Arduino e Mimì
Negli
anni ’70 del secolo corto Mimì coltivava con affetto i suoi vocaboli affettuosi
e poetici, innamorato della vita e delle sue passioni; consultava protocolli,
manuali per tutelare il lavoro dipendente e nel sindacato trascorreva le sue ore.
Arduino
lo ricordava nelle serate invernali, nelle sue rivisitazioni del passato
novecentesco, intriso di sapori speciali, di inconfondibili odori. Quasi nulla
era rimasto di quel tempo, di quella stagione dell’animo: solo stantie rievocazioni
che offuscavano il pensiero precipitato in qualche avvallamento nascosto. I
nuovi bagliori stentavano a illuminare le realtà innumerevoli vogliose ad affermarsi.
Al
mattino presto si precipitava a fotografare il terreno,
umido per le nebbie notturne, i manufatti abbandonati, i tombini e gli oggetti
sperduti in ogni luogo. Dopo anni di dura opposizione ai governi passati aveva
deciso di darsi un nuovo profilo, senza chiedersi quale fosse la ragione di
questo suo diverso orientamento: stanchezza, rifiuto delle ideologie, fastidio
per le chiacchiere infinite che esondavano dalle reti televisive. Gli stessi
quotidiani gli sembravano ingessati, ammuffiti nel loro quotidiano riproporsi.
Enea
non riusciva a comprendere lo stato del suo vecchio amico e compagno, le sue
mutazioni, e imprecava contro l’attuale governo, colpevole, a suo dire, di
questo malessere, di questa disaffezione diffusa.
In
alcune piazze del Centro, cittadini poco indaffarati, quasi nulla facenti, si
chiedevano con stupore come il Pd avesse potuto perdere consensi notevoli nelle
tre sfide elettorali ( 2009 – 2011 – 2016) senza che nessuno dei maggiorenti
rispondesse politicamente di queste ripetute sconfitte, scivolando dal 27.2%
del 2009 al 18.4% del 2016.
In
verità il segretario di sezione Spinello si era subito dimesso con grande stupore dei
suoi più fidi sostenitori, coloro che gli avevano dato la preferenza con totale
disinvoltura.
Si
sussurra, tuttavia, che l’appoggio dato dall’avvocato adriese Migliorini al
candidato sindaco Zambon abbia frenato alcune moltitudini di elettori spauriti
da quel plateale appoggio, temendo un contagio superstizioso ed esagerato con
la iattura, anche solo elettorale.
Per
tale ragione decine di voti si sono spostati sul mite Barbierato, tenue speranza
della politica adriese. Altri, invece, per qualche disamore hanno preferito le
Cinque Stelle, sicuri della loro irrilevanza nello scenario politico locale,
mentre i partiti dell’astensione sono rimasti rintanati nella loro percezione della
politica. Così tutti hanno potuto dormire sonni sereni e sognare perfino.
Al
Bar Centrale alcuni tifosi del sindaco uscente brindavano già alla vittoria
programmata. Non certo da loro.

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