Nei salotti
La pubblicità, che sommerge la nostra quotidianità,
soprattutto quella delle tv tradizionali, generaliste, da tempo si è
specializzata nelle sue apparizioni giornaliere diventando il programma vero.
Nei salotti delle conversazioni, della politica veloce e
paludosa, i messaggi pubblicitari si rincorrono, cinguettano tra loro, si
offrono al pubblico vestendo colori diversi, affittando vocaboli sproporzionati,
ammiccando al sottile e inconfessabile desiderio dell’essere umano: il potere narcisistico.
Spaziano nelle praterie dell’inconscio e narrano le nostre possibili storie.
Fattibili o ingannevoli perché così piace a noi. Lo spettacolo è questo.
Giornalisti, politici, uomini di gusto si esibiscono con
pudore apparente, mascherato, per azzuffarsi teneramente in diretta tv: si limitano a
riempire lo spazio scadente a loro riservato. Nella pausa si può, come di
consueto, andare al bagno o a preparare il caffè, lasciando che chiacchiere
compiacenti si trastullino tra loro. In attesa che riprenda il programma dei
nuovi dentifrici in arrivo o dell’ultimo telefono tascabile, depositato
nell’auto meravigliosa e scintillante che affascina, contagiosa, che sparge
attorno il suo profumo. E’ un godimento dell’animo scoprire queste nuove
avventure.
Il trasloco delle parole potenti, quelle che contano
veramente, che muovono denaro, si è da tempo avverato. I talk show sono i
riempitivi. Inutili per comprendere.
La legge elettorale in arrivo, predica Renzi, dovrà
garantire governi stabili. Questa ossessione la si può forse comprendere solo
volgendo lo sguardo al passato, nel dopoguerra secondo quando, pur con i
governi ballerini, balneari, precari e brevi nella durata loro, non si alterava
la natura di quelle alleanze che avevano nella DC il partito guida, inamovibile,
che garantiva in ogni caso la “governabilità” dell’Italia. I governi tutti
erano, quindi, sotto tutela della Balena Bianca.
Ora, dopo la fine dell’Urss, è necessario avere lo strumento
che garantisce le alternanze ai governi. Ecco spiegata questa sana passione
dell’Etrusco fiorentino.
-
La
Sinistra si divide, amico mio, si spezzetta e poi si
riunisce, si riattacca più in là. Questo movimento perenne non è esercizio
inutile, sostiene Barbara, sprecone pasticcio dei cuori e del pensiero. Forse
risponde ad un bisogno profondo, insopprimibile.
-
Stai dicendo sul serio o mi stai prendendo per i
fondelli?
Tullio non rispondeva, lasciando Enea perplesso, in
compagnia di pensieri fugaci.
E’ uno stronzo, quando sentenzia così: colpa di quella signora e della sua amica. Non riesco a capirlo: ripete i soliti concetti, fa dell’ironia. Non ha coraggio di dire con chiarezza quello che pensa. E’ un sostenitore del Pd, così di moda con il suo Segretario.
E’ uno stronzo, quando sentenzia così: colpa di quella signora e della sua amica. Non riesco a capirlo: ripete i soliti concetti, fa dell’ironia. Non ha coraggio di dire con chiarezza quello che pensa. E’ un sostenitore del Pd, così di moda con il suo Segretario.
All’Arci da Silvia si stava già festeggiando col prosecco
l’approdo al Parlamento europeo degli eletti di Tsipras. Solo i seguaci
infelici di Sel sembravano tristi e preoccupati: non avevano prevista la
“dolorosa” separazione dei loro parlamentari in Italia e la frattura nel
partito di Vendola.
Da Venezia, nel pomeriggio, era arrivato Pietro con il treno
per rincuorare e istruire i dubbiosi, lasciando sfogare i pochi rancorosi
presenti.
-
Che ci fa il tuo compagno ancora qui? Che cosa ha
intenzione di raccontarci questa volta?
Enea, gelido e immobile, guardava Arduino con indifferenza.
Il postino sarcastico non gli era mai piaciuto, soprattutto in questi tempi carsici,
burrascosi.
Silvia, nel frattempo, era arrivata con il thè, allontanando
quasi subito il malumore presente: sorrideva fra sé, mentre le parole attorno
s’intrecciavano, spingevano di qua di là le persone presenti e chiassose
festeggiavano pure loro.
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