Scarparo
Si dice che Scarparo, presidente della Casa di Riposo di Adria, sia sobbalzato dal letto, quando ha saputo della protesta sindacale unitaria nei confronti del suo operato. “Mancanza di risposte da parte della Direzione e della Politica”, recita il testo del volantino distribuito ai cittadini adriesi. Riflettendo tra di noi, non c’è dubbio alcuno che il protagonista, in questa vicenda, sia lui e la sua maggioranza berlusconiana-leghista che lo ha nominato. Senza entusiasmo pare. Con le rappresentanze sindacali egli ha tentato di tergiversare, di lasciar decantare la materia scottante. Ha riletto diverse volte la frase “stato di agitazione” proclamato dai lavoratori, i quali chiedono solo che il proprio lavoro “venga riconosciuto e valorizzato” e non considerato come ”un costo da ridurre in barba alla qualità”. Poi ha ripensato al recente passato, quando, in difesa dei cittadini utenti, così immaginava, inveiva contro l’Amministrazione Lodo. Un piccolo Savonarola populista che tentava di difendere quasi tutti. Tuonava contro la cultura esagerata della Giunta dei professori; contro la raccolta differenziata “porta a porta”, considerata una moderna discarica familiare. Era insomma un difensore della sicurezza e guidava le proteste e le ronde notturne nelle fredde giornate invernali, enumerando poi in Consiglio Comunale le numerose telefonate di plauso che, diceva lui, riceveva da indignati cittadini.
Ora, come direbbe il sommo Poeta, per la legge del contrappasso, si trova nella situazione opposta. A rispondere alle contestazioni di lavoratori inferociti. Per quanto tempo non si sa. E’ una pena questa temporanea, sopportabile, diversamente da quella dantesca. Eterna.
Devo dire, per correttezza, che, nella politica praticata, molti oggi vivono questo stato "peccaminoso". Con apparente indifferenza.
Giovanni Ferro

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