CONSORZIO DI SVILUPPO
La maggioranza che governa questo nostro incompiuto Paese rimpicciolisce ogni giorno. Affonda in consumati naufragi, sempre con nuovi e mediocri protagonisti. La Cricca Anemone docet.
Fini e i suoi segnano con il gesso lo spazio di un mare sconfinato. Nessuno sa dove ci sarà un dignitoso approdo per la nostra sfibrata democrazia. Bagliori di speranze e paure accompagnano le generazioni di questo nostro millennio. Altri cercano tracce nel passato appena trascorso, segni del magma che avvolge l’umano consorzio.
La satira accarezza, come può, il nostro vagabondare nelle vicissitudini odierne. Interpreta la realtà, mette a nudo le infinite debolezze dei poteri consolidati. Ridicolizza le meschinità quotidiane di chi si arroga il diritto di decidere per altri.
Nel mese di maggio i partiti di questa provincia si trastullano con severe dichiarazioni sul ruolo del Consorzio di Sviluppo. Chi lo sostiene, Zanellato con targa Pd, elogia disinteressatamente le sue preziose qualità, chi invece, Mainardi del Pdl, ne parla malissimo per opposti motivi, quasi fosse un ente veramente inutile. Come la volpe con l’uva matura, così il coordinatore M. manifesta il suo totale disappunto su questo organismo indissolubile e inossidabile. Non tutti però nella Casa della libertà apprezzano le sue parole sguaiate. C’è chi obietta e chi argomenta nella sua minoranza scintillante.
Zanellato, nuovo inquilino del Consvipo, vocabolo misterioso a tanti, ma squisitamente affascinante, si frega le manone per l’aiuto insperato, soprattutto quando ha letto la nota dell’avvocato più famoso del Polesine: Migliorini. Costui ha stroncato le velleità del suo amico Mauro Mai, liberale adriese fin dalla culla. Meglio di così non poteva andare per i Democratici polesani.
Nessuno però si è preoccupato seriamente dei costi della politica e dell’importanza di rafforzare le autonomie locali. I leghisti, parchi nelle parole, studiano furbescamente tra di loro il federalismo, una tela rocambolesca che intorpidisce le menti di molti, loro compresi.
Naturalmente la gente non sa chi tifare in questo frangente, distratta com’è dalla Nazionale di Lippi. Attende ulteriori notizie che la rassicurino, che sappiano illuminare. Nel frattempo assiste stranita alle liturgie della crisi straziante, celebrata qua e là nel territorio con grande ecumenismo. Così mentre a Roma e nei territori si discute, la disoccupazione e la precarietà galoppano e le libertà si restringono.
Il pozzo dei Desideri -
L’ing. O. Marin, grande conoscitore della Bonifica, recuperò nel Basso Polesine un pozzo abbandonato di fattura veneziana. Erano gli anni 60’. Lo fece sistemare dalla ditta Raminelli e lo donò all’Amministrazione adriese affinché lo collocasse nella piazza Oberdan. Un pozzo chiuso che abbellisce con la sua grazia la parte sinistra del Canale, quella che guarda il Teatro.
Il luogo è diventato nel tempo occasione d’incontri e di soste. I bimbi vi giocano allegramente e gli adulti, in questi mesi assolati, consumano felici le bibite fresche, conversando amabilmente tra di loro.
Venerdì 5 del mese di giugno al Circolo Unione, che dall’alto sbircia le allegre compagnie adriesi, si sono dati appuntamento, alle ore 21, i diversi e inconsapevoli figuranti del Pd locali e provinciali, in compagnia di rispettosissime persone, qualificate per il ruolo ricoperto nella società. Assenti giustificati alcuni protagonisti della politica adriese, come mi è stato poi riferito.
Il pozzo dell’ing. Marin, chiamato “Dei desideri”, non ha potuto fare a meno di compiacersi d’essere lì ad assistere al via vai della gente che arrivava in piazza Cavour. Musicisti e spettatori stavano occupando il Ridotto del teatro per il consueto saggio di fine anno del Conservatorio musicale. Si mescolavano con i sopravissuti della politica recitata in arrivo. Qualcuno sbagliava percorso e invece di approdare alla musica che ristora, s’infilava, suo malgrado, lungo le scale che portavano ai piani di sopra. Altri, colpiti dalla dolcezza delle note e dalle voci intonate provenienti da sotto, con destrezza raffinata, fingendo di andare al bar, lasciavano soli i volonterosi animatori della serata politica. Questi, parlandosi tra loro, hanno tentato così di dimostrare che il Pd è in buona salute e soprattutto sa ascoltare i cittadini. Vuoto esercizio, riconosciuto dai più coraggiosi al termine della serata.
Poco lontano, al Ribose, giovani e non allegramente festeggiavano il fine settimana nei modi a loro consueti. Bobo invece, nel retrobottega del suo negozio, stava ripassando i temi amministrativi più rilevanti, compreso il Piano del rumore. Non sa, infatti, cosa rispondere alla cittadinanza e Rondina, suo capogruppo, non lo sta certamente aiutando. Solo il Pd di Spinello sembra aver compreso la questione e vorrebbe fare qualcosa. Per ora ha dato incarico al consigliere Fantinati di seguire la faccenda. I cittadini ignari potranno così dormire sonni tranquilli, in questa calda estate dei mondiali di calcio. Non è stato forse Barbuiani, il traghettatore, ad annunciare sulla stampa la sua buona intenzione di sensibilizzare coloro che ecccedono nel chiasso notturno? Ha precisato tuttavia che con la crisi sarà opportuno concedere deroghe ulteriori allo schiamazzo delizioso. Equilibrista ed evasivo il nostro Sindaco commerciante.
Giovanni Ferro
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