domenica 17 ottobre 2010
Adria - La radiosa maggioranza stremata
Le Destre plurime e camuffate, indaffarate a gestire, in malo modo, i poteri acquisiti, stanno dando alla nostra Città miserevole immagine. I protagonisti di questa vicenda, euforici o depressi, saltellano ora qui ora di là, sparpagliando vocaboli a casaccio. Le opposizioni, ancora confuse, non sanno che pesci pigliare.
Quando una compagine collassa, come nel nostro caso, è bene ridare la voce ai cittadini. Non ci sono altre strade.
La radiosa maggioranza, assemblata da zelanti architetti, s’è trovata di colpo stremata dopo trattative maldestre ed estenuanti. Ha scoperto d’aver allevato nel suo seno consiglieri responsabili, sensibili al bene comune. Coscienziosi e disinteressati. La dichiarazione di Scarparo in Consiglio C. ne è la dimostrazione visibile.
Così, nell’Assemblea consiliare di lunedì 12 del mese corrente, piccoli fuochi d’artificio sono stati accesi, tra la meraviglia dei leghisti accorsi in massa. Costoro hanno sventolato diligentemente le loro verdi bandierine, sotto la sapiente regia del rude commissario Contiero, competitore perdente nelle ultime elezioni provinciali e seguace di Bossi, vecchietto alquanto sfinito nelle sue ripetitive omelie.
D’Alema definì, tempo addietro, la Lega partito popolare, addirittura una costola del Pci. Era un’ingenua piaggeria strampalata. Tuttavia, i leghisti di lunedì sembravano abbastanza leninisti nelle loro colorite iconografie. Sottilmente minacciosi, nel senso buono. Come a ricordare che il loro partito era stato votato da tanti e quindi meritava che D’Angelo, vice sindaco, volasse alto e leggero sopra palazzo Tassoni. Non certo abbattuto dal fuoco poco amico dei suoi alleati. Certo non sapevano spiegarsi l’abbandono dei loro due consiglieri “traditori”. Qualcuno doveva certamente averli plagiati, intossicati con fatue parole.
Rimane quindi un mistero questo trasloco nel P.N. di Lucianò, oggi quasi in disgrazia.
Il sindaco, stanco di tanto clamore mediatico, ha deciso, a notte inoltrata, di porre fine, per ora, alla penosa e rissosa assemblea consiliare, spedendo tutti a casa, con l’aiuto di Zanforlin presidente. Prima però ha ringraziato il capogruppo Spinello del Pd, riconoscendogli meriti d’affetto nei confronti della città, che pure lui ama.
Mentre tutto ciò avveniva, i cittadini, incollati alla radio per ascoltare la diretta del Consiglio, si chiedevano sconsolati perché il Pd non chiedeva le dimissioni dell’intera Giunta, dopo le tante rimostranze nei confronti dell’operato di Bobo e compagni. “Stanno riflettendo” – dicevano alcuni passanti per il Corso.
Taluni, nel nostro Paese, preferiscono tessere misere alleanze congressuali, dentro stanze di poteri, al riparo dagli sguardi indiscreti. Ignorano le povertà crescenti, le apatie certificate dai sondaggi.
La transizione che ci avvolge impedisce a molti di indignarsi, di coltivare le dolci speranze del cambiamento.
Tra le mura di casa, nei luoghi del lavoro rubato, nelle molteplici precarietà vissute, scintille di speranze illuminano le dolorose fatiche delle umane esistenze; accendono tiepidi fuochi negli animi e nel pensiero. Mettono in moto il desiderio di una vita migliore.
Giovanni Ferro
Sel
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