Ci sono strade nella città nostra che soffrono da tempo per il traffico intenso, per i rumori assordanti e gli inquinamenti diffusi. Alcune vie, per nostra fortuna, sono luoghi deliziosi del passeggio, delle chiacchiere amene e delle dolci parole.
Via Carducci, da tempo, è sulle cronache per l’uso scriteriato al quale è stata sottoposta: cittadini del luogo condannati ad un confino permanente nelle abitazioni, assediate dalle moderne inciviltà del traffico urbano, il quale, sia detto tra noi, non è affatto responsabile della sua utilizzazione. Residenti ostaggi delle politiche miopi e trasversali, così come i pedoni coraggiosi, che sfidano il luogo, strisciando lungo i muri e pestando lingue sottili di marciapiede.
Le auto intrepide s’infilano incuranti nel percorso budello e accettano con serenità la sfida del contatto possibile. A passo d’uomo rallentano, quando occorre, cioè sempre; poi con un sospiro riprendono la marcia con una dolce accelerazione.
Già nel 2009 chiedemmo “il senso unico di marcia per sottrarsi alle polveri sottili, ai rumori assordanti, per una maggior sicurezza stradale, minimizzando il rischio e diminuendo così il disagio pericoloso e invadente.”
Oggi, il Commissario prefettizio, con sano buon senso, ha provveduto, in via sperimentale, a dare una risposta alla voce di quei cittadini intossicati e troppo dimenticati.
In questa vicenda, ci rincuora pensare che, come scrive la cronaca locale, via Carducci avrà un senso unico, da una parte o dall’altra. E’ una buona notizia, se confermata e attuata.
In via Retratto, per non dare nell’occhio, la Destra contraffatta del grande Bugiardo, elabora strategie per sottrarsi alla Lega padrona e per recuperare voti al Centro dispettoso, ringalluzzito dall’arrivo di Zanforlin e compagni. Non sa darsi pace d’averli cacciati in quel modo e, a differenza del loro Goditore supremo, non trova le giuste parole per convincerli al ritorno. Attende che qualcuno li imbocchi, come teneri bambini nel seggiolone.
Nel Pd polesano, territorio di vaste scorrerie del pensiero, alcuni sperano che il senno non sia del tutto evaporato, dopo l’incursione dei disennatori di Potter.
Così, ad Adria, alcuni piccoli strateghi non hanno perso del tutto il flebile lume della ragione, nonostante la secessione imprevista di Bonato e amici. Confidano nell’imprevedibile, nel soccorso di qualcuno che non c’è, che non si trova, in questo secolo strano d’insidie capricciose. Nel loro strabismo politico non riescono ancora a farsi capire.
Sorte terribile per gli elettori del centro-sinistra.
gf
Via Carducci, da tempo, è sulle cronache per l’uso scriteriato al quale è stata sottoposta: cittadini del luogo condannati ad un confino permanente nelle abitazioni, assediate dalle moderne inciviltà del traffico urbano, il quale, sia detto tra noi, non è affatto responsabile della sua utilizzazione. Residenti ostaggi delle politiche miopi e trasversali, così come i pedoni coraggiosi, che sfidano il luogo, strisciando lungo i muri e pestando lingue sottili di marciapiede.
Le auto intrepide s’infilano incuranti nel percorso budello e accettano con serenità la sfida del contatto possibile. A passo d’uomo rallentano, quando occorre, cioè sempre; poi con un sospiro riprendono la marcia con una dolce accelerazione.
Già nel 2009 chiedemmo “il senso unico di marcia per sottrarsi alle polveri sottili, ai rumori assordanti, per una maggior sicurezza stradale, minimizzando il rischio e diminuendo così il disagio pericoloso e invadente.”
Oggi, il Commissario prefettizio, con sano buon senso, ha provveduto, in via sperimentale, a dare una risposta alla voce di quei cittadini intossicati e troppo dimenticati.
In questa vicenda, ci rincuora pensare che, come scrive la cronaca locale, via Carducci avrà un senso unico, da una parte o dall’altra. E’ una buona notizia, se confermata e attuata.
In via Retratto, per non dare nell’occhio, la Destra contraffatta del grande Bugiardo, elabora strategie per sottrarsi alla Lega padrona e per recuperare voti al Centro dispettoso, ringalluzzito dall’arrivo di Zanforlin e compagni. Non sa darsi pace d’averli cacciati in quel modo e, a differenza del loro Goditore supremo, non trova le giuste parole per convincerli al ritorno. Attende che qualcuno li imbocchi, come teneri bambini nel seggiolone.
Nel Pd polesano, territorio di vaste scorrerie del pensiero, alcuni sperano che il senno non sia del tutto evaporato, dopo l’incursione dei disennatori di Potter.
Così, ad Adria, alcuni piccoli strateghi non hanno perso del tutto il flebile lume della ragione, nonostante la secessione imprevista di Bonato e amici. Confidano nell’imprevedibile, nel soccorso di qualcuno che non c’è, che non si trova, in questo secolo strano d’insidie capricciose. Nel loro strabismo politico non riescono ancora a farsi capire.
Sorte terribile per gli elettori del centro-sinistra.
gf
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