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lunedì 15 febbraio 2010

L’eccesso di D’Alema

Il mese di San Valentino


Parlavo con amici improvvisati, nel cuore dell’Europa, in una giornata di sole primaverile e formulavo l’idea se l’esagerazione e l’eccesso potessero forse avere un significato recondito,evocativo, quando si manifestano pubblicamente. Questi due termini potrebbero essere la manifestazione di un disagio profondo, presente nel nostro Paese, o più semplicemente un’ ironica rappresentazione di una realtà camuffata, bisognosa di far emergere qualche egocentrico personaggio nell’agone politico. In quell’occasione infatti pensavo alla Lega di Bossi e Maroni e mi domandavo l’utilità delle loro “sparate” consegnate alla stampa e se i messaggi di quel partito, truculenti e irridenti l’unità del Paese, potevano generare qualcosa di utile per i cittadini. I miei spiritosi accompagnatori si divertivano assai ad ascoltare e con arguzia spiritosa intervenivano liberamente nella chiacchierata per ingannare il tempo comune.
Oggi, a distanza di parecchi mesi, sono ritornato su quelle parole  e l’eccesso l’ho ritrovato nelle recenti affermazioni di D’Alema sulla Puglia. Vendola è stato oggetto, infatti, di una smodata attenzione dalemiana, un accanimento fastidioso contro la sua volontà di sottoporsi alla prova delle Primarie, esercizio del nuovo partito democratico. Le cronache hanno ampiamente raccontato i risvolti di ciò che è accaduto in questa regione: una campagna imbarazzante, per il Pd,  di delegittimazione di Vendola, affermazioni grossolane, paternalistiche e surreali, tipo “Voglio proteggere Nichi da se stesso” (D’Alema).Basterebbe analizzare le diverse proposizioni apparse sui giornali e nel webb per rendersi conto di tanto enfasi verbale. Naturalmente, in questa occasione, il leader Massimo ha voluto sfoderare inutilmente la sua tanto proclamata intelligenza politica che piace sempre meno ai suoi ultimi luogotenenti, sopravissuti nei territori contaminati da ben altri protagonisti politici. Egli inconsapevolmente ha fatto grande oltre misura Nichi. Ecco una prima conseguenza dell’esagerazione.Le parole eccessive, drogate e gonfiate a dismisura, provocano quindi uno stupore diffuso, un’attenzione smisurata della pubblica opinione. Alcuni si chiedono il perché di tanto abuso linguistico. Le parole scaraventate nella pubblica piazza si vendicano così mettendo a nudo le miserie degli uomini.

Il mese di San Valentino, dell’amore romantico e passionale vede protagonisti i candidati alle Regionali che preparano con grazia le loro campagne elettorali. Con frecce colorate, innocui schioppettini e sorrisi beffardi vagano freneticamente nelle vie e nelle strade dei centri cittadini. Non disdegnano le campagne e le osterie, le pietanze succulente e cercano voti, promettendo sempre qualcosa a qualcuno: è il rito pagano, intriso di buone intenzioni, fasullo, squinternato, soprattutto in questi tempi tristi.
La candidata  Isi C. s’inventa il Point nella vasta provincia e ad Adria approda, si fa per dire, nel centro città, sotto le finestre del suo Massimo conduttore. Il sindaco si allieta sapendo della sua preziosa vicinanza, della straordinaria generosità che ella sa trasmettere alle sue truppe frastornate dai tanti clamori governativi e promuove iniziative pubbliche all’insegna della sua disinteressata partecipazione. Solo la Lega sembra non capire cosa sta accadendo a palazzo Tassoni, distratta da Raule. Gli altri alleati s’adeguano e preparano le loro minestrine elettorali condite con qualche piatto speciale.
Il cronista che scrive sulle pagine locali ringalluzzisce, corteggiato dai luogotenenti delle liste elettorali, e consuma in tal modo le gioie riflesse delle visibilità molecolari che la politica locale sa offrire. Piacere intenso a stento trattenuto.
La Coppola, per ben figurare, fa disegnare un cuoricino stilizzato nel suo motto amoroso. Esultano tutti per l’originale trovata, benedetta dalle altissime sfere del partito che, come noto, predicano e praticano l’amore diffuso in ogni luogo.
Marangoni, competitore pure lui, sceglie invece un profilo diverso, appartato, non esuberante come la sua amica di partito, si dirà poi così, amica?. Sembra preferire i centri minori, non per questo non frequentati, e affida a Zanforlin il ruolo di stratega nella rincorsa al voto. Non tutti vanno nelle piazze a farsi vedere, ad assaggiare stuzzichini, ascoltando l’oratore di turno. Le suadenti parole s’infilano bene anche in luoghi meno mondani. Conoscitore e praticante del teatro amatoriale continua così a recitare per il bene supremo della sua frazione politica. Complimenti.
Le opposizioni in questa occasione si fanno coraggio e provano ad uscire dal loro puerile isolamento, promuovendo alleanze e sfidando le loro ottuse identità. Meritano i nostri auguri.


Giovanni Ferro
sinistra ecologia libertà

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