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domenica 19 giugno 2016

La tristezza del Ballottaggio





Il ballottaggio indispettito per la pochezza dei candidati bighellonava nelle stradine del Centro, nelle periferie e in qualche frazione comunale.
A Bellombra aveva fatto sosta per riposare, per riprendere fiato. Preferiva gli spareggi sportivi dei giorni festosi, con la gente allegra a cenare sotto tendoni all’aperto, con musica e balli.
La politica lo rendeva quasi sempre triste in questi tempi.
Eppure il suo essere sostantivo lo rendeva rassicurante per i cittadini, consapevoli dell’importanza nella governabilità che veniva così assicurata. Tuttavia ciò non lo soddisfaceva pienamente, non perché qualcuno veniva sconfitto e questo era nelle cose, ma per l’insignificanza e la pochezza dei candidati che, a volte, arrivavano al ballottaggio.
La sua vita era in tal modo segnata da questo ruolo e funzione e per questo era apprezzato da tutti.
Esultava raramente ed era felice quando il vincitore gli sembrava sommamente stimato da un largo e affettuoso consenso.
La sua umanizzazione non era certo ben vista dalle schiere dei vocaboli usurati, capricciosi e austeri. Di questo sorrideva fra sé, senza troppo badare alle critiche che qualcuno metteva in giro.

I cittadini elettori, chiamati alle urne, percepivano chiaramente la loro irrilevanza in questi esercizi di democrazia necessaria; erano storditi dai clamori eccessivi, spropositati, dalle violenze verbali che scorrevano nel web, nelle corride televisive. Soprattutto si meravigliavano del percorso che erano chiamati ad intraprendere, quasi fosse necessario riposizionarsi, lasciando antiche certezze.
I giovani, invece, erano sprovvisti delle inferenze, dei legami linguistici con il recente passato: avevano da tempo annullato ogni legame con le familiari appartenenze politiche, contagiose seppur incomprensibili. Erano soli in compagnia, insieme ad altri. Alla ricerca.
Potevano viaggiare con la fantasia nuova del tempo veloce e fulmineo nella Rete e nelle reti e gli ammiccamenti ripetuti, le frequentazioni quotidiane che sembravano addolcire le ore della sera, rafforzavano pure le dispute nelle dialettiche feroci, negli insulti scagliati a vanvera. Le dolcezze non venivano, tuttavia ignorate; vestivano in modo diverso, non avevano i profumi del corpo, gli odori acri della vicinanza, del fumo respirato che penetrava dentro i tessuti, nelle pieghe intime del corpo, nei pantaloni e nelle narici.
Nel ‘900 l’odore di nicotina avvolgeva un po’ tutti nelle sedi dei partiti, del sindacato, nelle sale più grandi e capienti, dove si celebrava la democrazia: il dibattito, lo scontro, la battaglia delle idee. E ci si guardava stupiti sempre della bellezza d’essere insieme.
I partiti nel Novecento si nutrivano di questo esercizio, assimilavano il gusto, il sapore delle parole; indirizzavano, raccoglievano le speranze, i malumori e tracciavano ipotesi di percorso.
Era inevitabile ora esplorare il mondo sconosciuto che si affacciava nella mente, al sentimento, e che bussava alla porta di tutti. Nessuno escluso.
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Le interviste le leggeva partendo dalla fine. Era accaduto anni prima e non comprendeva il perché di questa scelta, di questo percorso, come se ogni cosa avesse una sua spiegazione, una logica ferrea.
Non era un vezzo il suo, ne era certa: sembrava di penetrare di più nelle parole che ripercorreva a ritroso e in questo viaggio inconsueto si sentiva più rilassata e serena.
Quando Barbara finse di accorgesene provò disagio, sottile e impalpabile, un imbarazzo curioso. Considerò di non essere sola in questo suo profilo di lettrice rovesciata. Almeno così sperava.
Chiara era fatta così, ostile alle narrazioni dei politici, camuffati nel rincorrere le mode, non più credibili perché consunti nel loro intimo più profondo.
Aveva un animo solare che illuminava coloro che le stavano vicino, che non le impediva di riconoscere la vulnerabilità dell’animo umano, senza eccezione alcuna. Per questo la sua simpatia nei confronti delle forze politiche non era assoluta, definitiva.
Un dubbio l’assaliva nel ballottaggio: non sapeva dove porre il voto adriese, lei che aveva optato per il movimento della protesta e della speranza giovanile. La contaminazione tuttavia la spaventava un poco, quasi fosse una sottrazione del suo percepire la società, il suo universo.
Che avrebbe fatto al seggio? Ancora non lo percepiva.

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