Maghreb
A febbraio i partiti cercano con frenesia accordi tra loro; sognano le alleanze migliori per il ballottaggio amministrativo: nessuno pensa seriamente di vincere al primo turno.
Alcuni s’incarogniscono al loro interno; altri beatamente si ripropongono come sempre, senza pudore alcuno. Incautamente. Strillano gli elenchi delle cose fa fare, se vinceranno l’elezione. Fingono, credendo ancora che gli elettori, liberi dalle ideologie del Novecento, possano di nuovo seguirli nei loro racconti taroccati e obsoleti. Illusi perdutamente.
La città, con i suoi palazzi, con i fiumi e le abitazioni tutte, spazientita dai cicalecci dei conduttori delle formazioni maggiori, Pd – Pdl, non si dà pace delle ottusità trasversali che scorazzano impunite nell’aria umida e fredda del mese più corto dell’anno.
Il teatro Politeama, ad esempio, diventa così, ad Adria, l’emblema di tanti piccoli e inutili incendi verbali: esercizi di mediocri scorribande.
Nessuno, per ora, è riuscito a mettere in sordina i tediosi programmi elettorali. Così, formicuzze umane lavorano con la sintassi per preparare le pietanze programmatiche. Lunghissime, ripetitive come sempre.
Basterebbero quattro o cinque punti chiari e significativi per richiamare la pubblica attenzione. Per essere compresi, apprezzati o criticati.
Il pdl, rattrappito dalle note vicende del suo Magnate bulimico, si vanta della sua sagace politica locale. Libera lungo Corso Mazzini strali e finte sciabolate su Zanforlin ed amici. Roba vecchia.
Lucianò, invece, esercitatosi con le dotte citazione del web, sembra rinato, dopo un periodo di autistica clausura. Oggi spera di essere un ago sottile e decisivo per tessere alleanze significative nello scenario elettorale. Con chi? Non è lecito sapere. Per ora sogna, nel suo nuovo incarico di coordinatore. Non coglie i rischi di questa sua precaria rappresentazione. Sicuro di sé chiede giustamente di abbassare i toni, quasi fosse un arbitro tra noi. Lo chiede anche al Pd, il quale generosamente s’è offerto di accogliere nella sua lista i felloni di Bobo, l’apprendista. Il quale, indifferente al triste canovaccio del governo rancoroso, è fortemente deciso a riproporsi con il solito piglio, accompagnato sempre dai suoi straordinari tutori locali. Dopo le sue disavventure, non ne può fare a meno.
Lungo la Riviera del Canale cittadino, Sel e l’Idv provano a soffiare nel cielo vocaboli di speranza, presentandosi insieme alle elezioni comunali. Si rivolgono ai cittadini delusi, confusi, desiderosi di scommettere sul rinnovamento della politica, per un nuovo centro sinistra d’attrazione. Che sappia riconquistare le emozioni dimenticate e le razionalità offuscate.
Poco lontano, uomini indaffarati e apparentemente sereni, lanciano lenze nell’acqua, davanti al campanile mutilato adriese. Sotto lo sguardo curioso di anziani, sfidano i pesci all’amo invitante.
Più a sud, nell’Africa del Maghreb, uomini e cose sussultano dentro atroci sofferenze di dittatori, amici delle democrazie perdute. Schiaffeggiate dai poteri della finanza e del denaro.
gf
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