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giovedì 4 febbraio 2010

MAGGIORANZE POLITICHE e la Lega

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Adria: il nucleare tra noi


Le Maggioranze politiche, in questi tempi, governano spesso in maniera sussultoria, sfogando le loro diversità mal celate. Un ministro afferma una cosa che poi viene subito smentita da un altro, per civetteria o convinzione. Brunetta, per esempio, vuol dare soldi ai giovani purché escano dalla casa paterna, sperando così di farli diventare adulti consapevoli. Leggendo la stampa tripudia come un bimbo felice. Tremonti, controllore della spesa, lo boccia senza pietà. I pompieri del Capo, sempre attenti, si precipitano allora a spegnere l’ennesimo fuocherello, appiccato qual e là da suoi ministri giocherelloni. Bravissimo.
Al nord, la Lega prepara pietanze indigeste, anche per i suoi inconsapevoli sostenitori, e utilizza il pubblico denaro e l’informazione mediatica per far sentire le sue spericolate lagnanze sui lavoratori non italici: qualche distratto elettore, spera, abboccherà ancora una volta.  Finge una diversità nell’esercizio del potere, mantenendo, però, tutti i benefici romani e le note prebende dei partiti conosciuti. S’attacca al suo sovrano medioevale  Boxus Agilulfo, gemello siamese dell’altro Berlu Agilulfo, e insieme preparano polpette adulterate  al popolo stupito. Insieme si sostengono appassionatamente  e, come il gatto e la volpe di collodiana memoria, saltellano nel territorio della Penisola con magici specchietti taroccati e cianfrusaglie varie. Il godimento sensuale del potere produce così i suoi eroi.

La città del C. Groto, insigne studioso adriese, si sveglia ogni mattina, dialogando lungo e strade principali e, incuriosita, ascolta le migliaia di parole dei suoi temporanei maratoneti, quelli che passeggiano lungo il Corso.
Alcuni, pentiti del voto dato al commerciante traghettatore (Bobo), temono ulteriori scivolamenti della Giunta sul lessico italiano e nutrono esagerate preoccupazioni per ciò che una parola sbagliata può provocare. Non hanno ancora compreso che i vocaboli spesso vivono ormai separatamente da chi li pronunciano, anzi si divertono a ridicolizzare gli ignari cittadini, soprattutto i politici: sognano un ritorno al Futurismo italiano, aggiornato nella multietnicità di questo secolo. Per questo insigni professori universitari si preoccupano delle giovani matricole e preparano corsi di recupero della lingua nazionale, nella speranza che questo possa giovare.
Al bar Centrale, i morfemi spauriti non sanno così chi sono veramente. Hanno perso la loro identità e vagano confusi tra di noi. Alcuni, in verità, si sono ribellati e giocano a scherzare con qualche assessore locale, come hanno raccontato le cronache recenti.
Le opposizioni consiliari, frastornate da tutto questo clamore linguistico, sembrano dimenticarsi il loro ruolo propositivo: il Piano del Rumore, atteso da tempo dai cittadini; la rimozione o messa in sicurezza dei tetti di amianto, soprattutto nelle vicinanze delle scuole comunali; le famiglie colpite dalla crisi. Sappiamo quanti sono i nuclei familiari? Quanto denaro è stato stanziato dall’Amministrazione C. per aiutarli?
E infine, per quanto riguarda  l’individuazione del sito nucleare per produrre energia previsto nel Polesine, vicinissimo a noi, c’è  qualcuno nel mondo politico locale che ha il coraggio di pronunciarsi ora, con un sì o con un no, senza attendere l’esito del voto amministrativo? Sono alcune elementari questioni che le opposizioni dovrebbero porre, invece di dedicarsi alle babeliche strategie che gettano sconforto agli elettori tutti. La gente questo si domanda.
Aspettiamo, senza troppa fiducia, che il sindaco risponda, così pure attendiamo i responsabili dei partiti cittadini. Da parte nostra rigettiamo con forza l’ipotesi nucleare come risposta ai bisogni energetici,  soprattutto all’interno del territorio del Parco del Delta. Ci affidiamo ad Obama, alle sue capacità persuasive più che alle giravolte di casa nostra e di coloro che con supponenza pretendono di rappresentare il Paese.


Giovanni Ferro
Sinistra ecologia Libertà

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