ELEZIONI
Sarebbe
andato in montagna sicuramente con lei e poi a scrivere sotto l’ombra degli
abeti: a Pino in Liguria, amico di Cecco, ad Arduino ad Adria, indaffarato con
i suoi traffici letterari e a Chiara, la giovane amica di casa. Per questo e
per altro ancora Tullio coltivava l’estate dentro di sé, illuminando il
pensiero con tenerezza.
Ci
sarà Berenice con noi e mi divertirò, ne sono certo; allontanerò gli uggiosi
pensieri.
Il
nuovo sindaco adriese era subito invecchiato, anzi non era mai stato giovane
veramente, nemmeno quand’era delegato giovanile del partito democristiano. La
sorte e la lenta estinzione del Pci, suo acerrimo avversario nel lontano
passato, lo avevano proiettato nell’era digitale, diventando sindaco con grande
stupore dell’avvocato Migliorini che lo aveva sostenuto senza troppo clamore
per via della solita diceria che lo etichettava come menagramo nelle vicende
politiche, soprattutto quelle elettorali.
Il
primo sindaco comunista del dopoguerra Spinello lo aveva designato e benedetto,
non senza opposizione, applicando il consueto canovaccio, mellifluo e seriale:
l’unico che conosceva.
Solo
la lista di Barbierato ” Impegno per il Bene comune” aveva ben figurato, accendendo
innumerevoli speranze e portando una rappresentanza in Consiglio Comunale.
- Ti piace dormire professore? Stai ancora
ripensando al tuo amico arrampicato sui libri di storia locale? Forza, lo sai che
dobbiamo uscire insieme, c’è un comizio che ci attende: domenica si vota.
Con
poco entusiasmo di tutti, pensava pure lei.
Barbara
era sempre impetuosa quando entrava nella camera da letto, come il vento di
marzo, e mi trovava impreparato al suo arrivo; non capivo se lo faceva apposta
o se invece era così per natura, temperamento.
L’amarezza
nel sogno si era svaporata e l’ottimismo della ragione timidamente si faceva
strada: sottile e impalpabile. Si domandava chi sarebbe uscito vittorioso dalle
urne, ma non sembrava particolarmente interessato dentro di sé, quasi
considerasse insignificante questo passaggio elettorale. Ciò lo infastidiva per
il suo passato, per la sua storia, per la considerazione che egli nutriva per
la politica.
- Lo so cosa stai pensando mio caro Tullio.
Da me non saprai nulla del voto. Chiedilo, se vuoi, a Berenice. Ciò che ti
turba non svanirà rapidamente.
Nel
frattempo le parole arruolate nelle schiere partitiche si erano attrezzate;
qualcuna, però, era già pronta per i consueti sgambetti ai cronisti locali; altre con sarcasmo scommettevano tra loro chi sarebbe stato beffato, chi insultato
con grazia.
Lungo
il Corso le giovani ragazze sbirciavano le vetrine primaverili e sorridevano
alla vita, mentre i bimbi a passeggio con le loro insegnanti riempivano l’aria
di suoni e di sorrisi e si mescolavano insieme con la gente per strada.
Arduino,
al bar con Enea, contava le liste e i candidati, sforzandosi d’essere
ottimista, sotto lo sguardo imperterrito dell’amico, sferzante e impietoso come
sempre.
- Sai che ti dico Arduino, a me sembra
quasi un dono inaspettato questa lista, questo movimento di persone in
movimento; da tempo presenti nella città e nel territorio: dovremmo ringraziare
Omar perché ci offre l’opportunità di un voto dignitoso. Non lo credi anche tu?
- Credo che tu dica il vero. Anche a me sembra così. Non so dopo cosa accadrà al ballottaggio.
- Credo che tu dica il vero. Anche a me sembra così. Non so dopo cosa accadrà al ballottaggio.
Enea
lo guardava perplesso e pensieroso, mentre l’altro sorseggiava il suo thé.
- Festeggeremo la vittoria in ogni caso.
Questa è la mia idea.

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