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lunedì 20 novembre 2017

Riprendere fiato



Riprendere fiato



Nonsenso

 Ogni giorno mi affaccio tra naviganti precari, lungo strade intristite di passeggeri per caso, messi alla prova nelle sintassi e negli atti dei governi di questo Paese plurimo, gioioso e spettacolare insieme. Questi nonsensi si spostano, contaminano e stravolgono le cittadinanze, alimentano le dispute interessate che precipitano nell’atarassia, nel vuoto. Che si riempie solo quando si evidenziano le bellezze esistenti, le solidali umanità tra le genti.



Barbara

 Dovresti sapere, amico mio, che sono frequenti questi passaggi, queste strettoie nella storia: sospensioni della razionalità praticata e conosciuta, poiché servono o  dovrebbero servire per riprendere fiato, rendere forte il desiderio possente che abbiamo della ricerca e della conoscenza.
Le nostre miserie innumerevoli, da tutti patite in questi anni sciagurati, sono vaccini per guarire dalle contagiose infezioni, dalle false e soffocanti aspettative propinateci. E’ quindi necessario fuggire dal malvagio pensiero e riprendere nelle nostre mani il respiro salutare che ci fa riconoscere le parole rubate e saccheggiate.


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Barbara aveva deciso di sposare Tullio in quell’estate lontana. Era l’anno 1980 o giù di lì e si festeggiava, a Grizzana, l’estate con la gente del luogo e i turisti affezionati. Fu lei a organizzare l’evento in compagnia di Pino Domestico, suo assistente per l’occasione. Lui, il promesso sposo, lo apprese casualmente nel bosco di querce, mentre cercava funghi con Emilio.
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Ora aspettava gli amici a Monte Acuto per le giornate culinarie serali. Avrebbero parlato dell’anno in arrivo, delle elezioni imminenti, dei gatti siamesi di Silvia e dei comici in arrivo.
In piazza Cavour, ad Adria, Arduino ed Enea amabilmente chiacchieravano sulle cose del mondo, com’erano soliti a fare. 


Arduino

Non sopporto le donne saputelle, quasi sagge, timidamente persuasive. Pensa che questa signora dell’Appennino bolognese, nostra concittadina, lascia scivolare affermazioni tortuose, complicate sulla crisi che aleggia ancora, e noi qui a ragionare della nostra quotidiana esistenza a romperci l'anima nella cacca quotidiana.
Comprendi allora, Enea, perché il senatore la chiama, sghignazzando, preveggente. E’ quell’alone che si porta con sé che contagia il nostro amico Tullio.



Enea

Arduino, dai, non è così e tu lo sai. Proviene dall’est, dalla Polonia e lì molte cose sono avvenute nei secoli lontani che neppure t’immagini, caro mio. Non solo ci fu il comunismo sovietico, pure l’ebraismo si diffuse con le sue diversità e curiose peculiarità negli anni più lontani. Lei esprime un pensiero diverso, inconsueto, a volte spiazzante.

Arduino

Lascia perdere queste mezze fandonie. Oggi attendiamo che la barca si raddrizzi perché sott’acqua rischiamo d’affogare, mio caro, ed io sono incazzato molto di continuare a respirare con la cannuccia, quella delle bibite estive, che questi merdosi ci offrono per non annegare. Tu almeno sei in pensione, mentre io navigo con la posta, casa per casa, imprecando in solitudine.

 
Enea

Non divagare, ma fermati a questo tempo compresso, incapace di distendersi e respirare. Concentrati con attenzione e ragiona con freddezza.


Arduino

 Non ti capisco, stamani sembri un filosofo bollito.


Nel Comune di Grizzana M. Emilio prepara il nuovo farro da portare al mercato a Bologna e sogna il suo passato, le mutazioni succedutesi e il mulino laborioso del padre, con le stagioni colorate che si rincorrevano gioiose.
“Ai bambini piace il farro soffiato, ricorda il pop corn."

Era questo che pensava.


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