suo ego generoso e un po’ esagerato, utile in altre occasioni, ma non nella politica vera, a lui quasi sconosciuta. Quella che ricerca il bene della città. Che non va sbandierato ai quattro venti con zuccherose dichiarazioni d’amore, ma evidenziato con fatti, sobriamente.
Declinare poi la sua autonomia da suoi referenti politici è stata prova di debolezza conclamata, forse per giustificare la sua appartenenza organica, anche se casuale, al partito di Coppola e Mainardi.

La crisi della politica conosciuta, e purtroppo praticata, lascia liberi, anche da noi, vocaboli straordinari, gonfiati a dismisura, e le cronache gioiscono, a modo loro, in questo scenario. Ecco quindi che appare il traditore, il Giuda addirittura. S’invoca la radiazione dal partito dei reprobi Scarparo ed amici e gli animi partigiani, distribuiti in ambedue le fazioni, esultano e stupiscono insieme, nascondendo in tal modo errori e magagne della coalizione che vinse le ultime elezioni.
E’ una barbarie delle parole, scaraventate nelle pubbliche piazze.
Nessuno sembra conoscere, infatti, il perché di questa purga staliniana, come direbbe l’on. Bellotti. Erano forse degli incapaci, dei confusionari, coloro che hanno posto fine all’avventura di Bobo? Hanno destabilizzato la Giunta con voti contrari, violando lo statuto del loro beneamato partito, rattrappito dalle gioiose avventure del loro Capo supremo? Non ci risulta per ora.
Da queste vicende e dalle pubbliche dichiarazioni sembra essere stato il medico Lucianò a plagiare gli animi puri dell’Area di Responsabilità. Grande dote la sua, se fosse veritiera l’accusa formulatagli.
In realtà gli elettori non hanno capito questo ostracismo strillato con durezza; neppure la virulenza delle parole dei capi partito e del Mainardi, dissacratore della mediazione politica.
A chi risponderà dei danni causati a tutti noi e alla nostra città?
Da domani si ricomincerà con gli scontri elettorali, nei quali ciascun competitore esibirà in bella mostra le sue proposte per la città, sacrificata per insipienza al Commissario Prefettizio.

La politica che attrae e alimenta le speranze, fa capolino, nel frattempo, nel Cantiere Adriese per l’Alternativa. Che elabora programmi, formula idee e proposte per il governo locale che verrà.
E’ questo un luogo aperto, che non ha gerarchie, nel quale si ragiona liberamente sul futuro di questo nostro fragile territorio polesano.


Giovanni Ferro
SEL

sabato 6 novembre 2010

Al sole tiepido di novembre, le ambizioni …


Novembre tiepido -




Al sole tiepido di novembre, le ambizioni diffuse provano a rifiorire  tra i nostri pubblici Amministratori, infiacchiti dagli effimeri sproloqui quotidiani. Alcuni, ripetuti con frequenza nelle cronache cittadine; altri, sussurrati tra la gente del quotidiano passeggio serale. Tifano, come sempre, le diverse fazioni. Partigiane naturalmente e inattendibili ai tanti che osservano stupiti il chiacchiericcio profuso in questa incredibile stagione della politica nazionale.

Nella Città gli epurati, escluso Lucianò, si chiedono ancora il perché di tanta disgrazia e lo domandano, con grazia, al loro sindaco bizzoso, dimenticando la sintassi e le regole severe del partito d’appartenenza. Sperano nel rientro in giunta subito, non a tappe scaglionate, come suggerisce il cronista. Lo chiedono attraverso dichiarazioni argomentate e rifiutano la staffetta precaria. E’ questa la dolce ed umana ambizione di Ceccarello e Paparella: il reintegro, senza scuse. Ovviamente alcuni dei  nuovi assessori, nominati dal sindaco e provvisori per loro libera scelta, si dovranno sacrificare con il ritiro, quando ciò averrà e  il teatro di Zanfolin ed amici potrà così ricavare materiale prezioso per una prossima e gustosa rappresentazione teatrale.
Ai margini di questa vicenda, Cotalini e il suo partito, sdegnosi quanto basta, son già passati all’opposizione dolce, mentre il libero battitore Raule, leghista improprio, ha dichiarato la sua infinita devozione al Massimo Barbuiani. Esempio, il suo, di rara coerenza cristallina, quasi quanto l’assessore D’Angelo, rimpicciolito nel suo ruolo e sempre fedele al suo conduttore per caso.
L’area di Responsabilità, con la sua apparizione, ha lasciato, quindi, stupita l’intera cittadinanza e  i reggitori  delle Destre locali, frastornati dalle spettacolari vicende nazionali.

Memori degli schiamazzi del loro capogruppo inabissato, alcuni consiglieri del Pdl si sono guardati pensierosi. Poi, è prevalsa la realtà zuccherosa: quella delle piccole manovre, dei graziosi pensierini fatti volare nell’aria, delle pizze consumate in finta allegria, dei sorrisi e delle flebili minacce. Il Presidente del Consiglio Comunale, persona giocosa e assai responsabile, ha osato, tuttavia, riproporre ancora la sua ricetta per risollevare lo spirito di questa  maggioranza giocherellona. “La nostra è una battaglia per difendere la dignità delle persone,” ha dichiarato con forza. “Pofforbacco!” ha esultato il pensiero di alcuni tra i presenti che, attenti, ascoltavano l’esternazione.

Mentre tutto questo accade, le dialettiche democratiche si sbizzarriscono nelle contrade polesane, nelle sedi dei partiti variopinti. Aspre in alcuni casi, tutte simili, però, nei contenuti: come sconfiggere nelle prossime elezioni amministrative l’avversario di turno. L’oggetto del contendere, il programma, sembra sfumare inesorabilmente o diventare una melassa invasiva, che, noiosamente, s’appiccica in ogni direzione Per questo siamo grati al quarto potere che ci delizia, a sua insaputa,di questo gustoso spettacolo.
C’è un tema grandioso che è tuttavia impossibile dribblare: quello della difesa ambientale. Senza le furberie dei guastatori di turno, dei dissimulatori, di coloro che cercano compensazioni in denaro per i danni causati da aziende tossiche ed invasive che qui cercano spazi, altrove vietati.
Costoro s’annidano un po’ dappertutto, a destra e a sinistra. Perfino al centro mitico e magnetico.
Per la nostra speranza, fortunatamente, il Comitato Polesano per lo sviluppo delle fonti rinnovabili invita i cittadini tutti a firmare, sabato e domenica, nei banchetti appositamente predisposti nel territorio per dire a voce alta “NO al nucleare, SI alle energie pulite.” E’ un appuntamento al quale non bisogna mancare, per riprendersi la nostra sovranità costituzionale.

Al Bar Da Pina, presso il teatro adriese, alcuni avventori abituali pensano già di giocare i numeri di questa crisi barbuiana e scommettono con i numeri già usciti e con quello di lunedì 8, serata del Consiglio Comunale. Chissà se qualcuno, almeno qui, vincerà.



Giovanni Ferro