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mercoledì 10 giugno 2009

GIUGNO

C’è sempre un rischio d’onnipotenza

C’è sempre un rischio d’onnipotenza in chi gestisce il potere anche se piccolo, insignificante e temporaneo: di esagerare oltre misura nelle umane relazioni, procurandosi in tal modo intensi piaceri e godere nel dominare gli altri.
Per questo il candidato BB lascia libere di andare nelle pubbliche dichiarazioni le sue espressioni verbali, apparentemente contraddittorie sul carbone buono e pulito e nella libertà estrema osa azzerare le sue gerarchie di partito, rivendicando un potere temporaneo: quello dello sfidante. Questo atteggiamento sarebbe stupefacente se fosse il disegno spiazzante organizzato dalla sua coalizione e lui l’interprete. Invece, per noi amanti della democrazia partecipata, ci sembra solo la fotocopia di un’improvvisazione, di un tentativo maldestro di esibirsi nell’arena politica. Lo sa bene l’altro sfidante GSP che, con facilità estrema, lo ha ripetutamente infilzato, mettendone in evidenza le crepe vistose della sua compagine e del suo ruolo leggermente “anarchico”, quasi egli fosse un cantore fuori dal coro di Galan, tifoso del carbone di Polesine Camerini. Bobo ci racconta invece quanto dannoso sia questo “fumo pulito” della centrale e del Governatore non se ne preoccupa per niente: sommo esempio di libertà nel partito che la esibisce frequentemente.
La Destra non sa infatti cogliere appieno queste marcate sfumature nella sua alleanza e conta molto invece sulla simbologia del logo con gli alleati di sempre; sulle debolezze del progetto democratico, un mix di diverse sensibilità politiche, alcune delle quali decisamente inopportune e precarie e sulla cesura con le “sinistre” sparpagliate. Il suo candidato è un’icona dell’estate, effimera, passeggera, evanescente e alcuni suoi sostenitori alleati impreparati che giocano in questa estate elettorale, eccitati dal blog di Biasioli.
Nei caroselli cittadini le “bandierine” delle liste solitarie o accompagnate si mescolano nelle caselle postali dei cittadini, increduli di tanta grazia comunicativa, e ciascuno cerca nei pubblici elenchi i nomi di parenti, amici e conoscenti, scoprendo con stupore che un ex capogruppo di sinistra va a braccetto con l’omone della destra. Un assessore in carica inorridisce di tanta disinvoltura e non vuol capire che il Paese è mutato da tempo.
Il potere incarnato nel candidato S. non dispera di governare ancora, quando gli si chiede della Liga, sua alleata, e scodella il patto strategico con il Rinascimento, il quale viene dopo l’Umanesimo e questo sembra dargli maggiori garanzie. Chi può dubitare di tanta arguzia.
La democrazia limitata del secondo Novecento aveva congelato il libero dispiegamento delle alternanze di governo nel nostro Paese, relegando l’allora PCI al ruolo d’oppositore programmato e certificato. Oggi invece, in uno scenario profondamente mutato, si muovono velocemente pensieri e parole e i voti liberamente svolazzano in gioiosa esultanza, senza più freni inibitori, dubbi amletici, liberi di “graziare” alcuni e sbeffeggiare altri. Ciò rende sempre più faticoso il lavoro degli addetti ai sondaggi elettorali e meno noiosa la competizione.
Al fioretto di maggio il giovane assessore - C. Levisaro - della Giunta Lodo prende lezione dal suo referente politico sulle buone pratiche cristiane e il nome battesimale lo può certamente aiutare nella lista collegata. Ciò accresce ulteriormente il piacere nell’essere dentro la mischia, nella contaminazione che affascina.
La storia locale si nutre di queste piccole e curiose vicende e arricchisce la democrazia partecipativa.
A notte fonda il potere trionfa, quando distribuisce le piacevolezze consumate nella giornata appena trascorsa.
Giovanni Ferro

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