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domenica 27 luglio 2014

Che ne sarà di Cuperlo?



L’amico di Bussana




L’amico Cecco di Bussana mi perdonerà se lo tiro in ballo così inaspettatamente, senza preavviso. Lui che si nutre del profumo del mare e degli arbusti odorosi. Conoscitore del cibo e assiduo frequentatore delle notti liguri.
La gente della Sinistra nelle sue innumerevoli sfaccettature l’ha frequentata con passione, in quei suoi luoghi di svaghi, di iniziative politiche, di sdrucciolamenti e riprese.
Ora, caro amico, mi sembra utile riposizionare le idee, in questo scorcio del tempo che ci accumuna. Che ci rende vicini.

Che ne sarà di Cuperlo e degli altri che lo sorreggono e poi di quelli che si distinguono ancora, affaccendati tra loro in Parlamento e nei territori? E le lingue diverse dei Fassina, dei Civati, degli affezionati alla Ditta bersaniana, che ne sarà? Orfani di un passato svanito rapidamente: non previsto in codesto modo.
La politica vissuta ci aveva abituati a forme diverse di sistemazioni, aggregazioni, scostamenti: senza gravi accelerazioni e traumi. Così si era educata e formata la Sinistra italiana, quella del Pci e della galassia eterogenea che gli gravitava attorno. Dentro un utero accogliente, protettivo con il suo 30% circa di elettori affezionati.
La Storia, invece, ha preso altro vigore, tracciando un diverso itinerario qui in Italia e in Europa; e noi a temporeggiare per evitare lacerazioni, timorosi degli eccessi individuali, dei protagonismi politici. Noi, imbevuti dagli incantatori di turno, privi di un’empatia solidale che raggruppi e tenga insieme le innumerevoli energie positive che fioriscono ripetutamente, diversamente conflittuali tra loro. Benevole, se accarezzate.
Ci sorregge, per fortuna, la concretezza bistrattata da fiumi di parole del secolo appena trascorso. Seppur “breve”.

***

Arduino comprava il suo pane al forno Cazzola, ogni mattina, e sovente incrociava Enea proprio all’altezza del ponte lì vicino. Si distraeva nel passeggio quotidiano, lasciando libere parole e suggestioni diverse, inaspettate. Soprattutto ora che si trovava in ferie.
Non riusciva, per esempio, a comprendere come il voto elettorale europeo avesse premiato esageratamente il Segretario del Pd: giovane istrione, a lui sembrava.
Si meravigliava, tuttavia, della fiducia che riscuoteva tra la gente, perfino nelle bettole adriesi e nelle feste dell’Unità, tra il personale delle cucine: volontari affezionati, nonostante tutto, al partito. Non poteva pensare che così tante persone fossero diventate improvvisamente tutte rincitrullite da affidargli le sorti del Paese, senza nessuna esperienza di governo nazionale.
Qualcosa doveva pur essere accaduto nelle menti e nei cuori di chi lo aveva votato: non poteva solo essere merito del leader fiorentino, della sua parlantina o della somiglianza, come qualcuno maliziosamente affermava, al Berlusconi giovanile del passato.

A cena da Tullio porterò stasera del vino: Rosato del Salento. Mi sembra proprio indicato per lui. Anche Enea approverebbe sicuramente. Si mangerà vegano, mi è stato riferito: spero che la cuoca non voglia esagerare con queste mode alimentari.


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