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mercoledì 5 ottobre 2016

Scalogna elettorale





Arduino e Mimì


Negli anni ’70 del secolo corto Mimì coltivava con affetto i suoi vocaboli affettuosi e poetici, innamorato della vita e delle sue passioni; consultava protocolli, manuali per tutelare il lavoro dipendente e nel sindacato trascorreva le sue ore.

Arduino lo ricordava nelle serate invernali, nelle sue rivisitazioni del passato novecentesco, intriso di sapori speciali, di inconfondibili odori. Quasi nulla era rimasto di quel tempo, di quella stagione dell’animo: solo stantie rievocazioni che offuscavano il pensiero precipitato in qualche avvallamento nascosto. I nuovi bagliori stentavano a illuminare le realtà innumerevoli vogliose ad affermarsi.

Al mattino presto si precipitava a fotografare il terreno, umido per le nebbie notturne, i manufatti abbandonati, i tombini e gli oggetti sperduti in ogni luogo. Dopo anni di dura opposizione ai governi passati aveva deciso di darsi un nuovo profilo, senza chiedersi quale fosse la ragione di questo suo diverso orientamento: stanchezza, rifiuto delle ideologie, fastidio per le chiacchiere infinite che esondavano dalle reti televisive. Gli stessi quotidiani gli sembravano ingessati, ammuffiti nel loro quotidiano riproporsi.

Enea non riusciva a comprendere lo stato del suo vecchio amico e compagno, le sue mutazioni, e imprecava contro l’attuale governo, colpevole, a suo dire, di questo malessere, di questa disaffezione diffusa.



In alcune piazze del Centro, cittadini poco indaffarati, quasi nulla facenti, si chiedevano con stupore come il Pd avesse potuto perdere consensi notevoli nelle tre sfide elettorali ( 2009 – 2011 – 2016) senza che nessuno dei maggiorenti rispondesse politicamente di queste ripetute sconfitte, scivolando dal 27.2% del 2009 al 18.4% del 2016.

In verità il segretario di sezione Spinello si era subito dimesso con grande stupore dei suoi più fidi sostenitori, coloro che gli avevano dato la preferenza con totale disinvoltura.

Si sussurra, tuttavia, che l’appoggio dato dall’avvocato adriese Migliorini al candidato sindaco Zambon abbia frenato alcune moltitudini di elettori spauriti da quel plateale appoggio, temendo un contagio superstizioso ed esagerato con la iattura, anche solo elettorale.

Per tale ragione decine di voti si sono spostati sul mite Barbierato, tenue speranza della politica adriese. Altri, invece, per qualche disamore hanno preferito le Cinque Stelle, sicuri della loro irrilevanza nello scenario politico locale, mentre i partiti dell’astensione sono rimasti rintanati nella loro percezione della politica. Così tutti hanno potuto dormire sonni sereni e sognare perfino.

Al Bar Centrale alcuni tifosi del sindaco uscente brindavano già alla vittoria programmata. Non certo da loro.




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