L’amica d’infanzia dorme beatamente vicino a me. Il respiro leggero di lei accompagna il mio pomeridiano silenzioso. La primavera dei suoni e delle esplosioni luminose ha ormai lasciato spazio agli odori e ai caldi profumi della torrida estate.
Un filo di saliva esce sghembo dalla bocca appoggiata al morbido cuscino e il lenzuolo asciuga le labbra umidicce. Riprovo a ritrovare il sapore lieve del sonno riparatore. Attorcigliato nel letto lascio il pensiero vagabondo e libero. Lo afferro qualche volta per curiosità, per sentirmi padrone di quella parte di me che amo tanto. Lo piego a qualche mio desiderio inconfessato. Lo rigiro su se stesso e lo costringo saltuariamente a contaminare le parole più audaci che dolcemente mi accerchiano.
Lo stato di Barbara ha ben altro respiro. Le nuove scoperte scientifiche nella robotica l’hanno resa indenne alle imperfezioni umane. Non saprei cosa sta sognando in queste settimane estive: nulla mi racconta di sé, neppure nei momenti di spensierata allegria tra di noi. Immobile, ora sembra sorridere nel sonno o forse sono io che me la immagino così. Felice di essere qui, di esistere.
Rumori di case lontane, d’uomini e ragazzi arrivano ogni tanto da lontano. Qualche moscone dispettoso, rimasto prigioniero nella stanza, vola rumoroso cercando l’uscita che non c’e. Tumultuosamente le immagini liete mi si offrono allora, pulite, nella loro essenza. Nel giusto tepore del letto sogno i piaceri che tanto accarezzano l’essere umano. Lei è lì vicino e mi piace pensare che condivida con me questa atmosfera trasognata.
Domani aveva promesso che insieme saremo volati lassù tra i pianeti ad ammirare le variopinte stelle del cosmo.
L. A.
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