....tra le mura del liceo adriese
Non lascia scampo il mese troppo piovoso di novembre. Così non c’è pace tra le file confuse del Pdl. Traditori è la parola più usata in questi giorni, in attesa del voto di fiducia al governo.
La città, commissariata dallo sgambetto dei consiglieri Zanforlin, Scarparo e Cotalini, s’appassiona con moderazione alle note vicende elettorali in corso. Assiste alle parole sguaiate e sdolcinate di Barbuiani, pronunciate al cinema Politeama, che promette vendetta politica: ostracismo totale per i tre e per l’area di “Responsabilità.”
Nel frattempo, qualcuno nell’Idv ha pensato bene di fissare alcuni paletti per le prossime elezioni amministrative. Adria è, quindi, balzata alle cronache per merito di Marotta, consigliere regionale del partito dipietrista, per la sua proposta di candidare, fin da subito, R. Barzan.
Il Pd provinciale, preso in contropiede, s’è trovato spiazzato, avvolto nelle chiassose e indelicate dialettiche post congressuali e ha dolcemente accompagnato il suo sindaco Merchiori al pensionamento politico. Ora è tormentato da dubbi atroci per l’elezione del capoluogo: primarie di coalizione dappertutto o affidarsi alla sapiente fantasia del suo massimo leader, Frigato?
Gli altri, alla sua sinistra, praticano per ora le virtù dei cantieri e discutono sui temi del governo cittadino. Cercano in tal modo di influire sulla scena politica.
La città di Adria, che fu per molto tempo soggetta agli Estensi, si prepara con animo dubbioso al Natale, con poche luminarie, preoccupata dell’anno che verrà. Non sa cosa l’attende; neppure i suoi cittadini, bisognosi di certezze e di speranze.
A due passi dal campanile della Tomba, tra le mura del liceo adriese, il preside Lodo, già sindaco del centro sinistra, ipotizza la nascita di una lista dei cittadini, per riportare le buone pratiche della politica dimenticata. E’ questa l’unica vera novità, meritevole, a mio avviso, d’attenzione. Che farà indispettire alcuni tra i consumati navigatori delle segreterie dei partiti.
Certo, nessuno apertamente oserà contestare le motivazioni della sua intervista alla stampa: troppo rischioso, per ora.
Elencare le cose da fare è annoiare e indispettire le menti di tanti. Promettere poi è un esercizio vacuo e scadente. I sedici mesi dell’allegra compagnia delle Destre hanno evidenziato i limiti gravi di questa trovata.
In realtà c’è bisogno di un’etica che rassicuri, che incoraggi la fiducia dei cittadini frastornati e sbeffeggiati per troppo tempo. Questa è la premessa. Poi è necessario praticare la trasparenza con coloro che hanno scelto di andare al voto e con chi non se l’è sentita. Con volti nuovi, senza dimenticare le esperienze di chi ha lavorato, in questi anni, per il bene pubblico.
Giovanni Ferro

