I GIOVANI DEI BLOG
La provincia di Rovigo, politicamente annoverata tra le più rosse nel Veneto assieme a Venezia, si è schierata furbescamente nel recente congresso del PD con Franceschini, democristiano di lungo corso della Margherita. Stupore e meraviglia nelle file di Bersani per questo raggrupparsi al centro dei dirigenti locali, desiderosi tutti di partecipare alle magnificenze del nuovo partito veltroniano. Qualcuno gli ha poi ricordato la non grande rilevanza politica di questo territorio nello scacchiere veneto: questo lo ha rassicurato molto, dicono coloro che gli sono vicini. Ha potuto quindi con tranquillità riprendere in mano la sintassi per declinare nel pensiero vocaboli di sinistra, dimenticati in qualche ripostiglio ed estromessi frettolosamente dall’americano Veltroni, suo predecessore, inaugurando in tal modo una parlata bilingue: compagno ed amico, tanto per iniziare.
Casini sembra non abbia gradito molto questo recupero linguistico e ha cominciato a bofonchiare tra di sé sospettoso di una piccola deriva a sinistra del nuovo partito, il quale, a suo avviso, dovrebbe veleggiare un po’ verso il centro dello schieramento politico, non troppo però per non creare concorrenza sleale. Solo così potrà dialogare nelle prossime elezioni amministrative, permettendogli di oscillare, come un pendolo, tra i due schieramenti maggiori, PD e PDL: una volta alleato con l’uno, un’altra con l’altro, in barba al bipolarismo sofferente.
Chi tra gli elettori si aspettava qualcosa di più sostanzioso dal nuovo segretario Bersani è rimasto però alquanto deluso e preoccupato, considerando la pochezza del suo messaggio mediatico e delle sue prime dichiarazioni programmatiche. Aggrappato al suo timoniere D’Alema, non sa ancora osare abbastanza, permettendo all’IDV di veleggiare tranquilla nell’arena politica del consenso elettorale. Di Pietro e i suoi spesso vengono impropriamente definiti “populisti” dal Pd, quasi a voler mettere in pessima luce gli elettori e i cittadini che li hanno votati e che li seguono per difendere i diritti di cittadinanza e la Costituzione sbeffeggiata da chi governa il Paese. Sbagliano nell’usare tale parola, populisti, e cercano di proteggersi dalle loro timidezze e contraddizioni, così come quando si rifiutano di partecipare pienamente alla prossima manifestazione del popolo viola, mentre all’ultim’ora il mite Veltroni propugna invece il coraggio di esserci: esempio luminoso di dialettica interna.
Coloro che hanno votato nelle primarie democratiche, per scelta o per disperazione, s’attendono che qualcosa muti nella proposta politica di questo nuovo partito e nel frattempo non possono certo ignorare le diverse e articolate opposizioni.
Nella città di Adria prosegue la tenace opposizione del partito di Francescani, Bersani e Spinello, unito come non mai nel rivendicare dignitosa rappresentanza nelle Commissioni Consiliari. Per fare questo il capogruppo del PD ha pensato bene di ritirare i suoi rappresentanti: non era, infatti, decoroso averne uno solo come l’IDV. Lungo il Corso la gente ha iniziato subito a discutere, accalorandosi assai su questa coraggiosa iniziativa, mentre Bobo licenziava e promuoveva nello stesso tempo il suo assessore leghista Ferro, traslocandolo in un ente quasi inutile e costoso, l’Aia, e lasciando stupefatto il consigliere leghista Raule, incredulo di tanto poco ecumenico decisionismo. L’Udc non osava fiatare, dopo aver appreso che anche Ceccarello, come Scarparo, era stato premiato per il suo forte e disinteressato impegno nella recente campagna elettorale. In questo modo Barbuiani si è liberato di un piccolo ma fastidioso fuoco amico.
Le cronache del mese di novembre riportano le curiose dichiarazioni degli ex assessori Destro e Rigoni, i quali rinfacciano alla Destra locale di trarre esagerato vantaggio, enumerando vari provvedimenti elaborati dall’Amministrazione Lodo, la quale deve aver ben operato se, solo ora, le si riconoscono questi meriti. Con ritardo la verità viene sempre a galla, anche per gli strabici democratici.
Ricordiamo infine per i distratti che i lavoratori senza lavoro, i giovani precari e disoccupati, le famiglie in difficoltà attendono ancora che questo sindaco faccia qualcosa per loro, che i partiti s’impegnino, ciascuno nel proprio ruolo, per dare concretezza a chi si trova ora in seria difficoltà, non tra un anno. Parole vane si rincorrono invece nelle stanze dei piccoli poteri locali, infastidiscono chi crede sia possibile mutare questo mediocre scenario che taluni chiamano politica.
Fortunatamente migliaia di giovani si sono dati ieri appuntamento a Roma per illuminare le coscienze distratte e perdute dei partiti, festeggiando la democrazia partecipativa, elogiando il desiderio di vivere in un Paese normale. Qualcosa di quello spirito nuovo, sono certo, arriverà anche da noi.
Giovanni Ferro
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