L’amico di Bussana
L’amico Cecco di Bussana mi perdonerà se lo tiro in ballo
così inaspettatamente, senza preavviso. Lui che si nutre del profumo del mare e
degli arbusti odorosi. Conoscitore del cibo e assiduo frequentatore delle notti
liguri.
La gente della Sinistra nelle sue innumerevoli sfaccettature
l’ha frequentata con passione, in quei suoi luoghi di svaghi, di iniziative
politiche, di sdrucciolamenti e riprese.
Ora, caro amico, mi sembra utile riposizionare le idee, in
questo scorcio del tempo che ci accumuna. Che ci rende vicini.
Che ne sarà di Cuperlo e degli altri che lo sorreggono e poi
di quelli che si distinguono ancora, affaccendati tra loro in Parlamento e nei
territori? E le lingue diverse dei Fassina, dei Civati, degli affezionati alla Ditta
bersaniana, che ne sarà? Orfani di un passato svanito rapidamente: non previsto
in codesto modo.
La politica vissuta ci aveva abituati a forme diverse di
sistemazioni, aggregazioni, scostamenti: senza gravi accelerazioni e traumi.
Così si era educata e formata la
Sinistra italiana, quella del Pci e della galassia eterogenea
che gli gravitava attorno. Dentro un utero accogliente, protettivo con il suo
30% circa di elettori affezionati.
La Storia,
invece, ha preso altro vigore, tracciando un diverso itinerario qui in Italia e
in Europa; e noi a temporeggiare per evitare lacerazioni, timorosi degli
eccessi individuali, dei protagonismi politici. Noi, imbevuti dagli incantatori
di turno, privi di un’empatia solidale che raggruppi e tenga insieme le innumerevoli
energie positive che fioriscono ripetutamente, diversamente conflittuali tra
loro. Benevole, se accarezzate.
Ci sorregge, per fortuna, la concretezza bistrattata da
fiumi di parole del secolo appena trascorso. Seppur “breve”.
***
Arduino comprava il suo pane al forno Cazzola, ogni mattina,
e sovente incrociava Enea proprio all’altezza del ponte lì vicino. Si distraeva
nel passeggio quotidiano, lasciando libere parole e suggestioni diverse,
inaspettate. Soprattutto ora che si trovava in ferie.
Non riusciva, per esempio, a comprendere come il voto
elettorale europeo avesse premiato esageratamente il Segretario del Pd: giovane
istrione, a lui sembrava.
Si meravigliava, tuttavia, della fiducia che riscuoteva tra
la gente, perfino nelle bettole adriesi e nelle feste dell’Unità, tra il
personale delle cucine: volontari affezionati, nonostante tutto, al partito.
Non poteva pensare che così tante persone fossero diventate improvvisamente tutte
rincitrullite da affidargli le sorti del Paese, senza nessuna esperienza di
governo nazionale.
Qualcosa doveva pur essere accaduto nelle menti e nei cuori
di chi lo aveva votato: non poteva solo essere merito del leader fiorentino,
della sua parlantina o della somiglianza, come qualcuno maliziosamente
affermava, al Berlusconi giovanile del passato.
A cena da Tullio porterò stasera
del vino: Rosato del Salento. Mi sembra proprio indicato per lui. Anche Enea
approverebbe sicuramente. Si mangerà vegano, mi è stato riferito: spero che la
cuoca non voglia esagerare con queste mode alimentari.